Filippo a scuola era il migliore di tutti noi. E non tanto per gli invidiabili risultati scolastici, ma per l’attitudine (davvero cristiana) verso il prossimo. Casa sua, alla Balduina, aveva un doppio ingresso e la camera di Filo era un via vai di amici, anche per via della porta secondaria da cui passare senza dover incontrare adulti. Lui (che da sempre considero il fratello che avrei voluto avere) ogni tanto si eclissava nel minuscolo bagno e andava a leggere o a fare i compiti (che poi distribuiva agli astanti).
Al termine del corridoio c’era la cucina dove praticamente viveva la madre di Filo. Leggeva, fumava e chiacchierava volentieri con chi si sedeva a bere un caffè con lei. Aveva una vena di pessimismo davvero unica, affascinante direi. Una vena che nel corso degli anni è andata ovviamente approfondendosi. Questa mattina ci ha lasciato. E quella vena di pessimismo ora la sento tutta sul mio cuore. Un abbraccio, ovunque tu sia.
Ad maiora.
