Ad maiora
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di certo ai più giovani farà bene conoscere la vicenda di questi due piloti, sebbene enfatizzata e spettacolarizzata nello stile yankee; Lauda serio, bruttino, quadrato, esigente e rompiscatole, freddo, caparbio e ragionatore, James Hunt, simpatico, bellissimo ed esuberante nel carattere, amante delle belle ragazze e delle vivaci nottate anche prima dei Gran Premi, ma capace e coraggioso una volta nell’abitacolo. Mi piace il ruvido e autentico accento tedesco dell’attore che impersona Lauda, un po’ meno la sua complessione fisica palestrata che ricorda più i freschi e allenati pilotini di oggi; Lauda anche prima dell’incidente non ha mai avuto dei lineamenti così dolci. Davvero questi piloti avevano solo il loro coraggio e la loro incoscienza in luogo delle protezioni passive di oggi, ma così erano costruite le Formula uno degli anni Settanta e quella era la loro filosofia di vita: l’alternativa fra la vittoria ed i punti in classifica e quell’inconfessabile, ignorato eppure sempre presente “venti per cento” di possibilità di…..:)