Month: marzo 2011

C’è traffico? A casa di vado in batmobile!

«Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio».

Quando Giorgio La Pira scriveva queste cose, una cinquantina di anni fa, non pensava certo che la fabbrica sarebbe stata messa in difficoltà, come la scuola e che la chiesa avrebbe avuto un crisi di vocazioni. Ma soprattutto che la casa sarebbe diventato il punto debole dei politici italiani.

In un Italia che celebra a fatica i 150 anni di unità, la casa mantiene infatti un suo valore totemico, quasi tribale, nel quale si dà muratura a quelle fondamenta familiari sul quale si regge il Paese.

Non è un caso che negli ultimi anni i politici hanno avuto più di un grattacapo per vicende legate alla casa. La villa di Arcore (ben prima che salisse alle cronache per le arcorine) comprata a una minorenne da poco orfana, quella con vista sul Colosseo di Scajola, quella di Montecarlo di Fini, quella della compagna del candidato sindaco di Milano Pisapia e ora come contraltare quella del figlio del sindaco Moratti, ricandidata alla stessa carica.

Il capannone trasformato in grotta di Batman per la sua forza evocativa, riesce peraltro a rendere la vicenda ancor più surreale.

L’Italia è uno dei Paesi con la più alta percentuale di case di proprietà: 8 su 10. Proprietà che sempre più spesso vengono acquistate in periferia, in mezzo al verde, salvo poi passare ore in macchina (inquinando, intasando e inducendo altri ad andarsene provocando sempre più caos) per raggiungere quei centri storici dove si lavora. Così nello Stivale. Ma che succede in Russia? Così ne parla il nazional-bolscevico Eduard Limonov: «La Russia è il paese degli appartamenti. Per un appartamento qui si arriva a uccidere. L’appartamento è il luogo in cui il cittadino russo feconda le uova della sua femmina, nutre i suoi figli, il luogo in cui si svolge l’intera vita. Sotto il regime sovietico gli appartamenti venivano ‘dati’. In Russia una persona senza appartamento è condannata a una morte per assideramento. Lo Stato dava un appartamento soltanto ai bravi cittadini. Ai cittadini laboriosi, remissivi. A chi teneva a freno la lingua. Sembrerebbe che ora il regime sia cambiato, e infatti oggi un appartamento lo si può comprare. Ma pare che lo Stato sia intenzionato a porre la questione in questi termini: i soldi li possono guadagnare solo i cittadini ubbidienti, remissivi, che si comportano bene. I bravi cittadini».

L’alternativa rimane la batmobile. In fondo, tra qualche giorno, persino a Milano, è carnevale.

Ad maiora.

L’assalto alla Dubrovka: meglio non cogliere quel cardo rosso

Una libreria con un nome davvero evocativo Gogol&Company (via Savona 101, Milano) ha fatto da scenario ideale per lo spettacolo “Cardo rosso” di Maddalena Mazzocut-Mis. Organizzata da Annaviva e dall’associazione culturale lattOria, la serata ha visto un pubblico numeroso e immobile seguire la rappresentazione teatrale dell’assalto al teatro Dubrovka. Proprio sulla confusione di ruoli tra i protagonisti e il pubblico, chiamato involontariamente a essere parte in gioco, si basa questa tragedia che ha come protagonisti soldati russi e ceceni ma e anche e soprattutto donne cecene e russe che, nei differenti ruoli di vittime e carnefice, stabiliscono qualche sincopata forma di dialogo.
Una rappresentazione che serve per squarciare il silenzio che accompagna quella tragedia. Un silenzio rotto, tuttora e drammaticamente, a Mosca come nel Caucaso, dal susseguirsi di attentati, cui molti sembrano essersi abituati come fossero parte della vita.
I sei attori che hanno impersonato i protagonisti di questo dramma erano vestiti di nero, mentre la ragazza che cantava “Cardo rosso” aveva il colore di questa pianta, vivace se cresce nel suo habitat. Ma che si spegne una volta colto.
Ad maiora.

Italia: 150 anni, ma non sembra ancora maggiorenne

La confusione in cui si dibatte il nostro Paese si nota anche nella difficoltà di collocare anagraficamente le persone. E non mi riferisco a Ruby di cui ora si “scopre” la possibile maggior età, per un ritardo di registrazione all’anagrafe marocchina (ma il presidente del Consiglio dei ministri nella telefonata che fece alla Questura di Milano – non nell’esercizio delle sue funzioni visto che del caso avrebbe dovuto al più occuparsi il ministro dell’Interno o quello degli Esteri se si temevano ripercussioni internazionali per il fantomatico zio – chiese l’affidamento alla Minetti di Ruby in quanto minorenne, il che fa cadere questa tardiva difesa).
L’età comunque viene valutata a seconda delle epoche. Se ai tempi di Dante il mezzo del cammin della vita era 35 anni, ora il tutto si è spostato, molto in là. Tempo fa mi è capitato, in un servizio, di definire “di mezza età” una signora cinquantenne, attirandomi gli strali di colleghe sui 50. E a nulla è valsa la mia difesa che in questo modo auguravo almeno 100 anni di vita. L’obiettivo sono davvero i 120 anni cui si sta lavorando al San Raffaele?
Nell’attesa, non sappiamo più come definire le persone. Un quarantenne è un giovane uomo? E un sessantenne? A che età si diventa anziani? Quando a Dan Peterson feci notare che tre del suo quintetto avevano meno anni di lui, mi ringraziò polemicamente di saper far di conto.
Concludo con argomenti più tristi. Yara Gambirasio, 13 anni. Finché era solo scomparsa era definita “ragazzina”. Ora che è stata assassinata i tg la definiscono “bambina”. Forse un modo di impietosire l’uditorio. Ma sicuramente una definizione errata che stona con la realtà di un Paese, dove nessuno diventa mai adulto. Nemmeno di fronte alla morte.
Ciao Yara, che la terra ti sia lieve.

8 marzo, festa della donna con manifestazione a Milano

L’8 marzo a Milano ci sarà una manifestazione organizzata dallo stesso gruppo milanese che ha messo in piedi la fortunata manifestazione del 29 gennaio in piazza Scala e poi ha aderito alle iniziative del 13 febbraio di “Se non ora quando?”. «Abbiamo deciso – scrivono nel comunicato con cui si annuncia la manifestazione – di riprenderci simbolicamente la data dell’8 marzo per continuare ad affermare la libertà e la dignità delle donne». Il presidio a suon di sciarpe bianche e di “critical mass” sarà alle 18 in piazza Mercanti a Milano.

La manifestazione servirà a mettere in luce i “numeri delle donne” che sono realmente sconfortanti.

Le donne sono il il 60% dei laureati, ma solo il 46% di chi lavora. Sono il 42% dei magistrati, il 32% dei medici, il 42% degli avvocati, il 30% degli imprenditori ma guadagnano, in media, il 20% in meno degli uomini a parità di lavoro.

In Italia il 21% dei deputati e il 19% dei senatori è donna. Nel governo ci sono 5 ministre, di cui 3 senza portafoglio (nella Giunta regionale lombarda c’è una sola donna). Nei consigli d’amministrazione delle società quotate in borsa la presenza femminile è solo del 3% (In Norvegia è pari al 42%). Il 68% delle donne tra i 20 e i 49 anni ha un’occupazione se non ha figli, il 60% se ha un figlio, il 54% se ha due figli.
In Italia, la spesa per le politiche sociali e famigliari rappresenta l’1.3% del PIL, meno della metà della media europea, un terzo della Francia. Le donne fanno il 77% del lavoro famigliare; solo il 10% dei bambini da zero a due anni frequenta un nido. Il 40% delle donne sotto i 40 anni (e il 55% di quelle sotto i 30 anni) non può fruire delle tutele sulla maternità previste dalla legge perché non ha un lavoro a tempo indeterminato.
«Noi vogliamo dire basta a tutto questo prima che sia troppo tardi» dicono le organizzatrici del presidio nel giorno – spesso celebrato in modo ipocrita – della Festa della donna. «Non siamo in vendita, non siamo merce di scambio per festini, non stiamo dietro le quinte ma in piazza».

Invitano anche a mettere un lenzuolo bianco fuori dalla finestra tra l’8 e il 14 marzo quando a Milano ci sarà un’assemblea per decidere le prossime iniziative.

Ad maiora.