I viaggi di turismo responsabile di Annaviva si svolgono abitualmente nei
paesi dell’ex Patto di Varsavia dove sono in corso elezioni (più o meno regolari).
Si “monitora” il voto visitando i seggi, ma sopratutto incontrando quelle che ci sembrano i più interessanti esponenti della società civile e dell’opposizione sociale.
I viaggi sono comunque anche esperienze interessanti e, perché no, divertenti.
Questo video caricato sul tubo racconta la parte più socializzante di questi viaggi che, allo stato, rappresentano un unicum nel nostro Paese:
Un noto giornalista è stato ucciso la scorsa notte nel Caucaso, in Daghestan, repubblica della Federazione russa.
Khadjimourad Kamalov, fondatore del settimanale Daghestan Chernovik e amministratore delegato della casa editrice Svoboda Slova (libertà di parola), è stato ucciso – appena uscito dalla redazione – da ignoti a Makhachkala, capitale del Daghestan.
E’ stato assassinato a colpi di pistola. Il giornalista è morto poco dopo l’arrivo in ospedale.
Kamalov era noto per le sue frequenti critiche alle autorità locali. Aveva più volte denunciato gli abusi delle forze dell’ordine nella repressione dell’insurrezione islamica. Il Daghestan è una delle repubbliche più instabili del Caucaso russo, quasi quanto la confinante Cecenia.
Diversi giornalisti sono stati uccisi negli ultimi anni: nel 2009 Malik Akhmedilov di Khakikat (Verità); un anno prima Alichaïev Abdullah, che ha lavorato per la catena televisione locale TV-Chirkei e Gadji Abachilov della catena televisiva del Daghestan. Nel 2005 era stato ammazzato Magomedzagid Varisov, reporter per il settimanale Daghestan Novoye Delo.
Due anni fa, sempre nel Caucaso (ma in Inguscezia, dopo essere stata rapita in Cecenia) è stata uccisa Natalia Estemirova che lavorava per Memorial e per la Novaja Gazeta.
A Stasburgo, al Parlamento Europeo assegnato il Premio Sakharov 2011. È andato alla Primavera Araba.
Due soli i vincitori presenti nell’emiciclo prima, in sala stampa poi.
Asmaa Mhafouz, premiata col Sakharov 2011, ha fatto parte del movimento giovanile egiziano 6 aprile che ha organizzato scioperi e manifestazioni. Asmaa ha organizzato, durante la Primavera egiziana, una forma di protesta personale postando su Youtube, Facebook e Twitter notizie su quel che accadeva in piazza Tahir. È stata anche incarcerata.
Questo, in sintesi, quel che ha detto in conferenza stampa dopo aver ritirato il premio europeo a Strasburgo: “Il consiglio militare egiziano e’ subdolo. Siamo favorevoli all’esercito ma siamo contrari a una dittatura militare. Dopo la rivoluzione araba spero che ci possa essere libertà ovunque. Giornalisti, continuate a seguire quel che accade in Egitto.
Il popolo egiziano e arabo hanno dato l’esempio a tutto il mondo quest’anno.
Prima della rivoluzione, c’era un’immagine erronea dei musulmani.
Stereotipi: come il generalizzare il pensiero di alcuni gruppi di islamisti. Ciò ha fatto pensare che i comportamenti d alcuni estremisti fossero di tutti. L’islam è una religione di pace, che offre la possibilità di rispettare i diritti umani, la democrazia e le donne.
E poi ci si abbina sempre al terrorismo. E invece la nostra rivoluzione è stata assolutamente pacifica. Noi arabi sogniamo: pace, dignità e libertà. Sogniamo un mondo nuovo”.
Ahmed al-Zubair Ahmed al-Sanusi è stato per anni prigioniero politico in Libia. 31 anni nelle celle del regime per aver organizzato un fallito colpo di Stato contro Gheddafi. Liberato poco prima della rivoluzione libica, è ora membro del Consiglio nazionale transitorio.
Questo, in sintesi, ciò che ha detto in sala stampa: “I media (quelli europei e quelli arabi) hanno svolto un ruolo importante facendo luce sui crimini commessi dal regime di Gheddafi. Vanno ringraziati.
I giornalisti uccisi durante la rivoluzione libica sono stati martiri, che non portavano armi ma avevano uno strumento più forte: la verità.
Sono stati importanti testimoni oculari.
Noi in Libia per 42 anni abbiamo vissuto con ansia. Andavi a lavorare e non sapevi se saresti tornato a casa. Rischiavi l’arresto (anche per anni) per motivi futili. Sotto Gheddafi molti sono stati uccisi o imprigionati solo perché chiedevano la libertà.
Nelle prigioni di Gheddafi c’erano tanti innocenti. Io ci ho vissuto 31 anni. Ho subito torture e umiliazioni. Ma io e gli altri prigionieri abbiamo sempre vissuto con la speranza della vittoria dei popoli. Il nostro modello è stata l’Europa dell’Est dove molti popoli dopo l’oppressione si sono liberati e sono entrati nell’Unione europea.
La riconciliazione nazionale in Libia? Abbiamo aperto le trattative solo con chi non ha le mani sporche di sangue”.
Questo il video della premiazione :
Il premio per la libertà dedicato al grande dissidente russo di pensiero è nato nel 1988. Primo premiato fu Nelsol Mandela.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa di Amnesty International per un premio musicale legato ai diritti umani.
Ad maiora.
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Al via la XV edizione di Voci per la Libertà con la ricerca dei candidati al Premio Amnesty Italia 2012!
Edita nel 2011, scritta da un big della musica italiana e incentrata sul rispetto dei diritti umani. Questo è l’identikit della perfetta nomination da sottoporre alla giuria di critici musicali ed esperti nella Dichiarazione universale dei diritti umani per ottenere il Premio Amnesty Italia 2012!
Ve ne viene in mente qualcuna? Si tratta di canzoncine che sentiamo per radio, in tv o nel cd di un nostro amico, ma, oltre ad avere un ritornello orecchiabile o una melodia struggente, ha un testo che vuole aprirci gli occhi su quanto sia importante il diritto di vivere, la libertà di movimento, di pensiero, di culto, di opinione, di associazione e di espressione. Nelle strofe bisogna che emerga il fatto che la vita dignitosa deve essere nella possibilità di ognuno di noi e non un privilegio per pochi!
Se siete riusciti a trovare un pezzo simile pubblicato da un artista mainstream italiano tra il gennaio e il dicembre 2011 scriveteci a elisa@glitterandsoul.com entro il 31 gennaio 2012 per farlo rientrare nella decina di titoli tra i quali sarà scelto il PAI 2012.
Ricordiamo le canzoni che hanno vinto le scorse edizioni del Premio Amnesty Italia: “Il mio nemico” di Daniele Silvestri, “Pane e coraggio” di Ivano Fossati, “Ebano” dei Modena City Ramblers, “Rwanda” di Paola Turci, “Occhiali Rotti” di Samuele Bersani, “Canenero” dei Subsonica, “Lettere di soldati” di Vinicio Capossela, “Mio zio” di Carmen Consoli e “Genova Brucia” di Simone Cristicchi.