Month: marzo 2011

Se Lady Gaga non piace in Malesia

Le stazioni radiofoniche della Malesia hanno censurato una parte della canzone Born this way di Lady Gaga perché incoraggerebbe l’accettazione degli omosessuali. “Il testo può essere considerato offensivo e non rispetta le regole sociali e religiose della Malesia” hanno detto alla radio Amp, la principale emittente privata della nazione. Le stazioni radiofoniche hanno spiegato che la misura sarebbe stata presa per non irritare il governo del Paese a maggioranza musulmana. La parte censurata del testo recita:

“No matter gay, straight, or bi,
lesbian, transgendered life
i’m on the right track baby
i was born to survive
no matter black, white or beige
chola or orient made
i’m on the right track baby
i was born to be brave”.

E meno male che non hanno visto il video:

http://www.youtube.com/watch?v=wV1FrqwZyKw

Lo scorso anno il sito americano di gossip Gawker (http://gawker.com/) scoprì che con Google Translator, la traduzione dal malese a qualunque altra lingua delle parole “Lady Gaga” dava la paradossale – e ironica – risposta di “Britney Spears”. Ora è stato corretto.

Proprio grazie a Lady Gaga, Bradley Manning, il soldato americano che ha rubato i cablogrammi delle ambasciate Usa e li ha passati a Wikileaks, avrebbe sottratto i file riservati (reato per il quale ora rischia grosso). Li copiò su un cd della cantante e usciva fingendo di sentire (canticchiando) le canzoni di Stefani Joanne Angelina Germanotta, statunitense di origine italiane, nota come Lady Gaga.

Born this way, che non piace alle autorità malesi, ha conquistato la vetta degli acquisti su iTunes in moltissimi Paesi.

Ad maiora.

Gobetti e quell’Italia protestante mai nata

La sala non è la stessa nella quale 50 anni fa si tenne l’assemblea fondativa del Centro studi Piero Gobetti. Ma, in questo appuntamento a Torino 50 anni dopo, non è l’unica differenza che salta agli occhi.
L’incontro si svolge sotto il magnifico ritratto gobettiano che Casorati realizzò e regalò al Centro proprio nel giorno dell’inaugurazione (fuori ci si preparava a festeggiare Torino ’61 come oggi ci si prepara ai 150 anni).
Mancano rispetto ad allora i protagonisti della vita politica cittadina (forse troppo impegnati a far politica per abbassarsi a iniziative di stampo troppo culturale). Unico a farsi vivo il presidente della Repubblica con una lettera.
Mancano, purtroppo, anche e soprattutto gli amici di Piero e quanti diedero vita prima a Giustizia e libertà e poi al Partito d’Azione. Ma l’azionismo deve essere ancora vivo e vegeto e molto pericoloso visto come è costantemente attaccato dai liberali all’amatriciana che compongono il coro di questa rappresentazione teatrale che chiamiamo politica.
Fuori da via Fabro 6 a Torino, il Paese è in effetti allo sbando.
Non a caso – come hanno sottolineato sia Marco Revelli nei saluti iniziali che Paolo Bagnoli nella prolusione – l’attualità di Gobetti è ancora tale perché irrisolti sono i problemi che l’autore di Rivoluzione liberale denunciava 80 anni fa.
Per mettere a tacere anche questi scampoli di riflessione indipendente anche il Centro Gobetti (come il Teatro Regio peraltro, dove Napolitano andrà nei prossimi giorni) ha subito pesanti tagli ai finanziamenti. Che ne minacciano l’esistenza.
I liberisti in salsa tartufata tagliano alla cultura ma concedono l’ennesima proroga per il pagamento delle infrazioni per le quote latte.
Gobetti veniva spesso bollato di essere protestante o addirittura puritano. Aggettivo che alle nostre latitudini viene ovviamente associato al sesso e a qualcosa di negativo.
Chissà cosa avrebbe scritto delle “quote latte”… O delle polemiche sulla festa per l’unità d’Italia…
Ad maiora.

Il romano Brignano scalda il teatro milanese che diverrà ristorante

Quando lo spettacolo è alle prime battute il pubblico ride ma sembra un po’ freddino. D’altronde Enrico Brignano col suo “Sono romano ma non è colpa mia” dubito si aspettasse una calda accoglienza nella città che più di ogni altra si oppone alla Capitale.

All’ennesimo tiepido applauso lui si rivolge al pubblico e, col sorriso stampato sulla faccia, lo invita a fare il suo dovere di pubblico attivo (applaudire, farsi sentire) o di tenersi in serbo gli applausi scarsi e unirli tutti insieme per farli diventare uno roboante. Così sarà. Man mano che lo spettacolo comico va avanti i milanesi che affollano lo Smeraldo sono piegati sulle seggiole rosse, come le facce di molti, paonazzi per il troppo ridere.

Brignano fa la parodia del romano. Ne rappresenta le esagerazioni. Come in “Benvenuti al Sud”, quando per la signora padana arrivata in Meridione i locali organizzano una esasperata rappresentazione dell’essere terroni. Perché è quel che lei si aspetta. Così Brignano prende in giro i suoi concittadini, in modo bonario e affettuoso. E con effetti decisamente comici.

C’è anche una rivendicazione di romanità contro quel “Roma ladrona” che riecheggia da anni, a queste latitudini.

“Perché voi c’avete il potere” dice il comico imitando la cadenza dei lumbard. “Ma se non possiamo nemmeno parcheggiare in seconda fila!” replica il comico in romanesco. Che con forti punti di antipolitica invita le altre città a prendersi pure i ministeri: “Teneteli a turno per una settimana, come la zia malata che si fa girare tra i parenti”.

Finito lo spettacolo, con ormai il pubblico nelle sue mani,  Brignano racconta della vita da attore, dei passanti che lo riconoscono come un qualsiasi personaggio della tv e gli chiedono non più il semplice autografo sul tovagliolo di carta ma ormai la classica fotografia da mettere su facebook.

E non può fare a meno di ironizzare sul Teatro Smeraldo (dove lo spettacolo sarà in scena fino al 13 marzo) che tra poco chiuderà per far posto a un ristorante (spero con parcheggio per le batmobili sul tetto). Un teatro storico devastato dai tempi di Albertini da un interminabile parcheggio.

“Quando uscite dal teatro decidete subito se andare a destra o a sinistra”, dice Brignano. “Dritti non si può andare. Si finisce nei piloni. A destra si va a Como, a sinistra a Varese. Le sue strade non si congiungono”. Si ride per non piangere. Il Teatro Smeraldo era stato aperto nel 1940, come sala cinematografica. E’ sopravvissuto alla guerra. Non alle ultime amministrazioni cittadine.

Ad maiora.

3 anni di carcere per Ivan il Terribile

Ogni tanto la giustizia italiana finisce sui media internazionali anche se non si occupa di Berlusconi e dei suoi rapporti con le minorenni.

La notizia dei 3 anni e tre mesi di carcere cui è stato condannato Ivan Bogdanov, detto Ivan il Terribile, l’ultrà serbo che stette sulle balaustre del Ferraris di Genova incitando alla rivolta durante Italia-Serbia – e che fu riconosciuto il mattino dopo dagli agenti grazie soprattutto al tatuaggio con la data della battaglia di Kosovo Polje (1389) – ha fatto il giro del mondo.

Il giudice Annalisa Giacalone ha detto di aver accolto le richieste dei pm e parla di “sentenza equilibrata”. Il legale degli ultrà, Riccardo Dirella, ha dichiarato invece che gli assistiti sono in cella da cinque mesi e “se non fossero serbi sarebbero già usciti”.

Gli altri condannati sono Daniel Janjic, 28 anni, 2 anni e 8 mesi di carcere, Nicola Klickovic, 31enne, 3 anni di carcere e Srdan Jovetic, 20 anni montenegrino. 2 anni e sei mesi di carcere.

E’ possibile che i legali facciano richiesta di scarcerazione. Se accolta la pena verrebbe sospesa e loro espulsi.

La Serbia perse a tavolino 3-0 la partita contro gli azzurri interrotta da Ivan e soci. La nazionale serba ha poi perso in casa con l’Estonia (1-3) e pareggiato con la Slovenia (1-1). Ora la Serbia, con 4 punti, è quinta su una classifica di sei squadre. Gli azzurri sono primi con 10 punti.

Serbia-Italia si giocherà a Belgrado il prossimo 7 ottobre. Una data che per me vuol dire qualcosa ma che qui c’entra poco o niente.

Ad maiora.

Il Giornale contro Bocchino: nuova puntata

Dopo lite a La7 tra Bocchino e Sallusti oggi nuova puntata sulla querelle de Il Roma sul Il Giornale. Titolo: “Il giornale di Bocchino nei guai. Sui contributi decide l’Authority. Palazzo Chigi: governo estraneo. Italo ce l’ha con tutti ma da mesi il quotidiano non paga gli stipendi dei giornalisti”.

Questo l’articolo: http://www.ilgiornale.it/interni/il_roma_guai_niente_stipendi_giornalisti_bocchino_allattacco_palazzo_chigi_noi_estranei/08-03-2011/articolo-id=510471-page=0-comments=1

Qualche mese fa Bocchino (ancora vicepresidente dei deputati Pdl) aveva così replicato a Feltri:  “Al direttore Feltri, che oggi mi dedica parte dell’editoriale e due articoli in seconda e terza pagina, comunico di non essere editore, socio o amministratore della societa’ cooperativa che edita ‘Il Roma’ e che la sua aggressione sui contributi pubblici percepiti dal quotidiano e’ irrispettosa della legge vigente che disciplina i contributi all’editoria. Gli stessi soldi pubblici  sono peraltro erogati allo stesso titolo a ‘Libero’, da lui diretto fino ad un mese fa, ed a titolo diverso a ‘Il Giornale’ e alla Mondadori, societa’ controllata dalla famiglia del presidente del Consiglio. Ricordo inoltre a Feltri che il suo giornale in Campania e’ venduto in abbinamento obbligatorio ‘Il Roma’ che gli fa da traino”.

Per chi si fosse persa la lite domenicale in tv (dalla quale –  ahinoi che non riuscivamo a dormirci di notte –  abbiamo scoperto che fine ha fatto Pippo Baudo che al Corriere oggi dice: “Io epurato? E’ una mezza verità”), eccola:

http://www.youtube.com/watch?v=DQUM0IGc1oE

Chi invece sia curioso di capire il ruolo di Bocchino in ciò che sta accadendo nei palazzi del potere si legga la Sarzanini sul Corriere di oggi:

http://www.corriere.it/politica/11_marzo_08/sarzanini-dagostino-bocchino_bbb5f1fa-4958-11e0-8210-720c80ef41f5.shtml?fr=box_primopiano

Ad maiora.