La procura russa ha chiesto una condanna a 3 anni di carcere per le tre Pussy Riot “colpevoli” di teppismo:
http://www.voceditalia.it/mobile/articolo.asp?id=84669
Persino Madonna, ex pop star incapace di distinguere la bandiera russa da quella ucraina, ha chiesto la liberazione delle tre ragazze:
http://www.giornalettismo.com/archives/448099/madonna-liberta-per-le-pussy-riot/
Su Rolling Stones si analizza la (brutta) musica di questo gruppo politico:
http://www.rollingstonemagazine.it/politica/notizie/pussy-riot-giusta-protesta-ma-la-musica/56427
Ma, come sottolinea giustamente l’articolo, meglio uno strimpellato punk che le tanto declamate Femen, che hanno grande successo sui pornografici quotidiani e tg italiani perché mostrano le tette.
Ad maiora
Month: agosto 2012
Le Pussy Riot e la Santa Inquisizione putiniana
Giustamente l’altro (noto) prigioniero politico russo, Mikhail Khodorkovskij si schiera a fianco delle Pussy Riot, il gruppo punk rock che la tirannia putiniana tiene in carcerazione preventiva da mesi (e per mesi) per aver cantato e ballato nella Chiesa del Cristo Redentore di Mosca.
L’ex proprietario della Yukos (sulle cui spoglie banchettarono anche due aziende pubbliche italiane: Eni ed Enel) paragona il processo alle tre ragazze all’Inquisizione:
http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20120806_00174_NE.shtml
Invece di bruciarle sulla piazza (rossa) probabilmente le rinchiuderanno in cella, buttando poi la chiave.
Le tra ragazze (che vengono trattate, esattamente come accade per Khodorkovskij, alla stregua di terroriste) hanno chiesto di essere giudicate da altri giudici:
http://www.lapresse.it/mondo/europa/russia-pussy-riot-giudice-di-parte-con-loro-khodorkovsky-e-madonna-1.199706
Temo che il risultato non cambierà, visto che le sentenze vengono decise al Cremlino, o per compiacere il Cremlino.
In ogni caso, ripubblico l’appello per la loro liberazione lanciato da Amnesty:
http://www.amnesty.it/russia-pussy-riot-processo
Firmatelo.
Ad maiora
China Town
Ferrante e la cravatta nei pantaloni
Quando ho rivisto quella cravatta dentro i pantaloni ho avuto un flash back.
Già ai tempi in cui era prefetto di Milano, Bruno Ferrante, sempre elegantissimo, aveva però quel vizio.
Che non si tolse nemmeno durante la fallimentare campagna elettorale con cui sfidò (per il centro sinistra) Letizia Moratti nella corsa a Palazzo Marino (verrà ricordato per due frasi memorabili: “I padroni non sfilano insieme agli operai” e “mia moglie sa stare al suo posto, sempre un passo indietro al suo uomo”).
Poi l’incarico governativo (nella breve stagione dell’ultimo governo Prodi) come commissario anti-corruzione. Poi il salto verso l’economia “privata” con il passaggio all’Impregilo nel settore rifiuti.
Da luglio guida il gruppo Ilva, nella delicata fase di arresto dei vertici e di rischio chiusura dell’impianto di Taranto per inquinamento ambientale.
Ferrante è così tornato sui giornali.
La sua icona rimane con quella cravatta che non si muove libera.
Su Facebook c’è anche un gruppo per quanti (anzi, gli anziani) che si infilano la cravatta dietro la cintura:
http://it-it.facebook.com/pages/Anziani-con-la-cravatta-nei-pantaloni/116438511710493
Ad maiora
Casa Perotti (mente lui naviga)
132 metri di saggezza…
Ora è in viaggio.
Ma scrive:
http://www.simoneperotti.com/
Ad maiora




