Vladimir Putin

ANNAVIVA NELLA REDAZIONE DELLA NOVAJA GAZETA. PER LE ELEZIONI

Mentre milioni di elettori russi si recano ai seggi per le elezioni parlamentari prosegue la visita della delegazione di Annaviva a Mosca.
Nella redazione della Novaja Gazeta, il giornale che fu di Anna Politkovskaja, Natalia Estemirova e Anastasia Baburova, abbiamo chiesto cosa sta accadendo agli oppositori e come si prevede vada lo scrutinio.
A sentire Nadezhda Prusenkova e Vitali Yaroshevskij, Putin ha davvero una gran paura di perdere voti in questo turno elettorale. Che precede le presidenziali di marzo.
Ecco i video degli incontri.
Buona visione:

Ad maiora

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FILM SU ANNA NEL CENTRO DI MOSCA: CAMBIA IL VENTO ANCHE IN RUSSIA?

Un evento, nella sera che precede il giorno delle elezioni per il parlamento russo, segna più di ogni altro il segno dei tempi.
Per la prima volta questa sera, in un cinema del centro di Mosca (il Khudozhestvennij, in piazza Arbatskaja, a cento passi dal Cremlino) è andato in scena “A bitter taste of freedom” di Marina Goldovskaja.
È un film sulla vita di Anna Politkovskaja. Sulla vita non sulla morte, di cui si accenna solo nelle prime scene quando vengono mostrati i tg sull’omicidio (compreso l’agghiacciante commento di Putin) e i funerali.
Poi la telecamera della sua amica Marina segue Anna in vari momenti della sua vita privata. Si vede una Politkovskaja allegra e sorridente, lontana da quell’immagine di giornalista fanatica che pure è stata rappresentata in questi anni.
Non fa sconti a nessuno Anna però, anche in queste immagini di vita privata, dove non mancano le interviste ai figli (Ilija presente e commosso in sala), la madre, la sorella e anche l’ex marito di cui si raccontano i successi professionali ai tempi della Perestrojka.
Da quelle immagini (commentate da un Gorbaciov molto invecchiato) è iniziato per il pubblico in sala una sorte di seduta psicanalitica di massa. Si vedono scorrere le immagini del fallito golpe, di Eltsin completamente ubriaco in un incontro pubblico e poi le due guerre cecene.
La scelta (condivisibile) della regista è far parlare per lo più donne: cecene che urlano il loro dolore, cecene e russe che difendono i diritti umani, avvocatesse, giornaliste. E persino le amiche di scuola. Donne diverse per raccontare una guerra atroce.
Di Putin dopo le prime inquadrature non si parla più.
Ma quell’applauso (con standing ovation) con cui la sala accoglie la fine del film fa il paio con i fischi che l’uomo forte del potere post-sovietico si è dovuto subire qualche settimana, mentre partecipava a una manifestazione sportiva.
La gente sembra avere aperto gli occhi.
A dispetto di quegli infami (russi) che a una manifestazione di AnnaViva e radicali dopo l’assassinio di Anastasia Baburova e Stanislav Markelov, ci invitavamo a “farci i cazzi nostri”.
Anna sta diventando un simbolo della protesta anche in Russia.
Un motivo in più per invitare tutti a firmare l’appello per chiedere al comune di Milano di dedicare una strada alla grande giornalista nella città che ospiterà l’Expo.
Mandate la vostra adesione a: unaviaperanna@gmail.com
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FILM SU ANNA NEL CENTRO DI MOSCA: CAMBIA IL VENTO ANCHE IN RUSSIA?

Un evento, nella sera che precede il giorno delle elezioni per il parlamento russo, segna più di ogni altro il segno dei tempi.
Per la prima volta questa sera, in un cinema del centro di Mosca (il Khudozhestvennij, in piazza Arbatskaja, a cento passi dal Cremlino) è andato in scena “A bitter taste of freedom” di Marina Goldovskaja.
È un film sulla vita di Anna Politkovskaja. Sulla vita non sulla morte, di cui si accenna solo nelle prime scene quando vengono mostrati i tg sull’omicidio (compresa l’agghiacciante commento di Putin) e i funerali.
Poi la telecamera della sua amica Marina segue Anna in vari momenti della sua vita privata. Si vede una Politkovskaja allegra e sorridente, lontana da quell’immagine di giornalista fanatica che pure è stata rappresentata in questi anni.
Non fa sconti a nessuno Anna però, anche in queste immagini di vita privata, dove non mancano le interviste ai figli (Ilija presente e commosso in sala), la madre, la sorella e anche l’ex marito di cui si raccontano i successi professionali ai tempi della Perestrojka.
Da quelle immagini (commentate da un Gorbaciov molto invecchiato) è iniziato per il pubblico in sala una sorte di seduta psicanalitica di massa. Si vedono scorrere le immagini del fallito golpe, di Eltsin completamente ubriaco in un incontro pubblico e poi le due guerre cecene.
La scelta (condivisibile) della regista è far parlare per lo più donne: cecene che urlano il loro dolore, cecene e russe che difendono i diritti umani, avvocatesse, giornaliste. E persino le amiche di scuola. Donne diverse per raccontare una guerra atroce.
Di Putin dopo le prime inquadrature non si parla più.
Ma quell’applauso (con standing ovation) con cui la sala accoglie la fine del film fa il paio con i fischi che l’uomo forte del potere post-sovietico si è dovuto subire qualche settimana fa nella sua S.Pietroburgo.

Ecco gli applausi:

La gente sembra avere aperto gli occhi.
A dispetto di quei simpatici russi che a una manifestazione di AnnaViva e radicali dopo l’assassinio di Anastasia Baburova e Stanislav Markelov, ci invitavamo a farci i fatti nostri.
Anna sta diventando un simbolo della protesta anche in Russia.
Un motivo in più per invitare tutti a firmare l’appello per chiedere al comune di Milano di dedicare una strada alla grande giornalista nella città che ospiterà l’Expo.
Mandate la vostra adesione a: unaviaperanna@gmail.com
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ELEZIONI IN RUSSIA:VENERDI’ ANNAVIVA A MOSCA

Da venerdì 2 dicembre inizia la missione di Annaviva a Mosca. È la seconda volta che il nostro “turismo responsabile” ci porta nella città dove cinque anni or sono venne assassinata Anna Politkovskaja.

La scorsa volta andammo sulla tomba di Anna e partecipammo a una manifestazione (repressa a manganellate e arresti) dell’opposizione, nell’ambito della cosiddetta “Strategia 31”.

Questa volta sbarchiamo in Russia per le elezioni politiche previste per domenica. Per la prima volta, Vladimir Putin e il suo partito “Russia unita” rischiano di non raggiungere la maggioranza assoluta alla Duma. Segno che nemmeno la museruola messa a gran parte dell’informazione riesce più a nascondere la delusione verso una politica autoritaria. E tardo sovietica.

Il successo russo di questi anni è dovuto al continuo crescere del prezzo delle materie prime (unica merce esortata insieme alle armi da guerra) e ai muscoli mostrati a un’Europa divisa (e spesso complice) e un’America distratta.

Il tutto a scapito dei diritti civili dapprima dei cittadini del Caucaso (Cecenia in primis, sempre a guida Khadirov) e poi di tutta la Federazione.

I fischi che accompagnano in questi giorni Vladimir (amico di Silvio, ma purtroppo non solo) segnano una pesante inversione di tendenza.

Che andremo al raccontare nei prossimi giorni, attraverso questo blog, il sito AnnaViva.com, Facebook, twitter e Youtube.

Stay tuned.

 Ad maiora

LE LETTERE DAL CARCERE DEL COMPAGNO HONECKER

Mentre leggevo gli “Appunti dal carcere” di Erich Honecker mi è cascato l’occhio su un servizio di un giovane collega del Tg1. Da Berlino raccontava l’intrusione del governo tedesco (con un cosiddetto Bundestrojan) nella vita privata dei suoi cittadini, attraverso un sofisticato meccanismo di controllo.

Il governo è quello della Rft (Repubblica federale di Germania). Eppure il giornalista (con immagini al seguito) parlava delle “Vite degli altri” pellicola che racconta il controllo della Stasi sui cittadini della Rdt (Repubblica democratica di Germania). Non è esattamente la stessa cosa. L’Rdt è stata assorbita, dopo la caduta del Muro di Berlino, dalla Rft. Per Honecker, che guidò la Germania socialista per quasi un ventennio, si trattò di Anschluss, un termine non usato a caso.

Il libro di Honecker (uscito in Germania nel 1990 e nel nostro paese solo lo scorso anno per le Edizioni Nemesis) è interessante perché è noto che la storia la scrivono sempre i vincitori. È invece importante leggere il pensiero di chi stava dall’altra parte del Muro di Berlino, e si battuto perché tutto quello che ha rappresentato la Germania socialista non venisse buttata via come un panno sporco. Seguendo la scia del Tg1, a me è venuto in mente quel capolavoro che è “Good by Lenin”. Lì si rideva amaramente. Nel testo dell’ex segretario della Sed (Il Partito socialista unificato di Germania) non c’è invece mai spazio per il sorriso. Anche perché è stato per larga parte scritto in carcere: Honecker processato per i crimini del Muro, verrà scarcerato solo per ragioni di salute e morirà da esule in Cile. Per il socialista tedesco fu la seconda detenzione nello stesso penitenziario di Berlino: il primo era stato durante il nazismo.

Honecker nei suoi appunti carcerari rivendica di non aver perso la fede nel socialismo e insiste sulla lotta di classe (su scala mondiale): «Attualmente teorici e uomini politici di sinistra sono riluttanti a utilizzare l’espressione “lotta di classe”, cosiccome altri concetti della teoria marxista chiari nel contenuto e cercano di sostituirli con un’illusoria guarigione, frutto della capacità autosuggestiva del capitalismo». Nel suo mirino, oggi come allora c’è proprio il capitalismo: «Lo si chiama “economia di mercato” perché si ha vergogna della sua vera natura».

Gli strali del dirigente politico (di una Germania che non c’è più) sono rivolti soprattutto verso Gorbaciov e la sua perestrojika che ha fatto franare tutto il sistema. Ma se la prende anche coi suoi ex compagni di partito che accetteranno compromessi pur di rientrare nel gioco politico della Germania unificata (in particolare Gregor Gysi che invece, personalmente, mi ha sempre fatto ottima impressione – ma io non ho una formazione marxista e quindi non sono indicativo).

Per Honecker il crollo dell’Urss è qualcosa di estremamente negativo. E’ la stessa opinione di Vladimir Putin che non a caso guida oggi la Russia con le stesse forme di controllo dei vecchi regimi socialisti.

In queste ore in cui il capitalismo finanziario vacilla (grazie anche al rating di improbabili società di revisione) le parole di Honecker non suonano però a vuoto.

Senza dimenticare, comunque che loro applicazione lasciò devastata la parte orientale della Germania (seppur, come puntualizza Honecker, dotata di buoni servizi sociali).

Ricordo quando – con l’amico e collega Walter Padovani – ai primi anni Novanta, fummo ammessi nelle sale dove gli spiati dal regime dell’Rft potevano leggere i fascicoli che li riguardavano. Dell’apertura degli archivi della Stasi mi sono rimaste impresse le tante lacrime che cadevano su documenti e fotografie: condensavano la sofferenza di chi scopriva – carte alla mano – che non solo tutta la sua vita era stata spiata, ma che in parte era stata deviata anche dal regime (con finte amicizie, finti fidanzati, finte vacanze) per carpire informazioni.

Ricordi giornalistici che mi fanno leggere con un po’ di distacco il testamento politico del compagno Honecker.

Ad maiora

……………

Erich Honecker

Appunti dal carcere

Edizione Nemesis

Milano, 2010

Pagg. 146

Euro 8