milano

Tra Montanelli, Ecce Homo e Cattelan, i giovani di Fli contro Il Giornale

Un piccolo ma nutrito presidio di giovani di Fli sotto la sede del Giornale. Fatto allontanare dalla Digos perché bloccava il traffico (in via Negri, dietro Cordusio sono passate però solo due macchine). I giovani di Generazione Italia lasciano momentaneamente il congresso di Fli e vanno a protestare contro quella che chiamano “macchina del fango”.

Portano uno striscione che srotolano dapprima davanti agli uffici del quotidiano fondato dal grande giornalista toscano, poi di fronte alla Borsa (e al mitico dito medio di Cattelan).

“Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano” recita la frase montanelliana, che in realtà citava Arturo Graf poeta noto per gli aforismi raccolti nel suo Ecce Homo (1908).

Gianmario Mariniello, coordinatore di Generazione Giovani, dice che questo flash mob è un modo per far sentire ai dirigenti del Giornale (querelato da Bocchino per stalking) che quel giornale non piace a questi militanti di destra non berlusconiani.

A Bastia Umbra alcuni di Fli furono fotografati mentre leggevano il Fatto quotidiano. In questi due giorni di congresso ho visto invece soprattutto gente col Secolo della Perina (direttrice sempre presente in sala stampa, da mattina a sera).

Ad maiora.

Anche Amnesty International si mobilita per la liberazione dei fratelli berberi arrestati in Libia

Gli amici dell’Associazione culturale berbera ci comunicano che è partita, su iniziativa di Amnesty International, una campagna di sostegno ai fratelli Madghis e Mazigh Buzakhar, imprigionati dal 16 dicembre scorso ad opera dei servizi segreti libici, con l’accusa di spionaggio pro Israele “per il solo fatto di parlare berbero e studiare la lingua e la cultura berbere”.

Scrivono gli organizzatori del presidio di qualche settimana fa davanti al consolato libico di Milano: “Nonostante reiterati appelli, né i politici italiani né la maggioranza dei media hanno dato il rilievo che meriterebbe a questa grave violazione dei diritti umani che è anche una violazione dell’articolo 6 del trattato di amicizia, partenariato e cooperazione in vigore tra Italia e Libia. Per questo è importante l’impegno di ciascuno di noi per dare un segnale forte di attenzione dell’opinione pubblica a questo caso, inviando quanti più messaggi possibile alle autorità libiche competenti”.

Questo è il link per aderire all’appello: http://ua.amnesty.ch/urgent-actions/2011/02/019-11
Si chiede il rilascio immediato e incondizionato di Mazigh e Madghis Buzakhar se essi sono in prigione solo per il loro interesse per la lingua e la cultura berbere; che sia fatta una inchiesta approfondita, indipendente e imparziale riguardo alle torture che sarebbero state inflitte e perché si mettano sotto processo i funzionari che fossero trovati responsabili di abusi;
ci si appella alle autorità perché i due fratelli non vengano sottoposti a torture o altre sevizie durante la loro detenzione, perché vengano concesse visite regolari di famigliari ed avvocati, e perché possano ricevere tutta l’assistenza medica di cui avessero bisogno.

Le lettere vanno spedite entro il 18 marzo a questi indirizzi:
Secretary of the General People’s Committee for Justice,
Mustafa Abdeljalil,
Secretariat of the General People’s Committee for Justice,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Fax: +218 214 805427
Email: secretary@aladel.gov.ly
Salutation: Your Excellency
Gaddafi Development Foundation Executive Director,
Youssef M. Sewani,
El Fatah Tower, 5th Floor B No.57,
PO Box 1101,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Email: director@ggdf.org.ly
Salutation: Dear Sir

Copia dei messaggi va trasmessa a:
Secretary of the General People’s Committee for Public Security,
General Abdul Fatah al Younis Ubeidi,
Secretariat of the General People’s Committee for Public Security,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Fax: +218 214 442903
Email: minister@almiezan.net
Salutation: Your excellency
Bureau Populaire de la Grande Jamahiriya Arabe Libyenne Populaire Socialiste,
Tavelweg 2,
Case postale 633,
3000 Berne 31.
Fax: 031 351 13 25

Ad maiora.

Giorgio Fornoni, sempre ai confini del mondo

“Ai confini del mondo”, non è solo il titolo del libro di Giorgio Fornoni dedicato ai suoi viaggi in ogni parte del globo. È anche il suo modo di affrontare il suo particolare percorso di vita.

Ai confini del mondo,

Giorgio è una persona che emana vitalità da ogni poro, da ogni angolo della sua barba e della sua chioma. Lo conobbi qualche anno fa quando stavamo organizzando la prima iniziativa pubblica per ricordare Anna Politkovskaja al Circolo della stampa di Milano. Lui non poté venire perché in altri confini del mondo, ma ci mandò una bellissima intervista video che aveva realizzato ad Anna nelle stanze della redazione della Novaja.

Proprio quella intervista la potete trovare nel dvd che Chiarelettere ha deciso di allegare al libro (e che mostra un Fornoni più patinato di quello che sia nella realtà).

Il libro racconta la strana avventura di questo commercialista bergamasco che fa più il giornalista di tanti di noi che sono pagati per farlo. Inevitabile che finisse nel gruppo di Report, grazie all’occhio lungo di Milena Gabanelli. E proprio quei reportage andati su Raitre hanno dato a Giorgio quella visibilità che prima, immeritatamente, non aveva. Tutto ciò l’ha portato anche a fare il sindaco del suo piccolo comune, schiacciato però da logiche partitiche che sono lontane anni luce da lui. Fornoni vive e realizza reportage in tutto il mondo e torna dalle nostre parti solo per raccontarci quelle storie, per mostrarcele. Giorgio ha capito la forsa del leon che ha la televisione. Non cambia gli eventi. Ma denunciando guerre e sfruttamento dei poveri, ci fa sentire almeno corresponsabili di quel che accade. Anche grazie al lavoro di persone come Fornoni, non potremo mai dire: io non sapevo.

Ad maiora

Giorgio Fornoni

Ai confini del mondo

Chiarelettere

Milano, 2010

Pag.160 + Dvd

Euro: 18.60

PRESENTEREMO IL LIBRO DI GIORGIO FORNONI DOMANI 28 GENNAIO ALLE ORE 18 PRESSO LA LIBRERIA FNAC DI VIA TORINO A MILANO.

In piazza per ricordare che i berberi non sono solo cavalli

Lunedi scorso la manifestazione pro-berberi davanti al consolato libico di Milano. Intervistiamo Vermondo Brugnatelli, professore associato di “Lingue e letterature del Nordafrica” all’Università di Milano-Bicocca e presidente della “Associazione Culturale Berbera”. L’associazione è stata fondata nel 1998 e ha sede a Milano (presso l’ARCI-Corvetto): nel maggio scorso è riuscita a organizzare un “Festival Berbero”.

L’associazione ha un sito: http://berberi.org, ma e’ piu’ attiva su Facebook, dove la trovate a nome Amghar Azemni, il “vecchio saggio” cui nelle fiabe tradizionali si ricorre per chiedere consigli.

Cosa vi ha spinto a organizzare la manifestazione davanti al consolato libico?

Sentivamo di dover fare qualcosa ad ogni costo, pur nella limitatezze di mezzi e di capacità organizzative dell’Associazione Culturale Berbera, perché non possiamo assistere senza fare nulla a questa che per noi è una palese ingiustizia. Conosco personalmente Madghis Buzakhar, con cui ho da sette anni contatti di collaborazione alle mie ricerche scientifiche e mi sento di escludere nel modo più categorico che il suo interesse per gli studi berberi sia solo simulato e celi chissà quale disegno sovversivo al soldo di potenze straniere, come invece vorrebbero le autorità libiche. Ai primi di gennaio i Berberi del Marocco avevano cercato di manifestare a Rabat, ma ne erano stati impediti dalla polizia marocchina: ci siamo detti che a Milano esistevano le condizioni per una manifestazione che rendesse in qualche modo visibile il sostegno internazionale ai berberi arrestati, e, sfidando il gelo della giornata e i rabbuffi di un vicesindaco xenofobo, abbiamo fatto qualcosa che speriamo possa riuscire utile ai nostri amici.

Temete per la vita dei due fratelli berberi arrestati?

Purtroppo sembra che l’accusa sia quella di essere al soldo di potenze straniere per portare “il virus della disgregazione” nel paese (le fonti della sicurezza interna affermano che esisterebbe un preciso piano del Mossad al riguardo, e che i due arrestati ne farebbero parte), il che credo sia considerato un reato punibile con la pena capitale. Per la verità quando per settimane dopo il loro arresto-rapimento nella notte del 16 dicembre ad opera di un commando in borghese non si erano più avute notizie di loro avevamo temuto che potessero essere stati eliminati per via extragiudiziale: non sarebbe il primo caso in Libia. Quando, pochi giorni fa, è giunto un comunicato che ufficializzava il loro arresto abbiamo tirato un sospiro di sollievo perché almeno questa prima terribile eventualità era scartata. Resta però la gravità delle imputazioni, e non sarà facile trovare il modo di far cadere queste assurde accuse che pendono sul loro capo. Tra l’altro, a un mese dall’arresto non hanno ancora visto un avvocato e sono stati in completa balia dei loro carcerieri: non ci sarebbe da stupirsi se, sottoposti a tortura, avessero firmato ammissioni di colpevolezza ben difficili poi da ritrattare.

Qual e’ l’atteggiamento del regime libico verso le minoranze?

Il regime libico nega, contro l’evidenza, l’esistenza di minoranze. Ufficialmente i berberi non esistono, tutti i libici sono arabi e chi osa parlare questa lingua, studiarla, cercare di preservarla, fa parte del progetto del Mossad di disgregazione del mondo arabo. Due ricercatori marocchini, che negli stessi giorni erano stati arrestati per le loro ricerche etnologiche sui berberi di Libia, sono stati rimpatriati dopo 15 giorni riconoscendo che non facevano parte del piano, ma con una lavata di capo perché coi loro studi “portano acqua” ad esso… Riguardo al berbero, il leader libico è esplicito: “Se vostra madre vi trasmette questa lingua, essa vi nutre del latte del colonizzatore, vi nutre del suo veleno…”

Tra le parole d’ordine della vostra manifestazione c’era anche la richiesta al governo italiano di “congelare” il trattato di amicizia con la Libia. Vi renderete conto che quel trattato e’ frutto di un’amicizia commerciale e quindi difficile possa essere messo in discussione da principi etici. O era solo una provocazione?

Questo trattato è considerato il “fiore all’occhiello” del nostro primo ministro, che non perde occasione di sottolineare come esso ponga fine a lunghi anni di reciproche diffidenze e recriminazioni. La parola “amicizia” campeggia già nel titolo, e in nome di questa amicizia accettiamo con allegria tutte le stravaganze del leader libico nelle sue visite in Italia. Ma se questo è lo spirito del trattato, ci deve essere qualcosa che non va visto che tutta questa vicenda è nata dai contatti che Madghis Buzakhar ha avuto con me e con un altro ricercatore italiano (a sua volta trattenuto a Tripoli per 3 settimane prima di venire rilasciato su pressione della nostra ambasciata). Se siamo “amici”, che senso ha sospettare di chissà quale cospirazione le semplici conversazioni tra privati cittadini italiani e libici, al punto di farne un caso di spionaggio? È così che si “incoraggiano í contatti diretti tra enti ed organismi culturali dei due Paesi” (art. 16)? Teniamo inoltre presente che un intero articolo sui 23 che lo compongono è dedicato al “rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”, e in tutta questa vicenda ci sono molti aspetti che tradiscono un’assoluta mancanza di questo rispetto. Per questo nelle nostre richieste al governo italiano abbiamo richiamato la contraddizione tra quanto stipulato nel trattato e la presente vicenda, suggerendo di vagliare, al limite, anche la possibilità di un “congelamento” del trattato stesso qualora il governo libico intendesse proseguire in questa linea di negazione dei diritti dei berberi in Libia. Ci rendiamo conto che il Trattato ha forti implicazioni economiche, ma in nome degli investimenti non possiamo madare giù qualunque cosa e fingere di non vedere i comportamenti scorretti dei nostri “amici” libici.

Quali risultati pensate di aver ottenuto col presidio e cosa farete ora?

Come già detto, il nostro presidio, di dimensioni contenute ma molto vivace, ha ottenuto lo scopo che si era prefisso, che è quello di dimostrare che l’opinione pubblica internazionale segue questo caso, che il governo libico non potrà continuare a trattare in maniera riservata e senza testimoni. Per il futuro, non abbiamo una “strategia” ben precisa. Sicuramente continueremo nell’opera di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della classe politica su questo caso, che speriamo si chiuda positivamente in tempi brevi. Le autorità libiche hanno preso un abbaglio scambiando un pacifico ricercatore per una spia internazionale. Speriamo che trovino il coraggio di ammettere questo errore e gli permettano quanto prima di ritornare libero a casa restituendogli la biblioteca che aveva pazientemente raccolto in questi anni, in modo da consentirgli di riprendere gli studi che per lui sono una grande passione.

Ad maiora.

 

Fratelli d’Italia? Il film sulla deportazione degli ebrei ora coi sottotitoli in inglese

“Fratelli d’Italia?” è  un film destinato ai giovani e a chi poco sa delle vicende degli ebrei italiani  durante gli anni delle persecuzioni fasciste; un capitolo della storia d’Italia e d’Europa che la scomparsa degli ultimi testimoni mette a rischio di oblio.

Girato presso la Stazione Centrale di Milano, ne sono protagonisti i discendenti dei perseguitati e dei deportati: figli, nipoti, pronipoti, giovani che si rivolgono ad altri giovani per condividere l’impegno di far conoscere e di tramandare le vicende legate ai loro cari.

Nel film, il computer riveste il ruolo simbolico di  contenitore e diffusore della Memoria. Il finale è un inizio, un invito preciso ad assumersi la responsabilità di uscire dall’indifferenza per approfondire, conoscere e divulgare la vera Storia.

Presentato nel 2009 a Milano, “Fratelli d’Italia?” è stato poi diffuso in cofanetto DVD come allegato al Corriere della Sera in occasione della Giornata della Memoria 2010, con 20.000 copie vendute.

La proiezione della nuova versione sottotitolata in inglese (realizzata per la Giornata della Memoria 2011) è stata possibile grazie alla collaborazione fra Beth Shalom, Moving Image, produttore del film, e Teatro Litta, la cui sede vide passare i camion che da San Vittore portavano i deportati alla Stazione Centrale.

“Fratelli d’Italia?” ha la sceneggiatura di Mariella Zanetti, la regia di Dario Barezzi, la fotografia di Salvatore Anversa, la colonna sonora di Claudio Ricordi e le musiche originali di Marzio Arigoni.

Altre informazioni sul sito www.binario21.org.

Il film sottotitolato in inglese sarà mostrato in anteprima a Milano la sera del 23 gennaio. Per prenotare un posto mandare una mail all’indirizzo: bethshalom@libero.it.

Ad maiora.