Tira più un pelo di figa che un carro di buoi, dice la nostra tradizione contadina.
Un proverbio che in queste ore trova conferma a est come a ovest.
Il capo della Cia Petraeus si è dovuto dimettere per la sua relazione clandestina con la sua biografa.
Seguendo un cliché clintoniano, trombavano sotto la scrivania. Il massimo per gli americani: scopare senza allontanarsi dall’ufficio.
L’Fbi comunque teneva Petraeus per le palle e ha tirato fuori gli sms bollenti poco prima che il capo della CIA riferisse sull’assalto al consolato di Begasi.
I segreti sono segreti.
Nel frattempo, nel disinteresse dei media italiani (superacazzolari con lo scappellamento a destra, anzi a ovest) Putin faceva fuori il suo ministro della Difesa Serdyukov, per una storia di corruzione. Ma dietro il tutto, anche in questo caso, ci sarebbe una giovane amante che lavora in una società che rifornisce l’esercito russo.
Ora la signorina è riparata all’estero (in Russia le vendette non vengono servite fredde), magari portandosi con sé qualche documento compromettente sulla banda di San Pietroburgo che occupa il Cremlino da qualche lustro.
Anche Anatoly Serdyukov viene da San Pietroburgo e seguiva fedelmente zar Putin dal 2000.
Gli amici russi mi dicono che deve essere in corso qualche pesante regolamento di conti interno al gruppo di potere che tiene le redini del regime.
Shoigu, ora ministro della difesa, viene dal Komsomol ed è un Eroe della Russia.
Ad maiora
Mosca
#FreePussyRiot Le due ragazze recluse in (una pessima) colonia penale
Mentre compaiono scritte pro Pussy Riot (questa è apparsa davanti alla Statale di Milano), torniamo a occuparci del gruppo punk femminista.
Due delle tre ragazze sono ora recluse in una colonia penale. Non precisamente a “cinque stelle” visto che sono in camerate da 30 40 persone. Ovviamente a centinaia di chilometri da casa e dai figli.
Tra chi è dietro le sbarre e chi è fuori (il marito di Nadia, precisamente) volano gli stracci.
I mariti non piacciono nemmeno alla tv di regime.
A Londra intanto si manifesta per la liberazione delle due ragazze. Anche se La voce della Russia usa come foto la manifestazione di Annavivaa Milano.
Intanto in cinque alla sbarra per l’omicidio di Anna Politkovskaja, più di sei anni fa.
Ad maiora
#PussyRiot. Condanna confermata. Ma Katia è libera
Il tribunale di Mosca ha confermato la condanna di primo grado per le Pussy Riot, colpevoli di atto di teppismo aggravate dalla blasfemia.
2 anni di lavori forzati, ma una delle tre ragazze è stata rilasciata con la condizionale.
Sembra abbia ottenuto la libertà dissociandosi.
Durante l’udienza, una delle tre punk ha definito più volgare rispetto alla loro esibizione, la frase con cui il piccolo dittatore Putin ha conquistato il consenso nelle elezioni del 2000: inseguiremo i terroristi fin nel cesso.
L’ex spia del KGB divenne popolare con quel frase e con la guerra patriottica contro i ceceni (decine di migliaia i morti, per lo più civili).
I ceceni vennero accusati di attentati in città russe che da più parti si ritengono siano stati organizzati proprio da esponenti di KGB/Fsb per favorire l’ascesa del capo al Cremlino.
Le Pussy Riot oggi in aula si sono dichiarate “prigioniere politiche”.
Amnesty le ha, fin dal giorno del loro arresto in carcerazione preventiva, considerate “prigioniere di coscienza”.
Il grido Free Pussy Riot, accompagnerà gli esponenti del regime putiniano in tutto il mondo, da qui alla liberazione delle due ragazze.
Ad maiora
#PussyRiot. Oggi via al processo d’appello
Inizia oggi a Mosca il processo d’appello contro le Pussy Riot, le tre ragazze della band punk condannate (lo scorso 17 agosto) a due anni di colonia penale per 45 secondi di concerto anti-putiniano nella Cattedrale di Cristo Salvatore: http://youtu.be/VtYw-d1CSxQ
Il concerto ovviamente non autorizzato, considerato blasfemo, venne organizzato in febbraio poco prima dell’ennesima rielezione di Putin alla presidenza della Federazione Russa.
Le tre ragazze sono state condannate in primo grado per atti di teppismo motivato da odio religioso. Una sentenza contestata un po’ in tutto il mondo. Meno in Russia dove il lavaggio del cervello operato dalla televisione ha spinto la maggior parte dei russi ad appoggiare la condanna (i sondaggi assolsero anche al colonnello Yuri Budanov, colpevole di aver ucciso Elsa K., cecena diciottenne).
Lo stesso Putin ci ha tenuto, nel giorno del suo compleanno (festeggiato ovviamente in tv) ad appoggiare la decisione degli amici giudici: “E ‘inammissibile di minare le nostre fondamenta morali, i valori morali, per cercare di distruggere il paese”. A quello ci pensa già lui. Da dodici anni.
Le tre ragazze continuano intanto a far parlare di sé. I giornalisti New Times sono infatti riusciti a intervistarle in carcere: http://www.rferl.org/content/pussy-riot-speak-about-jail-conditions-in-leaked-videos/24734005.html
Qui il video in cui è Nadia Tolonnikova a parlare della sua detenzione: http://youtu.be/LE40AyvxgJc
Qui Maria Alyokhina: http://youtu.be/76LXTpqE_ng
Ad maiora
#PussyRiot finaliste al Premio Sakharov 2012!
Il gruppo punk femminista delle Pussy Riot, che ha tre dei suoi membri in carcere in Russia per la preghiera contro Putin nella Cattedrale del Cristo Salvatore è tra i tre finalisti del Premio Sakharov 2012.
Il premio viene assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo per ricompensare personalità distintesi nella difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione. la decisione e’ stata presa dagli eurodeputati delle commissioni Esteri e Sviluppo, che hanno inoltre candidato oppositori del
regime iraniano e di quello bielorusso.
Il processo d’appello contro le tre ragazze (condannate a due anni di lavori forzati) riprende domani.
Ad maiora


