Molti colleghi farebbero bene a riprendersi in mano i giornali di un anno fa esatto. Era il primo anniversario dell’omicidio di Natalija Estemirova nel Caucaso. Poche ore prima il presidente russo Medvedev aveva dichiarato che era stato individuato il killer della collaboratrice di Memorial e della Novaja Gazeta. Stampa e siti (forse anche qualche tv) rilanciarono senza dubbio alcuno quella dichiarazione propagandistica. “Estemirova: individuato il killer”, suonavano più o meno tutti così i titoli. Senza un punto di domanda. Che oggi, secondo anniversario dell’omicidio (impunito, ovviamente) diventa grande come una casa. E ha generato altri punti di domanda.
Se avevano individuato il killer, dov’è ora? Come è che non è in carcere?
Come è che non viene diffuso l’identikit? Per non danneggiare le indagini? Come se non fossero già danneggiate da chi ha venduto la pelle dell’orso (simbolo peraltro di Russia Unita, il Partito al potere) senza prima averlo catturato. Certo che, nel flusso continuo e costante di “notizie” la politica dell’annuncio basta a rassicurare l’opinione pubblica.
L’ong russa Memorial ha consegnato ieri al Cremlino un documento nel quale accusa gli investigatori di aver lavorato male su questo caso, di aver voluto coprire qualcuno, ragionevolmente vicino al presidente ceceno (filo russo) Ramzan Kadyrov:
http://www.rferl.org/content/rights_groups_russia_estemirova_murder/24265390.html
D’altronde, l’Estemirova fu rapita il 15 luglio 2009 a Grozny, Cecenia, e trovata assassinata in Inguscezia, cinque posti di blocco più in là. Difficili da superare con un ostaggio a bordo.
A due anni dall’assassinio della collega, siamo ancora qui a chiedere giustizia.
Ad maiora.
Cecenia
Berlusconario, non solo gaffe
Un volume dove vengono riassunte e pubblicate in fila, una dietro l’altra (assemblate per temi e commentate) tutte le frasi più rilevanti dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. “Berlusconario” è una sequela di gaffe (molte delle quali, a dire il vero volute) di SB. A curarlo per la casa editrice Melampo due giornalisti: Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli.
Un volume che è interessante da leggere in questi giorni durante i quali si intravede la fine del ventennio berlusconiano (anche se il passaggio di consegne, temo, non sarà indolore). Una serie di frasi su cui si è costruito il mito berlusconiano e che ora – improvvisamente – sembra non riscuotere lo stesso successo di qualche anno fa. Ma si sa: molti italiani sono cortigiani, pronti a ridere alle battute dei potenti, capaci anche un istante dopo di sputargli in faccia una volta che il potente sia caduto a terra.
Nelle prime pagine del libro c’è una frase (tutt’altro che una gaffe) che il nostro pronunciò in Bulgaria il 18 aprile 2002: «Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Parole senza appello che portarono alla cacciata dei tre (anche se proprio in questi giorni gli allora dirigenti cercano di sminuire la portata di quell’editto).
Interessante, nell’anno del ritorno alla vittoria del Milan (vera grande macchina di propaganda: non a caso gli investimenti maggiori sono fatti con supposte e sperate finalità elettorali) alcune frasi che connotano bene i sentimenti di Berlusconi verso la sua squadra di calcio: «Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male». (30 marzo 1994); « Tutte le cose di cui mi occupo sono profane: ma il Milan è sacro» (27 luglio 1988). Ce ne è anche una che riassume due dei suoi grandi amori (o malattie a sentire l’ex moglie e i suoi amici):«Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano». Una frase detta il 4 febbraio 1986 ma che l’ex presidente del Milan (è l’unica carica per cui abbia dovuto rinunciare in nome del conflitto d’interessi) avrebbe potuto pronunciare anche domenica scorsa mentre la maggioranza degli italiani votava e lui si riposava in Sardegna. Ma lui, come ebbe a dire il 13 luglio 2003 è «un galantuomo, una persona perbene,, un signore dalla moralità assoluta».
La bocciatura da parte degli elettori del legittimo impedimento, obbligherà il presidente del Consiglio a presenziare alle sedute dei numerosi processi in cui è incappato. Tanto da spingere ad affermare (9 ottobre 2009): « In assoluto il maggio perseguitato giudiziario della storia».
Le frasi roboanti sono sempre piaciute al nostro presidente. Capace di indignare persino uno come Vespa di fronte a questa affermazione: «Credo sinceramente di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.». (10 settembre 2009.)
Oltre a quelle sul Milan, per il sottoscritto, quelle più gustose sono le frasi relative alla Russia e alla Cecenia. La difesa berlusconiana dell’amico Putin è senza vergogna: «Voi comunisti non cambiate mai. Putin è fieramente anticomunista perché ha subito l’assedio di Stalingrado e ha avuto la famiglia sterminata» (23 dicembre 2006). Frase che spinge Belfiori e Santelli a precisare: «Peccato che l’assedio di Stalingrado avvenne nel 1942, Putin è nato nel 1952 e i suoi genitori sono sopravvissuti alla guerra. E soprattutto l’amico Putin fu agente segreto e dirigente del Kgb dal 1975 al 1991». In ogni caso l’assedio fu nazista e quindi semmai sarebbe diventato antifascista, antinazista.
Lascia invece senza parole, rileggere quanto Berlusconi disse il 7 novembre 2003, nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea: «In Cecenia c’è stata un’attività terroristica che ha prodotto molti attentati anche nei confronti dei cittadini russi. Non c’è mai stata una risposta corrispondente da parte della Federazione russa che ha subito questi attentati senza nessuna reazione». (7 novembre 2003). Lo dice nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea. Volutamente ignaro delle numerose sentenze europee sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito russo nel Caucaso.
Il libro, pieno di commenti sagaci, che sarebbe perfetto per l’Ipad. I numerosi riferimenti a youtube sarebbero fantastici se con un doppio tocco di indice si potesse vedere l’abbraccio tra Berlusconi e Bush (con tanto di crollo del palco) o la Regina inglese che lo rimprovera perché cerca di attirare, urlando Obamaaa, l’attenzione dell’attuale presidente americano. Non l’aveva ancora preso da parte per raccontargli la dittatura dei magistrati di sinistra in Italia. Ma questo sarà forse materia di altri libri. Magari digitali.
Ad maiora
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Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli
Berlusconario
Melampo editore
Milano, 2010
Pagg. 232
Euro: 13
Serata in ricordo di Natalija Estemirova
Venerdì sera (20 maggio) l’associazione Annaviva organizza una serata in in ricordo di Natalija Estemirova.
Ci troveremo dalle 20.45 alla Libreria Popolare di Via Tadino 18 a Milano.
La scorsa estate il prendente Medvedev annunciò che erano stati individuati i killer della giornalista russa uccisa tra la Cecenia e l’Inguscezia nel luglio 2009. La stampa di tutto il mondo (e anche la distratta politica internazionale) si accontentò di quella dichiarazione propagandistica. Sono passati dieci mesi e i killer, sempre che fossero stati veramente individuati, se ne vanno a spasso per la Federazione Russa o magari per l’Europa.
Assassinata a colpi di makarov 9 mm, la stessa arma che usarono per uccidere Anna Politkovskaja. Una pistola un tempo in dotazione alle forze armate sovietiche. Per Natalija come Anna, stranamente, non sono mai stati trovati gli esecutori materiali.
Le due giornaliste erano d’altronde attive sul fronte dei diritti umani ed erano invise a quel presidente ceceno (l’impresentabile Ramzan Kadyrov) grazie ai cui petrorubli si è assistita qualche giorno fa alla patetica partita di calcio che ha visto protagonista anche Maradona. Triste esempio di uno spettacolo globale del quale lo sport è uno dei principali motori.
Di questo e di altro parleremo venerdì sera a Milano. Ascoltando Fabrizio Ossino, che si è da poco laureato alla Sapienza di Roma con una tesi su come i media europei hanno coperto l’omicidio Estemirova.
Con imbarazzanti risvolti anche per il giornalismo nostrano.
Vi aspettiamo.
Ad maiora
Premiata Ong russa che difende i civili in Cecenia
A Dublino, Mary Robinson, presidente della Mary Robinson Foundation — Climate Justice, ha conferito l’annuale premio “Front Line” per i difensori dei diritti umani a rischio (“Human Rights Defenders at Risk”) all’ong russa Joint Mobile Group attiva nel Caucaso dove, malgrado i rischi per la loro vita, non ha interrotto le indagini sulla tortura e sugli scomparsi. Non li hanno fermati gli omicidi di Natalija Estemirova (giornalista, attivista di Memorial, rapita in Cecenia e trovata assassinata in Inguscezia il 16 luglio 2009) e della coppia Zarema Zadulaieva e Alik Dzhabrailov (attivisti dell’ong Salviamo la generazione, assassinati a Groznij l’11 agosto 2009). Questi delitti (come quello di Anna Politkovskaja) rimangono – colpevolmente – senza colpevoli.
Per capire le attività del Joint Mobile Group è sufficiente guardare questo video:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ksNF6IuIPGM
Nelle motivazioni del premio è scritto: “Il lavoro del Joint Mobile Group è un esempio che fornisce ispirazione a chiunque voglia, nonostante le pressioni e i rischi, continuare a difendere la giustizia, la verità e lo Stato di diritto. È la negazione di accesso alla giustizia, che consente tiranni a prevalere. Questo è il motivo per il lavoro dei difensori dei diritti umani come il Joint Mobile Group così importante”.
Questo il sito di Frontline che ha istituito il premio:
http://www.frontlinedefenders.org/
Questo invece, quello dei premiati:
http://www.rightsinrussia.info/home
Non mancate.
Ad maiora.
Ad maiora.
Anna Politkovskaja a fumetti: la storia continua
“Anna Politkovskaja è diventata una figura eroica. Eppure, lei faceva soltanto il suo mestiere: la giornalista”. Così, in poche parole, Ottavia Piccolo descrive la cronista russa assassinata da sconosciuti, a Mosca, nel 2006. Poche parole per raccontare una lunga storia che la stessa Piccolo ha reso viva col suo spettacolo teatrale (Donna non rieducabile, di Stefano Massini, in scena all’Elfo Puccini di Milano fino al 3 aprile). E di cui l’associazione Annaviva cerca di tenere accesa la fiammella del ricordo, della memoria.
In questi anni mi sono chiesto come allargare il più possibile la conoscenza della storia di Anna, che ha un valore simbolico, iconico. Da qualche settimana ho tra le mani una delle possibili risposte: un fumetto che racconta la storia della giornalista russa. “Anna Politkovskaja”, si intitola. L’hanno scritta e disegnata Francesco Matteuzzi ed Elisabetta Benfatto per i tipi del Becco Giallo. La casa editrice sta cercando di tenere viva, col fumetto appunto, la memoria di fatti tragici come l’omicidio della Politkovskaja, quelli di Aldo Moro e di Ilaria Alpi, ma anche sulla Moby Prince.
Hanno creato un sito apposito sul libro e sulle sue presentazioni del libro su Anna:
http://annapolitkovskaja.beccogiallo.net/
Il volume, da comprare e leggere, è accompagnato dalla prefazione della Piccolo di cui ho riferito prima e da un’intervista a Paolo Serbandini, autore di un bel documentario sulla tragica fine della Politkovskaja (211: Anna). Nella parte non andata in onda in televisione – perché fatta tagliare – Serbandini ricorda le parole della giornalista russa: “Un giorno, ne sono sicura, ci sarà un Tribunale internazionale sulla Cecenia, e quel giorno Berlusconi entrerà nella storia come amico di un criminale”. Più di uno, temo.
Ad maiora
Francesco Matteuzzi ed Elisabetta Benfatto
Anna Politkovskaja
Becco Giallo
Pagg. 127
Euro 14
