Month: aprile 2011

Atifete Jahjaga, la nuova presidente del Kosovo

Una poliziotta a presiedere il Kosovo

Il Kosovo, giovane stato riconosciuto da 75 paesi dell’Onu, nomina il suo quarto presidente. Non male per un territorio staccatosi formalmente dalla Serbia nel 2008. Atifete Jahjaga è la prima donna a essere eletta (dal parlamento kosovaro) in questo ruolo. Giovanissima (compirà 36 anni il prossimo 20 aprile) è diventata foto-notizia soprattutto per il fatto di essere una poliziotta. Era vice comandante del Corpo. Nessun altra donna qui nel Sud Europa aveva mai raggiunto prima d’ora una carica così importante nelle forze di polizia. E nessuna donna nei Balcani (ma nemmeno in Italia) è mai stata eletta presidente.

La sua nomina comunque non è avvenuta per questa ragione (anche se l’immagine non guasta) quanto per un accordo tra Partito democratico del Kosovo, la Lega democratica del Kosovo e la Nuova Alleanza Kosovo. Ma soprattutto per l’ok dell’ambasciata americana che da queste parti dà sempre le carte. Dopo il flop di Pacolli (dimessosi 40 giorni dopo la nomina, impallinato dalla locale corte costituzionale), Atifete Jahjaga è stata votata da 80 parlamentari sui 100 presenti in aula.

Rimarrà in carica fino al 2012 quando una riforma costituzionale dovrebbe portare a un’elezione diretta della presidenza. A quelle votazioni potrebbe tornare in scena anche Behgjet Pacolli (la cui elezione in Italia fu festeggiata dalle massime cariche dello stato, forse per un suo vecchio matrimonio con Anna Oxa, riemersa in questi giorni per un medico stalker).

E’ curioso che al vertice del piccolo stato venga eletta una poliziotta. Il primo ministro Hashim Thaci, ex leader dell’Uck ora del Pdk, è infatti accusato dall’intelligence tedesca (ma non solo) di essere stato, negli anni ’90, a capo di una “rete criminale che operava in tutto il Kosovo”.

Ad maiora.

Giulo Cavalli

Andreotti? Non è stato assolto! Nuovo spettacolo di Giulio Cavalli

Le musiche live di Cisco danno un tocco in più al nuovo, intenso spettacolo di Giulio Cavalli. L’attore lodigiano, prestato alla politica (è consigliere lombardo del’Idv) porta in scena – al Teatro della Cooperativa di Milano – il processo a un suo omonimo, che di cognome fa però Andreotti.

L’innocenza di Giulio, recita il titolo. Andreotti non è stato assolto, spiega invece il sottotitolo. Sul quale si fonda lo spettacolo che racconta il tentativo della procura di Palermo di far condannare il senatore a vita per i suoi rapporti con Cosa Nostra. Rapporti da lui smentiti. Ma la Cassazione ha certificato che l’ex leader Dc ebbe “concreta collaborazione” con esponenti della mafia fino al 1980. Reato prescritto.

Il che significa che non è stato condannato, ma nemmeno assolto. Lo ha spiegato anche Giancarlo Caselli (che con Carlo Lucarelli ha collaborato allo spettacolo) salendo – per la prima nazionale – sul palco di questo piccolo ma attivissimo teatro.

La regia di Renato Sarti mantiene le caratteristiche del teatro impegnato di Giulio Cavalli (attore tuttora sotto scorta per le minacce mafiose), ma aggiunge qualche tocco scenico in più, come l’inginocchiatoio dove Giulio (che si traveste da Andreotti indossando un impermeabile e tenendo in mano una bibbia) si mette i panni dell’imputato e nega, nega, nega ogni addebito.

Nello spettacolo si ricostruisce la storia della mafia e della lotta alla mafia, dai prefetti di Mussolini all’eroe Mangano.

E alla fine non si rimane con l’amaro in bocca. Perché se anche abitiamo nel Paese che ha prodotto la mafia. Siamo anche quello dove è nata l’antimafia, dove singoli coraggiosi, da Ambrosoli a giudici, poliziotti, carabinieri, giornalisti, preti e a volte anche politici, hanno avuto il coraggio di dir di no. Pagando con la vita.

Ad maiora

L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto.

di Giulio Cavalli

con la collaborazione di Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli

regia di Renato Sarti

musiche originali Stefano “Cisco” Bellotti

Teatro della Cooperativa/Bottega dei Mestieri Teatrali

Via Hermada 8, Milano

Fino a venerdì 22 aprile 2011 – ore 20.45 – domenica ore 16

Prezzi: Intero 16 € – Ridotti 13/8 €

http://www.teatrodellacooperativa.it/

Michel Martelly, nuovo presidente haitiano

Haiti, un cantante per presidente

Mesi fa avevamo scritto che dell’impressione che le elezioni haitiane, senza brogli, sarebbero state vinte dal cantante Michel Martelly:

https://andreariscassi.wordpress.com/2010/11/03/piccole-cronache-haitiane-musica-ed-elezioni/

E così è stato.

Dopo le delusioni di Preval di questi anni, gli haitiani hanno provato a lanciare il cuore oltre l’ostacolo e votare un outsider senza alcuna esperienza politica. Martelly ha stravinto con il 68% dei voti sconfiggendo Mirlande Manigat, ex première damme haitiana.

Anche se nelle baraccopoli di Port-au-Prince l’hip hop e il rap hanno soppiantato il kompas (musica ballabile, cantata in creolo) questo genere di musica – di cui Martely è uno dei principali interpreti – rimane tradizionalmente amato, suonato e ascoltato nell’isola caraibica.

Dopo i disastri politici di questi anni, pensiamo che Martelly (classe 1961) non possa fare peggio di chi l’ha preceduto.

Sempre che Onu e Usa decidano di lasciare il governo dell’isola agli haitiani.

Ad maiora.

Domani l’anniversario dell’assedio di Sarajevo con una Bosnia ancora divisa

Domani è il diciannovesimo anniversario dell’inizio dell’assedio di Sarajevo che iniziò il 5 aprile 1992 con le manifestazioni in piazza e i primi spari sul viale dei cecchini.

Eppure proprio in questi giorni la Bosnia si presenta divisa all’appuntamento.

Fifa e Uefa hanno deciso di sospendere la nazionale di calcio dai campionati europei ed internazionali finché non sarà cambiato lo statuto. La Federazione calcistica della Bosnia e Erzegovina infatti non può avere più di un presidente: ora ne ha tre. Ma quella è una repubblica dove tutto “etnicamente” diviso, anche il calcio.

Sarajevo ha comunque sei mesi di tempo per adeguarsi al regolamento internazionale. Il prossimo incontro dovrebbe essere il 3 giugno contro la Romania per le qualificazioni a Euro 2012. La Bosnia è nel girone D, guidato dalla Francia. È quarta classifica, un punto dietro Bielorussia e Albania. La punta della squadra è Edin Džeko, nato proprio a Sarajevo il 17 marzo 1996, due settimane dopo la fine dell’assedio della città. Ora gioca nel Manchester City di Mancini (e Balotelli).

Sul fronte politico, mercoledì scorso si è dimessa Borjana Krišto, presidente (croata) della Federazione della Bosnia e Erzegovina. L’impasse politica potrebbe portare a nuove elezioni.

Ad maiora.

Bahrein, torna in edicola il quotidiano d’opposizione. Ma sempre tensioni contro l’Iran

È tornato in edicola Al Wasat, il quotidiano d’opposizione del Bahrein cui le autorità del regime arabo avevano sospeso le pubblicazioni per “articoli contrari all’etica e alla professionalità”. Stava in sostanza, raccontando la repressione nel piccolo Regno dove soffia forte il vento della rivolta.

È tornato in edicola ma ha dovuto pagare un pesante tributo: il licenziamento in tronco del direttore Mansour Al Jamri, che nel 2001 aveva contribuito a fondarlo. Al suo posto il Consiglio d’amministrazione ha nominato Obaidli Al Obaidli.

Si chiude in questo modo la vicenda di questo quotidiano di lingua araba che rappresenta l’opposizione in Barhein (e che ha molta influenza sul mondo degli affari). Prima della sua nascita, nel Regno c’erano solo altri due quotidiani (Akhbar Al Khaleej e Al Ayam), entrambi filo-governativi.

I segnali contro il quotidiano d’opposizione in questi mesi non erano mancati. La mattina del 15 marzo, mentre i venti di rivolta si diffondevano anche al piccolo Regno del Bahrein, ignoti avevano dato l’assalto alla redazione del quotidiano, provocando danni. La distruzione dell’impianto tipografico aveva impedito l’uscita.

Il sito del quotidiano (http://www.alwasatnews.com/) aveva seguito passo passo le proteste anti-governative nell’arcipelago del Golfo Persico e aveva pubblicato articoli critici contro la repressione.

Nei giorni scorsi, prima le critiche per diffondere “falsità” e poi la – temporanea – chiusura.

Al Wasat – che ora verrà forse normalizzato –  ha vinto Arab Journalism Award nella sezione del giornalismo politico, del Dubai Press Club.

Mentre tutti abbiamo gli occhi alla Libia, la crisi da quelle parti non accenna a placarsi. Anzi.

È di oggi la notizia che le monarchie arabe del Golfo hanno espresso oggi profonda inquietudine per ciò che hanno definito interferenza iraniana nei loro affari interni, dopo che l’Iran ha criticato l’invio di truppe saudite nel Bahrein per aiutare la dinastia sunnita ad affrontare le proteste della maggioranza sciita della popolazione.

Una dichiarazione diramata alla fine di una riunione dei ministri degli Esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) ha respinto e severamente condannato le “continue ingerenze iraniane negli affari interni del Bahrein, in violazione di trattati internazionali”.

Sono state inoltre “condannate le accuse senza fondamento contenute nell’irresponsabile dichiarazione del Parlamento iraniano riguardante l’Arabia Saudita, che sono considerate una posizione ostile, un’interferenza e una provocazione”.

Il comitato per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano aveva affermato che Riad stava “giocando col fuoco” inviando truppe nel Bahrein. L’Arabia saudita e gli altri Stati del Golfo hanno affermato che le truppe sono state inviate in virtù di un patto di difesa comune del Ccg, organismo che riunisce Arabia saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati arabi uniti e  Oman.

Sono quindi a rischio le relazioni diplomatiche tra questi paesi e l’Iran, repubblica islamica sciita.

Il Bahrein è guidato da oltre due secoli dalla dinastia dei Khalifa, famiglia sunnita in un Paese dove il 70% della popolazione è sciita.

Ad maiora.