Pensieri

Gli animalisti denunciano: in Bielorussia è caccia a cani e gatti randagi

Gatto randagio di MinskA Minsk, capitale della Bielorussia, le autorità cittadine stanno sigillando gli scantinati, condannando alla morte per fame cani e gatti randagi che vi trovano rifugio.

A denunciarlo Elena Titova, leader del gruppo Protect Life che difende i diritti degli animali, che stima negli ultimi tra anni siano stati così circa 9.000 randagi. “Uccidere gli animali impunemente è diventata una politica di governo”, ha attaccato la Titova per la quale la filosofia che sta dietro a questo progetto è: “Nessun animale, nessun problema”.

Gli interventi sugli scantinati rispondono a normative sanitarie ereditate dall’Urss e dovrebbero servire a combattere i topi. Alcuni residenti hanno perforato più grandi fori nelle piastre di ferro per consentire ai gatti di fuggire.

In Bielorussia non esistono dei rifugio che ospitino a lungo i randagi catturati. Mantenendo il regolamento sovietico, questi animali vengono soppressi mediante iniezione se non si presenta il proprietario a reclamarli entro cinque giorni.

Ad maiora

Avatar di PaoloO capitano! Mio capitano!...

E’ madre di tre bambine, ha un marito. Non ha paura della guerra, anzi la combatte. Zaino in spalla, a piedi, varca il confine siriano per portare cibo e medicine a una popolazione stremata, ai bambini che hanno perso i genitori nei bombardamenti. Una scelta, quella di Elisa Fangareggi, di Modena, che le è costata più di una critica. Ma lei non demorde. “Esistono solo i vostri figli? I bambini degli altri non valgono niente? I musulmani non hanno diritto a un paio di scarpe e un pezzo di pane?”, scrive con foga su Facebook. In Siria “ci vado io, lo scelgo io. Lo faccio per me stessa prima che per gli altri”. Nulla farà cambiare idea a questa giovane donna. “Sto svuotando l’oceano con un cucchiaino? Bene, intanto inizio”.

Elisa è un avvocato civilista. Si è avvicinata al dramma in corso in Siria grazie a un amico. “Lui stava…

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Morto il nazista condannato per la strage di Borgo Ticino

È morto a 97 anni nella sua Germania Ernst Wadenpfhul condannato qualche mese fa dal tribunale di Verona per la strage di Borgo Ticino.
Era l’unico soldato nazista ancora in vita, punito con l’ergastolo per quella esecuzione di massa di cittadini inermi avvenuta il 13 agosto 1944: in tredici furono assassinati dai nazisti davanti a parenti e amici.
Il processo è arrivato con quasi settant’anni di ritardo perché la documentazione degli eccidi nazifascisti era rinchiusa a Roma nel cosiddetto armadio della vergogna.
“Ha vissuto tanti anni, molti di più di tutti quelli che ha fatto uccidere”, commenta una dei parenti delle vittime. “La vita è stata generosa con lui”.
Il paradiso , aggiungo io, di sicuro non lo aspetta.
Ad maiora

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