Non mi ricordo più la sua voce.
La Sla gliela aveva portata via da così tanto tempo.
Soffriva in silenzio.
Come i pesci.
Quando al raduno degli Alpini a Bergamo, nel 2010, si era messo a piangere non avevo capito il perché.
Lui sapeva invece che era l’inizio della fine.
Mi chiese di poter intervistare lui gli alpini di Aosta, dove sfilavano alcuni suoi amici, alcuni suoi ex commilitoni.
Poi, piano piano, ha perso la voce, ha smesso di camminare per i corridoi della Rai.
Ieri però era al tavolo della riunione di redazione.
Faceva una fatica assurda anche solo a scrivere il sommario. L’Ipad a volte parlava anche per lui.
Ma in un mondo sempre più veloce, è difficile stare al passo quando si è malati.
La nostra redazione, e di ciò va ringraziata la Rai (perché altrove l’avrebbero esodato dopo un minuto), ha vissuto per più di un anno con un capo il cui corpo andava ogni giorno spegnendosi.
Ora mi appresto ad andare in riunione di redazione.
La più difficile della mia vita.
Ad maiora
I funerali si svolgeranno domani 8 novembre alle 11 nella Chiesa di Santa Croce in via Sidoli.
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Ps. Per le condoglianze l’indirizzo è via Sismondi 6, 20133 MIlano. 
Ti abbraccio,caro Andrea. E abbraccio tutti i colleghi di Milano. Conoscevo poco Ezio ma ho capito dalle tue parole che è stato un grande uomo. Antonello Perillo
Grazie Antonello. Di cuore.
http://www.provincia.milano.it/comunicazione/Premi/Isimbardi/index.html?ID=1408
Grazie Sara
Rispetto in questi casi la Rai, per il suo aspetto umano, in questo caso.
Hai ragione.
La mia azienda, al contrario, anni fa mi ha ‘dimissionato’ perchè avrei comunque superato il periodo massimo di malattia. Un’umiliazione subita in ospedale, ancora in fase acuta. Testimoni: due infermieri di turno… e le mie lacrime di impotenza, completamente paralizzata a letto.
Era il 1995. Un anno impresso.
Ringrazio la mia azienda, tutt’ora in attività per lo sciacallaggio.
Che gente senza cuore. Che povertà d’animo. Anzi, che poverezza, come dice qualcuno che mi è molto caro.
Questo qualcuno tientelo stretto.
Ci sto provando
🙂
Vorrei esprimere la mia vicinanza a tutti i colleghi della TGR di Milano, dove quasi 20 anni fa ho conosciuto Ezio e nel breve periodo della mia direzione ho avuto l’opportunità di vederlo diventare vice capo redattore. Era serio, concreto, efficiente, era uno di quei colleghi di cui pensi…”è una sicurezza”. Insomma, se c’era Trussoni di turno si poteva stare tranquilli. Non l’ho incontrato negli anni della malattia ma sapevo della straordinaria testimonianza che dava ogni giorno in un’azienda – è vero – che ha tantissimi difetti ma nel fondo ogni tanto conserva dei principi di civiltà sempre più rari da trovare.
Ringrazio Andrea per questo intervento che mi consente di salutare pubblicamente Ezio e di mandare un pensiero di vicinanza ai colleghi di Milano e a tutti coloro che a Ezio hanno voluto bene e di cui porteranno l’esempio nel cuore.
Barbara Scaramucci
Grazie mille, cara Barbara.
Breve è la vita che la natura ci ha dato, ma il ricordo di una vita spesa bene è eterno.
Cicerone
Abbraccio tutti voi che tanto avete fatto per far sentire sempre Ezio “il capo” e mai un malato.
chicca alessi
Grazie. Il capo ci mancherà. Non so come farà chi entrerà in quella stanza ora vuota.
Io non lo conoscevo ma ora è come se lo ‘vedessi’ attraverso
le tue parole, Andrea, che lo fanno vivere.
Ti sono molto vicina.
Maria
Grazie Maria. Servono a quello le parole.
E’ stato davvero un privilegio poter lavorare con Ezio. Uno dei colleghi migliori che abbia mai incontrato nella mia carriera. L’esempio di cosa dovrebbe fare, dire e soprattutto essere un caporedattore: una persona sempre pronta ad ascoltare. Le decine di messaggi letti in queste ore e il dolore sincero di tutti voi delal redazione ne sono l’ultima, forte e allo stesso tempo triste, conferma.
Fausto Bertuccioli
Grazie Fausto. Lavorare con lui è stato davvero un privilegio.
Un esempio per tutti noi. Un caro Amico e collega. E’ stato un privilegio averlo conosciuto.
Colonnello Rinaldo Cossa
Grazie Rinaldo. Un grande abbraccio a te.
una settimana….è già passata… lo sgomento forse non è piu’ un dolore lancinante… e la sua assenza è come il tiepido sole primaverile che non riscalda, ma illumina …
Già… Un velo di tristezza rimane