In poche ore ieri la Shalabayeva (espulsa in fretta e furia qualche settimana dalle autorità italiane verso il Kazakhistan) ha ricevuto nella sua casa di Almaty la visita dell’inviato del Giornale Fausto Biloslavo e di una delegazione di parlamentari Cinque stelle. Questi ultimi hanno anche trasmesso in streaming l’intervista (che ora si trova sul blog di Beppe Grillo).
Il doppio incontro dimostra che il regime kazako non era tanto interessato alla donna, quanto al marito. E’ stata portata (dopo incredibili e indebiti pressioni) solo come ostaggio per fare pressione sull’uomo, ricercato per ragioni economiche e politiche.
Fatta sparire la Shalabayeva forse il regime kazako pensava che Ablyazov cercasse di raggiungerla.
L’arresto del’uomo in Francia è invece avvenuto sempre seguendo una donna, un’altra però: il suo avvocato che l’avrebbe raggiunto in Costa Azzurra.
L’assurdità dell’espulsione dal nostro paese della moglie del dissidente kazako risulta ora ancora più manifesta. Speriamo che il meritorio blitz di M5S possa permettere alla Shalabayeva di lasciare il Kazakhistan e tornare presto in Italia.
Ad maiora
Francia
Visitare la Camargue

La Camargue è il posto ideale per chi ama la natura. Io ci ero stato lo scorso millennio e devo dire che col passare del tempo non ha perso la sua dimensione “selvaggia” (con lumache persino sui segnali stradali).
Se volete passare qualche giorno qui, nel sud della Francia, ci sono cose che non potete non fare o vedere.
Partiamo dall’albergo.
Con Booking, scegliendo in base ai giudizi dei clienti (e alla frase “si organizzano uscite a cavallo”) siamo finiti al’Auberge de La Fadaise (sulla strada da Arles, tra i primi che si incontrano, sulla destra). È un posto molto accogliente e si trova praticamente alla spalle di uno quei maneggi che organizzano le passeggiate a cavallo. Il posto ideale per Martastica. Non c’è Wifi ma il proprietario è gentile e le stanze (che dall’esterno paiono stalle) semplici e – abbastanza – pulite. Ah, c’è una piccola ma godibile piscina per gli ospiti. Dopo il bagno, guardate dalle finestrelle che si trovano sul muro: osserverete una colonia di fenicotteri rosa.
Il costo è di 61 euro a notte. La colazione costa 7 euro e consta di brioche, baguette, marmellate, spremuta d’arancia, yogurt e una bevanda calda (non è stagione, ma la cioccolata è ottima).

A cavallo.
Mentre attraversavo le distese della Camargue pensavo a quanti detti popolari siano rimasti nella nostra lingua anche se pochi ormai cavalcano: siamo a cavallo, a caval donato non si guarda in bocca etc. Un tempo questo era il mezzo di trasporto per tanti.
Due ore in sella, almeno per me, non sono poche. Mentre si cavalca il vento (una costante qui)impedisce di sentire gli altri e ti obbliga a guardarti intorno e a pensare. Da guardare c’è molto: oltre a tenere a bada il cavallo (si fermano a mangiare in continuazione, soprattutto quando capiscono che avete le briglie in mano ma non sapere come usarle) osserverete uccelli selvatici e mandrie di cavalli e tori (qui li allevano per mangiarli o farli combattere, non so cosa sia peggio).
Comunque sia, il giro a cavallo in Camargue è una esperienza da fare. Anzi, da ripetere se ce ne sarà l’occasione.

La nostra passeggiata a cavallo era organizzata da Le Petit Ranch de Marie (lepetitranchdemarie@laposte.net)
Sono tutti molto gentili e professionali (vi forniscono il cap, obbligatorio e vi istruiscono su come salire, scendere e andare a cavallo, che comunque va al passo).
Chi guidava la nostra comitiva a cavallo (eravamo in quattro) fumava in continuazione: insomma, come portare sul cavallo i tic che si hanno in macchina.
Il costo di due ore è di 30 euro, ma credo sia il modo migliore per vedere l’interno della Camargue. Unica alternativa: la bici. Ma non so quale sia più faticosa.
Il resto della natura. Cavalli a parte, se venite da queste parti non mancate il Parco Ornitologico (si trova proprio davanti all’Albergo Fadaise, dall’altra parte della strada): http://www.parcornitolotique.com. Ci sono due percorsi. Il primo, più breve (2,6 Km) è il più affollato, di persone, ma anche di uccelli.

Qui vicino centinaia di specie. Ma rimarrete incantati a guardare soprattutto i fenicotteri rosa. Sapendo che non sarei riusciti a descriverli, li ho filmati:
Nel parco potete osservare anche mandrie di cavalli bianchi e di castori europei.
La seconda tratta del parco è più selvaggia (camminerete in mezzo a farfalle e libellule) e vi mette più a contatto con questa regione poco abitata. I 4,3 km di cammino scoraggiano quasi tutti. Spero non chi legge questo post.
In città.
Saintes-Marie-de-la-Mer è la classica cittadina che si trasforma in estate riempiedosi di persone e di locali.

Non si contano i ristoranti dove si può mangiare all’aperto intorno alla chiesa di Notre-Dame. Qui c’ero stato anni fa, ai tempi di Europa (quanto mi manca, stupefacente che non sia stata sostituita da niente di neanche lontanamente simile) e avevo fatto un reportage sull’incredibile raduno degli zingari che si chiude con la processione fino al mare:
La sera, comunque, anche d’estate, se c’è qualche nuvola, si osserva un cielo che definirei africano.

Cosa mangiare.
Nell’elenco di ristoranti vegetariani gentilmente fornitomi dall’ufficio stampa dell’Ente per lo sviluppo del turismo francese, mancavano posti a Sainte-Marie-de-la-Mer. La cosa non mi stupisce. I ristoranti qui si alternano tra quelli che hanno come specialità la carne di toro e quelli con le cozze o frutti di mare.
Ci siamo quindi orientati verso una creperie (“La pequelette”, sul lungo mare) dove con una decina di euro e testa si possono mangiare omelette o crêpes, dolci e salate.

Per pranzo, se avete la macchina, abbandonate la statale Arles-Ste Marie e raggiungete Albaron per Le Paty de la Trinitè (cldeconbe@wanadoo.fr). La pizza (anche al Roquefort, come ho provato io) è cotta a legna ed è niente male e si pagano poco più di 10 euro a cranio. È aperto tutto l’anno. Decorato con la classica croce della Camargue.
Solo d’estate, a Sainte-Marie-de-la-Mer non perdetevi il gelato di Al’ma sul Boulevard De Gaulle. Il gusto alla lavanda vi farà terminare in dolcezza la vostra avventura provenzale.

Da non dimenticare.
In questa area paludosa fanno “vacanza” anche le zanzare. Chiudete sempre le finestre quando lasciate l’albergo e usate sostanze che le tengano lontane.
Ad maiora
Verso Gibilterra: suggerimenti?

Settimana prossima io e Marta andremo a Gibilterra in auto. La vacanza sarà anche e soprattutto il viaggio (di cui scriveremo), toccando il sud di Francia e Spagna?
Avete suggerimenti da darci? Ristoranti vegetariani da suggerire? Spiagge imperdibili?
Siamo qui.
Tenete conto che la prima tappa sara in Camargue (per i cavalli, ovviamente) e che salteremmo Barcellona, dove siamo entrambi stati.
Intanto grazie.
Ad maiora
Ps. La foto si riferisce all’ultimo tramonto che abbiamo visto in Egitto. 🙂
Corsi e ricorsi. Da Silvio a Gérard
Depardieu è fuggito dalla Francia socialista per non pagar le tasse.
Qui spiega il perché .
Sfoggiando la stessa giacca (pur senza maniche) che abbiamo già visto indossare da un (allora sorridente) ex presidente del Consiglio italiano.
L’aquila (neo)imperiale russa piace.
Ai galli.
Ad maiora
La mia Mosca, tra Anna e Piero
Ripubblico gli “appunti moscoviti” scritti dopo il viaggio russo di Annaviva nell’agosto del 2008.
Ad maiora
………………
Cosa mi ha impressionato di più di questa “gita” a Mosca di Annaviva nell’ambito di questa campagna di “turismo responsabile” che abbiamo lanciato? Non è facile a dirsi.
Forse la scrivania di Anna Politkovskaja alla “Novaja Gazeta”. Lì ne ho percepito l’assenza, il vuoto incolmabile. Forse più lì che al cimitero dove pure un foglio di marmo bianco con cinque buchi (a rappresentare i 5 colpi di pistola che credevano di farla tacere per sempre, non pensando che la sua morte avrebbe reso immortali i suoi scritti) orna la sua tomba, accompagnata da una foto in cui Anna sorride.
Un cimitero davvero bello anche se fuori mano (capolinea del metrò viola e pullman per raggiungerlo), pieno di tombe di militari o ex militari. Quegli stessi con cui Anna discuteva da viva e chissà, magari discute anche da morta.
La redazione della Novaja ha una sorta di museo all’ingresso. Foto di caduti, monitori di colleghi uccisi. È la redazione di un paese che nell’indifferenza esterna (e interna) che ha dichiarato guerra alla libertà di stampa. E anche alla libertà di manifestare. Il 31 di ogni mese le opposizioni manifestano per chiedere la difesa dell’articolo 31 della costituzione della Federazione russa. Lo chiamano il “rally delle opposizioni”. Ed è proprio un rally nella burocrazia neo sovietica del comune di Mosca che ogni volta vieta la manifestazione con motivazioni risibili. Il 31 agosto piazza Triumfal’naja era stata assegnata già a dieciciclistidieci che si sono esibiti in mezzo a un esercito di polizia, di forze speciali, di telecamere e fotografi e qualche decina di manifestanti. 80 dicono gli organizzatori e non mi parte fossero di più. 80 (molti dei quali giovani e anziani dei NazBol, i Nazional Bolscevichi) comunque coraggiosissimi, pronti ad essere arrestati in malo modo da omoni vestiti in mimetica solo se perché sollevavano un cartello o cantavano provocatoriamente in faccia agli uomini in divisa. Nel complesso sembrava una manifestazione nel cortile centrale di un carcere. Mi ha ricordato il centro di San Vittore, quando viene l’arcivescovo in visita. Le braccia protese dei detenuti si mischiano e faticano a toccare il prelato. Gli agenti della polizia penitenziaria italiana comunque si comportano molto meglio coi detenuti che gli Omon con i manifestanti non autorizzati (ieri l’Altra Russia, qualche tempo fa il gay pride vietato dall’omofobo sindaco di Mosca).
Quando Berlusconi dice che quelli che scendono in piazza contro il suo amico Putin sono solo pochi esagitati, dovrebbe farsi un giro a Mosca in un 31 del mese. Mettersi in un bar di fronte a dove si schierano migliaia di agenti non per reprimere un corteo di hezbollah armati, ma per qualche decina di pacifici manifestanti . E’ una lezione di democrazia quella che ci han fornito quei pochi manifestanti, molti dei quali comunisti. Ed è stato molto divertente e istruttivo inviare su twitter le foto dei numerosi arresti che mi sono capitati sotto l’Iphone. Il telefonino è di fatto una redazione ambulante, necessario direi per chiunque non voglia fare il giornalista impaludato in attesa di indicazioni e censure dai capi e di veline e comunicati stampa.
La visita al mausoleo di Lenin è sempre istruttiva. Coi suoi soldatini che ti invitano al silenzio e a star poco di fronte al padre di tutto questo disastro che, come si vede, non è finito con la fine dell’Unione sovietica. Non una scritta marxista-leninista, non un simbolo di falce e martello è stato tolto nel paese che piace tanto al nostro primo ministro. Nelle metropolitane in questi giorni, per completare l’opera, hanno anche riesumato vecchie scritte di Stalin. In fondo la missione dell’agente Putin prosegue senza sosta. E sono pochi i russi che si lamentano. Non c’è l’abitudine. Nemmeno quando Stalin fece abbattere la cattedrale di Cristo Salvatore (ora ricostruita). Sulla vicenda ha scritto il compianto Ryszard Kapuscinski in Imperium: “Lasciamo un attimo spaziare la fantasia. E’ il 1931. Immaginiamo che Mussolini, a quel tempo capo del governo, ordini di distruggere la basilica di San Pietro a Roma. Immaginiamo che Paul Doumer, l’allora presidente di Francia , faccia demolire la cattedrale di Notre Dame a Parigi. Immaginiamo che il maresciallo Pilsudski faccia distruggere il santuario di Jasna Gora a Czestochowa. Riusciamo a immaginare una cosa del genere? No. (…) E gli abitanti di Mosca che dicono (a quel tempo sono tre milioni)? Dopotutto si sta buttando giù il loro San Pietro, la loro cattedrale di Notre Dame, il loro santuario di Jasna Gora. Che dicono? Non dicono nulla. La vita continua. La mattina gli adulti vanno al lavoro, i bambini a scuola, le nonne si mettono in coda. Ogni giorno qualcuno viene portato via di casa, un conoscente e’ prelevato sul lavoro, un vicino sparisce. E’ la vita”.
Credo che l’assenza della classe media (capace di indignarsi per le scappatelle del premier come delle molestie del direttore del giornale dei preti) in Russia sia sempre un lascito dei comunisti. Molti imprenditori e commercianti infatti fuggirono durante la rivoluzione e gli altri furono fatti fuori. Come ricorda un mio caro amico socialista, alla fine del franchismo la Spagna si trovò con industria e commercio. Alla fine dell’Unione sovietica, il paese si trovò con i negozi vuoti.
L’assenza della classe media, l’ho percepita al cimitero Troekurovo, dove in pochissimi abbiamo festeggiato il mancato cinquantunesimo compleanno della Politkovskaja. Familiari a parte, eravamo più italiani che russi. Ci sarà più gente il 7 ottobre, ci hanno assicurato. E nel 2010 spero che il “turismo responsabile” di Annaviva (e “Critica sociale”) riesca a organizzare un altro viaggio in Russia in quella data.
Ma voglio chiudere questo shangai di sensazioni con qualche nota positiva.
Gli incontri con la redazione della Novaja Gazeta e con i dirigenti dell’ong Memorial, mi hanno veramente aperto il cuore.
Persone gentili e di buon senso, felici che qualcuno venuto da lontano si interessasse alle loro battaglie per la libertà di stampa e per la memoria. Sono due facce della stessa medaglia l’organizzazione che si batte per i diritti umani e il giornale di Anna che fa informazione senza dover rispondere al putinismo imperante. Rappresentano davvero l’altra Russia, minoritaria fin che si vuole, ma coraggiosa, ardita. La mia formazione gobettiana mi ha fatto pensare a Rivoluzione liberale il giornale torinese che sfidava il fascismo negli anni della sua nascita. C’era già stato l’assassinio di Matteotti ma tanti italiani stavano in silenzio di fronte alla violenza fascista, ai soprusi della camice nere, alle botte ai manifestanti, alle sedi sindacali e di partito violate da sgherri tollerati dalle autorità. Piero Gobetti e pochi altri avevano capito da subito cosa sarebbe diventato il regime mussoliniano. Non avevano avuto bisogno delle leggi razziali e dell’entrata in guerra per capire dove avrebbe condotto il Paese. Erano pochi gli antifascisti al tempo. Sono pochi gli antiputiniani in Russia oggi. Ma io sono certo che un giorno vinceranno e che il 7 ottobre di ogni anno tante persone si raduneranno per ricordare Anna Politkovskaja, martire della libertà.





