Il terzo mandato di Putin al Cremlino è iniziato con gli scontri di domenica e lunedì e prosegue con gli arresti e le manifestazioni non autorizzate.
La (finta) democrazia verticale sfocerà in un regime (televisivo e) totalitario?
O quelli che osserviamo in questi giorni sono i colpi di coda di un sistema giunto al capolinea?
A queste domande Annaviva cercherà di rispondere questa sera a Milano (Libreria Popolare di via Tadino 18, ore 21) in un incontro organizzato con uno dei leader di Solidarnost, uno dei partiti d’opposizione al putinismo, Denis Bilunov.
Vi aspettiamo!
Mosca
Mosca 9 maggio, il giorno della vittoria (photogallery)
Veterani in piazza e tutti con il simbolo di San Giorgio sulla giacca o sulle macchine:
http://italian.ruvr.ru/george_ribbon/
Si ricorda così a Mosca e in tutta la Federazione russa la vittoria sovietca contro il nazi-fascismo.
Una festa che è tornata in auge negli ultimi anni, grazie a Vladimir Putin.
Qui un po’ di scatti.
Ad maiora
Che cosa succede in Russia?
Il terzo mandato di Putin al Cremlino è iniziato con gli scontri di domenica e lunedì e prosegue con gli arresti.
La (finta) democrazia verticale sfocerà in un regime (televisivo e) totalitario?
O quelli che osserviamo in questi giorni sono i colpi di coda di un sistema giunto al capolinea?
A queste domande Annaviva cercherà di rispondere domani sera a Milano (Libreria Popolare di via Tadino 18, ore 21) in un incontro organizzato con uno dei leader di Solidarnost, uno dei partiti d’opposizione al putinismo, Denis Bilunov.
Vi aspettiamo!
9 maggio, la vera festa di Vladimir Putin (photogallery)
Masha Gessen, nel suo “Putin, l’uomo senza volto” (Bompiani), parla di “una sorta di rimorso rivoluzionario” che si vive in Russia.
Ed è un rimorso che in questi giorni che anticipano la festa del 9 maggio – vittoria sovietica contro il nazismo, festa molto sentita in Russia – è ben visibile.
In tutti i negozi, ma anche sui muri di Mosca, si vedono manifesti che inneggiano alla vittoria.
Sono quelli che la Gessen chiama “simboli del nazionalismo sovietico”, che Putin ha rispolverato.
Qui una carrellata di immagini, di poster, di murales.
Ad maiora
Di ritorno da Mosca
Volo di ritorno da Mosca. Dietro di me tre toscani. Le voci sono giovani ma intravedo qualche capello bianco, girandomi.
Sono andati a trovare le loro fidanzatine russe, affittate per poche migliaia di rubli e scoperte, immagino, sui siti di appuntamento che compaiono sui motori di ricerca ogni volta che scrivete “Russia”,
Parlano senza freni, contando sul fatto che qui pochi mastichino l’italiano.
“Io comunque mi sono stufato”. “Sì anche io”. “La prossima volta cambiamo”. “Fa parte del gioco”. “Poi quelle non hanno un anima, pensano solo ai soldi”.
Mi infilo le cuffiette per non farmi salire la pressione. “Speriamo di tornare in tempo per il calcetto” sono le ultime parole che sento prima che Eminem schiacci tutto quello che c’è intorno.
Contento, io (dopo un corso accelerato di cirillico) di essere andato a Mosca a sostenere e seguire gli oppositori al putinismo, quello che ha creato la “tirannia della burocrazia” consentendo però di trasformare il paese in un enorme bordello, dove tutto ha un prezzo, anche la dignità.
A breve succederà lo stesso in Ucraina, per gli Europei.
Ma possibile che noi uomini dobbiamo sempre ridurci così?
Ad maiora



















