Ho lasciato passare un giorno dall’intervista di Pietro Marrazzo a Concita di Gregorio. Sia per rifletterci una notte. Sia perché tanto, in questo paese borbonico e arretrato, i giornali continuano a non uscire il giorno dopo Ferragosto.
Non giudico la sofferenza (sua e della famiglia) e la posizione politica dell’ex governatore laziale (e mio collega in Rai). Mi hanno lasciato perplesso invece le due principali considerazioni, quasi dirimenti rispetto a ciò che è successo: in sintesi, che i trans sono donne all’ennesima potenza e che l’amore mercenario è rassicurante.
Parto da quest’ultima riflessione.
Slavoj Zizek, controverso filosofo sloveno nel suo pamphlet “Contro i diritti umani” scrive: “I diritti umani universali sono in realtà i diritti dei bianchi, maschi benestanti, di operare liberi scambi sul mercato, di sfruttare gli operai e le donne e di esercitare il predominio politico”. Temo abbia ragione. Anche nei confronti degli uomini che, qua come all’estero, vanno a prostitute. È rassicurante per chi paga. Non credo per chi vende.
“I can be a regular bitch. Just try me” è scritto d’altronde su una delle magliette di Lisbeth Salander. Ma d’altronde quel giallo di Stieg Larsson si chiama “Uomini che odiano le donne”.
Non credo che Marrazzo odi le donne. Ma è quel tipo di amore berlusconiano che francamente non trovo condivisibile, né politicamente né moralmente. Lui (ancora non sceso in politica per aumentare le tasse) d’altronde nel lontano 1986 diceva: “Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano”.
Anche un mio amico che lavora in carcere consiglia ai detenuti in libera uscita di lasciare le compagne e puntare alle prostitute che “costano meno e sono sempre disponibili”.
Ma è invece spesso proprio l’amore per una donna che può far scattare in molti detenuti la molla per voler uscire da carceri (strapiene) nelle quali la rieducazione è solo una parola vuota scritta sulla Costituzione. (E lasciatemi sorridere sul nuovo ministro della Giustizia che pensa alla depenalizzazione di molti reati e di privilegiare gli arresti domiciliari e poi appoggia la proposta di un altro ministro – Maroni – di mandare in cella chi guidando ubriaco, uccide qualcuno).
Vengo alla seconda constatazione di Marrazzo, sui trans come donne all’ennesima potenza. Che mi ha ricordato un’altra discutibile considerazione di un altro esponente del Pd come Veronesi che sostiene che l’amore più puro sia quello omosessuale, sostanzialmente perché non è finalizzato alla riproduzione. Neanche quello coi trans punta, ovviamente, alla riproduzione. È più rassicurante per questo? Cerchiamo donne che siano geishe e che in più non abbiano ciclo e non possano riprodursi? Ma senza una donna, una madre, né l’oncologo né il giornalista sarebbero tra noi.
Ricordo cosa scriveva Elena Lowenthal: “La donna è ciò che fa nascere il presente, gli dà corpo e anima”. Ma anche quel che diceva Il ministro per la Cultura popolare Pavolini ai giornalisti nel giugno del 1941 dando le istruzioni su cosa pubblicare – le cosiddette veline: “C’è la questione dei pantaloni delle donne. Per quanto una donna che va in bicicletta sia più decente con i pantaloni, i pareri personali sono discordi e in ogni caso sono liberi. La direttiva è che a noi la donna piace in sottana. Quindi non fate fotografie di donne in pantaloni e non fate propaganda per le donne con i pantaloni in bicicletta”. Le donne in pantaloni mettevano a disagio allora. E anche oggi. Almeno alle nostri latitudini.
La paura delle donne è ancestrale ed è cresciuta negli ultimi anni anche per il ruolo sempre maggiore che hanno conquistato e, soprattutto, che stanno cercando di conquistare.
Siamo un paese però che non ha mai avuto un primo ministro donna né un presidente della Repubblica donna. Questo non va dimenticato. Che si stupisce ancora che una donna guidi un’azienda (https://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/04/alla-rai-arriva-lei/). L’Arabia Saudita non è poi così lontana.
Credo che questo tetto di cristallo così come la visione berlusconiana dell’universo femminile inteso come funzionale a quello maschile, verranno battuti e sotterrati solo se volteremo pagina. Se accetteremo di confrontarci con l’altro sesso, senza paura. Senza cercare copie apocrife di femminilità.
Ad maiora.
concorderei se non ravvisassi tracce di maschilismo anche in queste righe…
ciao
laura
Nessuno è perfetto.
Per parte mia l’intervista di Marrazzo mi sembra un errore colossale suo e di chi (eventualmente) ha consigliato al medesimo di concederla: è offensiva da qualunque punto la si guardi: i trans sono femminili all’ennesima potenza? Però per la facciata la “normale” moglie andava bene? Ma per favore…il maschilismo è insito più o meno in quasi i tutti i maschi italiani, ma non credo che la colpa sia solo loro…generazioni di mamme hanno detto e dicono ancora al figlioletto che può fare ciò vuole, mentre la donna deve tenere le ginocchia unite e la testa bassa; ma il maschietto che può fare ciò che vuole andrà a prendersi un’altra signorina dai costumi liberi.
Insomma, come diceva Vittorio Gassman ne Il Conte Tacchia (lui però si riferiva solo alla nobiltà romana d’inizio secolo): “le donne sono stramignotte, tranne le madri, sorelle, ecc. che sarvo ognuno so’ tutte sante”!
Non capivo prima come Concita De Gregorio potesse dirigere un quotidiano, anche perchè non mi è mai parsa granchè, era un po’ spocchiosa (con quel tono da maestrina saputella), e collezionava più presenze nei salotti e nei blabla televisivi. Vista ora la qualità di questa presunta o pretesa intervista “esclusiva” a Marrazzo (che io accolgo, in clima ferragostano, con un bel “macchisenefrega”), resto dell’idea che certo giornalismo gossipparo italiota ci stia portando (tutti noi cronisti) verso un nulla spacciato per notizia. Dispiace che anche Repubblica sia scivolata in basso che più in basso non si può. Se poi (posso?) discutiamo di quanto offrano oggi i siti web di giornali prestigiosi (Repubblica, Corriere, LaStampa), allora c’è veramente da mettersi le mani nei capelli, solo amori estivi, notiziole su chiappe e tette, news rubate da Internet e altre amenità.
Mi sono dilungato un po’, mi scuso, ma non se ne può più….
Mi è sfuggita l’intervista, la leggo qui. Diffiicile dissentire dalla perplessità. Triste essere qui a parlarne ancora. Nel caso specifico penso che Marrazzo possa e debba se vuole difendersi come può. Le sue opinioni non sono peraltro così nuove. Che per molti uomini le trans siano considerate femminile più delle donne e così via non è certo una novità.
Infatti sono, in generale naturalmente, delle caricature della seduttività femminile come penso se la immagina un uomo che viene dalla cultura della sessualità che noi conosciamo e che certo dopo il tentativo di messa in crisi culturale degli anni 70, ora è in voga più che mai.
Sessualità genitalizzata e difficoltà a convivere con le contraddizioni del proprio complessivo stare al mondo. Nelle proprie esigenze affettive, di lavoro e di gratificaizone personale, di potere di soldi e insieme di paure e così via.
Pagare il sesso è una esperienza che non conosco. Perchè sono una donna e perchè non mi verrebbe mai in mente, anche se so che alcune poche donne forse lo fanno.
Ho conosciuto alcune donne che si facevano pagare. Anche senza considerare i casi ovviamente disperati e tremendi delle schiave del sesso portate in italia contro la loro volontà, e per le quali credo dovrebbe esserci molta più mobilitazione da parte nostra, e molta più coscienza da parte dei “clienti” che non possono non sapere, penso che per una donna qualsiasi il prostituirsi anche volontariamente richieda un annientametneo di una parte di se, delle proprie sensazioni, una svalutazione forte del proprio valore, che genere comunque una sofferenza e un dolore profondo ed esteso nel tempo che i clienti non dovrebbero ignorare. E forse infatti non lo ignorano. forse è proprio questo che per un cliente è rassicurante. Una donna che accetta una complicità sulla propria svalutazione.
Quello che non vorrei, infine, è che il sig. Marrazzo si rifaccia una credibilità anche politica con affermazioni piuttosto superficiali di questo tipo. Temo infatti che le confidenze intime piacciano sempre molto, creano complicità, e confondono. Quello che non vorrei è essere rappresentata da lui. Vorrei che chi mi rappresenta politicamente avesse almeno una capacità di analisi di se e del mondo intorno a se molto più approfondita e consapevale e nuova e pulita. Cara Concita, per favore, tu che in politica ci vivi, per favore, (parafrasando Moretti) “dì qualcosa di femminile!”
Approvo e condivido nel profondo il commento.
Grazie