Nei miei corsi di video-giornalismo invito a eliminare, nei testi, quanto più possibile gli aggettivi.
Non servono, nemmeno a rendere più “drammatiche” le storie che si raccontano.
Nel solo Tg1 di oggi alle 13.30 ho contato ben quattro volta l’aggettivo “drammatico”.
Le immagini parlano da sole senza bisogno che si aggiunga altro. Sappiatelo.
Peraltro lo stesso tg (dove non manca, incredibilmente, la pagina della solidarietà politica) mostra poi la reazione del presidente Monti. Nel cui breve discorso la partecipazione, il pathos è uguale a zero. Sembra davvero quel robot irriso da Crozza…
Conviene che aggiungano Il termine “drammatico” almeno nel biscotto (il titolo dell’argomento) altrimenti il Presidente del consiglio sembra non partecipare a questa comunicazione che informa drammatizzando.
“Dramma” e tante parole (e poche immagini) anche al Tg3 delle 14.20. Dove si aggiunge l’aggettivo terribile e si definisce il terremoto un “mostro imprevedibile”. Mah
Ad maiora.
Comunicazioni
Un altarino sull’Ad Maiora?
L’Ad Maiora galleggiante mi interessa visto che molti mi invitano – dopo le notizie di questi giorni – a cambiare il mio saluto finale.
Oggi Repubblica intervista l’anonimo ex comandante dello yacht che ospitava Formigoni.
Curiosamente nel catenaccio (sia nella versione on-line che in quella cartacea) c’è la notizia di un altarino a bordo della barca. Ma nel pezzo non se ne trova traccia:
http://www.repubblica.it/politica/2012/05/29/news/formigoni_yacht-36111635/
Ad maiora (lo tengo)
Ps. Sul Corriere, a pag.19, compaio in bella vista mente intervisto il governatore.
Ps2. Formigoni annuncia querele. Ecco il comunicato:
“E’ ora di mettere fine alle speculazioni contro di me: ho già dato mandato allo studio legale Stivala di agire giudizialmente a tutela della mia reputazione contro quelle testate giornalistiche, televisive o radiofoniche che con palesi trasfigurazioni del vero, falsità, interpolazioni, hanno inteso minare l’onorabilità mia e del consesso regionale da me presieduto”. lo dichiara il presidente della regione lombardia, Roberto Formigoni.
Ostello Bello, considerazione a margine
Agenzie ieri e giornali oggi si affrettano a ricordare che uno dei giovani imprenditori che ha aperto Ostello Bello (nel mirino di Asl e – di rimbalzo – Comune di Milano) sia Carlo dalla Chiesa.
Ieri nel mio post lo citavo solo per nome non per seguire quell’agghiacciante filone mediatico che da del tu ai protagonisti della cronaca. Ma perché ritenenevo e rintengo irrilevante il fatto che Carlo fosse figlio di Nando (ed Emilia!).
Curiosità a parte, nulla lega il professore universitario (e presidente del Comitato milanese antimafia) al miglior ostello milanese.
Conoscendo Carlo da quando è nato, so che non avrebbe mai coinvolto suo padre nelle vicende di questa meravigliosa (ma osteggiata dalla burocrazia) avventura.
E conoscendo Nando so che, in ogni caso, mai sarebbe intervenuto.
Eppure, sembra che, se non ci si mette un po’ di pepe, la notizia non sembri commestibile al pubblico. Che avrà le papille gustative talmente disfatte da non riuscire più a distinguere i sapori.
Ad maiora
Al convegno milanese di Msf
L’ondata di immigrati a Lampedusa ha spiaggiato l’informazione tv
Alle 18 alla Fondazione del Corriere della sera contribuirò alla presentazione milanese del rapporto di Medici senza frontiere sulle crisi dimenticate dai media 2011 (il rapporto è pubblicato da Marsilio).
Le mie scarse competenze non possono che concentrarsi si quella parte della vicenda che riguarda la televisione e l’atteggiamento verso le “emergenze umanitarie”.
Lo studio dell’Osservatorio di Pavia si concentra questa volta sull’atteggiamento dei cronisti televisivi nei confronti dell’ondata immigratoria seguita alla guerra libica e alle primavere arabe.
Scrivo non a caso “ondata” perché l’analisi rivela una cosa su cui insisto nei corsi di giornalismo: le parole sono importanti. Nanni Moretti, in una delle scene che più adoro, schiaffeggia la giornalista che usa frasi fatte. A Lampedusa avrebbe dovuto usare dei droni per cercare di correggere quella patetica attitudine di tanti colleghi di drammatizzare situazioni di per se già drammatiche.
E così si è parlato di “tsunami umano”, come se l’arrivo degli immigrati che rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo fosse una specie di evento naturale. La reazione ovvia a una guerra. Capace di distruggere le nostre isole (non a caso “liberate” una volta partiti gli immigrati), il nostro Bel Paese.
Giustamente l’analisi sottolinea che, finita l’emergenza, quasi tutti si sono dimenticati di raccontare dove si fosse “spiaggiata” quell’onda umana (al Tg regionale della Rai, invero, abbiamo raccontato più volte di quei migranti spediti a prender freddo sulle montagne bresciane).
L’analisi dell’Osservatorio di Pavia critica anche il primato della cronaca rispetto all’approfondimento nei tg. Questa è però uno degli elementi fondanti dell’informazione televisiva. In un paese normale, gr e tg dovrebbe raccontare (tutti) gli elementi essenziali e il giorno dopo ci si dovrebbe recare in edicola a prendere il giornale per leggere gli approfondimenti. Oggigiorno, questa seconda parte del meccanismo-informativo è sempre meno presente, sia per pigrizia diffusa, sia per l’incapacità dei giornali di riempire tutti quegli spazi lasciati vuoti dall’informazione radio-televisiva. Gli approfondimenti poi in realtà ci sono anche in tv. Meno sui sette canali generalisti (dove tutto è occasione di inutile dibattito politico). Più invece, sui canali all news.
Una cosa positiva hanno lasciato le vicende di Lampedusa al sistema informativo italiano. L’uso del termine “migranti”, piuttosto che profughi (errato, peraltro) o l’agghiacciante clandestini. Ricordo che persino Berlusconi, in uno dei suoi comizi sull’isola, parlò di migranti. Tutti si concentrarono invece sull’annunciato acquisto (propagandistico) di una casa da quelle parti. Fu sbertucciato a lungo per il mancata finalizzazione della compra-vendita. Inutilmente peraltro, visto che la villa è stata inserita nella sua dichiarazione dei redditi di quest’anno.
Quando si è superificiali, insomma, lo si è a 360 gradi.
Ad maiora.
Questo il link sull’iniziativa Msf/Fondazione Corriere della sera di oggi alle 18:
http://www.medicisenzafrontiere.it/eventi/scheda_evento.asp?id=2894



