Month: giugno 2010

Falce e sberleffo, barzellette in salsa sovietica


Un libro che ho acquistato per caso e che non mi ha convinto fino in fondo, ma le cui barzellette mi hanno spesso fatto piegare dalle risate. Mi riferisco a “Falce e sberleffo” di Ben Lewis, pubblicato in Italia da Piemme. È un racconto del mondo sovietico attraverso l’umorismo che ha sempre caratterizzato quelle aree. Il giornalista inglese ha raccolto migliaia di barzellette per capire se queste abbiano contribuito a far crollare il Muro e ammainare la bandiera rossa sul Cremlino.

Sostiene Lewis che «la repressione nei confronti dei barzellettieri era un aspetto fondamentale del terrore stalinista: in un certo senso si potrebbe dire che a spazzar via il comunismo furono le risate».

Proprio questa analisi sembra un po’ di maniera. Come filo conduttore a questa serie di bellissimi scenette umoriste, si sarebbe potuto trovare altro. Anche se l’assunto da cui parte il libro è una frase di Karl Marx condivisibile (e applicabile anche ad altri regimi…): «La fase finale di un sistema politico è la commedia».

E l’altra base ideologica da cui parte il volume è di George Orwell: «Ogni barzelletta e’ una piccola rivoluzione. Se doveste definire l’umorismo con una sola frase, potreste definirlo un dignitario in bilico su un chiodo stagnato. Qualsiasi cosa distrugga la dignità e abbatta i potenti dai loro piedistalli, preferibilmente con un tonfo, e’ divertente. Quanto più grande e’ la caduta, tanto più divertente e’ la barzelletta. Meglio gettare una torta in faccia a un vescovo che a un semplice curato». Ma, conclude l’autore, queste freddure, segnalavano anche una sorte di amore verso il regime (è quanto sostiene in un libro simile, ma molto più stimolante, Moni Ovadia): «Le barzellette venivano raccontate anche da persone che avevano simpatia nei confronti del comunismo, che ne avevano una visione romantica. E forse proprio da questo le barzellette derivavano la loro tragicità: il pathos insito in ogni grande opera d’arte. Dietro il disprezzo, la frustrazione e la paura c’era una sorta di attrazione e di perdono. Insomma, pur essendosi mostrato spaventoso nella sua realizzazione pratica, il comunismo aveva ideali e fini che non avevano mai perso il loro fascino».

Le barzellette di questa raccolta hanno la particolarità di non limitarsi alla Russia. Queste sono  ad esempio romene: «Sapete perché Ceausescu organizza un raduno di massa il primo maggio? Per vedere in quanti sono sopravvissuti all’inverno »; «Sai quando sono state gettate le basi dell’economia romena? Bisogna risalire ai tempi biblici… non appena fu posto sulla croce, a Gesù fu chiesto di allargare le braccia perché ciascuna mano potesse essere inchiodata. Poi però gli dissero: per favore, incrocia i piedi, perché ci è rimasto un solo chiodo»; « Una vecchia ha l’abitudine di correre ogni mattina dal giornalaio per acquistare la prima copia di “Scinteia”, il quotidiano romeno. Lo compra, dà uno sguardo ai titoli della prima pagina, lo appallottola con disgusto e lo calpesta. Fa così tutti i giorni. Infine il giornalaio non riesce più a trattenere la propria curiosità. “Se non vuole leggere il giornale, perché corri ogni mattina ad acquistarlo? I giornali costano”: “Voglio vedere se c’è un annuncio funebre” spiega la vecchia. “Credo bene che non lo trovi, beata donna!” esclama il giornalaio: “Non sai che gli annunci funebri sono pubblicati nell’ultima pagina?”. “Non l’annuncio in cui spero io,” ribatte la vecchia “quello sarebbe pubblicato in prima pagina!” »; «In pieno inverno un uomo sta camminando in una strada di Bucarest. A un tratto si avvicina a una finestra aperta e grida: “Non potete chiudere la finestra? Qui si gela!”»;

« Sapete perché la Romania sopravvivrà alla fine del mondo? Perché è cinquant’anni indietro rispetto a tutti gli altri paesi».

Molto acide anche quelle polacche: «”Ho saputo che vai in chiesa tutti i giorni”, osserva il segretario (di una sezione agraria partito comunista polacco). “Sì, è vero” risponde il contadino “lo faccio fin da quando ero bambino”. “Mi è stato anche detto” continua il segretario “che ti inginocchi davanti alla croce e baci i piedi di Gesù”. “Verissimo, fa parte del rituale cattolico”. “Ma tu sei membro del partito. Baceresti i piedi del capo del nostro partito?” “Certamente… se fossero inchiodati a una croce!”».

Queste invece quelle più esemplificative sul terribile regime della DDR: «Perché nella Germania Est le elezioni duravano sempre due giorni? Perché così ogni cittadino poteva decidere di testa propria se voleva votare di venerdì o di sabato» (forse vale lo stesso anche per l’Italia, unico paese europeo dove si vota due giorni…); «Due guardie pattugliano il Muro. Una dice all’altra. “stai pensando quello che penso io? Beh, allora devo spararti.»; «Walter Ulbricht, il primo leader comunista della Germania Est è al ristorante. Una delle cameriere che lo servono gli fa il filo. Ulbricht va in brodo di giuggiole ed esclama: “Sarei lieto di soddisfare un suo desiderio”. La ragazza ci pensa un attimo e dice: “Allora apra il Muro, anche solo per un giorno”. Con una strizzatina d’occhi, Ulbricht ribatte: “Ho capito: lei vorrebbe restare sola con me!”».

Le barzellette sovietiche prendono in giro la propaganda di regime e nel mirino c’è soprattutto il peggior dittatore, il più terribile segretario del Pcus: «Stalin è morto ed è incerto sul fa farsi. Insomma, non sa se sia preferibile andare in paradiso o all’inferno. Chiede dunque che gli si facciano visitare entrambi. In paradiso vede persone immerse nella meditazione e nella preghiera; all’inferno c’è invece gente che mangia, beve, balla e se la spassa. Stalin scegli l’inferno. Attraverso un labirinto di corridoi viene condotto in un’area in cui abbondano calderoni pieni di olio bollente. Prontamente i diavoli lo afferrano e lo gettano in uno di essi. Stalin protesta, affrettandosi a far loro notare come poco prima gli fosse stato mostrato un luogo in cui la gente se la passava bene. “Oh, quella era solo propaganda”, ribatte il diavolo». Barzellette come questa, pronunciate o anche solo ascoltate senza denunciarle, potevano costare anni di gulag.

Altre invece rendono bene il clima di delirio nel quale viveva l’Urss in quegli anni. «Per la prima volta in vita sua, una vecchia contadina, in visita allo zoo di Mosca, vede un cammello. “Oh, Dio mio!” grida inorridita. “Guarda cosa hanno fatto i bolscevichi a quel povero cavallo”»; «Un ispettore entra in una fabbrica per un’ispezione. “Tu che cosa fai?” “Niente”, risponde questi. Allora va da un altro: “E tu, che cosa fai?” “Niente” risponde questi. Nel rapporto scrive: “Il secondo può essere licenziato, e’ un’inutile doppione”»; « Qual e’ la definizione di capitalismo? Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. E del comunismo? L’esatto contrario».

Una delle barzellette che mi hanno più divertito, pur animalista, è questa: «Il marxismo-leninismo è una scienza? No, se lo fosse sarebbe prima stata testata sugli animali». Ma ho trovato molto gustosa anche questa che richiama un po’ Il Maestro e Margherita: «Brezhnev fa visita a Nixon. Vede un telefono rosso sulla scrivania del presidente americano e gli domanda a cosa serva. “Oh, con quel telefono posso chiamare il diavolo in persona” risponde Nixon. Brezhnev gli chiede di dimostrarglielo. Nixon ordina a uno dei suoi collaboratori di fare numero. Non appena il diavolo risponde, il collaboratore passa il telefono al presidente americano che chiacchiera con Belzebù per un quarto d’ora. Brezhnev è allibito. Terminata la chiacchierata, Nixon riattacca. Subito entra il suo segretario che dichiara: “Signor Presidente, poiché la sua conversazione è durata quindici minuti, il contribuente americano dovrà sborsare 1.500 dollari”. Brezhnev torna a Mosca. Come prima cosa dice ai suoi collaboratori: “Voglio parlare con il diavolo. Se può farlo il presidente americano, deve poterlo fare anche quello sovietico”. Il collaboratore fa il numero e non appena il diavolo risponde passa la cornetta a Brezhnev, che parla per circa quindici minuti. Poi riattacca e, rivolgendosi al segretario, chiede: “Quanto può essere costata la telefonata?”. “Beh, direi due copeki” è la risposta. Brezhnev è sbalordito. “Cosa? Due copeki? Vorresti dire cinque centesimi? Com’è possibile? Il presidente americano ha pagato 1.500 dollari e noi paghiamo cinque centesimi?”. E il segretario: “Compagno Leonid, devi capire che, quando chiami il diavolo da Mosca, è una telefonata urbana. Quando invece gli telefoni da Washington è un’intercontinentale”».

Sulla morte dei leader sovietici i barzellettieri si sono sempre scatenati. Questa, ad esempio, gustosissima, su Brezhnev e Kruscev: «Brezhnev è morto. Non appena bussa alla porta dell’inferno viene accolto da un diavolo che gli dice: “Compagno Leonid, tu sei una comunista illustre, un uomo molto importante. Pertanto hai la possibilità di scegliere la tortura a cui sarai sottoposto”. Addentrandosi nei meandri dell’inferno, Brezhnev vede Adolf Hitler immerso in una vasca piena di olio bollente e Stalin legato alla ruota. Improvvisamente scorge Nikita Kuscev con Brigitte Bardot sulle ginocchia. “Benissimo,” esclama allegramente “voglio la stessa tortura di Kruscev!” “Oh, no! Non è possibile” ribatte il diavolo. “Non è Kruscev a essere torturato, è la Bardot!”».

Molte sono le barzellette di carattere mistico, che segnalano la vita (che si immaginava) eterna del regime sovietico: « Nixon, Pompidou e Brezhnev incontrano Dio. Il Padreterno dice loro che possono rivolgergli una domanda ciascuno. “Quando avverrà che gli americani avranno tutto?” chiede Nixon. . Dio risponde: “Tra cinque anni”. “Purtroppo non nell’arco del mio mandato” esclama Nixon scuotendo la testa. “Quando avverrà che i francesi diventeranno ricchi?” chiede Pompidou. Dio risponde: “Tra quindici anni”. “Purtroppo non nell’arco del mio mandato” esclama il presidente francese. “Quando avverrà che in Unione Sovietica le cose andranno bene?” chiede Brezhnev. Dio risponde: “Purtroppo non nell’arco del mio mandato”».

Concludo con due. La prima, recente, sull’ex tenente colonnello del Kgb, che ora guida la Belij Dom di Mosca: «Hai sentito l’ultima sul piano economico di Putin? Obiettivo: rendere la gente ricca e felice. Allegato l’elenco delle persone».

L’altra un po’ più vecchia che segnala come la cattiva nomea dei ceceni risalga alla notte dei tempi: «Un ceceno sta pescando. A un tratto ecco comparire per magia il solito pesciolino d’oro che, come sempre avviene nelle favole, offre al pescatore di soddisfare tre desideri. Il ceceno però non sa cosa chiedere. “non riesco a farmi venire in mente nulla, non potresti darmi un suggerimento?”. “Beh”, risponde il pesciolino “poco fa sono stato pescato da un ucraino che mi ha chiesto di procurargli un’enorme cassa piena d’oro, di gioielli e di dollari”. Al che il ceceno dice: “Ci sono: dammi l’indirizzo dell’ucraino”».

Insomma, un libro che va bene se questa estate volete farvi due risate sotto l’ombrellone.

Ben Lewis

Falce e sberleffo

Una storia del comunismo attraverso la satira

Piemme

Milano, 2009

Pagine 475

Traduzione: Franca Genta Bonelli

Euro 19

La nota segreta

Milano 15 agosto, via Santa Radegonda.  Nel 1736 non si andava nel cinema di Berlusconi, ma al convento delle benedettine per sentire le voci d’oro che arrivavano da oltre le grate della clausura. È l’ambientazione del nuovo libro di Marta Morazzoni “La nota segreta” (Longanesi). Una storia d’amore, che sembrava impossibile e che invece diventerà realtà tra un diplomatico inglese in missione nel capoluogo lombardo e una contessina obbligata dalla famiglia a farsi suora e murata, appunto, dietro le grate della clausura.

La prima fuga da quella costrizione sarà per lei prima idealmente grazie al canto, alla sua splendida voce. Poi, materialmente, con una rocambolesca fuga (aiutata da una consorella) per finire nelle braccia dell’uomo che innamoratosi (prima della sua voce e poi di lei), manderà all’aria la sua vita tranquilla per questa ragazza. Infine, con un atto di coraggio incredibile, recandosi a Roma, in Vaticano per chiedere (e ottenere) dalla Sacra Penitenziera lo scioglimento dei voti.

Marta Morazzoni (già vincitrice del Campiello con “Il caso Courrier”) narra una storia d’amore e forza d’animo che è davvero accaduta nella Milano, negli anni della dominazione austriaca. La protagonista si chiamava Paola Pietra ed era una nobile, cacciata dalla famiglia d’origine in seguito a un secondo matrimonio e mandata in convento.

Nel libro si racconta che, dopo la fuga, le monache e la famiglia organizzano (con  un rito invero un po’ macabro e pagano) un finto funerale: nella bara viene messo l’abito monacale che la ragazza abbandona  dietro di sé, lasciando furtivamente il convento.

Un racconto che diventa mano a mano avvincente. Anche perché la scrittrice accompagna il lettore, dichiarandosi quasi spettatrice di quel che accade. Un modo per immedesimarsi, ma anche per seguire insieme a lei un viaggio di liberazione che parte da Milano e prima di arrivare a Roma passa per Venezia, Marsiglia e l’Inghilterra.

Ma è molto bella anche la prima parte della narrazione, quella ancora dietro le grate del convento, dove si prova lo Stabat Mater di Pergolesi, il compositore che proprio quell’anno morirà di tisi (anzi la leggenda vuole che muoia proprio il giorno in cui completa l’opera). Il testamento musicale di Pergolesi, la forza delle due voci che cercano di portare la loro voce fino al cielo, è la degna colonna sonora di questo libro. Che parla di Chiesa (“La religione cattolica non conosce Stato”, una delle frasi più interessanti che mi sono appuntato), di una fuga d’amore che sembra impossibile e che invece riesce, ma che parla soprattutto della dignità di una donna che trecento anni orsono sfidò l’ordine costituito per rivendicare il proprio diritto di scelta, il proprio libero arbitrio. Che, va detto, gli fu concesso. A dimostrazione che anche il coraggio di andare controcorrente può risultare vincente. Non solo nei romanzi.

Insieme a Marta Morazzoni presenterò il suo bel libro giovedì 10 giugno alle 18 in via San Barnaba 48 a Milano. Organizza l’associazione Nestore.

Marta Morazzoni

La nota segreta

Milano, Longanesi, 2010.

Euro: 16,60.

Fenomenologia di Studio Aperto

Distratti come siamo dalle polemiche sul Tg1 e sui suoi servizi di alleggerimento (che, ahinoi, fanno alzare gli ascolti: nell’era preminzoliniana la seconda parte del tg spingeva il pubblico verso il Tg5), molti non fanno più caso al telegiornale che ha dato la linea a questa tendenza “tg uguale cazzeggio”: Studio aperto.

E come sempre, il maestro batte l’alunno.

L’elenco dei servizi andati in onda nell’edizione di oggi alle 18.30 è esemplificativa di un certo modo di fare giornalismo. Tolti i servizi “di rigore” (nave turca attaccata dagli israeliani, festa della Repubblica e manovra anti-crisi) la parte alleggerimento inizia praticamente da subito.

Si comincia con la cronaca nera. Il processo contro Amanda Knox. Un processo parallelo a quello per l’omicidio: calunnia. Ma è l’occasione di parlare del nuovo look della ragazza americana condannata in primo grado per aver ucciso l’amica inglese. I capelli corti spingono il giornalista a fare paragoni sul look: “la biondina dagli occhi di ghiaccio ora ha i capelli alla garçon”. Mah.

Andiamo poi agli Esteri. Due notizie che concernono il Regno Inglese de quale, chissà perché, molti direttori sembrano sudditi. E così due bei servizi, uno sul possibile omicidio di Lady D (un sempreverde) con i legali di Al-Fayed che annunciano l’ennesimo possibile scandalo (su mine antiuomo), l’altro su Sarah Ferguson che invece si pente in diretta tv di aver chiesto la tangente (a un giornalista in incognito) per far incontrare l’ex marito, il principe Andrea.

I reali vanno forte a Studio aperto. Poco più in là, servizio sul principino nostrano che, dopo Sanremo , danze e canti, si prepara a fare l’attore. In una sit-com sexy. A me personalmente sono venute in mente avventure milanesi hard di altri membri (e non ridete per il termine) della famiglia. Ma sono malevolo.

Dopo le teste più o meno coronate, ecco gossip e dintorni. Prima un altro classico: Corona che, a sorpresa, sembra non abbia più successo con le donne. Dopo i cuccioli dei ricchi che non riescono a dormire senza lo yacht, anche questo è un argomento sul quale riflettere (io, comunque, per inciso, non ci credo a ‘sta storia di Corona che va in bianco: magari domani al bar attivo un dibattito sul tema).

Se non bastassero Corona e Belen, ecco un pezzo su Aida Yespica che aveva una depressione (“non riesco più a fare l’amore) dalla quale è uscita confessandosi a “Chi” (settimanale top in questo senso) e innamorandosi di Teo Mammuccari (“un vero uomo”).

Rasserenati sui problemi sentimentali delle star di oggigiorno, eccoci di nuovo in ansia per i cerchi nei campi di grano. In Brianza. Imperdibili. Ma, basta tematiche così alte, il servizio successivo è su una classifica tra la ragazza più bella del mese. A maggio vince Melita (l’ho incontrata al Meeting di Rimini,e posso confermare).  A ruota un pezzo imperdibile sulla “prova costume” con un po’ di donne copertina con rotolini di grasso e buchi da cellulite: immagini che dovrebbero rasserenare “quelle che non ce la faranno” entro l’estate. Il consiglio? Costume intero.

Si chiude di nuovo con gli Esteri, con un pezzo, veramente gustoso sui maiali alle Bahamas. Maiali nel senso degli animali. Che però nel servizio, chissà perché, fanno il bagno per la gioia dei turisti che gli lanciano il cibo. Tutto in un solo “tg”.

Quando alle 19 parte Studio Sport, sembra di tornare sulla terra. Servizi senza cazzeggio, su Capello, Benitez e Valentino Rossi. Temi forse più leggeri. Che però a confronto col nonsense precedente, ti dà un ottimo metro di paragone.