Mosca

ELEZIONI IN RUSSIA:VENERDI’ ANNAVIVA A MOSCA

Da venerdì 2 dicembre inizia la missione di Annaviva a Mosca. È la seconda volta che il nostro “turismo responsabile” ci porta nella città dove cinque anni or sono venne assassinata Anna Politkovskaja.

La scorsa volta andammo sulla tomba di Anna e partecipammo a una manifestazione (repressa a manganellate e arresti) dell’opposizione, nell’ambito della cosiddetta “Strategia 31”.

Questa volta sbarchiamo in Russia per le elezioni politiche previste per domenica. Per la prima volta, Vladimir Putin e il suo partito “Russia unita” rischiano di non raggiungere la maggioranza assoluta alla Duma. Segno che nemmeno la museruola messa a gran parte dell’informazione riesce più a nascondere la delusione verso una politica autoritaria. E tardo sovietica.

Il successo russo di questi anni è dovuto al continuo crescere del prezzo delle materie prime (unica merce esortata insieme alle armi da guerra) e ai muscoli mostrati a un’Europa divisa (e spesso complice) e un’America distratta.

Il tutto a scapito dei diritti civili dapprima dei cittadini del Caucaso (Cecenia in primis, sempre a guida Khadirov) e poi di tutta la Federazione.

I fischi che accompagnano in questi giorni Vladimir (amico di Silvio, ma purtroppo non solo) segnano una pesante inversione di tendenza.

Che andremo al raccontare nei prossimi giorni, attraverso questo blog, il sito AnnaViva.com, Facebook, twitter e Youtube.

Stay tuned.

 Ad maiora

STOP LUKA, LA RETE ABBATTE TUTTI I CONFINI. ABBATTERÀ ANCHE IL REGIME?

Come riassumere la serata di ieri dedicata da Annaviva alla Bielorussia? Interessante, emozionante, inquietante. Difficile trovare l’aggettivo giusto. Di certo, gli interventi di Natallia Radzina e di Vera Stremkovskaya (come quelli di Bruno Dapei e Matteo Mecacci) hanno offerto molti spunti a quanti -malgrado il maltempo-sono arrivati all’Ostello Bello di Milano. Altri ne offrirà a quanti seguono Radio Radicale (che ha registrato tutta la conferenza) e grazie al lavoro dei molti giornalisti presenti.
È stata una specie di lezione su che come nasce e cosa sia una dittatura.
Natalia Radzina (giornalista del sito http://charter97.org/en/news/ incarcerata dal regime e sfuggita dagli arresti domiciliari, ora rifugiata politica in Lituania) ha raccontato cosa voglia dire finire nelle prigioni del KGB. Ma ha focalizzato il suo intervento sulla responsabilità della classe politica italiana (nella fattispecie berlusconiana) nel sostenere fattivamente la dittatura: con incontri, abbracci, affari e opposizione alle sanzioni.
Vera Stremkovskaya (avvocato dei diritti umani, ora riparata in Svezia) ha invece sottolineato il declino di un paese che è tornato, grazie alla sua dirigenza sovietica, indietro nel tempo. Ma ha spiegato come incontri come quello organizzato da Annaviva (dove è stata esposta la bandiera bianca e rossa vietata a Minsk) siano un forte segnale nei confronti del regime. Il cui vessillo (sovietico) sventolava – pro Expo – a pochi passi dalla sede del nostro incontro (abbiamo davvero capito dove organizzare il prossimo flash mob…).
Interessante, per chiudere, che la Radzina abbia citato la gaffe di La Russa a Ballarò (“chi è Lukashenko?”).
Significa che la rete abbia ormai abbattuto tutti i confini.
E vuol dire che quel segnale che abbiamo lanciato ieri sarà arrivato forse anche nel cuore del potere bielorusso.

Ad maiora!

Ps. Ora ci aspetta Mosca. Obiettivo: le elezioni di dicembre.
Prima di andare in Russia (per l’ennesimo viaggio di “turismo responsabile” di Annaviva), mercoledì 9 novembre alla Libreria Popolare di via Tadino, ore 19.30, ci aspetta l’incontro con Denis Bilunov, famoso oppositore antiputiniano.
Vi aspettiamo!!!

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VERSO UN PUTINISMO ALL’ITALIANA?

Ora rinculano, come i blindati ai cortei: “Macché Legge Reale! Siamo stati male interpretati”.

Ma intanto si prepara un nuovo giro di vite per le manifestazioni.
Alemanno, per esempio, le ha vietate a Roma per un mese. Non si capisce in base a quale principio costituzionale. La prima ad essere punita è la Fiom, che pure ha un servizio d’ordine coi fiocchi. Poi verranno messi a tacere anche quanti vorranno protestare per la crisi o per i tagli. Verranno consentiti, al massimo, sit-in in determinate piazze. È esattamente quel che succede a Mosca, da due lustri. Soprattutto per l’opposizione.

Anche questa idea, che piace tanto a destra e sinistra, di daspare i manifestanti violenti come si fa per gli ultrà del calcio, ricorda tanto il regime putiniano. In Russia, per fare un esempio, i nazional bolscevichi di Limonov vengono arrestati mentre si dirigono alle manifestazione dell’opposizione (che sono quasi sempre non autorizzate). Succederà anche qui?
Li’, sempre per garantire la sicurezza, l’entrata in quelle piazze concesse all’opposizione è regolata da meta detector. La butto li’ come idea per un mega appalto. Magari da far gestire, extra gara, dalla Protezione civile. Non siamo in (perenne) emergenza?

Ai prossimi cortei, se si va avanti, così saranno sempre meno quanti scenderanno in piazza con intenti pacifici. Allo stadio d’altronde, per le partite di calcio, succede da anni.

Scriveva Ignazio Silone:

La libertà è

la possibilità di dubitare,

è la possibilità di sbagliare

è la possibilità di cercare,

è la possibilità di sperimentare

di dire no

ad una qualsiasi autorità

artistica e filosofica, religiosa,

sociale e anche politica.

Ad maiora

FRA TRE SETTIMANE A MILANO IN SCENA “ELSA K.”. PER NON DIMENTICARE ANNA POLITKOVSKAJA

Tra pochi giorni, anzi fra tre settimane, saranno passati cinque anni dall’omicidio di Anna Politkovskaja.

Varie inchieste della magistratura russa hanno portato parecchie persone in carcere. Esecutori materiali o organizzatori. Molti scagionati al processo. Altri sono ora in cella, in attesa di andare a giudizio. Nessuno si è mai sognato di cercare i mandanti dell’omicidio della coraggiosa giornalista russa. Tanto da spingere il New York Times a scrivere che non c’è giustizia:

http://www.nytimes.com/2011/09/14/opinion/no-justice-for-anna-politkovskaya.html?_r=1&emc=eta1

A luglio, a Genova, nel corso della Settimana dei diritti, Vera Politkovskaja (insieme alla collega della Novaja Gazeta, Nadezhda Prusenkova) così parlava di sua madre Anna:

http://youtu.be/27cCRcE_LkI

Per non dimenticare Anna Politkovskaja, per onororare il quinto anniversario del suo omicidio, Annaviva e LattOria metteranno in scena a Milano “Elsa K.”.
Di seguito i dettagli. Prenotatevi! Venite!!

Ad maiora

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EL’SA K debutta a Milano in occasione dell’anniversario della morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006 sul portone della sua casa a Mosca, dopo essersi schierata contro la politica di Vladimir Putin e aver condotto una battaglia in nome della libertà di informazione e in difesa dei diritti umani.

L’opera teatrale, scritta da Andrea Riscassi per la regia di Alessia Gennari, narra la vicenda di El’sa Kungaeva, giovane cecena stuprata e uccisa dopo essere stata rapita da una pattuglia di soldati russi guidati dal colonnello Jurij Budanov. Di El’sa Kungaeva, del suo omicidio e della violenza consumatasi sul suo corpo si era a lungo occupata Anna Politkovskaja.

In scena tre voci. Una maschile, a riportare i fatti, i documenti, l’oggettività (vera o presunta) della vicenda raccontata, e due femminili, quella di El’sa e quella di Anna. Due voci femminili “in assenza”, corpi e voci della memoria e della storia.

A essere rievocato nel testo non è solo il caso di El’sa, così come non è solo il lavoro di Anna Politkovskaja: a ricrearsi, per frammenti, è la più ampia vicenda che riguarda il conflitto russo-ceceno e alcune fra le implicazioni politiche, sociali e umane di quella guerra ancora latente. El’sa e Anna, entrambe portatrici della propria verità e della propria tragedia, sono compresenti sulla scena ma non si parlano mai. Si evocano l’una con l’altra. Ognuna con le proprie parole, con la propria consapevolezza e umanità, permette all’altra di raccontare e raccontarsi entro un impossibile dialogo fra morti.

Mettere in scena questo dialogo è fare del teatro il luogo deputato per la memoria attraverso una finzione che si fa cruda e amara rappresentazione del reale. E’ fare del palcoscenico lo spazio del ricordo, della possibilità di una ricostruzione e ricomposizione della verità.

EL’SA K

Di Andrea Riscassi

regia di Alessia Gennari,

con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi,

musiche di Federico Gon.

6, 7, 8 ottobre 2011 – ore 21

Teatro del Borgo

via Formentini 10, Milano

Per info e prenotazioni: saraurban@lattoria.it

FUGA (DAL KGB BIELORUSSO) PER LA VITTORIA

Natalia Radzina è una giornalista bielorussa del portale indipendente Charter ’97:

http://charter97.org/en/news/

È stata arrestata a seguito della manifestazione dell’opposizione di dicembre, per aver protestato contro i brogli alle elezioni presidenziali. Detenuta per più di un mese, è stata in seguito rilasciata e sottoposta agli arresti domiciliari. È accusata di aver organizzato e partecipato agli scontri di massa.

Ora è fuggita dal paese.

Questa la lettera con cui racconta la sua fuga dall’ultima dittatura d’Europa, pubblicata da http://www.indexoncensorship.org/

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Dopo essere stata costretta a fuggire dalla Bielorussia, il mio viaggio verso la libertà in Europa è durato esattamente quattro mesi.
Mesi che sembravano sembrava senza fine, perché non c’è niente di più noioso che aspettare, soprattutto in isolamento. Ma facciamo un passo indietro.

Dopo un mese e mezzo in una prigione, il Kgb (i servizi segreti lì non hanno – significativamente – cambiato nome, Ndr)  non mi ha restituto il passaporto. Questo è totalmente illegale. All’imputato, rilasciato su cauzione prima del processo, devono essere restituiti tutti i documenti. Ma Il Kgb bielorusso è noto per sputare sulle leggi.

Anche prima che le autorità mi ha chiamassero per un interrogatorio a Minsk, avevano già messo in chiaro che avevano deciso di chiudere il sito web charter97 una volta per tutte. Dopo il mio rilascio dalla prigione del Kgb, ero costantemente minacciata di essere rimandata in cella all’Americanka (famigerato carcere del Kgb nel centro di Minsk, Ndr) ma divenne evidente che il mio arresto e la conseguente pressione su di me non stavano avendo l’effetto desiderato: il sito ha continuato ad essere indipendente. La mia “colpa” è stata aggravata dal fatto che ho fatto parte del team elettorale di Andrei Sannikov, quando si è candidato alle presidenziali (contro Lukashenko, Ndr). Il regime di Lukashenko ha messo nel mirino tutto lo staff di Sannikov (il leader bielorusso, definito “prigioniero politico” da Amnesty International è stato condannato a 5 anni di carcere per aver organizzato manifestazioni post-elettorali di protesta, Ndr).

In realtà, non ero davvero spaventata dalla prigione. Altre cose mi sembravano peggio: era chiaro che i funzionari non mi avrebbero  più permesso di lavorare in Bielorussia. Ciò erà già evidente nel marzo 2010, dopo le perquisizioni nei nostri uffici e l’incriminazione. Seguita da una seconda, poi da una terza, infine da una quarta. Quest’ultima per quanto è accaduto il 19 dicembre 2010 (le manifestazioni contro i brogli elettorali, Ndr).

Un colonnello del Kgb mi ha minacciato di spedirmi in carcere per cinque anni solo per aver pubblicato l’invito dei candidati alle presidenziali di andare in piazza Indipendenza (a MInsk) per protestare pacificamente contro la falsificazione dei risultati elettorali. Io mi sono rifiutata di cooperare con il cosiddetto “organo inquirente” (ossia di  spiare i miei colleghi e scrivere petizioni pro Lukashenko) è stata un’altra circostanza aggravante. Come mi hanno detto, sono stato “congelata”.

Dopo il mio rilascio dalla prigione, divenne chiaro che le autorità non mi avrebbero lasciata in pace, pur in esilio a Kobrin (la sua città natale, Ndr). Dopo ogni articolo critico pubblicato da charter97, una macchina della polizia veniva a casa dei miei genitori e mi portava al locale ufficio del Kgb, dove ero minacciata di essere risbattuta in prigione.

Quindi, quando un investigatore mi ha chiamato per ordinarmi di andare a Minsk per un interrogatorio, ho visto la mia occasione di lasciare Kobrin. Ho informato la polizia del posto che stavo andando nella capitale per un interrogatorio e ho preso il treno Brest-Minsk. La mattina presto, intorno alla una di notte, sono scesa alla stazione di Luninets, dove il treno fa una lunga sosta per permettere ai passeggeri di recarsi in un negozio di alimentari. Alla stazione sono stata accolta da amici, e sono andata con loro a Mosca in auto. Il 1° aprile ero già oltre il territorio della Bielorussia e ho potuto complimentarmi col Kgb bielorusso per il pesce d’aprile alla loro professionalità.

Non potevo girare in pubblico in Russia. Le autorità bielorusse avrebbero richiesto la mia estradizione immediata. Oltre a ciò, va considerato che i nostri servizi segreti operano di nascosto in Russia. L’assenza di confini formali tra i nostri due paesi permette loro di rapire persone dalle strade di Mosca, e annunciare ai giornali che sono stati arrestati in Bielorussia. I difensori dei diritti umani sostengono che è quanto è successo con l’anarchico Igor Olinevich Igor, poi condannato a otto anni di carcere.

A Mosca, il mio problema principale era ottenere i documenti, in quanto senza non avrei potuto legalmente lasciare il territorio russo.

Ho chiesto aiuto all’Ufficio russo del Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ho completato tutte le procedure formali, e dato che il mio caso era ben documentato, il mio trasferimento in un paese terzo è stato subito preso in considerazione. Questi sono stati i mesi più difficili della mia vita, ma non posso lamentarni. Di solito, la procedura di asilo richiede fino a due anni.

Solo un piccolo numero di attivisti dei diritti umani e politici sapevano che ero in Russia, e mi hanno dato tutto il sostegno possibile. La persona che mi ha aiutato più di Mosca, Gannushkina Svetlana Aleskeevna, è un membro del Consiglio per i diritti umani della Presidenza della Federazione Russa, membro fondatore dell’ong Memorial e portavoce di “Assistenza civica”. Questa organizzazione è estremamente efficace nel salvare le persone. L’ho visto di persona. Un gran numero di rifugiati provenienti da Afghanistan, Tagikistan, Uzbekistan e altri paesi vanno in quell’ufficio. Anche se i profughi sono molto più numerosi di quanto le organizzazioni umanitarie possano gestire, ognuno di loro viene aiutato.

Sono molto grata ai lettori di Charter97, che ci sono rimasti vicini durante questo difficile periodo. I vostri commenti mi hanno sostenuto molto durante l’isolamento. Per mesi ho vissuto a casa del mio amico di Mosca, dove ho continuato il mio lavoro come responsabile del sito web Charter97.org e ho cercato di non apparire in luoghi pubblici.

Una volta che mi è stato riconosciuto lo status di rifugiato dalle Nazioni Unite, la prima nazione che mi ha offerto tutela internazionale è stata l’Olanda. Il 28 luglio, dopo che ho ottenuto il mio documento di viaggio, ho volato da Mosca a Amsterdam. Sono molto grata ai Paesi Bassi per la mia salvezza, ma tre giorni dopo mi sono trasferita in Lituania. Dopo le elezioni presidenziali in Bielorussia infatti, il sito Charter97.org è stato registrato in questo paese: è qui che la mia squadra ha ora basa e da qui posso dirigerlo. Il 4 agosto, ho chiesto asilo politico in Lituania.

Durante tutti questi mesi, ho sperimentato la durezza della vita di rifugiato. E posso dire in prima persona: non vi è nulla da invidiare. Non avrei mai lasciato la Bielorussia, se, come Vysotsky cantava, non mi avessero “circondata da ogni parte”. Ho reagito come ho ritenuto opportuno. Non ho intenzione di giocare secondo le regole definite dal Kgb bielorusso. Sono sicura che tornerò a casa presto, e il nuovo governo democratico del paese mi riconsegnerà il mio passaporto bielorusso.

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Te lo auguriamo cara Natalia, che ha già incontrato i parlamentari lituani:

http://charter97.org/en/news/2011/8/9/41386/

Questa à la canzone di Vladimir Vitsosky, “Caccia al lupo” che penso citi:

http://youtu.be/i1_0fi831Vk

Ad maiora