A Mosca l’opposizione scende di nuovo in piazza contro il regime putiniano.
E AnnaViva organizza un nuovo presidio a Milano. Di solidarietà con i democratici russi.
4 FEBBRAIO 2012
ORE 11
MOSCA CHIAMA- MILANO RISPONDE
PRESIDIO SOTTO LA BANDIERA RUSSA PER L’EXPO
VIA DANTE 12
MILANO
Dopo le oceaniche manifestazioni, le opposizioni russe (tornare unite) tornano a chiedere elezioni libere e democratiche nella Federazione.
A pochi mesi dalle elezioni, per il Parlamento, considerate irregolari di dicembre, la Russia torna infatti a votare il 4 marzo per le presidenziali.
Per Putin, per il suo orgoglio da leader della “verticale del potere”,anche andare al ballottaggio, sarebbe uno smacco.
AnnaViva con questo presidio esprime la sua vicinanza alle opposizioni russe. Chiede l’immediata scarcerazione di Khodorkovskij e degli altri dissidenti, finiti in cella per ragioni politiche.
Spera che per una volta sia data davvero la voce al popolo. Senza brogli elettorali.
Nel corso del viaggio di turismo responsabile per le elezioni politiche in Russia, Annaviva ha avuto la possibilità di vedere la prima proiezione pubblica a Mosca di “A Bitter Taste of Freedom”.
Questo il video che realizzammo al termine della pellicola, con la standing ovation che – a un giorno dal voto – segnava un deciso cambio di passo verso il putinismo:
Quella che segue è invece la recensione scritta da Irene Mossa di questo bel film.
Annaviva tornerà a Mosca per le presidenziali di marzo.
Ad maiora.
…………….
A BITTER TASTE OF FREEDOM
Nel dicembre 2011, in un cinema di Mosca, ho assistito, con le altre persone del gruppo di Annaviva, a un documentario, “A bitter taste of freedom” (“Il gusto amaro della libertà”, 2011, di Marina Goldovskaya) su Anna Politkovskaja. Era in russo, e purtroppo non era sottotitolato. Eppure, nonostante non abbia capito una parola, mi sono accorta che di fronte a quello che comunicavano le immagini, i volti, le espressioni, i sorrisi, e, anche, le lacrime… le parole non erano poi così importanti.
Avevo visto altri documentari su Anna, che avevo apprezzato molto, dove si parlava di lei come giornalista, e si approfondivano le vicende di cui scriveva, dalle sue accuse durissime a Putin e all’esercito russo, alla guerra in Cecenia, all’attacco terroristico al Teatro Dubrovka. Documentari in cui emergeva subito il suo coraggio, la sua integrità e determinazione, la sua compassione, e il ricordo indelebile che aveva lasciato nelle persone, tantissime, che aveva aiutato.
Questo invece era il primo documentario dove si raccontava non solo la giornalista, ma anche la donna. E così c’era, da quel che ho potuto capire, sua madre, che mostrava gli album di foto, con le immagini di Anna bambina; sua sorella, che parlava di lei; e molte foto, di quando era giovane, e appena sposata, nonché riprese, fatte con una telecamera amatoriale, della sua vita familiare negli anni ’90, quando i suoi figli erano piccoli. E poi tante riprese di Anna in momenti quotidiani, con i suoi figli, mentre racconta qualcosa di divertente, sorride, e ride spensieratamente; nella sua casa, in compagnia dei suoi gatti, e di un pappagallo; mentre porta fuori il suo cane, il paurosissimo e affettuosissimo Van Gogh, e lui le salta addosso e la vuole baciare, e lei ride, davvero di cuore.
È stata una sorpresa inaspettata, che mi ha commossa, conoscere non solo la giornalista, seria, determinata, instancabile nel combattere le ingiustizie, ma l’intimità della donna. Non un’icona, un’eroina, ma una donna vera, anche se dotata sicuramente di un coraggio eccezionale. Dolorosamente consapevole, e profondamente coinvolta, nelle ingiustizie, nelle vicende terribili che racconta, ma al tempo stesso non severa, o triste, o rassegnata, o sola, come a volte l’avevo immaginata, come pensavo potesse essere, comprensibilmente, confrontandosi ogni giorno con storie terribili, di dolore e di morte. No, in quelle immagini si avverte invece, nonostante tutto, tutta la grande forza di Anna. Una forza che percorre tutto il documentario, e che si sente ancora di più in tanti momenti in cui Anna ride, e scherza, rivelandosi una donna tenera, allegra e appassionata, con un gran senso dell’umorismo, piena d’amore e di vita.
Poi, riflettendo, ho pensato che non poteva essere che così, che una donna che per la verità, e per la libertà, è stata capace di dare la sua vita, non poteva che amarla allo stesso tempo moltissimo, e saperla vivere pienamente. E che in fondo questo significa dare davvero un senso alla propria esistenza, che va oltre la morte.
Ecco, oltre al lungo, toccante applauso finale, in cui tutti ci siamo alzati in piedi, condividendo la nostra emozione, il dono più prezioso di questo documentario per me è stato farmi sentire, ancora una volta, e con maggiore chiarezza e intensità, che le persone come Anna non muoiono, e che, davvero, Anna è viva, oggi più che mai.
Irene Mossa
A Mosca l’opposizione scende di nuovo in piazza contro il regime putiniano.
E AnnaViva organizza un nuovo presidio a Milano. Di solidarietà con i democratici russi.
4 FEBBRAIO 2012
ORE 11
MOSCA CHIAMA- MILANO RISPONDE
PRESIDIO SOTTO LA BANDIERA RUSSA PER L’EXPO
VIA DANTE 12
MILANO
Dopo le oceaniche manifestazioni, le opposizioni russe (tornare unite) tornano a chiedere elezioni libere e democratiche nella Federazione.
Questa volta, non casualmente, il corteo non è stato autorizzato. Si prevedono tensioni.
A pochi mesi dalle elezioni, per il Parlamento, considerate irregolari di dicembre, la Russia torna a votare il 4 marzo per le presidenziali.
Per Putin, per il suo orgoglio da leader della “verticale del potere”,anche andare al ballottaggio, sarebbe uno smacco.
AnnaViva con questo presidio esprime la sua vicinanza alle opposizioni russe. Chiede l’immediata scarcerazione di Khodorkovskij e degli altri dissidenti, finiti in cella per ragioni politiche.
Spera che per una volta sia data davvero la voce al popolo. Senza brogli elettorali.
Sono passati tre anni dall’assassinio a Mosca di Stanislav Markelov e Anastasia Baburova.
Lui era un giovane e coraggioso avvocato. Difendeva i ceceni, i dissidenti, gli antifascisti. Era il legale di Memorial e di Anna Politkovskaja.
Anastasia era una giovane stagista della Novaja Gazeta, il giornale di Anna, e stava indagando sul neofascismo in Russia, emerso dalle ceneri sovietiche e alimentato dal nazionalismo, sparso a piene mani da Putin.
Stanislav aveva appena terminato una conferenza stampa al Centro della stampa indipendente annunciando un ricorso europeo contro la scarcerazione del colonnello Budanov (l’assassino di Elsa K., ucciso a sua volta qualche mese fa, sempre a Mosca).
Anastasia (24 anni) era al fianco di Stanislav (34) quando sono stati raggiunti da numerosi colpi di arma da fuoco. Lui è morto sul posto. La giovane collega è sopravvissuta fino all’ospedale.
Le indagini, per una volta, non si sono concentrate sui ceceni, ma si sono indirizzate verso i giovani neonazi della città.
È stata arrestata (e condannata lo scorso maggio) una coppia di giovani assassini, entrambi di estrema destra. Nikita Tikhonov, 31 anni, ha avuto l’ergastolo. Jevgenija Khasis, la sua fidanzata e complice ventiseienne, è stata condannata a 18 anni di carcere: http://www.guardian.co.uk/world/2011/may/06/russian-neo-nazi-life-sentence-murder
Quando Annaviva è stata a Mosca, uno dei momenti più emozionanti è stato imbattersi nelle foto di Stanislav e Anastasia, sul luogo del loro – infame – assassinio.
Nessuna lapide a commemorare il loro sacrificio.
Ma oggi gli antifascisti russi li ricorderanno con varie manifestazioni.
Che il sempre imbarazzante regime putiniano qua e là vieta: http://inter.antifa.ru/
Ieri ha portato in piazza a Mosca circa 200 attivisti per un piccolo corteo che fa da anitpasto alla prossima grande manifestazione delle opposizioni russe che andrà in scena in tutta la Federazione il 4 febbraio. Si tornerà a chiedere elezioni pulite in vista delle presidenziali di marzo.
Sergei Udaltsov (34 anni, uno dei leader della rivoluzione bianca) ha ribadito ai suoi sotenitori che solo un’opposizione unita può sperare di sfidare il regime putiniano. L’attuale primo ministro punta infatti al terzo mandato da presidente della Russia.
Udaltsov, oltre a a chiedere elezioni libere e riforme politiche, ha detto che bisogna difendere i diritti dei lavoratori e domandare più protezione sociale per i non abbienti.
In vista della manifestazione del 4 febbraio si è invitato a volantinare davanti a tutte le fabbriche per portare più lavoratori possibili in piazza.
Udaltsov è stato arrestato circa 30 volte lo scorso anno. Ma anche ieri ha lanciato il suo guanto di sfida alle autorità russe: “Noi abbiamo già ribadito la natura pacifica delle nostre richieste e la natura pacifica delle nostre azioni. Al contempo però, deve essere chiaro: se il regime farà versare sangue, questo sarebbe un segnale per l’intera società verso la ribellione. Non credo che saranno in grado di sfuggire alla responsabilità in questo caso”.
Speriamo che tutto rimanga sui binari della nonviolenza, da una parte e dall’altra della barricata.