Londra

#FreePussyRiot. Non chiederanno la grazia. Ma rischiano di perdere la custodia dei figli.

Le Pussy Riot hanno scatenato una mobilitazione internazionale, mentre non hanno rianimato l’opposizione anti-putiniana. Solo in cinquecento hanno partecipato alla commemorazione del golpe del 1991:

http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201208201007-ipp-rt10021-russia_condanna_pussy_riot_non_aiuta_proteste_anti_putin

Due delle tre ragazze condannate a due anni di carcere rischiano intanto di vedersi togliere i figli. Era già successo anche contro gli oppositori al regime bielorusso: http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pussy_riot_a_rischio_la_custodia_dei_figli_mosca_replica_stesse_leggi_in_germania_gli_interventi_di_madonna_e_assange/notizie/214830.shtml

Non solo Pussy Riot comunque. In Russia nasce una commissione che deciderà quali notizie rilasciare ai media sulle tematiche ambientali:

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=17406

Nel blog di Daniele Sensi sull’Espresso un po’ di reazioni di ascoltatori di Radio Padania Libera, per lo più filo-putiniane:

http://sensi.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/08/19/%c2%abquelle-scostumate-delle-pussy-riot-difese-dalla-madonna-che-si-sa-che-e-di-sinistra%c2%bb/

Le Pussy Riot comunque non chiederanno la grazia:

http://www.ilpost.it/2012/08/20/le-pussy-riot-non-chiederanno-la-grazia/

Ieri, al temine del suo intervento dal balcone dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, anche Assange si è schierato al loro fianco:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/08/19/Assange-Pussy-Riot-unita-oppressione_7356893.html

Ad maiora

Arafat come Litvinenko? Ma chi uccise l’ex spia russa?

La notizia del presunto avvelenamento del leader palestinese Arafat col Polonio 210, ha spinto molti giornali e siti internet a ricordare la vicenda di Aleksandr Litvinenko:

http://www.agi.it/iphone/notizie/201207031853-est-rom0099-giallo_su_morte_arafat_ucciso_con_polonio_come_litvinenko

L’ex spia del KGB, divenne esule nel Regno Unito (che gli concesse la cittadinanza) e uno dei più duri accusatori di un’altra spia del KGB che invece ha avuto successo. Dopo l’omicidio di Anna Politkovskaja, fu Litvinenko ad accusare proprio Putin di esserne il mandante:

Le indagini inglesi sull’omicidio di un loro cittadino a Londra sono state in tutti i modi ostacolati dal regime russo.
Il principale sospettato, Lugovoi, non solo non è mai stato estradato, ma è addirittura stato eletto alla Duma russa.
La natura degli omicidi politici in Russia la si intuisce anche a distanza di tempo.
Se nessuno finisce in carcere, significa indubitabilmente che sono orchestrati dall’alto e che la magistratura (assolutamente non indipendente dal potere politico) non può indagare.
Ad maiora

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Lettera a Putin (dall’aldilà)

Mentre sono qui ho la netta sensazione della presenza dell’angelo della morte. È ancora possibile che io riesca a sfuggirgli, ma ho paura che i miei piedi non siano più veloci come una volta. Penso che sia tempo che io dica qualche parola all’uomo che è responsabile della mia conduzione.
Potrai costringermi al silenzio, ma questo silenzio ti costerà caro. Hai adesso provato di essere il barbaro senza scrupoli che i tuoi più duri critici hanno sempre denunciato.
Hai dimostrato che non hai rispetto per la vita umana, per la libertà e per gli altri valori della civiltà.
Hai dimostrato che non meriti di occupare il posto che occupi e che non meriti la fiducia della gente civile.
Potrai far tacere un uomo, ma il rumore della protesta nel mondo ti riempirà le orecchie, signor Putin, fino alla fine dei tuoi giorni. Che Dio possa perdonarti per quello che hai fatto non solo ma me, ma alla mia amata Russia e al suo popolo.

Lettera aperta a Putin (divenuto presidente russo per la terza volta) dettata da Aleksandr Litvinenko sul letto di morte.
L’ex spia del KGB è stata uccisa nel 2006 http://en.wikipedia.org/wiki/Alexander_Litvinenko
Nessuno ha pagato per la sua morte, somministrata (a Londra, dove aveva ottenuto asilo e cittadinanza) da sgherri del regime, con una micidiale sostanza radioattiva, il Polonio 210.
RIP
Ad maiora

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Free Pussy Riot. Come ai tempi sovietici: saranno sottoposte a perizia psichiatrica

Era uno dei metodi più classici della repressione sovietica. Dichiarare pazzi quanti si opponevano a quel paradiso in terra che era il regime di Mosca.
Ai tempi dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia, 7 dissidenti armati di soli cartelli andarono a protestare sulla piazza Rossa. Furono arrestati e mandati a farsi curare in manicomi giudiziari.
Una strada che forse si apre oggi per il gruppo punk-rock delle Pussy Riot che hanno fatto la “pazzia” di un concerto anti-putiniano nella chiesa di Cristo Salvatore:
http://italian.ruvr.ru/2012_04_28/73141068/
Che siano o meno considerate follirischiano fino a 7 anni di carcere:
http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=10372&typeb=0&Le-rockettare-che-fanno-paura-a-Putin
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Dopo Roma, è stata intanto la volta di Londra. Ecco le immagini del presidio sotto l'ambasciata russa. Molte le ragazze vestite come le Pussy Riot:

Le tre attiviste intanto proseguono la loro infinita carcerazione preventiva (fino al 24 giugno, mentre il 7 maggio Putin rientra – bello bello- al Cremlino).
E poi dovranno pure sottoporsi a test psichiatrici.
Avanti così.
Anzi, ad maiora.

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Khodorkovskij si appella ai Tories inglesi

Mentre sta per essere condannato ad altri 20 anni di carcere, Mikhail Khodorkovskij si appella al premier inglese David Cameron perché il Regno Unito continui a basare i suoi rapporti con il Cremlino sui diritti umani e non sugli idrocarburi.

Dubito che i Tories, malgrado l’alleanza coi liberali, lo staranno ad ascoltare. Con Blair prima e Gordon Brown dopo, ai tempi dei laburisti al potere, le relazioni anglo-russe sono scese ai minimi storici. Londra (che su questo è avanti mille anni luce dal Bel Paese) ha offerto asilo politico a oligarchi finiti nel mirino di Putin e a leader ceceni. Ma anche ad ex agenti del Kgb, come Litvinenko. Divenuto cittadino britannico venne liquidato col Polonio. Per Scotland Yard avvelenato da Lugovoi che siede, impunito, alla Duma, la Camera bassa della Federazione Russa.

Ma il tempo lenisce le ferite e soprattutto Londra non vuole perdere la corsa ai petrorubli e vuole mettersi sulla scia di Roma, Berlino e Parigi.

Mikhail Khodorkovskij, ex padrone della Yukos (sulle cui spoglie banchettarono anche Eni ed Enel), già uomo più ricco della Russia, finito in cella dal 2003 per reati fiscali dopo aver deciso di finanziare l’opposizione liberale antiputiniana, ha scritto sull’Observer un appello a Cameron: ricordati dei diritti umani prima di stringere nuove alleanze pragmatiche con Mosca, poni delle “condizioni di principio” su democrazia, le libertà civili e i diritti civili.

Scrive Khodorkovskij: “Io, come un prigioniero politico russo, sarei felice se la Gran Bretagna capisse il destino di 150 milioni di persone forti, capaci e di talento, che sono alla ricerca di una via d’uscita dal buio del totalitarismo, verso la luce della libertà. Voglio credere e sperare che nel processo di ri-stabilimento delle relazioni con la Russia, David Cameron e il popolo britannico restino fermamente dalla parte della democrazia, e offrano ai russi non solo vantaggi economici reciproci, ma un’interazione basata su chiare norme trasparenti”.
Chissà se il ministro degli esteri inglese, il conservatore Willian Hague, ascolterà queste parole nel suo viaggio a Mosca. Il fatto che scelga quella meta come prima tappa della sua missione fuori dai confini patrii (peggio di un leader ucraino filo-russo) mi fa pensare il contrario.
Ad maiora.