Month: giugno 2012

Addio a Mario Scialoja, ambasciatore che si convertì all’Islam

L’ho intervistato più volte, trovandolo sempre interessante. La sua formazione diplomatica lo rendeva di una gentilezza – e profondità – estrema. Un contrasto spesso evidente con il volto cupo dell’Islam propagandato in questi anni.

Ci ha lasciati Mario Scialoja.

Questo il ricordo della Comunità religiosa islamica.

Che la terra le sia lieve.

Ad maiora

 ——————

Lo Shaykh Abd al Wahid Pallavicini e L’Imam Yahya Pallavicini partecipano con la CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana alla scomparsa dell’Ambasciatore Mario Scialoja avvenuta nella giornata di ieri.
Diplomatico italiano convertito all’Islam, ha ottenuto il riconoscimento della Lega Islamica Mondiale come rappresentante per l’Italia e insieme allo Shaykh Pallavicini ha contribuito all’avviamento del Centro Culturale Islamico d’Italia, la Grande Moschea di Roma, quale luogo simbolico e significativo di irradiamento dell’Islam in italia, lavorando per conferire piena legittimità alla nostra religione.
L’Imam Yahya Pallavicini, Vicepresidente della CO.RE.IS. ne ricorda la sensibilità e integrità nella battaglia svolta insieme per avviare un dialogo con le Istituzioni Italiane e collaborare per il riconoscimento dell’Islam in Italia e la sua declinazione pratica  nel rispetto delle regole, favorendo la piena integrazione dei suoi fedeli. “ è stato un grande collega e compagno nel percorso di maturazione dell’Islam in Italia e nell’esperienza decennale di collaborazione con lo Stato per la risoluzione di tutte le necessità connesse alla presenza di milioni di fedeli musulmani: dalla sottoscrizione del Manifesto dell’Islam moderato in occasione del quale siamo stati ricevuti dal Presidente Azelio Ciampi e dal Presidente del Senato Marcello Pera, alla costituzione della Consulta per l’Islam italiano, istituita dal Ministro Pisanu e proseguita con il Ministro Amato, che ci vedeva entrambi presenti come componenti.  Questo esperienza si è conclusa per l’ambasciatore e amico Scialoja con le sue dimissioni dall’organismo sotto il successivo Ministero Maroni perché, da uomo coerente quale era, non voleva prestarsi a compromessi, pretendendo che i relatori delle commissioni che erano state istituite per affrontare nello specifico le esigenze dell’Islam, fossero musulmani  e non solo degli esperti verso i quali non nutriva la necessaria fiducia. Sono sinceramente dispiaciuto della sua scomparsa da un punto di vista innanzitutto personale, ma anche come valido alleato, sempre cortese e disponibile”.

Consiglio federale della Lega

Galli e Gibelli auspicano il voto anticipato in Regione Lombardia, abbinandolo alle politiche.
Ad maiora

20120625-144317.jpg

Occupy Lega

Presidio di giornalisti alla sede del Carroccio.
Ad maiora

20120625-144133.jpg

Alla sede della Lega

L’attesa per il Consiglio federale leghista. Tra i punti all’odg il caso Formigoni.
Via Bellerio, periferia – ovviamente – nord di Milano,
Ad maiora

20120625-104404.jpg

Da Melissa a Rosi. Perché Renzi chiama per nome solo la Bindi?


Non farò nomi, ma solo cognomi. Usa un trucco alla Totò il sindaco Renzi anche se Antonio De Curtis con la sua lista 47 resta insuperabile:

Ma torniamo a Renzi.
Non farò nomi, solo cognomi. E in effetti dei tre quarti delle persone che cita usa il cognome, anzi per Marini, anche il nome. Per D’Alema e Veltroni invece solo il cognome.
Cita un solo nome di battesimo tra i 4 che il sindaco di Firenze vorrebbe rottamare: Rosi.
Non credo intenda Rosi Mauro: lei, come abbiamo più volte scritto, è il capro espiatorio leghista, la “strega” verde da bruciare in piazza.
La Rosi cui si riferisce “il Matteo” è la Bindi.
E come mai la chiama per nome?
Innanzitutto perché dei 4 politici da mandare in pensione è l’unica donna.
E poi perché uno dei principi della videocrazia che impera in Italia è proprio l’uso del nome anziché del cognome. Di solito nei confronti delle vittime di omicidi: Sarah, Yara ora Melissa (chiamata per nome persino da zero-empatia Monti).
Gli eroi televisivi maschi quando muoiono hanno invece spesso il diritto al cognome: Simoncelli e Morosini. Semmai un nick, ma tratto dal cognome.
In politica, chiamare per nome una persona significa sminuirla. Sopratutto se tu sei giovane e lei lo è meno.
Ma poi, alla fine, perché Renzi non cita Bersani, anzi, “caro Pierluigi”?
Ad maiora

20120624-094757.jpg