Mosca

Valentino Valentini. L’uomo-ombra di Silvio a Mosca

Ieri è comparso tra i testimoni della difesa del processo sul Ruby Gate, ma è scivolato via come la pioggia sul vetro.

Eppure Valentino Valentini è un personaggio chiave dell’entourage berlusconiano.

Classe 1962, bolognese, Valentini è stato allevato in Publitalia, poi assunto come interprete al Parlamento europeo (ora è in aspettativa). Sulla via di Bruxelles trova Silvio Berlusconi che lo assume come proprio segretario personale.

La fedeltà paga e Valentini sbarca in Parlamento nel 2001. Non si registrano particolari attività d’aula. Mai un interpellanza o un intervento in assemblea.

La sua vera attività è mantenere la rete di rapporti tra Eni e Gazprom, tra Berlusconi e Putin. Anche il presidente russo lo ama, tanto da insignirlo dell’onorificenza dell’Ordine di Lomonosov. Ignote le motivazioni.

Valentini, sconosciuto ai più nel nostro paese, è invece monitorato dagli americani. Nei cablogrammi pubblicati da Wikileaks, l’allora ambasciatore americano Spogli lo descrive così: “Valentino Valentini, un membro del Parlamento e una sorta di uomo ombra che opera come uomo chiave di Berlusconi a Mosca, praticamente senza staff o segreteria. Valentini, che parla russo e va a Mosca diverse volte al mese, appare frequentemente al fianco di Berlusconi quando si incontra con gli altri leader. Che cosa faccia a Mosca durante le sue frequenti visite non è chiaro, ma si vociferi che curi gli interessi di Berlusconi in Russia”.

Valentini, che dà del tu a Putin, dopo le rivelazioni di Wikileaks, replica dal Kazakistan il 2 dicembre 2010 (dove si trova in visita con Berlusconi e Bonaiuti) a chi lo accusa di “frequenti viaggi a Mosca”: “Al di là di alcuni titoli maliziosi, basta leggere per intero i rapporti filtrati da Wikileaks per capire di cosa si tratti: chiacchiere di corridoio della politica. Sui rapporti con la Russia non c’è nulla di misterioso, come ho più volte avuto modo di argomentare direttamente all’ambasciatore Spogli durante numerose colazioni nella sua residenza di Villa Taverna”.

Scrive invece Stefano Feltri sul Fatto quotidiano del 3 dicembre 2010: “Quel che è chiaro è che questo deputato bolognese di 48 anni è considerato una specie di ministro degli Esteri ombra, qualifica che stava per essere formalizzata dopo le elezioni del 2008 quando Valentini era pronto per diventare sottosegretario alla Farnesina con delega all’Europa. Poi la cosa è saltata, perché il ministro avrebbe percepito la nomina di Valentini come un commissariamento di fatto da parte di Palazzo Chigi. Così Valentini ha conservato quello status informale di consigliere della Presidenza del Consiglio che gli permette di avere maggiore autonomia d’azione. Nessuno sa quante lingue parli, chi dice cinque, chi sette o otto. Adesso che il suo nome è finito sui giornali di tutto il mondo, per Valentini sarà un po’ più complesso muoversi con la discrezione a cui si era abituato negli ultimi anni”.

In realtà, anche ieri è scivolato via. Come un’ombra

Ad maiora

#AnnaPolitkovskaja 6 anni dopo. Domenica corteo (blindato) a Mosca

Domenica saranno sei anni dall’impunito omicidio di Anna.

Le autorità moscovite hanno autorizzato un corteo di sole 200 persone e non nelle vie richieste dagli organizzatori: http://www.rferl.org/content/memorial-moscow-blocking-politkavskaya-gathering/24728847.html

Fa paura anche da morta.

Stasera e domani spettacolo teatrale a Milano: http://annaviva.org/2012/10/04/per-non-dimenticare-anna-politkovskaja-elsa-k-nuova-edizione/

Ad maiora

#FreePussyRiot. Sabato concerto a Parigi

La giornata sarà in memoria di Anna Politkovskaja. Sarà presente a figlia Vera.
Organizza Amnesty International.
Ad maiora

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#FreePussyRiot #1October2012. A Milano in piazza anche per ricordare Anna. RT pls

Non si ferma l’efficiente macchina repressiva del regime putiniano. Dopo la sentenza che, il 17 agosto, ha condannato le tre Pussy Riot a due anni di colonia penale (escludendo qualunque forma di condizionale, malgrado fossero incensurate) lunedì inizierà il processo d’appello.

Proprio quel giorno, il primo ottobre, è prevista una mobilitazione internazionale per chiedere la liberazione delle tre ragazze, colpevoli di un mini-concerto antiputiniano nella Cattedrale moscovita del Cristo Salvatore. Qui l’elenco delle città coinvolte: http://freepussyriot.org/

A Milano, Annaviva organizza un presidio in via Dante, alle 17.30, sotto la bandiera russa per l’Expo. Chi abbia voglia e modo di venire, porti una balaclava da indossare.

Il gruppo punk femminista è stato candidato al Premio Sakharov che il Parlamento Europeo assegna a dicembre a chi lotta per difendere la libertà di espressione. Ma intanto in Russia si continuano a cercare le due ragazze sfuggite all’arresto (erano in cinque a cantare in chiesa).

I Nashi, gruppo di balilla putiniani, ha posto una taglia sulla loro testa: 50mila rubli, 1250 euro.

Pura propaganda. Ma dà l’idea di quanto fastidio abbia dato quel concertino di 45 secondi in chiesa nel quale le tre ragazze denunciavano – in stile punk – l’abbraccio tra le gerarchie ecclesiastiche e il regime putinano, invitando la Vergine Maria a liberare la Russia da Putin.

Contro di loro si è mosso l’intero apparato giudiziario russo. Quello che ha condannato due volte Mikhail Khodorkovskij e che in questi giorni sta dando la caccia a quanti hanno manifestato il 6 maggio a Mosca, nel primo corteo dell’opposizione conclusasi con scontri di piazza.

La stessa giustizia russa che in sei anni non ha trovato un colpevole per l‘omicidio di Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006.

In piazza, lunedì andremo, anche per chiedere giustizia per lei e per tutti quei giornalisti e attivisti dei diritti umani uccisi in questi anni, senza che nessuno abbia mai cercato di arrestare gli assassini.

Perché l’unica cosa che sembra contare, per la giustizia russa è difendere lo status quo, difendere la tirannia di Vladimir Putin.

Ad maiora

#FreePussyRiot. Il primo ottobre giornata di mobilitazione internazionale

I compagni dell’Ikea hanno immediatamente tolto la pubblicità con testimonial dotati di balaclava.
Peccato. Ma d’altronde il gruppo non ha un manuale di istruzioni e quindi forse è giusto così.
Il nuovo quotidiano Pubblico si stupisce che si pensi a lista di proscrizione per chi le ha condannate.
Forse non hanno letto quante sentenze di condanna hanno emesso i fedeli servitori della giustizia putiniana.
Le ragazze comunque continuano a fare discutere. C’è chi vorrebbe friggerle e che le premia. E chi chiede clemenza.
Il primo ottobre inizia il processo d’appello. Il marito di una delle tre ragazze non pensa ci possa essere una riduzione di pena.
Quel giorno, primo ottobre, comunque ci sarà una mobilitazione mondiale per chiederne la liberazione.
Annaviva manifesta a Milano, alle 17.30, in via Dante.
Vi aspettiamo.
Ad maiora

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