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Suicidi in carcere. Mentre Balducci se la gode

Il 39° suicidio avvenuto ieri l’altro nel carcere di Siracusa fa il paio con le immagini diffuse oggi dal settimanale Espresso sugli arresti domiciliari di Balducci.

E’ come se arrivassero da due Paesi diversi.

Corrado Liotta, 44 anni, detenuto in attesa di giudizio, imputato per estorsione, si è impiccato alle sbarre della cella. Per i radicali di Radio Carcere, che ne tengono il drammatico conto, è il 33esimo detenuto che si impicca quest’anno.

La Uil Penitenziari che avevo già citato in occasione del precedente suicidio scrive: “Altro che governo della sicurezza. Questo è il governo dei record abbattuti: evasioni e suicidi”.

Angelo Balducci, ingegnere classe 1948, considerato a capo della cricca che avrebbe pilotato decine di appalti, dal 12 luglio è agli arresti domiciliari nella sua villa di Montepulciano. Tra un bagno e l’altro come documenta l’Espresso in edicola domani (anticipato in questo link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ecco-il-detenuto-balducci/2131660) si prepara a rispondere ai magistrati che considerano proprio quella villa (o meglio le sue ristrutturazioni) frutto della corruzione.

Ma una via di mezzo tra togliersi la vita in un carcere sovraffollato e gli arresti domiciliari in piscina è possibile immaginarlo?

O chi ha i soldi per garantirsi buoni avvocati continuerà a cavarsela (e a vedere i processi spostati), mentre nelle celle continueranno a rimanerci solo gli sfigati?

La figa e l’azzecca-garbugli

Le due ordinanze del Tar della Lombardia di ieri con le quali si riammette, seppure in via cautelare, il listino Formigoni sono figlie di una cultura giuridica borbonica che ci trasciniamo dall’unificazione. Anche il decreto legge del governo (che spiega come interpretare la volontà del legislatore: di una legge – badate bene – del 1968) è frutto della stessa cultura. La legge dovrebbe essere preminente sulla giurisprudenza. Ma i nostri provvedimenti legislativi sono così complessi e frutto di incrostazioni successive che diventa ovviamente centrale il ruolo dei giudici e la loro interpretazione.

Siamo il paese dell’interpretazione autentica, degli ordini professionali, del valore legale del titolo di studio. Mai cambiati dai tempi della Destra storica. Delle firme con i timbri irregolari non si è parlato ieri al Tar lombardo. Ma si è discusso della legittimità della Corte d’appello milanese di decidere su un ricorso ad essa presentato dai radicali (grazie al quali, in duplice istanza, aveva escluso il listino formigoniano per 250 firme mancanti rispetto al quorum di 3500 richiesto). Anche di questi aspetti in realtà parla il decreto approvato venerdì notte dal governo. Il ricorso, si spiega, deve essere fatto al Tar e non alla Corte d’appello. Ma i giudici amministrativi lombardi questo nuovo decreto “interpretativo” (negli anni A.B., quando ho studiato io Amministrativo, questa formulazione non esisteva) non l’hanno in alcun modo preso in considerazione, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale fuori tempo massimo. Ne potrà tenere conto semmai il Consiglio di Stato se qualcuna delle liste non formigoniane deciderà di far ricorso. Un ricorso da fare sulle firme “irregolari” o sulla legittimità della Corte d’appello? Misteri di un gioco di specchi deformanti che spiega comunque perché il nostro sia il paese con il maggior numero d’avvocati di tutta Europa. Oggi è l’anniversario della nascita del grande Alessandro Manzoni, il cui dottor Azzecca-garbugli rimane una delle maschere più moderne dello Stellone. Grazie al Tar lombardo sarà garantito il diritto degli elettori lombardi di votare i partiti maggioritari e il presidente in carica. Le ordinanze 207/2010 e 208/2010 del 6 marzo 2010 garantiscono anche che Nicole Minetti, numero cinque del listino Formigoni possa essere ufficialmente candidata. L’igienista dentale (che il buon Jonghi Lavarini ha bollato come “la figa”) sarà sicuramente tra i banchi del nuovo consiglio regionale lombardo.

Ad maiora