Month: gennaio 2011

Protesta contro Snam a Sulmona

Il No al nuovo gasdotto sarà guidato dagli aquilani

​La questione del metanodotto Brindisi-Minerbio (687 Km) sta diventando sempre più un caso nazionale.
“Questo risultato – sottolineano i comitati ambientalisti in un comunicato – è dovuto essenzialmente alla tenacia con cui i Comitati cittadini, sorti lungo il tracciato dell’opera, stanno da anni lottando per impedire il devastante progetto della Snam”.
E’ sicuramente anche grazie a loro tante amministrazioni locali hanno espresso in questi ultimi mesi la loro contrarietà.
Ora questo associazionismo dal basso fa un passo avanti, dando vita al “Coordinamento interregionale anti-gasdotto che vede come capofila il Comune dell’Aquila”.
Per domani, giovedì 20 gennaio, l’Assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila, Alfredo Moroni, ha infatti convocato all’Aquila il Coordinamento del quale fanno parte sia i rappresentanti istituzionali che le realtà di base delle diverse Regioni coinvolte dal mega progetto Snam.
“Sarà questa – scrivono i comitati – una importante occasione per fare il punto della situazione, ma soprattutto per programmare le prossime iniziative unitarie”.
Avverso al progetto e al suo tracciato sono state presentate interrogazioni al Parlamento italiano e un ricorso a quello Europeo. Gli opponenti pensano ci siano più interessi societari di ENI che vantaggi per il Paese nella realizzazione del raccordo italiano del gasdotto italo-russo South Stream.
Ad maiora.

 

Macerie dentro e fuori, per non dimenticare gli studenti aquilani uccisi dal sisma

“Macerie dentro e fuori” del collega (della Tgr Abruzzo) Umberto Braccili non è un libro facile da leggere. Scritto insieme all’associazione vittime universitarie del sisma (Avus) racconta 13 storie di altrettanti studenti morti nel crollo delle case in cui vivevano la notte del 6 aprile di due anni fa.

Un piccolo ma importante volume che parlando (anche attraverso le foto allegre, di vita studentesca, come quelle di solito compaiono su Facebook) dei ragazzi morti durante il terremoto aquilano, li fa in qualche modo rivivere. I proventi del volume finanziano la battaglia legale che alcuni dei genitori – che hanno perso una figlia o un figlio – hanno intrapreso. Da un lato contro chi ha costruito le “case di burro” che spezzato la vita di tante persone. Dall’altro con chi non avrebbe allarmato la popolazione prima del devastante terremoto, preceduto – lo ricordete – da un lunghissimo sciame sismico.

Proprio oggi c’è l’udenza del processo per il crollo della casa via Gabriele D’Annunzio 4 all’Aquila dove ha perso la vita Nicola Bianchi, classe 1986, studente di Biotecnologie. A febbraio ci sarà invece l’udienza per valutare se mandare a processo chi era preposto a dare l’allarme.

Le 13 storie non si possono leggere una dietro l’altra. Più volte occorre lasciare il libro e prendere un po’ d’aria perché la rabbia che ti sale in corpo non trova sfogo semplicemente con quattro lacrime. Amici e parenti dei ragazzi morti sotto le macerie recitano come un mantra che le vittime si sentivano tranquille, che non continuavano a ripetere che non c’era motivo di allarmarsi, che ormai si erano abituati a quelle scosse e quasi ci ridevano su. Così in tanti erano quella domenica sera all’Aquila. Chi per seguire le ultime lezioni prima di Pasqua, chi per trasformare un 28 rifiutato in un 30.

Ma Nicola, Daniela, Tonino, Martina Benedetta, Gabriele, Carmelina, Ivana, Maurizio, Sara, Michele, Enza, Maria e Roberta – ovunque siano – non potranno non essere orgogliosi di come i loro genitori si stiano battendo per trovare un senso a quelle morti. Per cercare quella giustizia che tanti di noi si ostinano a sperare sia terrena.

Ad maiora

Umberto Braccili

Macerie dentro e fuori

Associazione Avus

Prezzo: offerta libera

(Per richiederlo: maceriedentroefuori@gmail.com o avus6aprile2009@pec.it )

Liberista sarà lei!

Un libro contro il liberismo o meglio contro come è stato coniugato in questi anni visto che l’autore Pierfranco Pellizzetti, nella prima parte del volume rimpiange lo spirito di Ernesto Rossi. Ma in Liberista sarà lei (edizioni Codice) scritto a quattro mani con Emilio Carnevali, Pellizzetti parte da un considerazione fatta da Robert Kennedy nel lontano 1968: «Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficina dei fine-settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione del napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari».

Da queste premesse, Carnevali e Pellizzetti criticano quanti «sono sempre pronti a ribadirci, come fossero un disco rotto, il punto decisivo, a loro giudizio: l’economia dell’America liberista crescerebbe annualmente di un punto percentuale in più dell’Europa statalista. Si sono sempre dimenticati di aggiungere che quel punto percentuale differenziale dipende direttamente dalla spesa in committenza del governo degli Stati Uniti. E che quelle committenze sono soprattutto militari».

Gli autori passano poi ad analizzare quelli che sono state le “coglionerie” del capitalismo italiano nel dopo guerra. Tra gli esempi più divertente c’è quello della Perottina (dal nome del suo inventore Pier Giorgio Perotto), il prootipo del pc inventato a Ivrea. Ricordano gli autori: «La famiglia Olivetti, rendendosi conto di avere per le mani un gioiello il cui lancio richiedeva capitali ben superiori a quelli di cui disponeva, convocò il “fantomatico” gotha dei padroni del vapore: Vittorio Valetta, accompagnato da Enrico Cuccia di Mediobanca e Bruno Visentini, grande maitre à penser della cosiddetta “finanza laica” di quegli anni. I soloni esaminarono il prodotto, confabularono tra loro e, infine, emisero la sentenza: un computer da tavolo non aveva mercato, né l’avrebbe mai avuto. La fabbrica di Ivrea si concentrasse sulle cose che sapeva fare (i tavoli da ufficio) e la smettesse di perdere tempo con le stranezze».

Scrivo dal mio pc americano sorridendo sotto i baffi.

Pellizzetti e Carnevali (che potete leggere su Micromega) criticano la «battaglia antitasse (che verrà rapidamente travasata nella trattatistica filosofico-politica nelle martellanti campagne elettorali dei candidati alla presidenza americana, per giungere fino al celebre “meno tasse per tutti” di berlusconiana memoria) è un punto fondamentale della (contro)rivoluzione liberista, avviatasi all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso. A tal proposito non va dimenticata la sfacciataggine di Nozick, giunto ad affermare addirittura che “la tassazione dei guadagni da lavoro sta sullo stesso piano del lavoro forzato”: qualcuno ne ha tratto ispirazione pure dalle nostre parti, inventando lo slogan sciagurato “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”».

Ma gli strali degli autori si concentrano soprattutto sui liberisti di sinistra. Quelli che hanno portato alla candidatura come capolista del Pd in Veneto il super-falco Calearo (ora stranamente tornato verso i lidi berlusconiani), quelli della “scuola milanese” fatta da professionisti, per lo più architetti e radical chic. E se la prendono con il saggio scritto da Alesina e Giavazzi Il liberismo è di sinistra. Nel volume, scrivono i due polemisti, «non è riscontrabile neppure il benché minimo sentore della spaventosa crisi che si sarebbe scatenata da lì a poco; e della quale già cominciavano a manifestarsi i primi sintomi. Al contrario, sempre secondo i due economisti ambrosiani, eravamo all’alba di una possibile nuova era di prosperità e sviluppo nel segno del liberismo, “dopo un inizio di secolo con tassi di crescita molto bassi e un clima cupo”». Insomma, materiale sul quale sarebbe interessante confrontarsi e discutere.

Ad maiora.

Carnevali- Pellizzetti

Liberista sarà lei

Codice edizioni

Torino 2010

Pagg.131

Euro 14

Natalja Radzina (sempre in cella) candidata al Premio Netizen

Il Premio Netizen (nato nel 2008) viene dato ai giornalisti che si battono per la libertà di espressione su Internet. E’ assegnato annualmente a blogger, giornalisti online e cyber-dissidenti, che promuovono la libertà di espressione sul web.

Quest’anno tra i candidati indicati da Reporter senza frontiere (Rff) per il Premio Netizen ci sono 6 giornalisti, provenienti da questi Paesi: dalla Tunisia, Bahrain, Thailandia, Cina, Vietnam e Bielorussia.

Del Paese di Lukashenko è stata scelta la direttrice del sito http://www.charter97.org, Natalja Radzina. La comunicazione è stata fatta all’Associazione dei giornalisti bielorussi indipendenti (ce n’è una senza aggettivo…) ed è stata motivata da Rsf per il personale contributo della collega alla lotta per la libertà di espressione in Bielorussia.

Il Premio Netizen 2011 sarà dato il 11 marzo a Parigi in occasione della Giornata mondiale contro la censura su internet.

Natalja Radzina è stata arrestato a dicembre, di notte, nella redazione del sito, a Minsk, mentre raccontava gli arresti seguiti alle proteste per i presunti brogli alle Presidenziali. Da quel momento lei è tenuta nel centro di detenzione pre-processuale del Kgb. E’ accusata di  aver violato l’art 293 parti 1 e 2 del codice penale (disordini di massa). Rischia fino a 15 anni di reclusione.

In cella, con lei e altri dissidenti, c’è anche il marito Andrei Sannikov, candidato sconfitto alle Presidenziali. Il figlio è curato dai nonni anche se le autorità bielorusse sembrerebbero orientate all’affido.

I due, in carcere da un mese, non hanno mai visto un avvocato.

Ad maiora.

Fratelli d’Italia? Il film sulla deportazione degli ebrei ora coi sottotitoli in inglese

“Fratelli d’Italia?” è  un film destinato ai giovani e a chi poco sa delle vicende degli ebrei italiani  durante gli anni delle persecuzioni fasciste; un capitolo della storia d’Italia e d’Europa che la scomparsa degli ultimi testimoni mette a rischio di oblio.

Girato presso la Stazione Centrale di Milano, ne sono protagonisti i discendenti dei perseguitati e dei deportati: figli, nipoti, pronipoti, giovani che si rivolgono ad altri giovani per condividere l’impegno di far conoscere e di tramandare le vicende legate ai loro cari.

Nel film, il computer riveste il ruolo simbolico di  contenitore e diffusore della Memoria. Il finale è un inizio, un invito preciso ad assumersi la responsabilità di uscire dall’indifferenza per approfondire, conoscere e divulgare la vera Storia.

Presentato nel 2009 a Milano, “Fratelli d’Italia?” è stato poi diffuso in cofanetto DVD come allegato al Corriere della Sera in occasione della Giornata della Memoria 2010, con 20.000 copie vendute.

La proiezione della nuova versione sottotitolata in inglese (realizzata per la Giornata della Memoria 2011) è stata possibile grazie alla collaborazione fra Beth Shalom, Moving Image, produttore del film, e Teatro Litta, la cui sede vide passare i camion che da San Vittore portavano i deportati alla Stazione Centrale.

“Fratelli d’Italia?” ha la sceneggiatura di Mariella Zanetti, la regia di Dario Barezzi, la fotografia di Salvatore Anversa, la colonna sonora di Claudio Ricordi e le musiche originali di Marzio Arigoni.

Altre informazioni sul sito www.binario21.org.

Il film sottotitolato in inglese sarà mostrato in anteprima a Milano la sera del 23 gennaio. Per prenotare un posto mandare una mail all’indirizzo: bethshalom@libero.it.

Ad maiora.