Month: agosto 2011

PETIZIONE PER LA LIBERAZIONE DI 17 GIORNALISTI IN CARCERE IN BIRMANIA

Della Birmania ormai non si parla più. Eppure dopo la repressione seguita alle proteste dei monaci tibetani, il regime militare che guida il paese usa ancora il pugno di ferro. Sono ben 17, ad esempio i giornalisti, incarcerati per il loro lavoro.

Un appello diretto all’Associazione degli stati dell’Asia Sud Orientale (ASEAN: http://www.asean.org/) chiede di intercedere per ottenere la liberazione dei colleghi della Tv Democratic Voice of Burma. Alcuni di loro sarebbero anche stati torturati.

I prigionieri politici in Birmania sono più di 2.000.

Questa la petizione:

http://www.freeburmavj.org/media/petition

Ad maiora.

FUGA (DAL KGB BIELORUSSO) PER LA VITTORIA

Natalia Radzina è una giornalista bielorussa del portale indipendente Charter ’97:

http://charter97.org/en/news/

È stata arrestata a seguito della manifestazione dell’opposizione di dicembre, per aver protestato contro i brogli alle elezioni presidenziali. Detenuta per più di un mese, è stata in seguito rilasciata e sottoposta agli arresti domiciliari. È accusata di aver organizzato e partecipato agli scontri di massa.

Ora è fuggita dal paese.

Questa la lettera con cui racconta la sua fuga dall’ultima dittatura d’Europa, pubblicata da http://www.indexoncensorship.org/

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Dopo essere stata costretta a fuggire dalla Bielorussia, il mio viaggio verso la libertà in Europa è durato esattamente quattro mesi.
Mesi che sembravano sembrava senza fine, perché non c’è niente di più noioso che aspettare, soprattutto in isolamento. Ma facciamo un passo indietro.

Dopo un mese e mezzo in una prigione, il Kgb (i servizi segreti lì non hanno – significativamente – cambiato nome, Ndr)  non mi ha restituto il passaporto. Questo è totalmente illegale. All’imputato, rilasciato su cauzione prima del processo, devono essere restituiti tutti i documenti. Ma Il Kgb bielorusso è noto per sputare sulle leggi.

Anche prima che le autorità mi ha chiamassero per un interrogatorio a Minsk, avevano già messo in chiaro che avevano deciso di chiudere il sito web charter97 una volta per tutte. Dopo il mio rilascio dalla prigione del Kgb, ero costantemente minacciata di essere rimandata in cella all’Americanka (famigerato carcere del Kgb nel centro di Minsk, Ndr) ma divenne evidente che il mio arresto e la conseguente pressione su di me non stavano avendo l’effetto desiderato: il sito ha continuato ad essere indipendente. La mia “colpa” è stata aggravata dal fatto che ho fatto parte del team elettorale di Andrei Sannikov, quando si è candidato alle presidenziali (contro Lukashenko, Ndr). Il regime di Lukashenko ha messo nel mirino tutto lo staff di Sannikov (il leader bielorusso, definito “prigioniero politico” da Amnesty International è stato condannato a 5 anni di carcere per aver organizzato manifestazioni post-elettorali di protesta, Ndr).

In realtà, non ero davvero spaventata dalla prigione. Altre cose mi sembravano peggio: era chiaro che i funzionari non mi avrebbero  più permesso di lavorare in Bielorussia. Ciò erà già evidente nel marzo 2010, dopo le perquisizioni nei nostri uffici e l’incriminazione. Seguita da una seconda, poi da una terza, infine da una quarta. Quest’ultima per quanto è accaduto il 19 dicembre 2010 (le manifestazioni contro i brogli elettorali, Ndr).

Un colonnello del Kgb mi ha minacciato di spedirmi in carcere per cinque anni solo per aver pubblicato l’invito dei candidati alle presidenziali di andare in piazza Indipendenza (a MInsk) per protestare pacificamente contro la falsificazione dei risultati elettorali. Io mi sono rifiutata di cooperare con il cosiddetto “organo inquirente” (ossia di  spiare i miei colleghi e scrivere petizioni pro Lukashenko) è stata un’altra circostanza aggravante. Come mi hanno detto, sono stato “congelata”.

Dopo il mio rilascio dalla prigione, divenne chiaro che le autorità non mi avrebbero lasciata in pace, pur in esilio a Kobrin (la sua città natale, Ndr). Dopo ogni articolo critico pubblicato da charter97, una macchina della polizia veniva a casa dei miei genitori e mi portava al locale ufficio del Kgb, dove ero minacciata di essere risbattuta in prigione.

Quindi, quando un investigatore mi ha chiamato per ordinarmi di andare a Minsk per un interrogatorio, ho visto la mia occasione di lasciare Kobrin. Ho informato la polizia del posto che stavo andando nella capitale per un interrogatorio e ho preso il treno Brest-Minsk. La mattina presto, intorno alla una di notte, sono scesa alla stazione di Luninets, dove il treno fa una lunga sosta per permettere ai passeggeri di recarsi in un negozio di alimentari. Alla stazione sono stata accolta da amici, e sono andata con loro a Mosca in auto. Il 1° aprile ero già oltre il territorio della Bielorussia e ho potuto complimentarmi col Kgb bielorusso per il pesce d’aprile alla loro professionalità.

Non potevo girare in pubblico in Russia. Le autorità bielorusse avrebbero richiesto la mia estradizione immediata. Oltre a ciò, va considerato che i nostri servizi segreti operano di nascosto in Russia. L’assenza di confini formali tra i nostri due paesi permette loro di rapire persone dalle strade di Mosca, e annunciare ai giornali che sono stati arrestati in Bielorussia. I difensori dei diritti umani sostengono che è quanto è successo con l’anarchico Igor Olinevich Igor, poi condannato a otto anni di carcere.

A Mosca, il mio problema principale era ottenere i documenti, in quanto senza non avrei potuto legalmente lasciare il territorio russo.

Ho chiesto aiuto all’Ufficio russo del Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ho completato tutte le procedure formali, e dato che il mio caso era ben documentato, il mio trasferimento in un paese terzo è stato subito preso in considerazione. Questi sono stati i mesi più difficili della mia vita, ma non posso lamentarni. Di solito, la procedura di asilo richiede fino a due anni.

Solo un piccolo numero di attivisti dei diritti umani e politici sapevano che ero in Russia, e mi hanno dato tutto il sostegno possibile. La persona che mi ha aiutato più di Mosca, Gannushkina Svetlana Aleskeevna, è un membro del Consiglio per i diritti umani della Presidenza della Federazione Russa, membro fondatore dell’ong Memorial e portavoce di “Assistenza civica”. Questa organizzazione è estremamente efficace nel salvare le persone. L’ho visto di persona. Un gran numero di rifugiati provenienti da Afghanistan, Tagikistan, Uzbekistan e altri paesi vanno in quell’ufficio. Anche se i profughi sono molto più numerosi di quanto le organizzazioni umanitarie possano gestire, ognuno di loro viene aiutato.

Sono molto grata ai lettori di Charter97, che ci sono rimasti vicini durante questo difficile periodo. I vostri commenti mi hanno sostenuto molto durante l’isolamento. Per mesi ho vissuto a casa del mio amico di Mosca, dove ho continuato il mio lavoro come responsabile del sito web Charter97.org e ho cercato di non apparire in luoghi pubblici.

Una volta che mi è stato riconosciuto lo status di rifugiato dalle Nazioni Unite, la prima nazione che mi ha offerto tutela internazionale è stata l’Olanda. Il 28 luglio, dopo che ho ottenuto il mio documento di viaggio, ho volato da Mosca a Amsterdam. Sono molto grata ai Paesi Bassi per la mia salvezza, ma tre giorni dopo mi sono trasferita in Lituania. Dopo le elezioni presidenziali in Bielorussia infatti, il sito Charter97.org è stato registrato in questo paese: è qui che la mia squadra ha ora basa e da qui posso dirigerlo. Il 4 agosto, ho chiesto asilo politico in Lituania.

Durante tutti questi mesi, ho sperimentato la durezza della vita di rifugiato. E posso dire in prima persona: non vi è nulla da invidiare. Non avrei mai lasciato la Bielorussia, se, come Vysotsky cantava, non mi avessero “circondata da ogni parte”. Ho reagito come ho ritenuto opportuno. Non ho intenzione di giocare secondo le regole definite dal Kgb bielorusso. Sono sicura che tornerò a casa presto, e il nuovo governo democratico del paese mi riconsegnerà il mio passaporto bielorusso.

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Te lo auguriamo cara Natalia, che ha già incontrato i parlamentari lituani:

http://charter97.org/en/news/2011/8/9/41386/

Questa à la canzone di Vladimir Vitsosky, “Caccia al lupo” che penso citi:

http://youtu.be/i1_0fi831Vk

Ad maiora

TERREMOTO DELL’AQUILA: PER NON DIMENTICARE

Non mi ricordo se l’ho mai postato. Comunque al massimo, repetita iuvant.

Questo è lo speciale fatto dai miei (ormai) ex studenti della scuola di giornalismo Walter Tobagi (IFG/Statale di Milano).

Ora stanno studiando per l’esame.

Per quanto mi riguarda, il test lo superarono in Abruzzo, durante le vacanze invernali:

http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/posts/speciale-laquila/

Ad maiora

UNA PETIZIONE PER LA DEMOCRAZIA IN BIELORUSSIA

Mancano ancora poche firme per raggiungere la quota prevista del 10.000. Una petizione per chiedere più democrazia in Bielorussia, dato che la repressione sta anche rendendo più drammatica la crisi economica vissuta dal paese.

Una firma on line per stoppare Lukashenko. Per non dimenticare quel che succede in un paese europeo:

http://www.thepetitionsite.com/takeaction/941/720/678/

Ad maiora.

TYMOSHENKO, DA TWITTER ALLA CELLA

Mentre tutto il mondo oggi aspetterà con ansia l’apertura delle borse per capire quanto peserà lo storico declassamento del rating americano, c’è un paese che attende con ansia l’apertura di una cella e l’udienza di un processo. Contro un politico. Accusato di “abuso di potere” e “corruzione”. L’Ucraina da venerdì ha un suo ex primo ministro in cella: è Julija Tymoshenko. A ore dovrebbe essere scarcerata. È finita in una camera di sicurezza non per i gravi reati per cui è imputata, ma per aver irriso la corte. Contestando la testimonianza dell’attuale primo ministro (il filo-russo Mikola Azarov) e twitterando, col suo Ipad, durante le udienze.

La bionda, leader della rivoluzione arancione (prima e unica donna a guidare il governo ucraino – in questo più avanti del nostro maschilista paese) è sottoposta a un processo tutto politico, dal retrogusto sovietico: la si accusa di aver firmato un contratto troppo oneroso per acquistare – nel gennaio del 2009 – il gas russo. I nuovi leader ucraini (amici di Putin) dimenticano forse che Kiev aveva due pistole alle tempie: da un lato i russi che avevano chiuso i rubinetti – pretendendo i soldi arretrati – dall’altro i paesi dell’Unione europea, a vario titolo dipendenti dal metano russo e poco sensibili verso le istanze ucraine.

Verrà ragionevolmente condannata, anche per escluderla dalle prossime elezioni.

È interessante però come la Tymoshenko, classe 1960, abbia usato il processo per continuare nella costruzione del suo personaggio. Utilizzando innanzitutto Twitter: http://twitter.com/#!/YuliaTymoshenko

I suoi 34 mila followers, venerdì hanno potuto seguire praticamente in diretta l’arresto (da noi Prosperini ebbe lo stesso onore con una tv locale).  Il suo ultimo cinguettio, datato 5 agosto attacca la corte: “Anche in questo caso, i pubblici ministeri hanno presentato una domanda per cambiare la misura preventiva di arresto”. Pochi minuti dopo sarà portata fuori dall’aula di peso e, malgrado il picchetto dei suoi sostenitori, trasferita in una cella di sicurezza.

La Tymoshenko ha talmente martellato la corte e i testimoni a suon di social network che i suoi tweet sono finiti addirittura tra le “carte processuali”.  La corte, presieduta da Kireijev Rodion, ha considerato più volte il linguaggio dell’imputata Tymoshenko come “inappropriato”. Lei per tutta risposta ricorda, via twitter, di averne chiesto la rimozione per “incompetenza”.

Sul social network, oltre a faccine e nomignoli, l’ex regina del gas ucraino, prende per i fondelli l’attuale presidente  (“Chiedono se su Twitter russo se c’è un culto della personalità Yanukovich. Vi è un culto. Ma non c’è personalità”), ma anche e soprattutto il magistrato, contro “questa marionetta nelle vesti di giudice” (“Sono in cerca di prove. In questo caso su Twitter. Io a Putin: Quanto per il gas? Putin: 450. ;))) Sto scherzando”).

A differenza di molti politici di casa nostra, la Tymoshenko ha capito la forza della rete e quanto il potere la tema: “Presto – scrive  a fine luglio – sarà aperto un procedimento penale contro Twitter. Impediranno di portare l’Ipad all’estero. Sanno che 140 simboli sono più potenti di 140 ufficiali”.

Ad maiora.