Turchia

I gatti di Istanbul

La città sul Bosforo è invasa dai gatti. Soprattutto nei quartieri dove si trovano i ristoranti, ma non mancano nemmeno dove ci sono i pescatori e anche nei quartieri più popolari. Non è raro vedere vaschette con l’acqua lasciate per i gatti.
Quasi assenti i cani. L’islam infatti non ha un grande rapporto con quello che da noi è considerato il “migliore amico dell’uomo”. In sintesi (a differenza dei mici) la sua saliva è considerata impura e obbliga a lavarsi sette volte. In sintesi, i cani si possono tenere (comunque fuori casa) solo se utili (per far la guardia o andare a caccia).
Di qui, forse il successo dei gatti. Lo stesso Maometto ne aveva una, chiamata Muezza.
Ad maiora

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Le moschee di Istanbul

Bellissime, affascinanti. Cariche di storia.
Attraggono oltre a tanti fedeli anche migliaia di turisti.
Per lo più nordici, ordinatamente in coda.
Una volta erano gli italiani a non rispettare le regole. Ora di italiani in giro se ne vedono meno.
A prendere il nostro posto i russi. Incredibilmente molto più indisciplinati di noi.
Ad maiora.

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Istanbul/1

Tantissimi gatti. Tante donne velate. Tanti turisti (aereo pieno, anche se molti erano turchi che tornavano a casa). Traffico caotico.
Il proprietario dell’albergo dice che dopo i greci, i romani e gli ottomani, presto a guidare la città ci saranno i curdi.
È ovviamente curdo.
Ad maiora.

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L’Ucraina sconfitta dalla Turchia, mentre la Rada accoglie la nazionale russa parlando la sua lingua

L’Ucraina si prepara – a suo modo – agli Europei di calcio, al via tra pochi giorni.

La squadra che – insieme alla Polonia – li ospiterà, ieri ha perso 2-0 l’ultima amichevole con la Turchia (il mitico coach Oleh Blokhin ha dato la colpa a un’intossicazione alimentare). In gol Erkin e Pektemek. In campo l’indimenticato Shevchenko.

Intanto il parlamento ucraino (la Rada) ha approvato, in prima lettura, la legge che rende il russo la seconda lingua di stato.

Dura la reazione dell’opposizione che ha manifestato in piazza, dove ci sono stati scontri, fuori e dentro l’aula:

http://youtu.be/DDVa2Ye54KA

234 i voti a favore su 450 deputati. Il russo come lingua di stato era stata d’altronde una delle promesse elettorali del presidente (filo-russo e russofono)  Viktor Yanukovich, accusato da sempre di pendere più dalla parte di Mosca che da quella di Bruxelles.

In Ucraina (soprattutto quella orientale, da cui proviene l’attuale presidente) tanti prediligono la lingua russa a quella ucraina. Anche perché qui è molto grande la comunità russa.

Intanto, mentre migliaia di tifosi si preparano a invadere le città ucraine (purtroppo anche a caccia di prostitute) nelle carceri del regime continua a essere detenuta Yulia Tymoshenko.

Per ora la mini-mobilitazione internazionale, non ha fatto cambiare atteggiamento a chi guida il paese.

Ad maiora

Dalla Libia in fuga decine di migliaia di lavoratori cinesi

Ci sono delle notizie che raccontano più di altre la globalizzazione. E chi la stia cavalcando.

Quando scoppiano rivolte in regimi come quello libico, ogni Paese cerca di fare rientrare i propri connazionali in madrepatria.

In queste ore (ma anche nelle prossime, se gli aggiornamenti sull’omicidio di Sarah Scazzi non distrarranno l’attenzione) vedremo nei telegiornali, centinaia di italiani che fanno ritorno a casa. Quanti sono i nostri connazionali nel Paese di Gheddafi? 1.500. Pochi. Ma non dimentichiamo che da lì tanti vennero cacciati, dall’oggi al domani, dopo la rivoluzione verde.

E quanti europei lavoravano in Libia prima che protesta dilagasse e fosse repressa con i bombardamenti?

Per ora, i tedeschi rientrati sono 300. Gli spagnoli 220. I numeri cominciano a diventare consistenti con i turchi che in Libia erano più di duemila. 250 sono rientrati ieri da Alessandria d’Egitto, dopo aver varcato la frontiera libica in pullman.

Nella lontana Corea del Sud torneranno i 1.400 sudcoreani che lavoravano per le aziende di Seoul (presenti in Libia fin dal 1978).

Ma il numero che lasci basito chiunque non abbia capito quanto Pechino si sia immessa nei gangli vitali dell’economia africana, riguarda proprio il numero di cinesi che si sta cercando di far rimpatriare: 30.000. 30mila persone vuole dire più abitanti di quanti e faccia la città di Isernia.

Non a caso, in questi giorni, negli ospedali libici, sono numerosi i cittadini di origine cinese rimasti feriti negli scontri. La Cina, che ha aperto un’unità di crisi, sta mandando in zona aerei, una nave cargo e alcune navi da crociera per cercare di mettere in salvo le decine di migliaia di connazionali.

Gli investimenti cinesi troveranno nuovi sbocchi in altri Paesi del continente nero.

Ad maiora.