Pensieri

Lorenzo


(Bel)Lo spot di Telethon.
Ad maiora

Verso #staffettaMi 5

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Quando: dalle 8
Quanto: 5’40 Km in 34′
Dove: Parco Sempione di Milano
Condizioni climatiche: 2 gradi, sole
Altri Runners incontrati: 16 (metà donne)
Quanti mi hanno superato: 1 (gli altri andavano tutti in senso opposto)
Quanti runner ho superato: 1
Cani di media-grande incontrati senza guinzaglio e fuori dalle aree loro dedicate: 8
Macchine nel perimetro del parco: 0
Camion nel parco: 2 (nettezza urbana)
Ripetute fatte: 15
Runners con cui sono uscito a correre: 0
Giorni mancanti alla Maratona di Milano: 133
Macchine parcheggiate sulle strisce pedonali (o sui passi carrai) nel tratto stradale: 3
Macchine che non mi hanno dato la precedenza sulle strisce:1

Ad maiora

Verso #staffettaMi 4

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Quando: dalle 17
Quanto: 9’17 Km in 57′
Dove: Parco Sempione di Milano
Condizioni climatiche: 7 gradi, sereno
Altri Runners incontrati: 42 (metà donne)
Quanti mi hanno superato: 3 (andavano tutti in senso opposto)
Quanti runner ho superato: 0
Cani di media-grande incontrati senza guinzaglio e fuori dalle aree loro dedicate: 12 (pure un alano nero, alto come un pony)
Macchine nel perimetro del parco: 2 (una in movimento)
Camion nel parco: 0
Ripetute fatte: 0
Runners con cui sono uscito a correre: 0
Giorni mancanti alla Maratona di Milano: 123
Macchine parcheggiate sulle strisce pedonali (o sui passi carrai) nel tratto stradale: 13
Macchine che non mi hanno dato la precedenza sulle strisce:2
Macchine che hanno cercato di investirmi al semaforo: 1 (l’idiota mi ha pure suonato. La scritta sulla fiancata era eVai. Ce l’ho mandato anche io).

Ad maiora

Racket

Stamattina avevo qualche dozzina di commissioni da fare. Ho girato per varie ore a Milano, molto a piedi un po’ con la metrò.
Mi è stata chiesta la carità almeno una ventina di volte.
Tre volte sulle scale della metropolitana (solo donne). Due volte davanti a banche. Uno di coloro che chiedeva la carità suonava l’armonica. Ho trovato un altro suonatore di armonica anche nella metro, accompagnato da un suonatore di (piccolo) tamburo. È salito anche uno col flauto, ma è sceso subito appena ha visto la concorrenza.
Davanti a due tabaccai ne ho trovato altri due richiedenti. Uno era su una sedia a rotelle. Un altro, sempre su sedia a rotelle, l’ho incrociato a un semaforo, ma puntava gli automobilisti.
Altri due li ho trovati davanti alle farmacie, mentre due sono (sempre, e sempre gli stessi) agli angoli di uno dei più grandi ospedali della città. Hanno cartelli simili. Forse scritti dalla stessa mano.
Davanti all’università hanno cercato di vendermi accendini. Mentre dietro il Duomo dei libri. Sotto il metro ho trovato venditori di collanine, ma anche di capi taroccati.
Insomma un vero e proprio assedio, gestito da uno o più racket. Che mi immagino si prepareranno al meglio per Expo 2015.
Ad maiora

Volto pagina

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Sono entrato per la prima volta in contatto con la Rai, anzi con la Tgr, Testata giornalistica regionale nel lontano 1991. Caporedattore centrale della redazione lombarda era Arturo Viola (che perse il posto per le difficoltà di copertura della strage di via Palestro; da allora vennero introdotti i mezzi di emergenza, presenti 24 ore al giorno). Il mio capo diretto era però Gilberto Squizzato, caporedattore degli Speciali (il mio mentore, quasi tutto quel che so di tv me lo ha spiegato lui, il resto l’ho imparato sul campo, grazie soprattutto agli operatori Rai). Contattò il mio ‘capo’ al Corriere, il mitico Raffaele Fiengo, chiedendo alcuni nomi di giovani collaboratori. Tra loro c’ero anche io che non solo collaboravo da qualche tempo con una tv (Lombardia 7), ma avevo già avuto anche esperienze internazionali (guerre in Slovenia e Croazia, rivolta dei minatori in Romania) grazie alla lungimiranza di quello che allora era il mio editore e che ora guida (all’opposizione) la pattuglia di Forza Italia al Senato, Paolo Romani.
In Rai arrivai sull’onda del cosiddetto Piano Milano (sorta di Piano Marshall in sedicesimi) che portò assunzioni, nomine ed edizioni di Tg nazionali (è rimasto solo il Tg3 delle 12).
Io finii (da collaboratore) nella redazione di Europa, trasmissione di Esteri che inizialmente andava in onda la sera su Rai1. Ho girato così ogni angolo del Vecchio Continente, accumulando servizi ed esperienze. Dal 1994 uno stop di tre anni: la direzione di testata non mi voleva più. Sono comparso in decine di comunicati sindacali (dell’Usigrai) prima di tornare in redazione nel 1997. Caporedattore era Antonio Di Bella, direttore Ennio Chiodi. Ho ripreso a collaborare a Europa (prima che fosse chiusa) lavorando però soprattutto al tg: cronaca e (tanta) politica, i campi su cui mi sono esercitato. Sono diventato inviato e ho girato ancora un po’ il mondo (Irak, Ucraina e Haiti, ad esempio) e soprattutto tutta la Lombardia.
Negli ultimi cinque anni, su input del compianto Ezio Trussoni (caporedattore fino allo scorso inverno, quando ci ha purtroppo lasciato, sostituito da Ines Maggiolini) sono diventato caposervizio, seguendo soprattutto le trasmissioni del mattino: Buongiorno Italia e Buongiorno Regione (e io mitico Gazzettino Padano, in radio). Esperienza bellissima ma faticosa visto che occorre svegliarsi (come ho fatto anche questa settimana) alle 4.40.
Da domani volto pagina. Passo a Raisport. Vado a toccare un terreno che ho più volte sfiorato in questi anni, ma che rappresenta una assoluta novità. E in quanto tale sarà per me esaltante. E, spero, divertente. Sia per me, sia per voi che avete la pazienza di seguirmi.
Lascio nella vecchia redazione tanti amici e tanti ottimi colleghi.
Non so come andrà nel nuovo settore e se sarò all’altezza di una storica tradizione. So solo che mio papà sarebbe stato fiero di me.

Ad maiora