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Presidio per chiedere la liberazione di due dirigenti del Fronline Socialist Party dello Sri Lanka

Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato di Piero Maestri su una mobilitazione della comunità dello Sri Lanka a Milano.

Ad maiora.

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A Milano, in piazza san Babila, un gruppo di cittadine/i dello Sri Lanka ha manifestato per chiedere la liberazione di Premakumar Gunarathnam e Dimuthu Attygalle, dirigenti del Frontline Socialist Party srilankese “scomparsi” due giorni fa a Colombo, quasi certamente sequestrati proprio poco prima dell’inizio dei lavori del congresso di fondazione del partito.

Premakumar è candidato alla carica di segretario del partito, mentre Dimuthu è la responsabile del settore femminile e delle questioni internazionali.

Non è la prima volta, nell’ultimo anno, che scompaiono dirigenti di quel partito o di altri movimenti di opposizione.

Il presidio ha voluto sollecitare una presa di posizione internazionale nei confronti del governo dello Sri Lanka affinché faccia tutto quanto necessario per restituire la libertà ai due dirigenti e garantire il rispetto dei diritti umani in Sri Lanka. Una richiesta diretta al governo italiano – perché si faccia promotore di un’iniziativa diplomatica – alle organizzazioni internazionali e alle forze politiche e sociali italiane.

Al presidio hanno portato la loro solidarietà – tramite collegamento telefonico – anche la delegazione italiana presente al Congresso (formata da Prc, Ufficio Immigrati della Cgil Brescia, Associazione Consumatori e Utenti) e Sinistra Critica direttamente.

È necessario tenere alta l’attenzione su questa vicenda, per garantire ai due dirigenti e a tutti gli attivisti scomparsi una soluzione rapida e positiva della vicenda.

Un albero milanese, trasformato in bacheca

Un albero dall’ara assetata (insieme ad altri 9 fa parte del “bosco” voluto dalla precedente amministrazione nella China Town milanese).
Un cittadino (o una cittadina vista l’ottima grafia) che attacca su quella pianta (ma anche sulle altre) un appello: bagnatele.
Fin qui tutto molti milanese.
Ma i social network sembrano ora aver condizionato anche le polemiche “stradali”.
E così qualcuno (ma anche qui, forse, qualcuna) prende carta e pennarello e replica, commenta, cita il tweet. Dando spiegazioni tecniche e finendo all’arancione: perché non te ne occupi tu?
Quattro foto, scattate poco fa.
Per raccontare una piccola storia. E soprattutto quella grande: neanche oggi qui è piovuto.
Ad maiora

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Annaviva contro l’estradizione di Ivan Kostin in Russia. L’appello della moglie Viktoria

Oggi conferenza stampa di Annaviva a Milano contro l’estradizione di Ivan Kostin, detenuto in Italia, verso la Russia.
Questo l’appello della moglie:

E questa la storia.
Contro Ivan Kostin, cittadino russo, classe 1974, pende un mandato di cattura internazionale. È un imprenditore. Si occupa di produzione e vendita di cognac.
Un giorno del novembre 2011 ha la cattiva idea di arrivare da Israele a Milano per una mostra enologica.
Viene arrestato in albergo e sbattuto a San Vittore per un mese e mezzo.
La giustizia russa lo accusa di aver rubato un enorme numero di bottiglie di cognac, per un valore di milioni di rubli, dalla fabbrica di Stavropol (nel Caucaso russo) nella quale lavorava e di cui era proprietario al 30%. Il furto sarebbe avvenuto senza che nessuno delle centinaia di dipendenti si accorgesse, naturalmente, di nulla.
I problemi per Ivan sono sorti quando muore il padre che aveva fondato l’azienda di liquori. Ivan eredita molte azioni e rifiuta di venderle (a prezzi stracciati) al socio. Ricco e potente. Che lo denuncia per furto. L’inchiesta parte nel 2008.
Si susseguono investigatore e inquirenti che chiedono l’archiviazione. Fino a che si trovano un poliziotto e un magistrato che decidono che Ivan è un “criminale” e che va processato. Anzi, va arrestato anche prima del processo.
Spiccano un mandato di cattura internazionale. Che scatta quando Kostin arriva a Milano, si registra in albergo e la mattina trova le forze dell’ordine alla porta. In Israele, dove era legalmente registrato insieme alla famiglia e lavorava, nessuno ha mai cercato di arrestarlo.
La madre di Mikhail Khodorkovsky, prigioniero politico nella Russia di Putinn, incontrando i militanti di Annaviva ha spiegato che sono almeno trecentomila i russi perseguitati per ragioni economiche.
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Siamo soddisfatti che, alla prima udienza, la giustizia italiana abbia chiesto a quella russa un supplemento di documentazione prima di valutare l’eventuale estradizione.
Ci auguriamo che questa sarà respinta nell’udienza del 29 maggio.
Qui una parte della conferenza stampa organizzata da Annaviva presso l’Ostello Bello di Milano.
Sono le parole, accorate di Viktoria, la moglie di Kostin.
Al cui appello ci associamo.
http://www.annaviva.org

Ad maiora.

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43 anni dopo. Il romanzo sulla strage di stato. Fatto a pezzi da un PDF

Tanti ottimi attori. Ben girato. Regista famoso.
Il tutto per fare – 43 anni dopo la strage di piazza Fontana – un film inutile, con un finale romanzato che manda in vacca anche parti interessanti della pellicola.
“Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana ha un solo grande merito.
Quello di aver spinto Adriano Sofri a scrivere un piccolo libro per confutare le assurde tesi del film (e del libro cui si è liberamente ispirato).
Un volume scaricabile (gratis e in PDF) dal sito:
http://www.43anni.it/

43 anni dopo questa mi sembra la principale novità.
La rete fa contro informazione, acchiappa e smaschera bufale ed errori.
Ad maiora.

Ps. Sofri nel finale del testo si chiede quali le reazioni del pubblico alla pellicola.
Ieri a Milano, alla fine, molti applausi.
Ma, si sa, ormai si battono le mani anche ai funerali.

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Contro l’estradizione di Ivan Kostin martedì conferenza stampa di Annaviva a Milano

Nel giorno in cui il Tribunale di Milano decide se estradare l’imprenditore in Russia.
Questo il video-comunicato:

Ad maiora

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