Month: Maggio 2010

Khodorkovskij in sciopero della fame

Ieri a Torino per un interessante convegno sulla Cecenia, molti dei relatori segnalavano l’importanza dell’attenzione internazionale sul rispetto dei diritti umani nella Federazione Russa (paese che ha sottoscritto e ratificato molte convenzioni, salvo non rispettarle). Ed Herta Muller in “Cristina e il suo doppio” ricordava come la pressione straniera sulle autorità romene avrebbe aiutato molti “dissidenti”.

E dunque torniamo a occuparci di Mikhail Khodorkovskij, il magnate russo condannato per reati fiscali ma per motivi politici. L’ex petroliere è stato condannato nel 2005 a otto anni di reclusione per  frode, appropriazione indebita ed evasione fiscale. Ora, dato che si avvicina la data di fine pena, le autorità russe (la giustizia russa, meglio, sempre che si possa individuare qualche differenza tra questi due poteri, da quelle parti) hanno inscenato un nuovo processo con nuove accuse, per lasciare l’imprenditore antiputiniano ancora qualche anno in Siberia. Nel nuovo procedimento giudiziario rischia 22 anni di carcere. Una sorta di ergastolo. L’accusa: riciclaggio di denaro. In uno dei paesi con tassi di corruzione più alti nel mondo, molti dovrebbero essere in cella con quel reato. Ma paga solo chi ha deciso di non finanziare il partito putiniano.

Da ieri Khodorkovskij ha iniziato una sciopero della fame a oltranza, sperando in un intervento del presidente Medvedev. È l’ennesima occasione che viene fornita al capo del Cremlino per prendere le distanze da Putin. Ma come per Fini/Berlusconi, per ora oltre ai distinguo non si va. Vedremo se in questa occasione il delfino uscirà dalla scia.

E a proposito di scia, va rimarcato un indirizzo positivo della giustizia russa che, almeno sulla storia, non torna sui suoi passi. È di ieri la sentenza di un Tribunale del distretto di Mosca che ha respinto la richiesta del nipote di Stalin (Evgenij Dzugasvili) di condannare la radio (indipendente) Eco di Mosca per aver detto: “Stalin ha firmato un decreto in base al quale i bambini potevano essere fucilati come nemici del popolo a partire dai 12 anni di età”.

Il nipote del dittatore sosteneva fossero notizie false, lesive della memoria del leader sovietico e puntava a un risarcimento pari a 250mila euro. Il direttore dell’Eco di Mosca, Venediktov, ha portato a sua difesa il testo di una dichiarazione nella quale Stalin difendeva la fucilazione dei minore e una lunga lista di minori assassinati dal regime. I giudici gli hanno dato ragione.

Ad maiora.

Un presidente per i tifosi

Non commento lo scontato scudetto dell’Inter quanto il gigantesco striscione comparso nella curva Sud di San Siro sabato sera (dove, in campo, la difesa della nazionale italiana ha trasformato anche l’attacco rossonero in un’invincibile armata: segno che Lippi fa scelte non logiche, né sportive).

“Presidente bocciato, assente non giustificato”, scrivono gli ultrà, usando un linguaggio politico, quasi da parlamento. Pensare che il mondo ultras sia fatto solo da bifolchi è demenziale. E quindi quello apparso sabato è un ultimo appello che i tifosi lanciano al presidente rossonero.

Già, ma quale presidente? Il Milan non ha un presidente. È l’unica norma sul conflitto d’interesse scattata nel nostro paese di Pulcinella: Berlusconi non può fare politica e presiedere una squadra di calcio. Risultato: il Milan ha ritirato la presidenza. Non esiste più. C’è un vice presidente che fa l’amministratore delegato e che risponde al nome di Adriano Galliani. Quest’ultimo ha stigmatizzato i tifosi ricordando l’enorme quantità di successi inanellata dai diavoli berlusconiani.

Vero, ma non si può dimenticare che il Cav. ha sfruttato proprio delle sue vittorie sportive per “scendere in campo”. Per anni, ha annunciato che avrebbe guidato il Paese come giuda il Milan.

E ogni vittoria sportiva ha rappresentato anche un vantaggio elettorale. L’immagine dell’uomo vincente piace. D’altronde, anni fa ero anche io all’Arena quando arrivò l’elicottero coi giocatori e il Cavaliere, sulle onde di Wagner. Era musica di conquista. E tale fu. Con l’entusiasmo di milioni di tifosi che, volenti o nolenti, finirono per fare da scenografia del successo del Conducator.

A Berlusconi il Milan continua a piacere ma nel frattempo la politica ha preso il sopravvento sulla passione sportiva. Ai figli poi, quegli 11 che corrono dietro a un pallone paiono una spesa eccessiva. E dunque, vendite dei pezzi migliori e in campo giocatori non di primo pelo (che comunque, grazie a Leonardo, sono arrivati terzi in classifica) (a proposito del brasiliano: gran classe nel non voler fare il signorsì).

E i tifosi ora mugugnano. Rivogliono Silvio tutto per loro. Ma è un po’ tardi. Oramai non gli servono più. Non ha bisogno di quelle curve per fare il bagno di folla. Lo fa ovunque vada (o quasi).

Ad maiora

Lettera dei giovani giornalisti al (vecchio) sindacato

Questa e’ la lettera che decine di giovani giornalisti, praticanti delle scuole di giornalismo di tutta Italia hanno mandato al sindacato di categoria. Visto lo stato di crisi, l’FNSI “emana” norme restrittive sugli stage, inducendo la maggior parte delle aziende editoriali a rinunciare ai ragazzi, che diventeranno le future generazioni di colleghi (per chi come me pensa ci sia un futuro per questa professione). L’ordine professionale esige invece, giustamente, che gli studenti facciano un periodo di stage. Ora molti di questi ragazzi rischiano di non farlo. Il che mi sembra assurdo. Ecco perché, essendo tutor della Scuola Walter Tobagi di Milano, ho firmato questa lettera.
Che chioso ricordando, a spanne, una vecchia barzelletta sovietica che calza a pennello per una categoria troppo paralizzata, troppo piegata su se stessa.

Un uomo viene mandato al confino in uno sperduto villaggio siberiano. Entra nel paese che sembra abbandonato, deserto. Avvicinandosi al centro, comincia a sentire puzza di fogna. E proprio nella piazza principale vede tutti gli abitanti immersi nella maleodorante melma fino al mento. L’uomo comincia a sbracciarsi, a urlare: “Reagite, uscite di li’! Fate qualcosa!”. Gli altri lo guardano con disprezzo e gli rispondono: “Non ti agitare, se no provochi delle onde”.

Ad maiora

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All’attenzione del segretario della Fnsi Franco Siddi
Al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Oggetto: Comunicato degli allievi delle Scuole Superiori di Giornalismo uniti

Gli allievi delle Scuole superiori di giornalismo d’Italia vogliono con la presente far sentire la loro voce, finora inascoltata, sui recenti avvenimenti che hanno colpito la possibilità per molti di noi di svolgere gli stage formativi previsti nei programmi delle Scuole.
In seguito alla comunicazione del segretario Fnsi Franco Siddi del 27 aprile u.s. alcune redazioni con le quali erano stati presi accordi per lo svolgimento dei nostri stage hanno comunicato, in data 29 aprile -dunque pochi giorni prima che la maggior parte dei suddetti stage iniziasse-, l’annullamento dei medesimi. Abbiamo deciso quindi di unirci per esporre la nostra posizione in merito, e nel giro di pochi giorni abbiamo superato gli oltre 300 contatti, e aggregato gli allievi di 10 scuole.
Allo stato attuale decine di studenti hanno visto i propri stage saltare all’ultimo minuto. Molti stanno in queste ore cercando affannosamente un’alternativa. Ma, come ben sapete, è tutto il settore dell’editoria ad essere in difficoltà, e le opzioni, se si escludono le aziende in stato di crisi, sono veramente poche. Altri ancora aspettano di capire se questo nodo si scioglierà e quando.
Come segnalato dal comunicato dell’Esecutivo del CNOG (prot. n. 1756 del 30.04.2010), vogliamo sottolineare, peraltro, che l’allegato D del Contratto nazionale siglato dall’Fnsi parla di “borsisti allievi”, fattispecie che non tocca gli allievi delle Scuole di giornalismo, in quanto non titolari di borse di studio.
Inoltre lo stesso Ordine dei giornalisti, al quale anche noi allievi siamo iscritti come praticanti, ha deliberato il 9 febbraio di quest’anno una deroga al divieto di stage nelle aziende in stato di crisi (presente nel Quadro di indirizzi per le scuole riconosciute dall’Ordine), in ragione del massiccio uso che di quest’ultimo strumento è stato fatto da parte delle aziende editoriali italiane.
Non sussistono più, a nostro giudizio, e in base a quanto sopra esposto, impedimenti di tipo contrattuale né legale alla possibilità per le aziende di accettare stagisti anche se in stato di crisi. Riconosciamo che è dagli accordi per la concessione dello stato di crisi che discende la possibilità o meno di accettare stagisti, ma riteniamo anche che il sindacato potrebbe sciogliere la questione in senso positivo, se lo si volesse.
Intendiamo anche fare presente che la posizione presa dall’Fnsi sugli stage ci appare in totale contrasto con le linee guida finora indicate da Ordine e sindacato. Le Scuole di giornalismo sono state viste come unico canale d’accesso alla professione, e in tal senso si è espresso anche il progetto di riforma dell’Ordine approvato a Positano. Il blocco degli accessi agli stage, di fatto, vanifica tutti i passi fin qui fatti in quella direzione.
In questo modo si riconsegna di fatto l’accesso alla professione alla discrezione dei soli editori, privando l’Ordine e il sindacato delle prerogative e delle funzioni che finora hanno dichiarato di voler svolgere in merito all’accesso alla professione.
Quello che riteniamo inaccettabile, come giornalisti e come universitari, è che l’attuale fase di crisi profonda possa sfociare in un gioco al massacro tra precari attuali, futuri precari e vecchi colleghi costretti al pre-pensionamento. Una divisione forse funzionale agli interessi degli editori, ma che certo è inaccettabile per la dignità della nostra categoria professionale.
Auspichiamo che si tenga conto di queste osservazioni, quando discuterete di nuovo del nostro futuro prossimo in sedi nelle quali noi, quasi certamente, non saremo rappresentati. E speriamo soprattutto che, quanto accaduto in queste settimane, non si ripeta più. Che siano chiari i termini entro i quali è possibile per le Scuole organizzare gli stage, e che siano discussi tenendo conto anche della necessità di formare in modo efficace una nuova generazione di professionisti.