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FERMIAMO IL BOIA IN BIELORUSSIA!

Nei giorni scorsi il compagno Lukashenko (quello che non ha cambiato nome al KGB) ha chiesto al Papa di intercedere per lui: http://www.thepetitionsite.com/1/15-days-left-to-save-lives-of-2-young-men-that-are-going-to-be-executed/

A giorni invece nell’ultima dittatura d’Europa sono previste due condanne a morte (mai abolita neanche la pena di morte, da queste parti) per due uomini condannati per gli attentati alla metropolitana di Minsk.

Ci sarebbero anche dei dubbi sulla loro colpevolezza.

Ora è partita una raccolta firme per chiedere di fermare il boia:
http://www.thepetitionsite.com/1/15-days-left-to-save-lives-of-2-young-men-that-are-going-to-be-executed/

100mila le firme che si vogliono raccogliere.
Diamo una mano anche noi?

Ad maiora

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LA CADUTA DEL DRAGO VISTA DALLA TELEVISIONE (CON PICCOLA INTEGRAZIONE)

Su Rai uno si canta e si balla. Ma si balla anche in piazza del Quirinale, dove migliaia di persone festeggiano la fine di Berlusconi, per le prime dimissioni in diretta tv e web. Mai come questa sera la tv è sembrata distante dal paese reale. Bambini, per lo più obesi, che cantano davanti a genitori sorridenti, mentre lo Stato va a rotoli (o cerca di non andarci).

Su Raidue un telefilm americano. Con ritmi giudiziari distanti anni luce da quelle delle nostre aule. Aule decadenti, a differenza di quelle che vediamo sugli schermi televisivi. Durante gli anni della dittatura in Albania la nostra tv sembrava l’Eldorado. Durante il berlusconismo (senza imposizioni) sono stati gli Usa e la loro cultura televisiva il nostro Eldorado. Sarà una delle macerie più difficili da rimuovere (come quelle – materiali – della città dell’Aquila, cui va il mio pensiero).

Raitre anche stasera giustifica il canone (come Rainews), – dal Tg3 a Floris – l’attenzione sul paese reale. Quello che internet non ha però ancora insegnato alla tv è che una telecamera davanti al Quirinale, con i suoi effetti, vale più di mille parole.

Su Rete4 (dopo un Fede tristerrimo) in onda il film “Spy game”. Un titolo, un programma. Ci sono traditori anche qui…

Su Canale5 uno dei massimi esempi di lavaggio del cervello agli italiani (e, purtroppo, soprattutto alle italiane). #maipiù C’è posta per te, con le sue lacrime riprese e la finta pietà della conduttrice. Tutti a farsi allegramente i fatti altrui.

Italia Uno il sabato sera si dedica ai film per i piccini (l’ennesimo Shrek, nella fattispecie). La caduta del suo padrone (dal governo) non ha cambiato programmazione. Meglio un mostro verde.

Finisco con La7 che da quando è arrivato Mentana (che pure ha servito SB per molti, molti, molti anni) è diventata davvero imprescindibile. Tg incentrato tutto sulla caduta (a differenza del Tg1, stasera impegnato in Esteri – compresa Pippa Middletone – e cronaca nera). Dopo Mentana, Telese e Porro (con Ferrara in diretta).

Personalmente mi sono informato su quel che accadeva grazie alla diretta del Corriere.it.
La tv era accesa, ma muta.

Ad maiora.

Ps.1. Vorrei che ci fossero più programmi di approfondimento condotti da donne.

Ps.2. Un pensiero in queste ore non può non andare a Veronica Lario che due anni fa disse all’Ansa parole illuminanti: “Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere..Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notoretà…e per una strana alchimia, il paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore.
Ho cercato di aiutarlo…ho implorato le persone che gli stanno vicino di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile. Credevo avessero capito…mi sono sbagliata. Adesso dico basta”.
Basta adesso l’hanno detto tutti. Ma con anni di ritardo.

Ps.3. Tg1 breve (per Gran Premio) del giorno dopo. Nessun pezzo sulle contestazioni al Quirinale. Ma sotto il pezzo di Sonia Sarno si sentono distintamente gli effetti: “Buffone, buffone!”. Decontestualizzati sono ancora peggio! #sapevatelo

VOGLIAMO A MILANO VIA POLITKOVSKAJA!

Da oggi, 12 novembre, l’associazione Annaviva lancia una nuova raccolta firme per Anna Politkovskaja, cui vorremmo fosse dedicata una via a Milano. Vi chiediamo di aderire inviando una mail all’indirizzo che trovate in fondo.
Ad maiora.
……………..

Milano nel 2015 sarà – grazie all’Expo – una vetrina internazionale.
La città che ha nel proprio gonfalone Sant’Ambrogio e che ha dato i natali a Manzoni e Beccaria ha l’occasione per non far dimenticare, oltre alla fame del mondo, il rispetto dei diritti umani e della libertà di stampa.
In questi anni, una figura più di altre, ha rappresentato a livello mondiale il giornalismo “dalla schiena dritta”: Anna Politkovskaja.
Per mettere a tacere la coraggiosa giornalista russa non sono bastate le minacce, gli arresti, gli avvelenamenti, i finti plotoni di esecuzione, l’isolamento.
5 anni fa, il 7 ottobre del 2006, è stata assassinata nel portone di casa sua. La giustizia russa sta tentando – pur tra molti tentennamenti – di trovare chi le abbia materialmente sparato. Mentre resta (e forse resterà) un fitto mistero sui mandanti.
“Io vedo tutto, questo è il problema” scriveva Anna Politkovskaja, uccisa solo perché voleva fare il suo mestiere: la giornalista.
Milano ha dedicato i propri giardini pubblici a Indro Montanelli, mentre ha platealmente mancato la consegna dell’Ambrogino d’oro a un altro dei suoi figli adottivi: Enzo Biagi.
Ora c’è un’occasione di riscatto.
Nel 2009, dopo una raccolta firme on line e una mobilitazione popolare (organizzate da Annaviva e Gariwo), Palazzo Marino ha dedicato ad Anna Politkovskaja un albero nel Giardino dei Giusti al Monte Stella. Altre città italiane hanno seguito questo esempio (da Brescia a Genova).
Oggi, noi firmatari di questo appello, chiediamo al Comune di Milano, al sindaco Pisapia, di fare un passo in più, di mettere la città al pari di altre nel mondo, da Roma a Tbilisi, da Tolosa a Ferrara.
Dedicando ad Anna Politkovskaja una via o una piazza della comune che tra pochi anni ospiterà l’Esposizione universale.
Se davvero un vento nuovo soffia sulla “capitale morale”, crediamo che questa sia l’occasione giusta per dimostrarlo.
A tutto il mondo.

Per aderire, mandare una mail con nome, cognome e professione a questo indirizzo: unaviaperanna@gmail.com

MERCOLEDI’ ALLA CAMERA DEL LAVORO I FUNERALI DI NORI BRAMBILLA PESCE

Malata da qualche tempo (per questo assente all’ultimo presidio antifascista dell’Anpi) ieri, 6 novembre 2011, ci ha lasciati all’età di 88 anni, Nori “Sandra” Brambilla Pesce. Mercoledì 9 la camera ardente e l’ultimo saluto alla Camera del Lavoro.
Che ti sia lieve la terra, cara partigiana.

Questo che segue è il comunicato dell’associazione Memoria Storica Giovanni Pesce.

Ad maiora
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Nori, per noi, è stata memoria, storia, conoscenza. Ci dato tanto e non la dimenticheremo mai.
L’Associazione La Conta si stringe nel cordoglio più profondo alla figlia
Tiziana ed a tutti i suoi cari.
Ciao Norina, chi ha compagni non muore!
La cerimonia funebre si svolgerà mercoledì 9 novembre 2011, alle ore 15 nella sala “Di Vittorio” della Camera del Lavoro, in Corso di Porta Vittoria 43 a Milano. La camera ardente sarà aperta alle ore 11 di mercoledì 9 nella stessa Camera del Lavoro.

La storia partigiana di Onorina “Sandra” Brambilla, ventunenne milanese, figlia di operai, è un mirabile esempio del percorso compiuto da tante donne italiane che, all’8 settembre del ’43 con l’occupazione straniera del Paese
e il sorgere della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, non ebbero
esitazioni a battersi per la libertà abbandonando casa, lavoro e affetti, offrendo un contributo decisivo alla lotta e alla vittoriosa insurrezione. Nel libro autobiografico “Pane bianco” (edizioni Arterigere 2010), con un linguaggio semplice ed efficace, senza accenti retorici, minuzioso nelle ricostruzioni temporali ed ambientali, percorre a ritmo incessante questo tragitto, cogliendo i momenti più intensi della vita di una ragazza schierata con quel minuscolo ma temibile esercito del 3°Gap votato alle imprese più disperate, al limite dell’impossibile, nel cuore della metropoli, contro gli obiettivi strategici dei tedeschi e dei fascisti di Salò. Non ci sono nella ricostruzione, arricchita da un prezioso messaggio filtrato dalla cella di Monza e da un’inedita corrispondenza indirizzata dal Lager di Bolzano alla madre, né silenzi né margini di ambiguità. Il dramma della prigionia in mano agli sgherri di Wernig e le oscure attività delle SS italiane al soldo del nemico emergono con un linguaggio crudo ed essenziale che esalta la pesantezza del trattamento subito. Il cammino di Onorina “Sandra” Brambilla, liberata il 30 aprile 1945, si concluderà, dopo una marcia a tappe forzate, a piedi, con altri compagni, attraverso la Val di Non, il passo della Mendola e quello del Tonale, in una Milano sconciata dalla guerra, dove riabbraccerà la famiglia e il “suo” comandante, Giovanni “Visone” Pesce, medaglia d’oro della Resistenza ed Eroe Nazionale di cui diverrà il 14 luglio 1945 la compagna di una vita. Non mancheranno i riconoscimenti partigiani: il diploma del Comando Alleato di Alexander e la Croce di guerra al “valor partigiano”.
Onorina Brambilla Pesce, nata a Milano nel 1923, per decenni fu militante del Pci e poi di Rifondazione Comunista. Dirigente nazionale della Fiom-Cgil. Attiva nel mondo dell’associazionismo partigiano nell’Anpi, nell’Aned e nell’Anpiia. È stata presidente onoraria dell’Aicvas, l’Associazione degli ex-combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna, dopo la scomparsa di Giovanni Pesce nel 2007. Nel 2006 è stata insignita della medaglia d’oro di benemerenza dal Comune di Milano città dove ha sempre vissuto. Nel 2010, ha fondato e costituito, con altri amici e compagni, l’associazione “Memoria Storica – Giovanni Pesce”.

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STOP LUKA, LA RETE ABBATTE TUTTI I CONFINI. ABBATTERÀ ANCHE IL REGIME?

Come riassumere la serata di ieri dedicata da Annaviva alla Bielorussia? Interessante, emozionante, inquietante. Difficile trovare l’aggettivo giusto. Di certo, gli interventi di Natallia Radzina e di Vera Stremkovskaya (come quelli di Bruno Dapei e Matteo Mecacci) hanno offerto molti spunti a quanti -malgrado il maltempo-sono arrivati all’Ostello Bello di Milano. Altri ne offrirà a quanti seguono Radio Radicale (che ha registrato tutta la conferenza) e grazie al lavoro dei molti giornalisti presenti.
È stata una specie di lezione su che come nasce e cosa sia una dittatura.
Natalia Radzina (giornalista del sito http://charter97.org/en/news/ incarcerata dal regime e sfuggita dagli arresti domiciliari, ora rifugiata politica in Lituania) ha raccontato cosa voglia dire finire nelle prigioni del KGB. Ma ha focalizzato il suo intervento sulla responsabilità della classe politica italiana (nella fattispecie berlusconiana) nel sostenere fattivamente la dittatura: con incontri, abbracci, affari e opposizione alle sanzioni.
Vera Stremkovskaya (avvocato dei diritti umani, ora riparata in Svezia) ha invece sottolineato il declino di un paese che è tornato, grazie alla sua dirigenza sovietica, indietro nel tempo. Ma ha spiegato come incontri come quello organizzato da Annaviva (dove è stata esposta la bandiera bianca e rossa vietata a Minsk) siano un forte segnale nei confronti del regime. Il cui vessillo (sovietico) sventolava – pro Expo – a pochi passi dalla sede del nostro incontro (abbiamo davvero capito dove organizzare il prossimo flash mob…).
Interessante, per chiudere, che la Radzina abbia citato la gaffe di La Russa a Ballarò (“chi è Lukashenko?”).
Significa che la rete abbia ormai abbattuto tutti i confini.
E vuol dire che quel segnale che abbiamo lanciato ieri sarà arrivato forse anche nel cuore del potere bielorusso.

Ad maiora!

Ps. Ora ci aspetta Mosca. Obiettivo: le elezioni di dicembre.
Prima di andare in Russia (per l’ennesimo viaggio di “turismo responsabile” di Annaviva), mercoledì 9 novembre alla Libreria Popolare di via Tadino, ore 19.30, ci aspetta l’incontro con Denis Bilunov, famoso oppositore antiputiniano.
Vi aspettiamo!!!

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