Visto che il mio post di due giorni fa ha acceso un acceso dibattito (la ripetizione è voluta, prima che qualcuno mi rimproveri, fin dalla prima riga) torno sul tema delle Pussy Riot, gruppo rock anti-Putin, ora parzialmente finito in cella.
Di loro si occupano anche siti web più seri del mio.
Per Repubblica, rischiano 7 anni di carcere per il concerto “non autorizzato” nella Chiesa di Cristo Salvatore a Mosca:
http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/09/news/russia_pussy_riot-31205146/
Anche per Vie dell’Est, la “preghiera rock” potrebbe costare cara:
http://www.viedellest.eu/news/2012/03/07/attualita/01.htm
Questo il mio post in cui riassumevo le gesta del gruppo rock anti-putiniano:
https://andreariscassi.wordpress.com/2012/03/07/le-pussy-riot-russe-restano-in-carcere/
Il mio lavoro è questo: raccontare.
Il giudizio lo lascio ai giudici. O a chi legge e commenta.
Io mi limito a scuotere la mia testa (mentre, come un qualunque criceto di internet) digitando sulla tastiera (e andando, quando posso, da quelle parti).
Ad maiora