Month: febbraio 2011

Rivolte in Maghreb, silenziatore in Corea del Nord

Per capire quanto la rivolta in Maghreb stia facendo paura a tanti i regimi del mondo, basti questa notizia: la Corea del Nord ha sospeso il noleggio di telefonini ai visitatori stranieri. L’obiettivo di Pyongyang sarebbe impedire  la diffusione di informazioni relative alle rivoluzioni che stanno travolgendo un regime via l’altro.
Secondo la stampa sudcoreana, il servizio, che consente di fare chiamate internazionali, era ancora attivo a dicembre, a seguito del lancio avvenuto a fine 2008 attraverso Koryolink, joint venture tra Orascom Telecom Holding, del magnate egiziano Naguib Sawiris, Korea Posts e Telecomm Corea.

Allo stato, i media ufficiali di Pyongyang non avrebbero ancora riferito della situazione in Medio Oriente, non riferendo nemmeno la caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak.

La Corea del Nord vieta ai visitatori stranieri, diplomatici inclusi, di portare cellulari nel Paese richiedendo la consegna di ogni dispositivo di comunicazione al momento dell’ingresso e che sara’ poi restituito alla partenza.

La telefonia mobile anche in Corea del Nord sta vivendo un vero boom: alla fine di settembre 2010 gli abbonati erano piu’ di 300.000 e si stima che entro il 2011 debbano arrivare a quota 1 milione. Tutti i telefonini, anche prima delle recenti rivolte, non erano abilitate alle chiamate internazionali.

La Corea del Nord, considerata da Amnesty una dei peggiori Paesi al mondo per la violazione dei diritti umani, è guidata da Kim Jong-il. E’ succeduto al padre Kim Il Sung. Come altre, anche questa dittatura è nepotista.

Ad maiora.

Fenomenologia di Antonio Di Pietro

Un libro contro Di Pietro. A scriverlo un vecchio liberale come Pierfranco Pellizzetti che nella sua fenomenologia se la prende con quello che ritiene un «sottoprodotto del berlusconismo: il dipietrismo».

Nel volume (edito da manifestolibri), Pellizzetti paragona più volte Silvio e Tonino, che definisce «due egotisti a livello ultra patologico», «miracolati della Seconda Repubblica» che sono «espressione della stessa mentalità di destra». E critica allo stesso modo le formazioni della liste elettorali del Pdl e dell’Idv, dalla Minetti a Scilipoti, coniugandolo a un oggi che un libro a differenza di un blog non può permettersi di avere.

Pellizzetti non risparmia nessuno del partito di Di Pietro, nemmeno De Magistris, che «ha dilapidato il proprio tesoretto di credibilità, quasi un Mariotto Segni in sedicesimi».

L’analisi è a tratti più sociologica che politica (e nella parte politica centrale risulta un po’ noiosa e ridondante): «Pasquale Villari scriveva nel 1983 che nel nucleo profondo della cultura contadina “si sente troppo lo Io e troppo poco il Noi”. Lo ribadiva ancora qualche anno fa il sociologo urbano Robert D. Putnam, riportando a nuovo l’antica profezia di Villari: “Non avete più scampo: o voi riuscite a rendere noi civili, o noi riusciremo a rendere barbari voi”. Analisi antiche e recenti sui retaggi del passato che descrivono perfettamente il mood del nostro Paese quale appare oggi, berlusconiano e leghista. In qualche misura dipietrista».

Il fenomeno Di Pietro – conclude Pellizzetti che collabora col Fatto e con Micromega e che nel volume esprime simpatia col popolo viola – «suona a conferma dell’incapacità del nostro sistema democratico, della società italiana, di produrre autonomamente anticorpi civili: la democrazia come discorso pubblico, come progetto inclusivo per la liberazione dai rapporti di dominio».

Anche io penso (e lo dissi a un amico che si candidò, sfiorando l’elezione, alle Europee per l’Idv) sia più il termometro della crisi repubblicana che la risoluzione. Dal mio piccolo osservatorio di dipendente della televisione del servizio pubblico, mi limito a osservare che dalle mie parti non ho mai sentito dire “quello l’ha raccomandato Di Pietro”. Né, quando ho realizzato servizi su di loro, ho avuto la canea di telefonate di sollecitazione e precisazione che accompagnano invece l’attività politica delle schiere che hanno conquistato maggioranza e opposizione negli ultimi 16 anni di berlusconismo e antiberlusconismo. Per quanto mi riguarda, non è poco.

Ad maiora.

Fenomenologia di Antonio di Pietro

Pierfranco Pellizzetti

Manifestolibri

Roma, 2010

Pagg. 159

Euro: 18

Il St.Pauli vince il derby e continua a far sognare i tifosi


Qualche mese fa raccontammo dell’arrivo nella massima serie calcistica tedesca, la Bundesliga, di una delle poche squadre orgogliosamente antifasciste in Europa: il St. Pauli di Amburgo.

Nee recupero infrasettimanale, i ragazzi che hanno come base l’omonimo quartiere a luci rosse hanno battuto per 1-0 i ben più titolati cugini dell’Amburgo. Ha deciso un gol di Asamoah al sesto minuto della ripresa. Anche l’Asamoah tedesco, Gerald, classe 1978, è ghanese come Kwadwo che gioca nell’Udinese. Ma il primo, naturalizzato tedesco, ha giocato con la nazionale germanica. L’altro, colonna dei friuliani, gioca con la nazionale del Ghana.

Il St Pauli, undicesimo in Bundesliga, è a 28 punti, cinque sopra la retrocessione.

Potrà in questo modo, continuare a sostenere i progetti idrici a Cuba (il bandierone col Che è immancabile in curva) o vendere le magliette con il teschio e le tibie che sono il suo marchio-non marchio e che lo hanno reso noto ben oltre i confini patrii. La tifoseria del St Pauli sembra avere buoni rapporti, in Italia, con quella doriana, ternana e atalantina.

Giusto per dare un’idea di cosa significhi giocare al Millerntorn buttate un occhio a questo video nel quale le squadre entrano al suono di Hell’s Bell degli Ac/Dc:

http://www.youtube.com/watch?v=1YSkoXrabIk

Ad maiora.

Prodi, l’Europa, gli sbarchi e don Colmegna

A sentir parlare don Colmegna e Prodi, non si riesce a distinguere chi dei due abbia più tono politico o curiale. L’ex presidente del Consiglio era a Milano per presentare il libro “Parole nuove per la politica”, curato da don Virginio insieme a Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della Carità.

In una sala dell’Umanitaria decisamente troppo stretta, Prodi ha affrontato tematiche di politica internazionale, dopo la fine dell’unipolarismo americano, sottolineando come di fronte ai problemi crescenti che si affacciano al mondo (acqua, materie prime, immigrazione), manchi un arbitro, l’Onu. Lo si capirà bene tra qualche mese, quando si materializzerà la divisione del Sudan.

L’ex primo ministro ha criticato pure l’assenza dell’Unione europea, che i governi nazionali hanno sacrificato in nome della corsa al sondaggio, della politica dell’oggi anziché rivolta al futuro. Sugli sbarchi di queste ore, Prodi ha detto al nostro governo che “improvvisamente chiede aiuto all’Europa dopo averla a lungo considerata un impedimento”.

La parola è passata a don Colmegna che ha invitato il volontariato ad abbandonare la posizione di mera testimonianza e di “pensare alla politica”. Anche lui ha criticato la “politica delle dichiarazioni” e ha sorriso su quella milanese che “per venti case ai rom ha riunito ministri, prefetti, sindaci e politici a tutti i livelli”.

Poi la chiusa sugli “stili di vita che costruiscono consensi”. D’altronde il libro presentato parla di etica e politica.

Ad maiora.

Tra Montanelli, Ecce Homo e Cattelan, i giovani di Fli contro Il Giornale

Un piccolo ma nutrito presidio di giovani di Fli sotto la sede del Giornale. Fatto allontanare dalla Digos perché bloccava il traffico (in via Negri, dietro Cordusio sono passate però solo due macchine). I giovani di Generazione Italia lasciano momentaneamente il congresso di Fli e vanno a protestare contro quella che chiamano “macchina del fango”.

Portano uno striscione che srotolano dapprima davanti agli uffici del quotidiano fondato dal grande giornalista toscano, poi di fronte alla Borsa (e al mitico dito medio di Cattelan).

“Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano” recita la frase montanelliana, che in realtà citava Arturo Graf poeta noto per gli aforismi raccolti nel suo Ecce Homo (1908).

Gianmario Mariniello, coordinatore di Generazione Giovani, dice che questo flash mob è un modo per far sentire ai dirigenti del Giornale (querelato da Bocchino per stalking) che quel giornale non piace a questi militanti di destra non berlusconiani.

A Bastia Umbra alcuni di Fli furono fotografati mentre leggevano il Fatto quotidiano. In questi due giorni di congresso ho visto invece soprattutto gente col Secolo della Perina (direttrice sempre presente in sala stampa, da mattina a sera).

Ad maiora.