Daghestan

SAMUEL ETO’O, DA VIA TURATI A MAKHACHKALA

A ore si dice arriverà l’accordo tra l’Inter e l’Anži (squadra di Makhachkala, capitale del Daghestan – Anži è il vecchio nome della città che ha 580 mila abitanti). Daghestan significa il paese delle montagne. Navigando su internet si può facilmente scoprire dove finirà Samuel Eto’o:

http://youtu.be/pB5E2igvz28

Il bomber è forse a caccia di un super ingaggio dopo aver comprato una casa da 17 milioni di euro in via Turati, di fronte alla sede del Milan:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_maggio_7/eto-super-casa-mille-metri-quadrati-via-turati-1602974578802.shtml

Il camerunense potrà dilettarsi a sciare sulle montagne del Caucaso:

http://youtu.be/x5RZTjMlvIM

Già. Ma piste da sci a parte, siamo nel Caucaso settentrionale, zona tra le più inquiete della Federazione Russa. Su Youtube, non e’ difficile imbattersi in immagini di scontri violenti tra l’esercito e i ribelli islamici, attivi qui come nelle confinante Cecenia:

http://youtu.be/DEbvccML-oA

 Proprio in Cecenia, il presidente islamico (ma filorusso) Kadyrov ha voluto rilanciare la propria immagine attraverso il calcio. Assumendo come allenatore Ruud Gullit, licenziato però per scarso rendimento:

http://youtu.be/YzyDvt4C1Nc

 Poi invitando le stelle del mondo, da Maradona a Figo a giocare nel nuovo stadio del Terek. Lo stesso presidente e’ sceso in campo e ha segnato, pur marcato da Costacurta:

http://youtu.be/bFnqGoN9Uxs

Così festeggia il presidente messo da Putin e mai rimosso da Medvedev:

http://youtu.be/9tVbI7r64uE

 Nel campionato della Federazione Russa che – dopo venti giornate – attende con ansia l’arrivo di Eto’o, l’Anži (che gioca in Daghestan ma si allena a Mosca per motivi di sicurezza) è a metà classifica. Ha da poco perso 3 a 0 con lo Spartak Mosca, malgrado gli sforzi di un altro calciatore ex interista, Roberto Carlos:

http://youtu.be/Jihxgpws4tU

Da quelle parti l’italiano che ha avuto più successo e’ Luciano Spalletti che guidando lo Zenith di San Pietroburgo ha vinto lo scudetto russo. Lo Zenith e’ la squadra di Gazprom. Ma soprattutto e’ quella più amata dal tandem Putin-Medvedev che guida il paese:

http://www.youtube.com/watch?v=xA8WF_v_VIg&playnext=1&list=PL5390B3DB0B133B9B

Anche Suleiman Kerimov, l’oligarca che – dopo averla acquistata a gennaio –  ha deciso di trasformare l’Anži in un club vincente a suon di dollari, ha azioni in Gazprom, ed è tra i 40 uomini più ricchi al mondo. Il quarto in Russia:

http://youtu.be/rM9zS7_XNv0

In Daghestan e Russia, comunque Eto’o lo stanno aspettando a braccia aperte:

http://youtu.be/OcwWPLlb87I

 Ad maiora

Ennesima aggressione a un giornalista in Russia

Partiamo dal fondo, dalle roboanti dichiarazioni del presidente Medvedev che, dopo l’ennesima aggressione a un giornalista a Mosca, ha invitato il procuratore generale Juri Chaika “di seguire in maniera speciale l’inchiesta sul crimine commesso ai danni del giornalista del Kommersant Oleg Kashin”.

Se non ci fosse da piangere per quel che succede ai colleghi russi, bisognerebbe ridere.
Sia perche’ Chaika (ex ministro putiniano della giustizia) e’ lo stesso che ha indagato sull’uccisione di Anna Politkovskaja, i cui assassini e mandanti se la godono da qualche parte nel mondo.
Sia perche’ alla fine, Medvedev ha semplicemente un ufficio stampa più efficiente e più occidentale di quello dell’attuale presidente del consiglio russo Putin e quindi se la cava con toccanti dichiarazioni, che diventeranno titoli sui giornali moscoviti e occhielli in quelli del resto del mondo.
Ma dietro il fumo di queste parole, poi non resta niente.
Siamo ancora in fiduciosa attesa che il presidente Medvedev faccia una conferenza stampa con le foto degli assassini di Natasha Estemirova. A luglio, a un anno esatto dall’impunito omicidio della collega in Daghestan, aveva annunciato: individuati i killer!
Puntualmente divenne un titolo di tutti i giornali, in Russia e non solo.
Sono passati 4 mesi e si sta ancora aspettando che si passi dall’individuazione all’arresto. Ma forse si chiede troppo.
Quando venne assassinata la Politkovskaja inorridii per il prungato silenzio di Putin: parlo’ solo tre giorni dopo, a Dresda – nella citta’ dove aveva fatto la spia del Kgb fino alla caduta del muro – ma forse avrebbe fatto più bella figura a mantenere il riserbo.
Alla fine, alla luce del tempo che passa, finisco per preferire il velenoso silenzio putiniano a queste ipocrite parole del suo ex delfino, dette tra un viaggio in Ossezia del Sud e uno alle Kurili.
Resta il fatto che Oleg, giornalista trentenne critico verso il partito unico che guida Cremlino, governo e tutte le 89 realtà locali russe, e’ stato pestato a morte.
Non gli hanno rubato portafoglio o cellulare. Gli hanno dato una scarica di botte, spezzandogli ossa e ledendogli organi interni. Ora e’ in coma farmacologico.
In Russia, paese tra i più pericolosi per chi fa il nostro mestiere, anziché le querele si usano i pestaggi, il veleno, il polonio. E a volte anche i proiettili.
Veloci quasi quante le dichiarazioni dei politici.

Ad maiora

Nuovo attentato in Daghestan

Un nuovo attentato contro le truppe russe ha sconvolto questa mattina la vita di Buinaksk, cittadina del Daghestan, irrequieta repubblica caucasica della Federazione russa. 5 persone sono morte e 39 rimaste ferite.
L’attentato dinamitardo ha colpito il passaggio di una colonna della 136esima brigata motorizzata. I terroristi (ragionevolmente indipendentisti wahabiti che cercano di destabilizzare l’area, per ottenere la secessione da Mosca) hanno riempito con 100 chili di tritolo una vecchia Ziguli’, fatta poi saltare al momento del passaggio dei soldati. Una seconda bomba pochi minuti dopo non ha provocato feriti.
Su internet trovate molte di queste terribili scene. Accompagnate, in caso di successo dell’attentato, da inni ad Allah.
Già a luglio un attacco dinamitardo contro la stessa brigata dell’esercito russo aveva provocato 3 morti.
E’ possibile che ora l’attentato venga sfruttato anche per la imminente campagna elettorale in Russia. In Daghestan arriverà prima Putin o Medvedev?

La Russia si rinforza in Caucaso (sempre caldo)

I russi rinforzano la loro base militare di Gumri in Armenia. Un presidio militare presente dal 1995, dotato di missili S-300 e con 3500 soldati. L’accordo russo-armeno prevedeva uno smantellamento nel 2015. Da ieri (grazie a un protocollo siglato a Erevan) è stato prorogato fino al 2044.

Una mossa simile a quella operata da Mosca con l’Ucraina (di Yanukovich) per la flotta in Crimea. Lì la permanenza era garantita fino al 2017, ora è stata allungata fino al 2042. Un accordo che l’opposizione filo-occidentale alla Rada non aveva apprezzato.

In Armenia nessuno ha protestato. L’iniziativa moscovita si integra con il posizionamento dei missili in Abkhazia e segna un ulteriore tassello messo dai russi nello scacchiere caucasico. Ormai sempre più sotto il controllo moscovita.

La zona è comunque in ebollizione.

Venerdì notte le forze di sicurezza russe hanno ucciso (“liquidato”, scrivono i siti russi), in Daghestan, un leader ribelle sospettato di aver organizzato il doppio attentato del 29 marzo contro la metropolitana di Mosca, in cui morirono 40 persone. Magomedali Vagabov è stato ucciso assieme ad altri quattro combattenti ,nel corso di uno scontro a fuoco con gli agenti russi.

Ieri a Groznij, capitale della Cecenia, un militante islamico Khamzat Shemilev si sarebbe fatto esplodere dopo essere stato circondato dalle forze speciali. Tra gli agenti, un morto e 15 feriti. Shemilev era sulla lista dei ricercati più pericolosi.

Qualche giorno fa una bomba era esplosa di fronte a un bar di Piatigorsk, nel Caucaso del Nord. 22 i feriti di cui sette gravi. Sul luogo dell’attentato è arrivato anche il presidente Medvedev, promettendo che saranno catturati i terroristi.

Speriamo che si ricordi di far arrestare anche l’assassino della Estemirova, attivista dei diritti umani, ammazzata sempre nel Caucaso: nell’anniversario dell’omicidio, a luglio, aveva assicurato che era stato individuato.

In Russia morire per scrivere

L’articolo che parla (anche) del mio intervento a Perugia a cura degli studenti della scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa.

Non sono del Tg1 e la Yusupova non è una giornalista della Novaja, ma per il resto tutto ok.

ad maiora

http://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=3687