Italia

Ilja ricorda sua mamma: Anna Politkovskaja

Grazie al Premio Ilaria Alpi e all’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, ieri ho passato una giornata con Ilja Politkovskij, il figlio di Anna. (Anche per questo non ho avuto il tempo di andare a festeggiare il genetliaco di Putin…).

Avevo già incontrato Ilja lo scorso anno a Mosca, nel giorno di quello che sarebbe stato il compleanno della madre (30 agosto) e qualche mese fa alla manifestazione nazionale di Libera a Milano. E’  infatti diventato rappresentante russo di Flare Freedom, l’organizzazione internazionale creata da Libera – convinta che la mafia non si possa più combattere solo tra i confini patrii (dato che l’abbiamo esportata in ogni dove, come si può scoprire leggendo l’ultimo libro di Francesco Forgione).

Ieri Ilja  (insieme a Gerardo Bombonato e Mimmo Candito) ha partecipato a due incontri dedicati alla madre – e alla libertà di stampa – tra Riccione (davanti agli studenti delle superiori) e Rimini (al Teatro degli Atti, prima del bel spettacolo di Ottavia Piccolo, “Donna non rieducabile”).

Il figlio di Anna ha nel corso di questi quattro anni dall’assassinio della madre, maturato una posizione sempre più netta sul suo Paese. Come sua sorella Vera, continua ad avere fiducia nella giustizia anche se il tempo passa e nessuno ha ancora pagato per quel terribile delitto.

Ma è diventato più critico. Quando i ragazzi (informati – temo – più di molti parlamentari italiani) gli chiedono se ci sia differenza tra la presidenza Putin e quella Medvedev, risponde che è più formale che sostanziale.

Gli domandano se è vero quel che diceva Putin che in Russia, fino al giorno dell’assassinio, la madre non la conoscesse nessuno. Risponde di sì, che in un grande Paese come quello dice che la notorietà si ottiene solo apparendo in tv e che su sua madre i riflettori non erano mai stati accesi. Le tv, racconta, erano state costrette a farla vedere e a parlare di lei solo in occasione del sequestro degli spettatori dello spettacolo Nord Ost. Lì la maggior parte dei russi, venne a sapere che c’era una giornalista talmente coraggiosa e famosa nel Caucaso da essere chiamata a mediare (inutilmente, purtroppo, perché entrambi le parti volevano spargere sangue).

Ilja dice che è un peccato che la madre sia più conosciuta e celebrata in Italia, Francia, Regno Unito che in patria. Spiegando che uno spettacolo come quello diretto da Stefano Massini dedicato ad Anna, in Russia non è mai stato fatto.

Il controcalendario non-putiniano realizzato dagli studenti di giornalismo di Mosca pubblicato in occasione del compleanno di Putin, offre qualche speranza che il silenzio anche da quelle parti si sia ormai incrinato.

Una delle provatorie domande dei giornalisti in erba è: chi ha ucciso Anna Politkovskaja?

Ad maiora.

La nazionale serba affidata a una leggenda della Stella Rossa

“Non cambiero’ troppo la formazione di Radomir Antic”, queste le prime parole del nuovo allenatore della nazionale serba Vladimir Petrovic, messo in sella due giorni fa dopo l’esonero di Antic.

Ai Mondiali sudafricani la Serbia era partita bene, battendo la Germania, ma era poi miseramente affondata, non superando il turno di qualificazione. Ne’ piu’ ne’ meno come la nazionale azzurra. E infatti Lippi e’ stato cacciato su due piedi (persino prima dell’eliminazione, a dire il vero).

Antic era stato invece riconfermato, ma sotto schiaffo, una mannaia pronta a scattare al primo errore. La Serbia e’ nello stesso girone di qualificazione degli Europei dell’Italia. Ha battuto le Far Oer e poi ha pareggiato (1-1) con la Slovenia. Tanto e’ bastato per far licenziare Antic. La nazionale serba ora affrontera’ prima l’Estonia e poi l’Italia e sara’ guidata da Petrovic.

Classe 1951, belgradese, Petrovic e’ uno dei tanti ottimi prodotti della Stella Rossa di Belgrado. In quella formazione ha militato per 10 anni, giocando piu’ di 500 partite, segnando 49 gol, vincendo quattro campionati jugoslavi. E’ stato eletto nel 1980 miglior giocatore serbo dell’anno.

Come allenatore Petrovic non vanta gli stessi successi. Ha vinto, sempre con la Stella Rossa, la Coppa dei Campioni, ma era vice allenatore (a Bari, contro l’OM, che aveva eliminato il Milan di Sacchi). Ha poi guidato la nazionale Under 21 (sconfitta dall’Italia nella finale degli Europei 2004), e la squadra cinese del Dalian Shide. Dopo aver vinto il campionato nazionale con quella squadra, e’ stato messo alla guida della Cina, esonerato dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2010.

Tornato alla Stella Rossa vi e’ rimasto una sola stagione per approdare al Timisoara.

Ora gli affidano della Nazionale. Una nuova – ardua – scommessa per una delle leggende serbe del calcio. E forse non e’ vero che non cambiera’ niente nella squadra. Sembra pronto a richiamare in servizio Vladimir Stojkovic.

Solidarnosc, trent’anni dopo

Una delle mostre allestite al Meeting di Rimini riguarda “Danzica 1980” e ha come sottotitolo “Solidarnosc”, un nome che richiama alla mente una stagione di rivolta contro il regime comunista di Varsavia.

Scoppiò proprio nell’agosto di trent’anni fa. Un volantino fatto circolare nelle fabbriche chiedeva di protestare contro il licenziamento di Anna Walentynowicz. In diciassettemila risposero all’appello e la storia cambiò il suo corso. Anna Walentynowicz è morta poche settimane fa, nella tragedia aerea di Smolensk.

Alla mostra fotografica (curata da Sandro Chierici, Annalia Guglielmi e Daria Rescaldani, con foto di Chris Niedenthal, fotoreporter anglo-polacco che ha vinto il World Press Photo grazie a un ritratto dell’ex leader comunista ungherese Janos Kadar) si viene accolti da un grande cancello sul quale è esposto uno striscione del movimento sindacale guidato da Walesa (di cui c’è un bel ritratto giovanile).

Grande attenzione è data ovviamente ai momenti religiosi che accompagnavano le manifestazioni di protesta e con foto di Jerzy Popieluszko, il sacerdote che diceva messa agli operai in sciopero e che venne assassinato da funzionari del ministero dell’Interno della Repubblica Popolare di Polonia. Proprio stasera qui a Rimini è stato proiettato il film sulla sua vita “Non si può uccidere la speranza”.

In uno dei pannelli, la rivolta di Solidarnosc è spiegata così da Jozef Tischner, altro prelato vicino al movimento sindacale: “La ribellione degli operai polacchi del 1980 è stata una ribellione contro la patologia del lavoro. In che cosa consisteva questa patologia del lavoro? Diremo brevemente che in Polonia si era verificato il fenomeno del lavoro senza senso. Restituire al lavoro una dimensione etica significa far sì che il lavoro serva alla comprensione tra uomo e uomo. Questo è l’ethos del lavoro. L’ethos del lavoro è per il lavoro ciò che il bello è per l’opera d’arte. Un’opera d’arte priva di bellezza non è un’opera d’arte. Un lavoro che non serve alla comprensione non è lavoro”.

L’ultima sezione è dedicata a “Solidarnosc e noi”, ossia come dall’Italia si appoggiò il sindacato di Walesa. Proprio l’ex presidente polacco nel 1990 venne al Meeting, accolto come un eroe.

L’ex Premio Nobel per la Pace (che ha 8 figli) ora ha un ruolo marginale nella Polonia moderna. È una cosa che però ha faticato ad accettare: l’ultima volta che si è presentato alle urne (nel 2000) non ha raggiunto l’1% dei voti. Ma queste foto raccontano come, in quella lontana estate polacca, fosse l’uomo giusto al momento giusto.

Viva l’Italia: 458!

Gazzetta dello sport e Chi ci informano oggi sulla nuova passione degli italiani danarosi: la Ferrari 458 Italia. Costo 197mila euro. La sfoggiano in questi giorni di vacanze Valentino Rossi (31 anni) e Giancarlo Tulliani (33 anni). Sul secondo i giornali (prima quelli berlusconiani poi, dopo mille esitazioni, anche gli altri) hanno raccontato la rava e la fava. La casa a Montecarlo. Ma anche la dirigenza sportiva (con la novità che si intascava parte dei contributi che Gaucci dava agli ultrà: a proposito, come mai Gaucci pagava gli ultrà) e le porte che gli si sarebbero aperte qui in Rai grazie al fatto di essere cognato del presidente della Camera. Dopo lo scandalo e la rottura Fini-Berlusconi, le stesse porte gli sono state chiuse.

Valentino Rossi invece, oltre che per gli incredibili meriti sportivi, è passato alle cronache per aver restituito 35 milioni di euro al Fisco. Nel periodo 2001-2006 il pilota aveva la residenza fiscale nel Regno Unito e quella reale nel Bel Paese. Per il 2000 ha ottenuto il condono. Dal 2007 paga le tasse in Italia.

Tulliani e Rossi hanno dunque la stessa macchina. Il cognato di Fini ne guida una nera. Valentino (che l’aveva provata a gennaio in quel di Fiorano) ha scelto un modello giallo col tetto nero. Per entrambi: 57o cavalli, doppia frizione, 7 marce e velocità massima di 325 km/h.

Viva l’Italia. 458.

Piccola fenomenologia del Tg5 (estivo)

D’estate si sa le notizie scarseggiano. Soprattutto in Paesi come il nostro dove il solleone chiude scuole, tribunali e Camere (a meno che non debba discutere di tematiche imprescindibili, come impedire la pubblicazione delle intercettazioni). E dunque anche la fattura dei tg è più difficoltosa.

In questo assolato luglio, almeno la pagina politico-giudiziaria fornisce numerosi spunti, con la cd loggia P3 che spinge a dimissioni e con le polemiche su moralità e dintorni tra maggioranza e minoranza (i finiani). Oggi, tanto per fare un esempio, da pagina 5 a pagina 11 il Corrierone si occupa di scazzi interni al centro destra (Da Fini: “Niente incarichi di partito a chi è indagato” a Il Senatur attacca Galan: non posso cacciarlo, ma schiero in campo Zaia, in veste di centromediano di interdizione, desumo io, nella sfida Italia vs Padania).

Nella mazzetta dei colleghi del Tg5, il principale quotidiano italiano temo sia arrivato tardi e deve essere stato letto un po’ distrattamente. L’unica notizia di politica che viene servita ai telespettatori è il taglio dello stipendio dei parlamentari (rectius, dei loro portaborse). Sul resto si glissa. Silenzio – giusto per fornire notizie che avrebbero potuto desumere dai siti internet stamane, nell’attesa che arrivasse la mazzetta dei giornali – anche sul Csm che vota incompantibilità ambientale per i magistrati coinvolti nell’inchiesta. Silenzio anche sull’interrogatorio previsto per oggi di Marcello Dell’Utri. Strano.

O forse no: meglio infatti – come chiede SB – raccontare le cose che vanno piuttosto che quelle che non vanno. Tra queste il cronista del Tg5 non sembra inserire la vendita del patrimonio statale, deciso per far cassa: l’elenco delle isole e dei palazzi che potranno essere messi all’incanto viene letto con tono divertito.

C’è poi un servizio un cicinin di parte su quanto è buono e quanto è bello il nucleare prossimo venturo. Vengono sentiti Chicco Testa (ex presidente Enel), Fulvio Conti (ad di Enel) e il ministro Prestigiacomo. Cui viene concesso di replicare alle polemiche seguite alla sua idea di indicare il senatore pd Veronesi (anni 85, come sottolinea garbatamente oggi sempre Corriere, la Gabanelli, per un incarico di 7 anni) per guidare l’agenzia per la sicurezza nucleare. E’ un uomo di esperienza dice lei. In che campo, chiederemmo noi. Ah, questo (delle polemiche interne al partito, anzi al gruppo parlamentare) è l’unico accenno al pd in tutto il tg. La par condicio viene rispettata in un modo un po’ subdolo, nel finale, recensendo l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio. Il magistrato e scrittore è anche senatore democratico: a lui viene concessa la parola.

Poi la solita cronaca (ossia il racconto di brillanti operazioni di polizia) con sequestro di piante di canapa e chiusura di discoteche (frequentate da Belem, come viene sottolineato, sia nei tg che sui giornali) dove di sniffa (avviene a Milano, definita chissà perché in questo tg made in Rome, la capitale: ma forse il riferimento è a capitale della coca), piuttosto che a un’anziana picchiata dalla badante o di arresti di ‘ndranghetisti in Calabria (grazie a intercettazioni, mandate – ancora per poco – in onda). Un pezzo anche su Duisburg, visto che è morta un’altra ragazza.

Inizia poi la parte leggera con i risciò in giro per Roma e due orsi “germanici” innamorati, che verranno – ahinoi – messi in due zoo diversi. Speriamo solo che i giardini zoologici tedeschi siano meno affollati delle carcere italiane. Di quelle, anche in mancanza di notizie, nessuno sembra far caso (salvo dare, a volte, notizia dei suicidi).

Ad maiora.