Nei miei corsi di video-giornalismo invito a eliminare, nei testi, quanto più possibile gli aggettivi.
Non servono, nemmeno a rendere più “drammatiche” le storie che si raccontano.
Nel solo Tg1 di oggi alle 13.30 ho contato ben quattro volta l’aggettivo “drammatico”.
Le immagini parlano da sole senza bisogno che si aggiunga altro. Sappiatelo.
Peraltro lo stesso tg (dove non manca, incredibilmente, la pagina della solidarietà politica) mostra poi la reazione del presidente Monti. Nel cui breve discorso la partecipazione, il pathos è uguale a zero. Sembra davvero quel robot irriso da Crozza…
Conviene che aggiungano Il termine “drammatico” almeno nel biscotto (il titolo dell’argomento) altrimenti il Presidente del consiglio sembra non partecipare a questa comunicazione che informa drammatizzando.
“Dramma” e tante parole (e poche immagini) anche al Tg3 delle 14.20. Dove si aggiunge l’aggettivo terribile e si definisce il terremoto un “mostro imprevedibile”. Mah
Ad maiora.
Month: Maggio 2012
Oggi sarà presentata (alla Camera) la proposta per avere il Foia anche in Italia
Oggi la conferenza stampa (a Roma) per il Foia anche in Italia.
Qui il comunicato della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato dei giornalisti.
Ad maiora.
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Oggi, martedì 29 maggio alle ore 13, conferenza stampa alla Camera dei deputati per illustrare l’iniziativa “Freedom of Information Act anche in Italia”.
Sarà, infatti, presentata in sede istituzionale la richiesta di avere per legge, come in moltissimi paesi democratici, la totale trasparenza di tutti gli atti delle pubbliche amministrazioni.
Nonostante affermazioni di principio, nella realtà l’accesso alle informazioni e’ permesso solo a chi ha ‘un interesse personale e concreto’. Una norma attualmente in vigore afferma, addirittura, che tale accesso non può essere finalizzato ad un controllo delle attività amministrative. Il contrario di quanto serve per favorire un ‘buon governo’ della cosa pubblica.
L’‘Iniziativa’, attraverso il sito http://www.foia.it, si apre all’adesione e alla collaborazione di tutti, cittadini e associazioni.
Alle linee normative sta già lavorando un gruppo di giuristi e tecnici tra i quali Elena Aga Rossi, Gregorio Arena, Giulia Barrera, Enzo Cheli, Giuseppe Fiengo, Mariella Guercio, Pietro Ichino, Valerio Onida, Stefano Passigli, tutte personalità che fanno già parte dei settanta promotori dell’iniziativa.
Un altarino sull’Ad Maiora?
L’Ad Maiora galleggiante mi interessa visto che molti mi invitano – dopo le notizie di questi giorni – a cambiare il mio saluto finale.
Oggi Repubblica intervista l’anonimo ex comandante dello yacht che ospitava Formigoni.
Curiosamente nel catenaccio (sia nella versione on-line che in quella cartacea) c’è la notizia di un altarino a bordo della barca. Ma nel pezzo non se ne trova traccia:
http://www.repubblica.it/politica/2012/05/29/news/formigoni_yacht-36111635/
Ad maiora (lo tengo)
Ps. Sul Corriere, a pag.19, compaio in bella vista mente intervisto il governatore.
Ps2. Formigoni annuncia querele. Ecco il comunicato:
“E’ ora di mettere fine alle speculazioni contro di me: ho già dato mandato allo studio legale Stivala di agire giudizialmente a tutela della mia reputazione contro quelle testate giornalistiche, televisive o radiofoniche che con palesi trasfigurazioni del vero, falsità, interpolazioni, hanno inteso minare l’onorabilità mia e del consesso regionale da me presieduto”. lo dichiara il presidente della regione lombardia, Roberto Formigoni.
Cecenia: le Forze dell’Ordine dichiarano morta una ragazza scomparsa (La storia di Kheda -2^ parte)
Un procedimento penale è stato aperto ai sensi dell’articolo 105 “omicidio” del codice penale della Federazione Russa. Il Centro per i Diritti Umani “Memorial” ha già riferito in precedenza sull’assassinio di Kheda (il suo nome è stato cambiato per motivi di sicurezza), una ragazza uccisa dai suoi parenti alla fine dello scorso anno, vittima di un cosiddetto ‘delitto d’onore’ (Http://memo.ru/d/3355.html). Il 16 febbraio 2012, abbiamo fatto un appello alle forze dell’ordine con una denuncia. Dopo aver riferito tutti i fatti a noi noti, abbiamo chiesto di verificarli e di adottare le misure investigative per punire i responsabili. Non molto tempo fa, abbiamo ricevuto una risposta da parte del reparto investigativo del Comitato Investigativo della Federazione Russa nella Repubblica di Cecenia (inviato 23 aprile). Essa affermava che i controlli erano stati effettuati sui fatti esposti nella nostra denuncia. L’informazione riservata che la ragazza era stata uccisa da alcuni suoi lontani…
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Per un’informazione al servizio della verità (e della felicità)
Ogni tanto Guido della Libreria popolare di via Tadino 18 (base operativa e sentimentale di Annaviva a Milano) mi dice: questo devi assolutamente leggerlo.
Difficilmente sbaglia.
Così è stato per “Informazione e verità” (Viator, 2011) di Daniele Gallo che, da saggista e giornalista, affronta uno dei temi più complessi dell’informazione odierna: il rispetto della verità. Quella che il compianto Cavallari definiva la non-menzogna.
Gallo fa un passo in più in questo piccolo saggio ricco di spunti e di citazioni. Invita i giornalisti, evangelicamente, a essere al “servizio del bene”. E lo spiega così: “Si obietterà che il mondo della comunicazione informativa non ha come finalità la cura dei mali della società e che compito del giornalista è quello di fotografare la realtà com’è, non è quello di sostituirsi a psicologi e sociologi. Ma questa obiezione è figlia di un superato modo di affrontare i problemi: non basta più limitarsi a svolgere il compito, pur in modo irreprensibile, cui si è chiamati dalla propria professione. Occorre inserire un valore aggiunto supplementare: tutti dobbiamo concorrere al miglioramento di questa società, facendo qualcosa di più. Così il giornalista deve cercare e offrire la notizia, deve informare, e non solo contribuire alla conoscenza dei fatti ma anche alla loro spiegazione, per ridurre il livello collettivo di non conoscenza e di conflittualità e aumentare quello del rispetto e della solidarietà”.
Per quanto riguarda la conflittualità, da einaudiano e gobettiano, ne conservo un’idea positiva e non negativa, ma lo spunto a fare qualcosa in più del mero mestiere lo condivido in pieno. Le mia attività in Annaviva, per quanto mi riguarda, rientrano in questo filone di pensiero. E forse anche le lezioni universitarie.
Il libro analizza ovviamente la deriva dell’informazione sempre più spettacolare e sempre meno deontologica. Gallo riporta parte del Manifesto per un’etica dell’informazione dell’Unione cattolica della stampa italiana: “Viviamo in una società dello spettacolo. Il giornalista, pur conoscendo l’importanza delle modalità comunicative legate allo spettacolo e la loro capacita di attrazione, è consapevole che la sua attività si colloca su di un piano diverso. L’informazione non è spettacolo, anche se può far uso di forme che sono proprie dello spettacolo. Il compito di una corretta informazione non può essere quello dell’intrattenimento”.
La comunicazione, televisiva e non solo, è sempre più centrale nell’attuale fase storica (rappresenta il 12% dell’economia moderna) tanto fa essere sempre più nel mirino di eserciti e di terroristi. Daniele Gallo cita, non a caso, le Torri Gemelle (il cui abbattimento ebbe tempi “televisivi”: con il secondo aereo ripreso da migliaia di telecamere, più o meno professionali): “Il significato storico dell’attacco alle Torri Gemelle è tutto incentrato sulla straordinaria importanza dal punto di vista comunicativo piuttosto che sulla sua ridotta importanza sul piano militare. Le regole che va a stravolgere sono quelle faticosamente disegnate da una società civile, che ha in testa l’idea della costruzione di una collettività, di una comunità, al di là dell’esistenza singola, quel mondo comune definito da Hannah Arendt e che comprende “coloro che sono vissuti prima di noi e coloro che vivranno dopo di noi”, mondo in cui si manifesta la fondamentale condizione umana di pluralità”.
Ma è soprattutto su quella che Gallo chiama l’etica della responsabilità di noi giornalisti che invita a riflettere, e sopratutto a muoversi: “Si pensi a quale ricaduta positiva assisteremmo se il mondo della comunicazione si ponesse l’obiettivo, parallelamente alla necessita fisiologica di “dare la notizia”, di alimentare il gusto dell’armonia tra le persone, di favorire l’anelito alla felicità. Certamente non tutte le notizie si prestano per una diffusione con tali caratteristiche, soprattutto quelle più drammatiche, ma iniziamo a eliminare la superficialità, la maliziosità, la strumentalizzazione, la menzogna, il sensazionalismo, la mancanza di rispetto e un circuito virtuoso si metterà in moto”.
Più facile a dirsi che a farsi.
Ma se non si parte (anche da soli) non si arriverà mai da nessuna parte.
Ad maiora
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Daniele Gallo
Informazione e verità
Gruppo editoriale Viator
Milano, 2011
Pagg. 95
Euro 10

