Recensioni

Libri, film e tutto quel che mi capita sotto tiro

Senza soldi (ma con parecchi furbetti)

Si intitola “Senza soldi” ed è il libro che il collega Walter Passerini e l’esperto di risorse umane hanno dedicato a una delle sfaccettature della crisi: la riduzione dello stipendio, almeno per quei fortunati che ancora l’hanno.
Il volume di Chiarelettere analizza la “questione salariale” verificando come praticamente tutte le categorie abbiano in questi anni perso gradatamente le loro possibilità di acquisto (e spesso di vita, per le famiglie monoreddito). Qualcuno ovviamente se la cava: sono quelli che Passerini e Vavassori definiscono “Paperoni e furbetti”, capaci di ottenere tanti soldi anche da aziende in crisi. Anche a prescindere dai risultati.
D’altronde è di questi giorni la resistenza del presidente dell’Inps a lasciare una delle 25 (venticinque) poltrone che occupa.
Il volume si conclude analizzando le sempre più complesse buste paga, figlie di un paese burocratico e chiuso su sé stesso, capace di complicare anche le cose più semplici.
Difficile cavarsela “senza soldi”. Forse l’alternativa, ricordando un altro fortunato libro di Chiarelettere (del buon Perotti) è davvero “scollocarsi”.
Ad maiora
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Walter Passerini e Mario Vavassori
Senza soldi
Chiarelettere
Milano, 2013
Pagg. 248
Euro 13,90

Homeless in America

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Non recensisco spesso libri di poesia, ma questa volta farò una eccezione. Per Paul Polansky e il suo “Homeless in America, Voci dalla strada”, uscito con la traduzione italiana (di Enzo Giarmoleo) e il testo inglese a fronte, edito dalla Left Curve di Oakland (leftcurve.org per ordinarlo), ma stampato a Niš, in Serbia.
Questa lunga premessa organizzativa, mi permette di raccontare chi sia l’autore, che si presenta così: “Dopo aver vissuto con gli zingari nei ghetti dell’Europa dell’Est, nei campi rifugiato delle Nazioni Unite in Kosovo, in Macedonia, e sui marciapiedi in India, credevo di aver capito finalmente cosa significasse essere poveri perché loro erano poveri. Ma quando sono tornato negli Stati Uniti dopo aver vissuto all’estero per 37 anni, non ero così sicuro di capire i poveri in America. Perché c’erano così tanti senzatetto nel paese più ricco del mondo? Perché centinaia di migliaia dormivano all’aperto o cercavano un letto nei rifugi dei senzatetto o nelle missioni? Sapevo che c’era un solo modo per scoprirlo: vivere con i senzatetto così come avevo fatto con gli zingari in Europa e in India”.
E così fa Polansky, le cui poesie sono gli sfoghi (per lo più amari, spesso ironici, o meglio sarcastici) di chi vive per strada o sotto i ponti.
Pennellate interessanti che ci mostrano un mondo che non conosciamo anche se l’abbiamo spesso sotto gli occhi.
Come questa, intitolata Aspettando:

Sto aspettando
che la previdenza sociale
si faccia viva.

Cinque anni ancora
sulla strada
e avrò abbastanza

per tornare a casa,
avere una stanza,
essere di nuovo rispettabile.

Cinque anni ancora
spostandomi
di città in città,

un mese qua,
un mese là,
in un rifugio,

in una missione,
facendo cose
che non ho voglia di fare

solo per qualche indumento.

Ad maiora
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Paul Polansky
Homeless in America
Left Curve Publications
Pagg. 210
16 dollari (con le spese di spedizione)

Messico, la narcoguerra che ci riguarda da vicino

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Altra lettura interessante, magari per chi sta andando o sta progettando di andare in Messico. È “Coca rosso sangue” della collega Lucia Capuzzi (lavora all’Avvenire, uno dei quotidiani più attenti agli Esteri nel nostro provinciale paese). Il saggio racconta la narcoguerra che sta dilaniando il paese latino americano. Lucia incontra e racconta le storie di chi vive nelle città più pericolose del Messico (e del mondo) da Tijuana a Ciudad Juarez (la città delle stragi di donne). Ma non dimentica anche il coinvolgimento del nostro paese, con il fiume di coca che passa anche dal porto calabrese di Goia Tauro.
La parte messicana è quella più tosta, senza mediazioni: “Gli oltre 2.200 corpi di polizia messicani sono in pratica agenti di protezione dei diversi gruppi di narcos”, scrive ad esempio la Capuzzi che chiosa: “Chi parla di ‘afghanizzazione del Messico’ non esagera”.
“Gli Stati Uniti del Messico sono una repubblica federale divisa in trentuno Stati, un distretto federale e dodici cartelli della droga”. Questi ultimi vanno a caccia di immigrati (in fuga verso gli States), che sono difesi sono da volontari, per lo più cattolici. Che a Lucia raccontano le loro coraggiose esperienze.
Finendo per guardare da vicino le nostre colpe rispetto a quel che succede laggiù (e non solo): “Scruto le facce dei passanti con insistenza. Faccio fatica a trasporre in carne e sangue il concetto di domanda. Quante di queste persone dall’aria pensierosa, assorta, distratta, sorridente, imbronciata, contribuiscono con la loro “domanda” a ingigantire l’impero dei narcos?”.
Perché, come spiega, Ranier Kasecker, esperto di narcotraffico: “Possiamo inventare tecniche sempre più sofisticate per individuare e bloccare i carichi. Finché ci sarà la domanda, però, non riusciremo mai a fermare il flusso”.
“Anche se vi credete assolti, siete comunque coinvolti”, cantava – giustamente – De Andrè.
Ad maiora
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Lucia Capuzzi
Coca rosso sangue
San Paolo
Cinisello Balsamo (Mi) 2013
Pag. 233
Euro 14

La terza guerra mondiale

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Questa che propongo oggi è certo lettura più natalizia di quella di ieri. Si trarrà de “La terza guerra mondiale” di Margarita Khemlin. Sono una serie di gustosi racconti che hanno al centro la vita degli ebrei nell’Ucraina sovietica. Racconti che mischiano l’ironia ebraica a quella sovietica. Entrambe, come noto, agrodolci. Ne viene fuori un mix che spesso lascia l’amaro in bocca (il tema della morte, anzi della paura di morire, è ricorrente). Ma che fa leggere questo volume tutto di un fiato.
Ad maiora
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Margarita Khemlin
La terza guerra mondiale e altri racconti
Traduzione: Paola Buscaglione Candela
Giuntina
Firenze, 2013
Pagg. 87
Euro: 13

La televisione e la dittatura della maggioranza

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Non so se è una lettura natalizia, ma la propongo ugualmente oggi. Ho inserito infatti “Televisione” di Carlo Freccero, tra i libri per il mio prossimo corso di comunicazione televisiva. È davvero un testo interessante e mi offrirà spunti per innumerevoli domande agli esami in Statale. Solo l’ultimo capitolo, il settimo, quello sugli scenari della tv italiana, mi ha lasciato perplesso. Ma non mi piacciono quasi mai le previsioni.
Il volume di Freccero parla di video-comunicazione, ma anche di politica, visto che – soprattutto alle nostre latitudini – è impossibile scindere l’elettrodomestico dalla politica: “La televisione si è definitivamente affermata come medium dominante e ha soppiantato la stampa nella scala dei valori correnti. (…) Non è più ” naturaliter di destra” perché il conservatorismo neoliberista è diventato l’unica realtà
riconosciuta, non solo da destra, ma anche da sinistra. Infine non si pone neanche più il problema se la tv dica la verità, dal momento che è il criterio quantitativo, statistico, a stabilire se una cosa sua vera o falsa e non la rispondenza di un enunciato a una verità esterna”. Per l’ex direttore di La Cinq, Italia 1, Raidue e Rai4, la tv è incompatibile con la razionalità: “La stampa è un mezzo agli antipodi della comunicazione televisiva: la pagina scritta permette di ritornare più volte su un concetto, di affrontare la complessità di una tesi, di utilizzare una sintassi costruita su subordinate e coordinate. La televisione è legata a un consumo distratto e discontinuo, continuamente deve contrastare la caduta di attenzione dello spettatore e lo può fare solo facendo ricorso alla superficialità e spettacolarità dell’immagine”.
Con fortissimi impatti sul nostro modo di vivere e pensare: “Rispetto alla Rai che ha rappresentato in Italia il maggiore fattore di informazione culturale, la televisione privata ha rappresentato il maggior fattore di americanizzazione, e quindi di internazionalizzazione del gusto”.
L’arrivo di smartphone e tablet ha democratizzato l’informazione, rendendola ancora più spettacolare, ancora più irrazionale: “L’evento viene consumato nella sua immediatezza, come puro spettacolo. Passa in secondo piano la ricerca delle cause e delle motivazioni. (…) La consumazione dell’evento non è quindi razionale, ma emotiva. (…) Oggi l’evento provoca commozione. (…) Non deve essere compreso, deve emozionare”.
Chiudo con l’Auditel, sistema che ha rivoluzionato l’approccio non solo alla tv, ma alla politica perché, come scrive Freccero, “nell’era del video si realizza la dittatura della maggioranza. La norma coincide con la media statistica. Per la prima volta la verità e il potere vengono espressi in termini quantitativi anziché qualitativi”.
In questo senso l’uso dei sondaggi, di cui abusano soprattutto i tg “di sinistra” è proprio un autogol: “Nell’epoca berlusconiana, l’opinione pubblica si è abituata a identificare il potere con la visibilità”.
Vedremo che succederà nella prossima campagna elettorale…
Ad maiora
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Carlo Freccero
Televisione
Bollati Boringhieri
Torino, 2013
Pagg. 172
Euro: 9