Vladimir Putin

Putin irride l’opposizione. Che insiste: via il presidente della Commissione elettorale

Il primo ministro russo Vladimir Putin ha respinto le richieste di colloqui con i leader dell’opposizione che hanno portato decine di migliaia di persone in piazza per chiedere la fine del putinismo.

Vladimir Putin, incontrando i giornalisti, ha detto di non sapere cosa vogliano i manifestanti cui si è rivolto in modo – more solito – sprezzante: “Dovrebbero formulare una sorta di piattaforma comune e una posizione comune, in modo che sia possibile capire a cosa ambiscano”. “C’è una piattaforma comune? No. Chi è lì per parlare e di cosa?’.

Putin non è stupido. Sa che la sorta di Cln nato nelle piazze moscovite è estremamente eterogeneo e ha un punto principale di aggregazione: il desiderio che Putin torni nella sua dacia dove potrà esercitarsi nelle attività ginniche che preferisce.

La seconda richiesta collettiva delle opposizioni è quella di ripetere le elezioni politiche viziate da numerosi ed evidenti brogli. Occorrerebbe anche cambiare legge elettorale. Il porcellum russo è peggio che una porcata e, oltre allo sbarramento del 7%, impedisce aggregazioni prelettorali e di fatto la nascita di nuovi partiti.

Le opposizioni chiedono però soprattutto, in queste ore, una vittima simbolica, ossia la testa di chi guida la commissione elettorale:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20111224_00094_NE.shtml

Vladimir Churov, presidente della Commissione elettorale, è d’altronde un putiniano di ferro. Ha lavorato al Comune di Pietroburgo e poi con Vladimir Putin. E’ stato anche membro della Duma per il partito “liberale” di Zhirinovskij.

Essendo laureato in fisica, per poter nominare Churov a guidare la commissione elettorale, lo staff di Putin ha dovuto cambiare la norma che prevedeva una laurea in legge per ricoprire quell’incarico.

Putin sta d’altronde cercando di serrare le fila per arrivare indenne alle presidenziali di marzo quando spera di conquistare il terzo mandato (non consecutivo).

Churov, rimanendo al suo posto, potrebbe dare quell’aiutino che permetta al buon Vladimir di evitare un imbarazzante ballottaggio.

Ad maiora.

L’opposizione russa in piazza. Pensando a Khodorkovskij

Mentre Putin mostra i muscoli (altro non sa fare) ricordando di avere la maggioranza (ma dorvà dimostrarlo alle presidenziali di marzo) l’opposizione russa si prepara ad altre manifestazioni di protesta.

La Russia diventerà comunque un “paese normale” (mi spiace citare il leader Massimo) quando rimetterà in libertà Mikhail Khodorkovskij, in cella solo per essersi opposto a Putin.

L’ex oligarca è stato vittima di un processo irregolare come ammesso dallo stesso Consiglio dei diritti russo:

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/12_dicembre/21/russia_consiglio_diritti_annullare_ultima_condanna_khodorkovsky,32908170.html

L’uomo (che ha subito due condanne e non ha mai potuto usufruire di alcuno sconto di pena, pur incensurato) non ha ovviamente potuto partecipare alla gigantesca manifestazione moscovita di sabato.

Per lui, sul palco, ha preso la parola il suo legale, Yuri Schmidt:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20111224_00004_NE.shtml

Molti manifestanti issavano l’icona di Khodorkovskij, quasi fosse un progioniero politico:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=353&ID_articolo=3&ID_sezione=761

L’ex oligarca, prevede la moglie, rimarrà in cella fino a quando Putin resterà al potere.

Dovesse essere scarcerato, sarebbe infatti un candidato alternativo certo più credibile di Prokhorov (che sabato è rimasto ovviamente nella sua dacia).

Ad maiora

Putinismo in crisi. L’intervista di ieri. Oggi la traduzione in russo.

Giusto per non farci mancare nulla.
Ieri l’intervista al quotidiano italiano Europa sulla crisi del

Mia intervista al quotidiano Europa sulle elezioni in Russia

Oggi tra sua traduzione in russo: http://www.inosmi.ru/politic/20111214/180312082.html
Quando, con AnnaViva torneremo a Mosca per le presidenziali, mi aspetto un tappeto rosso…

Ad maiora

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Pur senza la maggioranza dei voti, Putin e Russia Unita controlleranno la Duma

Il partito di Putin non supera la maggioranza degli elettori (metà della quale è rimasta a casa, malgrado le temperature autunnali)’ ma grazie al terribile meccanismo elettorale, conquista la maggioranza assoluta dei seggi alla Duma, la Camera bassa russa.
Russia Unita si ferma al 49,5% dei voti, ben al di sotto di ogni previsione: conquista 238 seggi su 450.
In Russia infatti, da quando il putinismo detta legge, è cambiata la procedura elettorale: non solo lo sbarramento è al 7% ma ai partiti è, di fatto, anche impedito unirsi prima della corsa ai seggi. Un sistema anti-democratico che rende ben poco rappresentativo il parlamento.
Dove comunque la parte del leone la faranno i comunisti. In calo irreversibile di consensi dalla fine dell’Urss, raddoppiano i voti (19,1%) e i seggi (malgrado le denunce di brogli). Viene premiata la loro ferrea opposizione a Putin, la stessa che ha spinto tra le loro braccia molta di quella intellighentsija che mai avrebbe pensato di tornare a votare per un partito comunista nel dopo URSS. (Non centra nulla – ma forse sì – ma guardate come i neo campioni brasiliani del Corinthias hanno salutato la scomparsa del grande Socrates: http://www.youtube.com/watch?v=JxP4XFsh3L4).
Cresce anche il voto (un po’ xenofobo) ai liberal-democratici (13,1%) e ai socialdemocratici di Russia Giusta (11,6%) che aumentano i consensi forse anche per aver rotto l’alleanza con Putin.
È passato dunque lo spirito di parte dell’opposizione che invitava gli elettori a votare quei partiti che avrebbero potuto conquistare seggi.
In questo senso non stupisce la sconfitta di Jabloko, il partito liberale che ha ammorbidito le sue posizioni verso Putin e che, sempre per la stramba legge elettorale, anche se non raggiungerà il quorum, potrebbe ottenere un seggio, “donato” da Russia Unita.
Per capire come funziona il paese, il partito di Putin ha stravinto in Cecenia, dove Ramzan Kadyrov governa col pugno di ferro: 99,2% (era 99,9% allo scorso voto). I comunisti qui si fermano allo 0,15%. Davvero poco credibile.
Ad maiora

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Elezioni russe. Per Putin in forse anche la maggioranza alla Duma!

Russia unita, il partito di Putin, perde davvero le elezioni e non raggiunge nemmeno la maggioranza assoluta dei votanti. Il partito-stato, dopo che sono state scrutinate il 90% delle schede, avrebbe raggiunto il 49,7% dei consensi. Tradotto in seggi all’interno della Duma, significherebbe 220 seggi su 450. Nella Camera bassa fino a ieri ne aveva ben 315, i due terzi degli eletti che permettevano a Putin di fare quel che voleva.
Bassissima l’affluenza alle urne: 50,41%, in calo di 15 punti rispetto alle scorse elezioni. Un segnale di sfiducia verso il tandem Putin-Medvevev, ma in generale verso tutti i partiti in campo, in un sistema politico bloccato dal putinismo. Al regime comunque non sono bastati nelle ultime ore né gli arresti dei pochi manifestanti né l’oscurare i siti di informazione (tra cui quello degli amici della radio Eco di Mosca).
Come gli incontri di Annaviva avevano intuito, grosso successo del Partito comunista che raddoppia i voti e conquista il 19,15% dei voti. La terza forza sono i nazionalisti liberaldemocratici con l’11,9% e Russia Giusta (centro sinistra in salsa russa) all’11,6%.
Putin e Medvedev in conferenza stampa hanno detto che il loro resta il “partito guida”. Non più onnipotente come prima però.
Ad maiora

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