Month: febbraio 2012

Via Politkovskaja a Milano. Presentata mozione!

La carta intestata reca la scritta Comune di Milano. L’intestazione Mozione, cui a penna è stato aggiunto l’aggettivo urgente.

L’ordine del giorno di questa mozione ha un titolo che è musica per le orecchie: Una via per Anna Politkovskaja.

E’ a firma dei capigruppo di Palazzo Marino (primi firmatari Luca Gibilini, Marco Cappato e Filippo Barberis) e nelle ultime righe – dopo aver preso atto della figura di Anna e considerato il ruolo internazionale di Milano – scrive: “Il Consigio comunale di Milano impegna il Sindaco e la Giunta a individuare una via o una piazza che venga dedicata e intitolata ad Anna Politkovskaja in sua memoria e a esempio”. 

Dunque, si è fatto il primo passo formale per avere via Politkovskaja a Milano. Ora occorrerà l’approvazione dell’aula.

La raccolta firme per fare pressione su Palazzo Marino, prosegue. Siamo a quota 1.720.

Chi voglia aiutare Annaviva mandi una mail a: unaviaperanna@gmail.com

Ad maiora

Da “Meno male che Silvio c’è” a “Gente che non prova invidia”. Nuovo inno Pdl

Durante il vertice di Lesmo (nel quale si è deciso di presentare liste Pdl alle prossime amministrative) Silvio Berlusconi ha presentato il nuovo inno del partito (che dimostra che non dovrebbe cambiare nome).

Ecco parte del testo, diffuso nella notte dall’Ansa.

Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa.

Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, è questo il popolo della libertà.

Grande sogno che ci unisce, un sogno si realizzera’, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincera’ per sempre.

Grande la voglia di votare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà.

Noi siamo il popolo della libertà.

Gente che crede e che lotta, che crede nel sogno della libertà, gente che prende la mano, che guarda lontano, che resisterà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità.

E’ questo il popolo della libertà.

Grande e’ il sogno che ci unisce, il nostro sogno che si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre.

Grande la voglia di lottare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà.

Noi siamo il popolo della libertà, noi siamo il Popolo della libertà.

Ad maiora

Stanno uccidendo la tv (anche col corpo delle donne)

“Il 12 settembre 2009 è stata una giornata particolarmente significativa nella storia della televisione italiana. In piazza del Duomo a Milano sono stati celebrati, con la diretta televisiva di Rai 1, i funerali di Stato di Mike Bongiorno, senza dubbio il più importante personaggio televisivo italiano. La sua morte è stata uno choc per il paese, che l’ha vissuta come una grande perdita, al punto da riservare il rito dei funerali di Stato a quello che in fondo era soltanto un presentatore televisivo”.
Inizia così il libro di Vanni Codeluppi dall’evocativo titolo: “Stanno uccidendo la tv” (Bollati Boringhieri). Un saggio diviso in tre parti nel quale si analizza passato, presente e (possibile) futuro dell’unico elettrodomestico davanti al quale noi Italiani passiamo in media quattro ore al giorno.
Codeluppi ha il merito di aver capito (a differenza di tanti soloni della carta stampata) che internet non ucciderà la tv, ma che i due mezzi di comunicazioni diventeranno “complementari”. Ed è sufficiente, in questi giorni, seguire le sconfitte dell’Inter e i successi di Sanremo con un occhio al piccolo schermo e l’altro alla TL di twitter per capire come la rivoluzione sia ormai arrivata anche alle nostre latitudini.
Il volume di Codeluppi (come quello di Gilberto Squizzato “La tv che non c’è”) cerca di indicare soluzioni per permettere alla Transtelevisione di avere un ruolo propositivo nella nostra società. Il meccanismo dei reality e dei talent ha ormai travalicato i confini e l’autore (docente a Modena e Reggio Emilia) giustamente si chiede “cosa potrà mai imparare un pubblico ignorante se dentro lo schermo guarda soprattutto se stesso. Se la tv instaura cioè un rapporto circolare tra il pubblico che si trova dentro lo schermo e quello collocato fuori”. Codeluppi capisce che questo non avviene per caso: “D’altronde, la volontà di mantenere la popolazione nell’ignoranza rappresenta proprio il cuore del progetto populista appartenente a quella politica contemporanea dalla quale la tv dipende”. È il famoso modello Raiset, nel quale l’unico criterio di valutazione si basa sull’Auditel, con un abbassamento della qualità. Il tutto funzionale a un progetto anch’esso politico: “Imporre al posto della democrazia una “videocrazia”. Cioè una democrazia dove la classe politica è molto attenta alla visibilità e al successo ottenuti sul piccolo schermo, spesso a scapito dell’impegno a risolvere i problemi esistenti nella società”.
L’interessante volume ha una parte centrale nella quale ho riscontrato delle incongruenze.
La prima (ripetuta più volte, con altre forme) è che “la televisione ha introdotto uno specifico linguaggio in cui l’immagine prevale sulle parole, le quali si limitano solitamente a svolgere una funzione di commento. Nella televisione il linguaggio concettuale (astratto) è sostituito da un linguaggio percettivo (concreto) che è infinitamente più povero”. Non è esattamente così. La tv si basa sulle immagini, sull’esperienza personale con cui ci si confronta con la realtà. Le immagini ne sono l’essenza, la forza. Va “usata” bene, non per spettacolarizzare ma per spiegare. Anche il rivolgersi direttamente allo spettatore – che Codaluppi segnala come una degenerazione della comunicazione tv – ne è invece una delle chiavi interpretative.
Il secondo appunto che muovo al libro è quello sull’uso del corpo delle donne nella Transtelevisione (si legga, sul tema, la lettera aperta del blog laventisettesimaora a Morandi, pubblicata oggi sul Corriere). Codaluppi si chiede come mai a un pubblico in larga parte femminile come quello televisivo si fornisca carne femminile nuda a volontà. Rispondendo così: “E’ probabile che la massiccia esposizione di corpi femminili che attualmente caratterizza la televisione italiana funzioni perché riesce a suscitare un processo di identificazione nelle donne. Perché le masse femminili si proiettano con facilità in quei corpi femminili esposti sognando di poter prendere il loro posto, cioè di essere anch’esse oggetto degli sguardi e dei desideri maschili”.
Io credo sia invece frutto della (vecchia) fallocrazia tutt’ora al potere.
Un libro comunque da leggere per chi faccia televisione e per chi non voglia farsi infinocchiare dal piccolo schermo.
Ad maiora

……………
Vanni Codeluppi
Stanno uccidendo la tv
Bollati Boringhieri
Torino, 2011
Pag.110
Euro 13

Eco di Mosca. Dopo le critiche di Putin, il direttore espulso dal Cda

direttore e il vicedirettore di radio Eco di Mosca, una delle poche emittenti giornalistiche rimaste indipendenti in questi anni di putinismo imperante (pur essendo questa stazione controllata da Gazprom Media), sono stati espulsi oggi dal consiglio d’amministrazione dell’emittente.

I giornalisti della radio pensano che questa manovra sia legata alle critiche mosse da Putin contro l’emittente accusata, in modo fine, dall’ex spia del Kgb, di “gettare merda” contro le istituzioni (ossia di fare informazione indipendente):

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=177707&sez=HOME_NELMONDO

“Siamo consapevoli che Gazprom Media non poteva non reagire dopo le parole della leadership russa verso la stazione”, scrivono i cronisti in un comunicato.
Alexei Venediktov, rimane direttore dell’emittente, ma non fa più parte del Cda, appena ridisegnato. ”Tutte queste aggressioni ai nostri danni negli ultimi due mesi, erano chiaramente non casuali”, ha dichiarato il direttore, riferendosi ad un attacco subito dal sito web dell’emittente da parte di alcuni hacker durante le ultime elezioni legislative.

La portavoce di Gazprom Media, Irina Zenkova, ha parlato di cambiamenti che fanno parte di un semplice rimpasto e che non coinvolgono la politica editoriale di Eco di Mosca.

Per Elena Zelinskaïa, vice presidente del sindacato dei mezzi di comunicazione indipendenti, è solo un “avvertimento” verso Venediktov, che dirige la radio dal 1998.

La stazione è riuscita a rimanere uno dei principali mezzi di informazione indipendenti in Russia.

Annaviva nel suo viaggio elettorale a dicembre andò in visita alla Radio. Questo il video:

http://youtu.be/ukMHTcpq_tQ

Ci torneremo a marzo, per le presidenziali.

Ad maiora

#SaveKlubRadio sul Corriere.it

Ieri l’iniziativa di Annaviva per la libertà di stampa in Ungheria.

Oggi l’intervista ad Andras Arato, direttore di Klub Radio di Budapest, sull’home page del Corriere.it

Da non perdere!

http://www.corriere.it/esteri/12_febbraio_12/intervista-direttoreklub-radio-pronzato_8c9605d4-555c-11e1-9c86-f77f3fe7445c.shtml

Ad maiora