Si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. Poi ha giunto le mani in preghiera ha cantato slogan per il ritorno del Dalai Lama in Tibet. Dopo aver camminato qualche metro è caduto a terra, morto.
Sono finite così la vita e la protesta anti-cinese di Lobsang Gendun, monaco tibetano di 23 anni della provincia di Qinghai.
Sono settantotto le immolazioni dall’inizio del 2012.
Novantadue dal febbraio del 2009 quando è iniziata questa forma di protesta estrema.
Quella di ieri è la seconda a dicembre (dopo il triste record di 28 suicidi a novembre).
Dopo la morte del monaco ci sono stati scontri tra tibetani e poliziotti cinesi che si contendevano il corpo del giovane. I resti dell’uomo sono stati portati nel monastero per la veglia funebre.
Ad maiora
12 dicembre 2012. Per chi non rinuncia
A Milano, Roma e Firenze, per la precisione. Dove arrivano questa settimana due protagonisti della campagna di Barack Obama. Il capo della campagna, Jim Messina, che aveva annunciato a Politico una vacanza in Italia per assaggiare del buon vino rosso, sarà a Firenze, a Villa La Pietra, per una chiacchierata di un’oretta e mezzo con gli studenti. Modera John Calvelli (Wildlife Conservation Society), previsto un botta e risposta con il pubblico, segue ricevimento.
Ma in Italia passa anche Michael Slaby, Chief Integration and Innovation Officer della campagna di Obama: oggi e domani è a Milano. Questo pomeriggio alle 15.30 alla Sala di Rappresentanza del Rettorato dell’Università di Milano (via Festa del Perdono 7) su invito del Consolato generale degli Stati Uniti di Milano e di Voices from the Blogs. Lavori aperti da Kyle Scott, Console Generale degli Stati Uniti, e Stefano Iacus e Luigi Curini. Partecipano al dibattito Beppe Severgnini del Corriere della Sera e Marcello Foa di TImedia…
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#Tibet Prima immolazione di dicembre
Nuova immolazione, la
novantunesima dal 2009, nella Cina occidentale, per protestare contro l’occupazione cinese del Tibet.
Sungdue Kyab, di soli 17
anni, si è dato fuoco ieri davanti al
monastero di Bora a Labrang, nella
provincia del Gansu.
Il ragazzo prima di darsi fuoco ha urlato slogan per chiedere il ritorno del Dalai Lama e la fine della occupazione cinese.
Secondo alcune fonti, sarebbe ancora vivo, ma in fin di vita, in un ospedale. Ai monaci buddisti è stato impedito di vederlo.
È la prima immolazione di dicembre.
Nel solo mese di novembre (e nel quasi silenzio generale) si sono tolti la vita per protesta 28 tibetani.
Sono 77 dall’inizio del 2012.
Ad maiora
Serenata al vento. 70 anni dopo
In scena al teatro Donizetti di Bergamo con 72 anni di ritardo.
Senza perdere la sua forza e la sua freschezza.
Questo è stato ieri sera, in una sala gremita ed emozionata “La serenata al vento” di Aldo Finzi.
L’opera, scritta nel 1931 e candidata per un concorso alla Scala sette anni dopo, venne accantonata per le infami leggi razziali emanate dal regime fascista e avallate da quella Corte da operetta che ha regnato in questo strano paese.
L’opera di Finzi si perse nei meandri della storia e solo ieri sera ha potuto per la prima volta essere messa in scena. Anche grazie alla Jerusalem Foundation e a un progetto che ha visto una cooperazione italo-israeliana, per un progetto di integrazione giovanile.In scena, bravissimi davvero, tanti artisti cresciuti in Unione sovietica e poi emigrati in Israele. Una storia che verrà raccontata in un documentario di una mia tesista Sanela Bajric.
“Fate suonare la mia musica” chiese Aldo Finzi prima di morire. Una scritta che è comparsa, cubitale, sul sipario del Donizetti prima dello spettacolo.
Ognuno dei tre atti si chiude con gli artisti che si paralizzano in un quadro.
Lo stesso che ha congelato quest’opera per sette decenni.
Ma, alla fine, quella musica è stata davvero fatta suonare.
Ad maiora



