Cina

I tibetani si danno fuoco? La Cina chiude le frontiere ai turisti

La Cina reagisce – a suo modo –  all’ondata di suicidi politici di cittadini tibetani che ora si immolano anche nelle zone occupate dal regime comunista nel 1950.

Pechino ha chiuso il Tibet ai turisti.

La misura a seguito anche degli arresti di decine di tibetani.

Forse cercano in questo modo di evitare che si diano fuoco nella pubblica piazza.

Le immolazioni si sesseguono infatti anche a Lhasa.

Il tutto mentre il Dalai Lama sta per arrivare a Milano.

Ad maiora

Cina, altre due immolazioni pro-Tibet

Altri due tibetani, due ragazzi di venti anni, si sono dati fuoco per denunciare la repressione cinese in Tibet. 

A confermarlo la Campagna Internazionale per il Tibet, organizzazione umanitaria con sede negli Stati Uniti:

http://www.savetibet.org/media-center/ict-news-reports/two-young-tibetan-men-self-immolate-together

L’immolazione a Barma, citta’ della Cina sud-occidentale. 

Sonam e Choephak Kyap, entrambi laici si sono dati fuoco davanti a un monastero invocando libertà per la loro terra.

Sale così a 35 il totale dei tibetani che dall’inizio del 2011 si sono immolati per protesta. Si tratta per lo più di monaci o monache buddhisti.

Proprio ieri a Lhasa, capitale del Tibet (occupato dalla Cina), le autorità filo-cinesi hanno pubblicamente elogiato 6.773 religiosi buddhisti collaborazionisti definiti “patriottici e rispettosi della legge”.

Il regime cinese attacca il Dalai Lama. Repressione tibetana anche via web

China Tibet On Line, sito internet creato dal regime cinese per supportare la repressione in Tibet ha attaccato ancora una volta il Dalai Lama, accusandolo di fomentare le auto-immolazioni di monaci tibetani:
http://www.ctv.ca/CTVNews/World/20120324/china-state-run-website-attacks-dalai-lama-120324/
L’ultimo a immolarsi è stato un uomo di 44 anni, qualche giorno fa.
La lotta per l’autonomia del Tibet (occupato dalla Repubblica Popolare Cinese nel 1950) si è spostata in rete.
Da un lato il sito del regime di Pechino:
http://chinatibet.people.com.cn/
Dall’altro quello della comunità tibetana costretta all’esilio:
http://www.tibet.org/
Il quattordicesimo Dalai Lama sarà a Milano il 26, 27 giugno:
http://www.dalailama-milano2012.org/
Ad maiora

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Tibet? E Obama balbetta (video)

Fantastico video che prende in giro le titubanze di Obama sul Tibet:

Ad maiora

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L’Onu farà la fine della Società delle Nazioni?

A leggere bene le carte, anche al momento del voto della risoluzione 1973 delle Nazioni Unite, si vedevano già ampiamente tutte le criticità che l’istituzione della “No fly zone” in Libia e l’autorizzazione di “tutte le necessarie misure” per proteggere i civili avrebbe provocato e che sono ora sotto gli occhi di tutti.

Tra i cinque Paesi che Consiglio di Sicurezza  – su 15 – che si sono astenuti (Brasile, Cina, Germania, India e Federazione Russa), due aveva soprattutto già capito la mala parata. I brasiliani (rappresentati da Maria Luiza Riberio Viotti – i Paesi all’avanguardia sono governati e rappresentati da donne) avevano dichiarato di “non essere convinti che l’uso della forza potesse garantire la realizzazione dei comuni obiettivi”, spiegando che “nessuna azione militare da sola porta alla fine di un conflitto”. I russi (rappresentati da Vitaly Churkin, ambasciatore attivo dai tempi della tragedia di Chernobyl) sottolineavano invece come “molte domande rimanessero senza risposta”, incluso “come” e “chi” e “con che limiti” si sarebbe messo in pratica la risoluzione. I dubbi sono ancora sul tavolo.

Poche ore dopo il voto, Sarkozy mostrava i muscoli in televisione, sollecitando i mai sopiti spiriti imperiali dei cugini d’Oltralpe. L’America del sempre più confuso Obama, inseguiva a breve distanza e dopo pochi giorni anche i nostri Tornado sfrecciavano per i cieli libici giusto per mostrare un tricolore che non fosse solo quello francese.

Ora tutti (salvo Sarkozy, cui distribuire le carte non era mai capitato e che sembra si stia divertendo) invocano l’intervento della Nato che – non si sa né chi né quando sia stato deciso – è diventato il braccio armato dell’Onu. L’Alleanza atlantica a mio giudizio avrebbe dovuto essere sciolta una volta vinta la battaglia con “l’impero del male”, una volta cioè collassato per implosione il suo avversario storico, il Patto di Varsavia. Così non è stato e i 28 paesi occidentali che compongono questa alleanza militare (che cerca di allargarsi a più Paesi possibili per mantenere una predominanza politico-militare) si incaricano di essere i soldati delle Nazioni Unite. Questa organizzazione internazionale, subentrata alla Società delle Nazioni ha già mostrato ampiamente i suoi limiti e mi auguro che venga superata non tanto dai vari G8, G20, G40 e chi più ne ha più ne metta (sorta di Rotary per Paesi ricchi dove si è cooptati), ma da una nuova organizzazione meno elefantiaca,  in grado soprattutto di rappresentare un mondo che cambia.

Ad maiora.