Comunicazioni

Riflessioni random sulla comunicazione. Radio televisiva e no.

CAMILA, L’ICONA MONDIALE DELLA PROTESTA

Oggi il Venerdì di Repubblica ha in copertina Camilla Vallejo Dowling, la giovane icona della rivolta studentesca cilena (ieri per protestare hanno replicato la manifestazione del bacio collettivo, pensando al futuro dei loro figli e della difesa della scuola pubblica).

Filippo Ceccarelli, nel parlare di Camila, scrive che “trent’anni di dominio dello spettacolo non sono passati invano: l’evoluzione dei modelli di leadership è una faccenda di sguardi e di contenuti comincia a riguardare i giovani”:

Nelle tv cilene, l’attenzione mediatica mondiale su Camila viene vissuta con stupore (maggiore se la notizia rimbalza dall’Italia):

http://youtu.be/ISYS89wijko

Anche da quelle parti, comunque, bella donna impegnata in politica scatena immediate reazioni maschiliste.

Un altro spunto per essere indignados.

Ad maiora.

MA IRENE SARA’ STATA INVITATA AL MATRIMONIO DI PETRA ECCLESTONE?

Il Tg1 non è nella migliore fase della sua storia. E guardando l’edizione breve di oggi alle 13.30 si capisce forse il perché. Edizione breve significa partire senza titoli, con un tg di soli 10 minuti per dar spazio alla Formula uno.

Si apre con un collegamento con New York dove sta per arrivare un uragano che tutti chiamano per nome come fosse una vecchia zia che non si vuole incontrare. La collega è a corto di fiato, forse è arrivata di corsa. Il collegamento risulta però in preda all’ansia. E si conclude con delle riprese  di ragazzi che giocano a hockey nelle piazza deserte e, come dice la cronista, “sono immagini che stanno facendo il giro del web”. Ora, questo continuo richiamo a internet sembrerà molto cool ma i ragazzi sanno già che youtube è figo, mentre  a quelli che non sono nativi digitali magari frega il giusto. Alla fine il risultato sarà che sempre più spegneranno la tv per andare direttamente a cercarsi informazioni (e video) sul web. A ciò induce peraltro anche il secondo collegamento che viene lanciato con la redazione internet: da qui vengono mostrate webcam su quel che combina l’uragano, e ci si informa che l’occhio del ciclone è a 150 chilometri da New York e che nel suo cammino ha già ucciso 7 persone. Temo ne siano morte molto di più sulle nostre strade nel week end.

Un dubbio: a quanti interessa l’arrivo di Irene a New York? Non so se è in cima alle preoccupazioni della casalinga di Voghera.

C’è poi un collegamento con Tripoli con il lancio di un servizio su quel che è rimasto dell’ambasciata italiana, devastata dopo i “primi attacchi della Nato”. Sarebbe stato più giusto aggiungere “e dei caccia italiani”.

La pagina politica racconta della manovra che deve essere modificata entro domani e del Pd alle prese col caso Penati. Il titolino lo dà già per condannato: “Penati, il Pd pensa all’espulsione”. Ai probiviri ci andrà però  il 5 settembre.

Un altro pezzo traccia invece un bilancio del Meeting di Rimini, appena concluso.

Arriva a quel punto la cronaca nera. Rissa sui Navigli a Milano (“l’ennesima” dice sicura la conduttrice), un omicidio a Chioggia (senza servizio), un vivo più muto di un famoso tenore caduto in moto a Modica (immagini del tenore Salvatore Licitra “che ha preso il posto di Pavarotti” e riprese a casaccio dell’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale). Non si dice che era in moto insieme alla fidanzata cinese, entrambi senza casco.

Lo sport ci porta a una gara di Pistorius (che conquista la finale tra i normodotati). Giocava la serie b di calcio, ma non è degna di nota evidentemente.

Si finisce in bellezza col matrimonio laziale di Petra Ecclestone, seguita dall’inviata del Tg1 (un tempo forse ci sarebbe andata solo qualche rubrica di approfondimento di Studio Aperto) che ci mostra Alesi alla guida dell’auto nuziale e ci descrive Paris Hilton “in vestito grigio” (la si intravede di spalle).

Nell’ambito di un tg di 10 minuti quest’ultimo servizio è quello che fa cadere di più le braccia, ma che conferma comunque un disagio generalizzato a guardare questo telegiornale.

Per chi ha vissuto in albergo in questi giorni, seguire tutti i tg italiani e poi confrontarli con la Bbc o la Cnn, osservare come le tv straniere seguono la Libia, come spiegano quel che sta accadendo, è davvero imbarazzante. Alla fine è forse per quello che dal digitale terrestre hanno tolto la televisione pubblica inglese. Ci meritiamo un bel canale sul poker.

Ad maiora.

SE MORANDI E LINO BANFI SI FOSSERO FATTI TATUARE LA DATA DEL PRIMO INCONTRO

Repubblica ci informa che gli agenti di Borsa francesi si scambiano info coi colleghi via twitter, “il social network che permette di inviare messaggini di 160 battute”. Deve esserci una forte svalutazione da quelle parti. Da noi le “battute” sono solo 140.

Nella pagina successiva, sempre Rep. ci annuncia che Cameron – come un Mubarak qualsiasi – vuole chiudere i social network. Panico nella borsa londinese…

Nelle pagine milanesi foto in bianco e nero e un titolo che invita all’ottimismo: “Aumenti e nuove tasse, un autunno da austerity”.

Una parola che cita due volte anche il Sole: “Tutti a piedi per affrontare la crisi: a Caserta, nella prima domenica di austerity”. E poi “Festività vittime dell’austerity. Il precedente di Andreotti”. (uomo che peraltro è sempre membro della Casta).

Per pensare fiduciosi anche all’inverno sappiate che il Corriere cita Ezio Greggio: “Ho detto di no a Sanremo”. Mentre Repubblica ci rassicura: “Morandi verso il bis al Festival: la Rai punta ancora sull’eterno ragazzo”. Lui sulla Gazza spariglia non poco: “Ramirez mi ricorda Bobby Solo”. Titolo incomprensibile per chi abbia meno di 50 anni e non abbia mai visto l’uruguagio.

Per la serie il nuovo che avanza il titolo sul Giornale dove Lino Banfi sbotta: “Basta nonno Libero. Sarò un commissario in lotta con la mafia”. Su Canale 5.

La crisi è comunque testimoniata anche da questo titolo del Corriere: “Banditi senza benzina rilasciano l’ostaggio”.

Buffon, ci informa la Gazza, indossa una croce dei cristiani copti. Nelle foto si vede il giovane Elkann guardarla incuriosito. Si sa che gli Juventini si sentono perseguitati come i cristiani in Egitto.

Sneijder due pagine dopo è fotografato mentre fuma su uno yacht a Ibiza. Lunedì assicura la Gazzetta sarà alla Pinetina.

Sempre il Corriere ci racconta (con un po’ di ritardo) delle “prove di pace” tra Fini e Berlusconi. Che saranno immagino connesse con quelle tra il neo-single Bocchino e Sabina Began, una che si è fatta tatuare la data del suo primo incontro con Silvio.

Sul Fatto (che vince la maglia del più banale titolo della giornata: “Il tramonto di Tremonti”) una interessante riflessione sulla differenza tra vizi privati e pubbliche virtù: “La tracciabilità del ministro che pagava in contanti: Tremonti, lo stesso dei 4mila euro cash per l’affitto a Milanese, ora vuole introdurre la norma a anti-evasione”.

Sul Fatto consiglio anche la Lepre-story: “Così la crisi si fa più dolce sul Tg1. Tutto va bene: dal Ponte di Messina all’esperto dell’ateneo sconosciuto”.

“Vasco come sei lasco” è sempre sul Fatto una pagina in cui si schiera contro Rossi: “L’elenco dei farmaci, le promesse, le punture a Ligabue: va bene tutto meno la musica”. Avrei detto il contrario, io.

Chiudo col Corriere, pagine sportive. Un titolo che mi ricorda al contrario un vecchio (anzi, sepolto) slogan dell’illusionismo berlusconiano sulle tasse: “Ai Mondiali di Daegu antidoping per tutti”.

Ad maiora

Omicidio Rea: a caccia di un colpevole

Spero che Salvatore Parolisi sia colpevole dell’omicidio della moglie Melania Rea. Perché se non è stato lui questo accanimento mediatico nei suoi confronti è davvero insopportabile.

Nei servizi televisivi (tg e approfondimenti vari) è diventato prima testimone e oramai il principale sospettato. Non è così (per ora) per la Procura ma per il circo mediatico che si è installato tra Abruzzo e Marche non ci sono dubbi.

La sua vita (anche se non finirà in carcere) è stata – diciamo così – rivoltata come un calzino. Le amanti, le soldatesse, la sua auto, andava o meno a correre e quanto erano felici prima e quanto poco poi. Tutto è stato messo sul piatto.

Persino l’arresto di una soldatessa (connessa alla criminalità organizzata, ai Casalesi) della stessa caserma dove Parolisi lavora è stato ricollegato a lui.

Per la tv non vale la presunzione di innocenza ma di colpevolezza. È chi è sospettato che deve dimostrare che non centra. Se entri nel tritacarne mediatico è poi difficile uscirne. È una specie di gioco di specchi dove ogni notizia viene fatta rimbalzare su più sponde. Dove alla fine la pallina finisce sempre in buca.

Sta succedendo lo stesso anche con calciopoli. Ogni tanto esce un nome che con un plateale effetto eco viaggia di valle in valle (anche grazie ai siti internet e ai social network) fino a una smentita. Che non è tempestiva quanto il flusso ininterrotto di notizie. Che si rincorrono anche se non succede nulla.

Sul nulla si fondano molti servizi. Dettati dal fatto che in loco ci sono giornalisti e mezzi per dirette. Nelle cronache alla fine vi fanno intuire che c’è qualcosa che non va. Anche se non possono dirvelo direttamente. Innanzitutto perché non hanno elementi (ossia prove) per la conferma.

Insomma, speriamo che un vento nuovo arrivi anche nel giornalismo italiano.

Ad maiora.

Quanto ci mancano i correttori di bozze

Negli scorsi giorni, per due sabati di seguito, ho trovato due errori “fotografici” sul Fatto quotidiano. Dapprima la foto di Alessandro Profumo al posto del (mancato) candidato per il Pd al comune di  Torino si chiama Francesco.

Due giorni fa, didascalie invertite, indicavano Nazarbajev come Lukashenko e viceversa.

Il quotidiano è composto per lo più da giovani, mi spiega un collega. E questa potrebbe essere una spiegazione.

Ritengo comunque che, se faccio lo sforzo di andare in edicola e comprare un quotidiano, mi piacerebbe trovare meno errori possibili.

Che non si limitano però ai quotidiani.

Sul numero dell’Espresso del 2 dicembre, l’inviato ad Haiti parla della diffusione del colera lungo il fiume  Artibolete. Senza andare fino ai Caraibi, un veloce check su google avrebbe permesso di scoprire che si chiama Artibonite.

Ma ora su google esiste anche Artibolete, grazie all’effetto specchio creato dalla rete.

Un tempo, quando ero giovane, in ogni redazione c’erano correttori di bozze in grado di trovare ogni più piccolo errore.

Sono stati tagliati, convinti che ciò abbia rappresentato un risparmio. Errore grandissimo. Perché se voglio la superficialità, ho già facilmente, nel salotto di casa, la televisione.

E il risparmio, come si vede in questi anni, lo stanno facendo gli utenti. Purtroppo.

Ad maiora.

Ps. La tv, certa tv, è comunque sempre troppo avanti per essere raggiunta dalla stampa. Sabato a Studio aperto c’era un vivo più muto su una famiglia di papere spostata dal vento. Addirittura…!

Persino mia figlia, 9 anni, mi ha chiesto: ma papà, che razza di servizio era?