Month: ottobre 2012

#Grobari. I becchini in arrivo a #Milano

In arrivo a Milano (per sfidare l’Inter in Europa League) a ruota del Partizan Belgrado i Grobari, becchini.

Se ne prevedono dai tre ai quattromila

Ecco qualche video su di loro:

http://youtu.be/qzmnbt4OKbQ

http://youtu.be/r93QSXgk9Z4

Anche questa curva (come da quella rivale della Stella Rossa) divenne base del reclutamento delle Tigri di Arkan: http://it.wikipedia.org/wiki/Grobari

Una storia delle curve ex jugoslave è qui: http://www.prossimicampioni.com/2011/11/croazia-e-serbiadallo-stadio-al-fronte.html

Ad maiora

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#PussyRiot in carcere. Le bestie in libertà

Forse temevano che mettendole nella stessa colonia penale potessero improvvisare un altro concerto. Per attaccare Putin, il suo amico Kirill (patriarca della chiesa autocefala russa) e magari l’infame sistema carcerario della Federazione russa. Ereditato pari pari da quello sovietico. E mai rinnovato. Ma d’altronde il paese è guidato da uno che nella precedente vita aveva fatto carte false per andare a fare la spia del Kgb.
E così Masha Alekhina e Nadia Tolonnikova, le due Pussy Riot condannate a due anni di lavori forzati per 45 secondi di concerto anti-putiniano in chiesa, sono state distribuite nel vasto territorio della Russia.
Masha è finita a Perm, in Siberia, uno dei posti divenuti tristemente noti per le repressioni staliniane. Il gulag Perm-36 è stato chiuso (e l’ong Memorial lo ha trasformato in un museo della – scarsa – memoria russa) ma la colonia penale – milletrecento chilometri distante da Mosca – è ancora attiva.
Nadia, la più vivace del gruppo, è stata spedita in Mordovia, una delle carceri più dure della Federazione, dove da anni vengono denunciate violenze sessuali contro le detenute. Dista solo 440 chilometri da Mosca, dove vive la famiglia.
Entrambe sono madri di bambini piccoli ma la tirannide putiniana colpisce così dissidenti e oppositori.
È lo stesso trattamento riservato all’ex oligarca Khodorkovskij. Lo spiegarono i suoi genitori agli attivisti di Annaviva andati a trovarli a marzo: l’imprenditore inviso al regime – trattato alla stregua di un terrorista – ha diritto a una telefonata di 15 minuti, ogni sabato, per parlare con tutta la famiglia; i parenti possono andarlo a trovare una volta ogni due mesi. Ora Khodorkovskij non dista più 6000 chilometri dalla capitale (dove vivono moglie, figli e genitori) come a inizio detenzione. Ora per andare a trovare gli anziani genitori, i figli e la moglie impiegano solo un giorno e mezzo di viaggio…
Sarà lo stesso trattamento sovietico cui saranno sottoposte le due ragazze.
D’altronde, come ricorda il collega e amico Grigorij Pas’ko (autore dell’illuminante volume di Bollati Boringhieri “Come sopravvivere alle prigioni in Russia”) i russi, vittime dell’arbitrio di un regime che i più – obnubilati dalla tv – persino apprezzano, “si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci”. E Grigorij dà questo consiglio che, a malincuore, giro alle Pussy Riot ancora libere e agli oppositori russi (che ora hanno eletto, democraticamente, un consiglio di 45 rappresentanti) : “È meglio prepararsi all’ipotesi peggiore: il massimo periodo di isolamento e il massimo della pena nel campo di lavoro. Certo, all’inizio è un’idea difficile da accettare. Ti pesano i ricordi di una vita relativamente felice da libero, della moglie, dei figli (qui non si sa cosa è meglio, se averli oppure non averli – sei padrone di te stesso, e quindi non devi spaccarti la testa per la famiglia). Quindi, per non sentire questo peso, ficcati nella zucca una volta per sempre che ora non hai più niente e nessuno: né una casa, né una famiglia, né una macchina, né un lavoro, né onorificenze… Non sei nessuno. E non hai neppure un’identità. Carcerato. Una cosa senza nome. Una bestia”.
Le bestie, per quanto mi riguarda sono quelle che hanno condannato e vessano Mikhail, Masha e Nadia.
Ad maiora

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Grande (e coraggiosa) Micol. Mostra da vedere. Ad maiora

Avatar di msImmaginario

Mio papà avrebbe compiuto 100 anni questo settembre, sì sono una figlia tardiva, molto. Ho potuto conoscerlo per pochissimo tempo, ma la sue lampade, che illuminano gli ambienti in cui vivo, e non solo, me lo ricordano ogni giorno.

Dallo scorso 20 settembre, e fino al prossimo 11 novembre, la sua straordinaria opera è in mostra alla Triennale di Milano, grazie all’ottimo lavoro e alla determinazione di Marco Romanelli e Sandra Severi Sarfatti.

Chi può vada a visitarla, non solo perché si parla di mio papà, ma perché ci sono le origini del design italiano e un pezzo di storia del nostro Paese.

Qui le recensioni scritte da me per Articolo 21 e TgCom24, con un ringraziamento particolare a chi mi ha concesso questi spazi

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Un’altra vita. Storie di “scollocati”. Simone Perotti sbarca su #Rai5

Simone Perotti mi piace molto. Chi voglia conoscerlo meglio compri e legga uno dei suoi libri.

Adesso basta: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/adesso-basta.php

Avanti tutta: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/avanti-tutta.php

E Ufficio di scollocamento: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/ufficio-di-scollocamento.php

Ora Simone sbarca su Rai5 (bella rete) con un programma dedicato a persone che hanno deciso, come lui, di cambiare vita. Di seguire un sogno senza andare all’estero ma allontanadosi dalle grandi città.

Questo il video che presenta il programma che andrà in onda, per sei puntate, ogni giovedì, a partire da dopodomani, alle 21.15 su Rai5:

http://youtu.be/u6YdOGlQBEo

Questi sono invece due video che ho realizzato questa mattina alla conferenza stampa di presentazione del programma:

http://youtu.be/AgEabSt6mDA

http://youtu.be/9pPKfEbznJI

Ad maiora

Vista la sentenza di oggi. Rilanciamolo

Avatar di Andrea RiscassiAndrea Riscassi

“Macerie dentro e fuori” del collega (della Tgr Abruzzo) Umberto Braccili non è un libro facile da leggere. Scritto insieme all’associazione vittime universitarie del sisma (Avus) racconta 13 storie di altrettanti studenti morti nel crollo delle case in cui vivevano la notte del 6 aprile di due anni fa.

Un piccolo ma importante volume che parlando (anche attraverso le foto allegre, di vita studentesca, come quelle di solito compaiono su Facebook) dei ragazzi morti durante il terremoto aquilano, li fa in qualche modo rivivere. I proventi del volume finanziano la battaglia legale che alcuni dei genitori – che hanno perso una figlia o un figlio – hanno intrapreso. Da un lato contro chi ha costruito le “case di burro” che spezzato la vita di tante persone. Dall’altro con chi non avrebbe allarmato la popolazione prima del devastante terremoto, preceduto – lo ricordete – da un lunghissimo sciame sismico.

Proprio oggi…

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