Mangiare #veg a Helsinki: Sunn

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Camminando per il centro di Helsinki, non potete non passare da piazza del Senato, dove si trova la principale chiesa (luterana) della capitale finlandese.
Sul fronte opposto alla cattedrale e alla scalinata trovate uno dei più prestigiosi ristoranti della città: il Sunn.

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L’ambiente dentro è davvero bellissimo.

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Ma se riuscite, chiedete di sedervi accanto alle finestre (in Finlandia, paese con poca luce per molti mesi sono davvero enormi) in modo da poter guardare la cattedrale.

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Il menù si compone di un ricco buffet cui può far seguito un piatto unico.
La parte veg dell’antipasto è quella vicina al muro.

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Io, insalata a parte, ho scelto un po’ di salsine da spalmare su molte varietà di pane. Non ritenendolo sufficiente, mi hanno portato ancora una zuppa e delle uova.

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Quando è arrivato il piatto forte, risotto coi funghi, ero già abbastanza pieno. Ma era gustoso e l’ho finito.

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Per il finale, in attesa del dolce (ottima mousse) ho fatto anche una capatina al tavolo dei formaggi.

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Il tutto, non bevendo (per scelta), l’ho bagnato con un succo di frutta finlandese.

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Il menù completo (davvero completo) costa 48 euro.

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Da provare. Anche oltre il periodo pasquale.
Ad maiora

#mobilitànuova tutti a Milano il 4 maggio

newmobilityQuesto blog aderisce convintamente alla manifestazione sulla nuova mobilità, previsto a Milano per il 4 maggio.

Qui il sito.

Segue il manifesto.

Diffondete il più possibile!

Ad maiora

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Il XIX secolo è stato il secolo degli acquedotti nelle città. Prima di allora, chi voleva l’acqua in casa doveva scavarsi il suo pozzo privato. Grazie agli acquedotti, l’acqua è diventata accessibile in tutte le case. Una grande innovazione, che ha migliorato notevolmente la vita di tutti. A costi sostenibili, perchè gli acquedotti sono stati realizzati con un grande sforzo collettivo.

Il XX secolo è stato il secolo della motorizzazione di massa. Chi voleva muoversi con comodità doveva comprarsi la sua automobile. Una grande innovazione, che ha migliorato notevolmente la vita di molti. Ma a costi elevatissimi, perchè comprare un’auto, e gestirla, è un grande sforzo economico per una famiglia di reddito medio. Senza contare i costi ambientali ed energetici, determinati da centinaia di milioni di automobili circolanti nella parte di mondo che può permetterseli.

Il XXI secolo diventerà il secolo della mobilità open source: così come da tempo non serve scavare un pozzo per avere l’acqua a casa, non servirà più essere proprietari di un’automobile per muoversi. Basterà conservare il buon uso delle gambe e avere accesso alla rete della mobilità: una rete fatta di tradizionali mezzi pubblici gestiti con criteri di efficienza, di più moderni servizi a chiamata o di mezzi in uso condiviso, di soluzioni innovative rese possibili da strumenti di comunicazione e georeferenziazione che rendono la risposta al bisogno di mobilità sempre più accessibile e a portata di mano. A costi sostenibili, perchè la rete della mobilità sarà esito di un grande sforzo collettivo, di lavoro e di ingegno.

Non stiamo parlando del futuro, ma del secolo in cui stiamo vivendo. La #mobilitànuova non è un sogno visionario, ma una possibilità che sta già in campo, che già sta modificando i comportamenti. L’incubo della crescita infinita di traffico e congestione si è interrotto già da tempo, il traffico è in calo, gli acquisti di veicoli pure, e nel paesaggio urbano si è rarefatta la presenza invadente e ossessiva delle pubblicità di automobili. Perfino nell’immaginario delle nuove generazioni lo spazio dell’automobile si è ridimensionato. Tutta colpa della crisi? Forse. Di sicuro sono sempre meno le persone disposte ad aprire un mutuo per comprarsi l’auto, e sempre meno le banche disposte a concederlo. O forse, ci piace pensarlo ma pensiamo anche di pensare giusto, la #mobilità nuova è la luce in fondo al tunnel della crisi, è il nuovo stile di vita che prende piede, e che porta con sè una nuova fase di benessere e di progresso, insieme a nuove professioni e opportunità legate all’accesso ai servizi.

Strada spianata dunque? No. C’è di mezzo tutta la vecchia economia incrostata sull’automobile privata: c’è l’economia del petrolio e quella delle grandi infrastrutture stradali, c’è la rendita immobiliare delle villette monofamiliari con triplo box e quella dei centri commerciali. Tutta un’economia che mai come oggi è in affanno, che vede la propria fine ma deve continuare a difendere rendite di posizione faticosamente conquistate. Che sono anche le rendite politiche che fanno la fortuna di chi siede nei CdA di aziende di trasporto pubblico sempre meno competitive. La transizione non sarà nè semplice nè indolore, ma se vogliamo vedere la luce in fondo al tunnel, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre.

E’ questo il significato della manifestazione del 4 maggio a Milano: non è una manifestazione di protesta contro traffico, smog, autostrade. O meglio, non è SOLO questo. E’ una spallata alle vecchie idee, alle consunte politiche nazionali e regionali che espongono la nostra collettività a enormi spese per costruire le infrastrutture del passato, quando invece c’è un gran bisogno di futuro.

Un albero per ogni ex edicola?

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Le edicole stanno piano piano scomparendo da Milano.
È un effetto domino dopo le crisi di vendita dei quotidiani.
Alla periferia del mio quartiere (China Town) l’edicola è rimasta a lungo chiusa, sovrastata dal cartello vendesi. Veniva utilizzata ormai come tabellone pubblicitario. In assenza di acquirenti ora è stata proprio sradicata.
Al suo posto un desolante buco nell’asfalto.
Se ci fosse a Palazzo Marino una buca delle lettere (anche virtuale) riservata ai suggerimenti direi: perché non togliete quell’asfalto e ne fate in piccolo fazzoletto verde? Un albero lascerebbe un bel ricordo su quel glorioso passato.
Ad maiora

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Un hotel per Helsinki: il Glo Art

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Se andate a Helsinki e cercare un bell’albergo senza lasciarci le penne, consiglio il Glo Art. È in Lönnrotsgatan 29 a due passi dal centro “storico” della capitale finlandese, 20 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, dove arrivano anche le navette dall’aeroporto. Il Glo si trova nel (gigantesco) distretto del design. E il fatto non è irrilevante. L’albergo è infatti all’interno di un castello (in stile liberty) del ‘900 ed è arredato in modo moderno e non banale. Il bagno è grande e con la doccia in vetro che dà sulla bella “camera da letto”.
È bello ma scarsamente funzionale. Nella stanza non trovate un solo cassetto dove lasciare i vostri vestiti. L’alternativa è solo l’armadio con le sue quattro grucce.
Sul letto all’arrivo troverete un tigrotto in peluche. Comprandolo (23 euro) donerete un euro per la salvaguardia delle tigri in carne e ossa.

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L’hotel ha una buona attenzione per l’ambiente: non ci sono campioncini in plastica in bagno e vi lavano le lenzuola solo se lo richiedete. Manca però in camera la raccolta differenziata.
Ottima anche la colazione, abbondante e variegata. Un solo difetto: lo spazio a disposizione è limitato. Vedrete ospiti girare con piatti e spremuta (ottima quella d’arancia) alla ricerca di un desco dove sedersi.
Ad maiora

#lamiatorino dal 26 al 28 aprile. Ci sarò anche io

lamiatorino-banner-7b-640x495Torino è una citta cui sono particolarmente affezionato. Da non so quanti lustri (almeno 5, ahimé) almeno una volta l’anno prendo il treno e vado alle riunioni del Centro studi Piero Gobetti, per continuare a onorare la memoria di uno dei miei miti. Tra i primi a capire che il fascismo avrebbe introdotto la dittatura nel nostro paese.

Sono tornato per altre conferenze e incontri nella città sabauda, anche se non posso dire di conoscerla bene.
Ora potrò rimediare a questo deficit partecipando, come blogger a #lamiatorino

Vi terrò informato mano a mano di tutte le attività che faranno fare ai blogger per conoscere tutte le facce di questa interessante città: dal Museo nazionale del cinema al pallone, aerostatico, dalla visita nel centro storico (anche con bici eletriche) al Torino Jazz Festival.

I dettagli del programma li trovate tutti qui, sull’ottimo sito nonsoloturisti.it.

Ad maiora