Einaudi

L’incolore

In ogni caso, era diventato un individuo chiamato Tazaki Tsukuru. Prima non esisteva, era soltanto una bruma anonima sul far dell’alba. Un malloppo di carne rosa che pesava meno di tre chili, piangeva e respirava malapena nell’oscurità. Gli era stato imposto un nome e solo dopo si erano generate la coscienza e la memoria, e da lì si era formato il senso di sé.
Il suo nome era stato l’inizio di tutto.
Murakami Haruki, L’incolore Tazaki Tsukuro e i suoi anni di pellegrinaggio, Einaudi 2014 (traduzione Antonietta Pastore)

“Le correzioni” e le parole da dire

lecorrezioniEnid non mancò mai di andarlo a trovare. Doveva dirgli, finché era in tempo, quanto lui avesse avuto torto e quanto lei avesse avuto ragione. Aveva avuto torto a non amarla più, torto a non coccolarla e a non fare sesso con lei in ogni occasione, torto a non fidarsi del suo intuito finanziario, torto a trascorrere così tanto tempo al lavoro e così poco con i figli, torto a essere così negativo e pessimista, torto a fuggire dalla vita, torto ad avere continuato a dire no invece che sì: doveva dirgli tutto questo, ogni giorno. Anche se lui non la ascoltava, doveva dirglielo.

Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, 2005. (Con un grazie di cuore a chi mi ha fatto scoprire questo meraviglioso libro)

Intellettuali (e oppositori) russi

Ieri, nel corso di un dibattito all’annuale raduno del Pen Club (quest’anno a Bellagio) si è discusso di Russia e libertà di parola in quel Paese.

Ospite era Grigorij Pas’ko, giornalista che ha conosciuto le galere putiniane e e che ora fa contro-informazione sul regime scrivendo sul sito http://www.robertamstersam.com (ha un’ottima newsletter: consigliabile).

E’ uno dei corrispondi russi del blog dell’ex avvocato americano di Khodorkovsij (minacciato più volte per questa sua attività di difesa legale, che ha dovuto abbandonare).

Pas’ko (che non gode dell’ufficio stampa di Einaudi e quind,  a differenza di Nicolai Lilin, non scrive sulla prima di Repubblica su quel che accade nel Paese in cui vive- sul pestaggio dei giornalisti, ad esempio, avrebbe peraltro molte cose da dire) ha da non molto pubblicato un libro – edito in Italia da Bollati Boringhieri –  intitolato: “Come sopravvivere alle prigioni in Russia”.

Una frase di questo volume lo riassume per intero. E’ quella in cui spiega a tutti di avere sempre pronta una piccola valigia col necessario per sopravvivere in cella: “Preparati in anticipo, perché gli abitanti della Russia si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci”.

Con queste premesse è ovvio che Grigorij ha detto di non avere fiducia nella giustizia russa che, come non ha trovato gli assassini della Politkovskaja e della Estemirova, non troverà nemmeno chi ha pestato Kashin. Anche se è convinto che i nomi di autori e mandanti sono noti o facilmente immaginabili.

Per Pas’ko la Russia è ancora saldamente nelle mani di Putin.

Tra gli aderenti al Pen club presenti è stato chiesto se ci sono scrittori o intellettuali che si oppongono a questo stato di cose o se i giornalisti siano nel mirino soprattutto perché sono in prima fila.

E’ una domanda interessante ma che ha una risposta difficile. Possiamo considerare l’exoligarca –  in cella da 7 anni – Khodorkovskij un “intellettuale” o solo un “prigioniero politico”, come lo definisce Pas’ko? E lo stesso Pas’ko è semplicemente un giornalista-blogger o anche un intellettuale?

Credo che nella confusione di ruoli e figure, chiunque può diventare l’intellettuale che “rappresenta il popolo” come lo immaginava Gramsci.

Ad maiora.