Month: ottobre 2011

LE LETTERE DAL CARCERE DEL COMPAGNO HONECKER

Mentre leggevo gli “Appunti dal carcere” di Erich Honecker mi è cascato l’occhio su un servizio di un giovane collega del Tg1. Da Berlino raccontava l’intrusione del governo tedesco (con un cosiddetto Bundestrojan) nella vita privata dei suoi cittadini, attraverso un sofisticato meccanismo di controllo.

Il governo è quello della Rft (Repubblica federale di Germania). Eppure il giornalista (con immagini al seguito) parlava delle “Vite degli altri” pellicola che racconta il controllo della Stasi sui cittadini della Rdt (Repubblica democratica di Germania). Non è esattamente la stessa cosa. L’Rdt è stata assorbita, dopo la caduta del Muro di Berlino, dalla Rft. Per Honecker, che guidò la Germania socialista per quasi un ventennio, si trattò di Anschluss, un termine non usato a caso.

Il libro di Honecker (uscito in Germania nel 1990 e nel nostro paese solo lo scorso anno per le Edizioni Nemesis) è interessante perché è noto che la storia la scrivono sempre i vincitori. È invece importante leggere il pensiero di chi stava dall’altra parte del Muro di Berlino, e si battuto perché tutto quello che ha rappresentato la Germania socialista non venisse buttata via come un panno sporco. Seguendo la scia del Tg1, a me è venuto in mente quel capolavoro che è “Good by Lenin”. Lì si rideva amaramente. Nel testo dell’ex segretario della Sed (Il Partito socialista unificato di Germania) non c’è invece mai spazio per il sorriso. Anche perché è stato per larga parte scritto in carcere: Honecker processato per i crimini del Muro, verrà scarcerato solo per ragioni di salute e morirà da esule in Cile. Per il socialista tedesco fu la seconda detenzione nello stesso penitenziario di Berlino: il primo era stato durante il nazismo.

Honecker nei suoi appunti carcerari rivendica di non aver perso la fede nel socialismo e insiste sulla lotta di classe (su scala mondiale): «Attualmente teorici e uomini politici di sinistra sono riluttanti a utilizzare l’espressione “lotta di classe”, cosiccome altri concetti della teoria marxista chiari nel contenuto e cercano di sostituirli con un’illusoria guarigione, frutto della capacità autosuggestiva del capitalismo». Nel suo mirino, oggi come allora c’è proprio il capitalismo: «Lo si chiama “economia di mercato” perché si ha vergogna della sua vera natura».

Gli strali del dirigente politico (di una Germania che non c’è più) sono rivolti soprattutto verso Gorbaciov e la sua perestrojika che ha fatto franare tutto il sistema. Ma se la prende anche coi suoi ex compagni di partito che accetteranno compromessi pur di rientrare nel gioco politico della Germania unificata (in particolare Gregor Gysi che invece, personalmente, mi ha sempre fatto ottima impressione – ma io non ho una formazione marxista e quindi non sono indicativo).

Per Honecker il crollo dell’Urss è qualcosa di estremamente negativo. E’ la stessa opinione di Vladimir Putin che non a caso guida oggi la Russia con le stesse forme di controllo dei vecchi regimi socialisti.

In queste ore in cui il capitalismo finanziario vacilla (grazie anche al rating di improbabili società di revisione) le parole di Honecker non suonano però a vuoto.

Senza dimenticare, comunque che loro applicazione lasciò devastata la parte orientale della Germania (seppur, come puntualizza Honecker, dotata di buoni servizi sociali).

Ricordo quando – con l’amico e collega Walter Padovani – ai primi anni Novanta, fummo ammessi nelle sale dove gli spiati dal regime dell’Rft potevano leggere i fascicoli che li riguardavano. Dell’apertura degli archivi della Stasi mi sono rimaste impresse le tante lacrime che cadevano su documenti e fotografie: condensavano la sofferenza di chi scopriva – carte alla mano – che non solo tutta la sua vita era stata spiata, ma che in parte era stata deviata anche dal regime (con finte amicizie, finti fidanzati, finte vacanze) per carpire informazioni.

Ricordi giornalistici che mi fanno leggere con un po’ di distacco il testamento politico del compagno Honecker.

Ad maiora

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Erich Honecker

Appunti dal carcere

Edizione Nemesis

Milano, 2010

Pagg. 146

Euro 8

FAME NEL MONDO. DIMINUISCE, MA NON DAPPERTUTTO

Come vincere la sfida della fame nel mondo e come affrontare il problema dei prezzi dei prodotti agricoli. Sono stati questi i temi al centro della presentazione, all’Ispi di Milano, dell’edizione 2011 dell’Indice globale della fame (curato da Cesvi, Cosv e LInk 2007, con la collaborazione del Comune di Milano e dell’Expo 2015).

L’indice si basa su tre fattori: la denutrizione (o sottonutrizione), l’insufficienza del peso dei bambini e la mortalità infantile.

“Dal 1990 la fame nel mondo è diminuita, ma non in modo consistente” scrivono i curatori del rapporto. Un miglioramento che però purtroppo non riguarda tutti i paesi poveri allo stesso modo.

Sul fondo della lista – con aggravamento dell’indice – si trovano due paesi africani, come la Repubblica Democratica del Congo (unico Stato a passare da “allarmante” a “estremamente allarmante”) e Burundi e un regime asiatico come la Corea del Nord. Sempre nelle situazioni “allarmanti” (quelel che nella mappa che trovate in cima all’articolo sono arancioni) si trovano Angola, Bangladesh, Gibuti, Haiti, India, Mozambico, Niger, Sierra Leone e Yemen.

Per grano, mais, riso e soia il problema dei prezzi è la loro volatilità. Perché se hai sempre prezzi alti, riesci in qualche modo a gestirti, ma se un po’ salgono e un po’ scendono, chi è border line, rischia la vita.

I prezzi dei prodotti agricoli sono direttamente connessi a quelli del petrolio. Ma su di essi impattano in modo devastante anche le colture che non servono più per far mangiare la gente ma per alimentare auto e trattori (biocarburanti).

E infine ovviamente i cambiamenti climatici. Finiscono anch’essi per colpire i più poveri.

Tematiche che speriamo siano al centro dell’Esposizione universale milanese del 2015.

Ad maiora

MONDOVISIONI ALLO SPAZIO OBERDAN

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ad maiora.

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Nella Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan (è della Provincia di Milano, Viale Vittorio Veneto 2, Milano) «INTERNAZIONALE» PRESENTA: MONDOVISIONI, documentari inediti su informazione, attualità internazionale e diritti umani.

Dal 13 al 23 ottobre, grazie alla collaborazione nata tra Fondazione Cineteca Italianae la rivista “Internazionale”, ospita in anteprima per Milano una rassegna di sette documentari selezionati tra quelli presentati durante il festival di giornalismo di Ferrara che il settimanale d’informazione organizza dal 2007.

Il filo rosso che unisce i documentari presentati è la stringente attinenza l’attualità attraverso vicende che hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni a livello globale.

Come nel caso di Tahrir (Gio. 13 ott. h 21.15) dove l’esplosione della rivoluzione viene  raccontata in presa diretta, o Prosecutor (Sa. 22 ott. h 19) che vede il procuratore Luis Moreno-Ocampo in prima fila per punire le violazioni dei diritti umani in Darfur o ancora The Edukators 2.0 (Me. 19 ott. h 21.30), documentario sul movimento organizzato dagli studenti dell’Università di Vienna a favore di un sistema educativo più equo.

Segnaliamo inoltre la proiezione di Page One: A Year Inside the New York Times (Do. 16 ott. h 10.30 – Ingresso libero), particolarmente legato all’argomento attorno a cui ruota il festival di Ferrara, appassionante racconto di un anno trascorso nella redazione di uno dei quotidiani più importanti, impegnato a garantire un alto livello dell’informazione tra le difficoltà provocate dalla crisi economica e dalla concorrenza del web, tablet e WikiLeaks.

QUEL GENIO DI FILIPPO SENSI

I casi della vita. Sono stato quattro anni al Liceo Carducci di Milano. In classe con me c’era Maurizio Baruffi, ora capo di Gabinetto della nuova amministrazione Pisapia.

Per impegni lavorativi di mio papà, ho vissuto un anno a Roma. Ho frequentato il liceo Calasanzio. In classe con me c’era Filippo Sensi.

Oggi molti quotidiani parlano di lui come il blogger italiano che ha incastrato il ministro inglese Fox. Sugli Esteri del Corriere c’è una pagina intera, accompagnata da una piccola foto di foto di Filippo che lo ritrae mentre osserva l’Ipad: dietro di lui si intravede la gru giocattolo di uno dei tre figli…

Michele Anzaldi, altro grande amico, parla di Filippo Sensi e soprattutto del blog Nomfup, di cui Filippo è fondatore:

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/423983/

Filippo Sensi è un genio assoluto. Aveva intrapreso la carriera universitaria ma, non avendo santi in paradiso, ha dovuto ripiegare su altri lavori.

Nel 2010 ha partecipato alla nascita di Not My Fucking Problem (Nomfup, appunto). Che si è messo a sfornare scoop mondiali. Dopo l’Observer, oggi di lui si accorgono anche tutti i quotidiani italiani.

Bene così.

Ad maiora.

ELSA K. TRE SERATE MEMORABILI

Quando ieri sera sono arrivati davanti al Teatro del Borgo di Milano due poliziotti per chiedere cosa fosse quell’assembramento, mi è sembrato evidente che il successo di “Elsa K.” fosse ormai conclamato.

Voglio scusarmi pubblicamente con tutti quelli che non sono riusciti a vedere la rappresentazione teatrale.

Il teatro ha meno di cento posti e alla fine erano tutti prenotati. Ieri la lista d’attesa è arrivata a 48 persone. Molti sono rimasti – come la sera precedente – fuori dalla sala.

Uno stimolo di più per Annaviva e Lattoria per replicare “Elsa K.” anche a Milano, nei prossimi mesi.

La speranza ora è quella di trovare anche altri teatri nel resto del paese che ospitino questa rappresentazione con regia di Alessia Gennari e con in scena i bravissimi Sara Urban, Paola Vincenzi e Fabio Paroni.

Dateci una mano.

Teniamo accesa la luce su quel palco. Su quella storia.

Ad maiora