Oggi la conferenza stampa di presentazione del documentario sul grande giornalista Rai scomparso 30 anni fa.
Qui il ricordo di Teo Teocoli.
Che parla di una Milano che non c’è più.
Qui invece Bruno Pizzul. Su Beppe, caposervizio, per soldi.
Lunedì sera, ore 22.40, Rai3.
Ad maiora
Recensioni
Un’altra vita. Storie di “scollocati”. Simone Perotti sbarca su #Rai5
Simone Perotti mi piace molto. Chi voglia conoscerlo meglio compri e legga uno dei suoi libri.
Adesso basta: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/adesso-basta.php
Avanti tutta: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/avanti-tutta.php
E Ufficio di scollocamento: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/ufficio-di-scollocamento.php
Ora Simone sbarca su Rai5 (bella rete) con un programma dedicato a persone che hanno deciso, come lui, di cambiare vita. Di seguire un sogno senza andare all’estero ma allontanadosi dalle grandi città.
Questo il video che presenta il programma che andrà in onda, per sei puntate, ogni giovedì, a partire da dopodomani, alle 21.15 su Rai5:
Questi sono invece due video che ho realizzato questa mattina alla conferenza stampa di presentazione del programma:
Ad maiora
Scollocati di tutto il mondo, unitevi!
«Sbaglia chi sostiene che dietro l’attuale immensa crisi internazionale ci sia un’oscura macchinazione speculativa. (…) La spiacevole novità, che inasprisce e rende più ineluttabili gli effetti della crisi, è che non si tratta delle conseguenze di un ciclo economico temporaneo, ma della condizione ormai definitiva (o talmente lunga da sembrare tale) del mondo occidentale, che ha esaurito la sua spinta propulsiva, ha perso l’appetito necessario alla competizione, ha messo su pancetta ed è costretto a subire la violenta rimonta dei paesi in via di sviluppo.»
Sono queste le premesse da cui partono Simone Perotti e Paolo Ermani per il loro “Ufficio di scollocamento” (Chiarelettere) un manuale nel quale spiegano perché si debba abbandonare al più presto la nave che sta affondando: «È proprio il caso di aspettare che l’equipaggio cali le scialuppe perché la nave è ormai inclinata, o è meglio cominciare a pensarci adesso, mentre imbarchiamo già pericolosamente acqua ma abbiamo ancora un minimo margine di manovra, un lieve anticipo sull’affondamento?».
In sostanza Perotti ed Ermani invitano chi abbia un lavoro a cambiare vita, ad abbandonare le città per spostarsi in campagna (o in collina, nello spezzino, dove ha trovato il suo buen retiro Simone, nella magnifica casa che si è arredata con le sue mani e nella quale vive quando non naviga).
Con un orto e riducendo le spese di affitto e di vita, ce la si può cavare con molti meno soldi di quanti si pensa. L’invito è sfruttare la crisi (della quale, oggettivamente, non si vede la fine) per cambiare registro, ossia per scollocarsi, abbandonando «abitudini, automatismi, percorsi, consumi, relazioni, occupazioni e convinzioni», per uscire dal tunnel: «Se lo scollocato non ha soldi si astiene dal consumare e non ne fa un dramma né si rivolge alle banche, agli strozzini o alle mafie. Riduce movimenti e bisogni, ma non è triste per questo. Semmai se ne compiace, esaltando la propria libertà. (…) Fare una scelta di scollocamento non è un salto nel buio. La crisi attuale è forse più di valori e di prospettive che di risorse. Dal nostro punto di vista, infatti, che ci siano meno soldi per comprare beni inutili è da considerarsi un’ottima notizia».
Il libro ha una prima parte teorica (Perché) e una seconda più pratica (Cosa e Come) nella quale viene spiegato quali sono i passaggi di “ri-formazione” per la nuova vita che, necessariamente, sarà più semplice affrontare assieme ad altri amici, in maniera collettiva: «Quando, di fronte a una crisi, non c’è alcuna avvisaglia di rivoluzione, le prospettive da drammatiche si fanno disperate, e obbligano l’individuo a mettersi in salvo con le proprie forze. Il che, di solito, si rivela un’occasione preziosa per pochi e un bagno di sangue per gli altri».
Il libro offre soluzioni ed idee proprio per evitare questo bagno di sangue generalizzato. Fattibili? Realizzabili? Forse non da tutti, ma da alcuni sì.
L’obiettivo spiegano i due nel finale è quello di tornare a vivere: «Lo scollocato un giorno si è detto: “Ma tutta questa fatica, tutta quest’ansia, non varrebbero una vita migliore?”. E allora si è alzato dalla sala d’aspetto dell’ennesimo colloquio di lavoro, ha oltrepassato la porta senza una parola, è uscito all’aperto. E ha ricominciato a vivere».
Ad maiora
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Simone Perotti
Ufficio di scollocamento
Chiarelettere
Milano, 2012
Euro 11,50
Pagg. 119
Partigiano Leopoldo Gasparotto, Fossoli non ti ha dimenticato
Il sottotitolo del libro racconta tutta la vita di Leopoldo Gasparotto, “alpinista e partigiano”.
Nel bel volume di Ruggero Meles (edito da Hoepli) si ricostruisce la vita di questo dirigente di Giustizia e libertà, cui dopo la fine della guerra verrà conferita la medaglia d’oro al valor militare. È un libro diviso in due: dapprima la vita da civile di Gasparotto, milanese doc con la passione per la montagna. È lui ad aprire vie non solo nelle Alpi ma anche nel Caucaso (le storie di tante vite si intrecciano). Poi l’esercito dove Gasparotto non potrà far carriera perché rifiuterà di aderire al fascismo. Con la resistenza, l’alpinista – da tutti conosciuto col soprannome di Poldo – si trasforma in partigiano, tra i più attivi giellisti di Milano e della Lombardia. Una delazione lo farà catturare e sbattere a San Vittore (il delatore, un farmacista di via Anfossi verrà giustiziato da due gappisti).
Malgrado le torture non rivela la rete dei resistenti e viene mandato nel campo di Fossoli (vicino a Modena). Qui cerca di organizzare una fuga di massa, col sostegno dei partigiani emiliani, ma viene assassinato dagli sgherri nazisti.
Pochi giorni dopo la Liberazione, la moglie, anche lei arriva nella resistenza con le Brigate Matteotti, andrà poi a recuperare, insieme a parenti e amici, il corpo di Poldo seppellito di nascosto nel cimitero di Carpi.
Tornerà a riposare nella sua Milano, Leopoldo Gasparotto. Insieme a lui, i corpi di altri sessantasei partigiani, assassinati dai nazisti per ritorsione, sempre nel campo di Fossoli (molti di loro sono al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore).
La cerimonia funebre per loro fu celebrata in Duomo, con l’orchestra della Scala, diretta da Arturo Toscanini, che eseguì il requiem di Verdi.
A Leopoldo Gasparotto è stata dedicata la scuola primaria di Fossoli. Quest’anno aperta anche d’estate per far giocare i bambini e per far dimenticare il terremoto.
Poldo non è stato dimenticato.
Ad maiora.
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Ruggero Meles
Leopoldo Gasparotto
Hoepli
Milano, 2011
Euro: 22
Pagg. 120
Lo sa il vento (ma non solo)
Molte parti del bel libro di Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti “Lo sa il vento” (Verdenero) ricordano nel loro drammatico racconto, quanto sta accadendo in queste ore a Taranto con l’Ilva: il dilemma tra la salvaguardia del posto di lavoro e la salute.
Con molte similitudini anche nella reazione: “Qui in Sardegna, per quanto incredibile a dirsi, trovi sempre qualcuno convinto che è meglio un morto in casa che la disoccupazione alla porta”.
Il ricatto occupazionale è la leva con cui ci spingono ad accettare ogni cosa.
Sull’isola a mettere a repentaglio la vita delle persone non sono però fabbriche inquinanti, ma “fabbriche di morte”, ossia i poligoni militari che assediano da più parti i meravigliosi promontori di questa perla del Mediterraneo: qui si trovano il 60% del demanio e delle servitù militari dell’intero territorio nazionale.
Che rendono spesso inutilizzabili a noi comuni cittadini “non in armi” spiagge e boschi.
Scrivono, ad esempio, i due colleghi su Capo Teulada: “7.200 ettari di estensione, 62 chilometri quadrati di mare permanentemente proibiti e una zona di sicurezza che durante le esercitazioni si estende per 1.300 chilometri, costituisce insieme al poligono di Salto di Quirra e la base aerea Nato di Decimomannu il fronte interno più vasto d’Europa. (…) Tutto è proibito ai comuni mortali, proibito il mare, proibita la terra, proibito passarci sopra in aereo. In quel tratto di mare tutto è considerato pericolo, tranne che simulare la guerra”.
Ma le conseguenze non sono soltanto il mancato “utilizzo” di quelle armi da parte di chi non spara. Finiscono infatti soprattutto per attentare alla vita di chi abita vicino o dentro i poligoni. Uno di questi ha addirittura dato il nome a una (misteriosa) malattia: “Qui, in Sardegna, da almeno dieci anni si parla di Sindrome di Quirra per indicare un male invisibile, fatto di decine e decine di morti che da troppo tempo qualcuno vuole inspiegabili. Il moltiplicarsi delle denunce di leucemie, linfomi, tumori tra chi, militare o civile, ha in qualche modo a che fare con i poligoni sardi ha fatto scattare un allarme sanitario per una sospetta contaminazione che accomuna queste zone dell’isola a teatri di guerra come quelli del Golfo, dei Balcani e dell’Iraq”.
Il poligono di Perdasdefogu-Salto di Quirra è il più grande d’Europa. “Ma è soprattutto l’unico poligono al mondo dove pastori, allevatori e contadini convivono da oltre cinquant’anni con gli effetti di esercitazioni militari e test bellici e civili”.
Temi questi rimasti tabù, per decenni, in Sardegna. Ora, grazie anche al lavoro di tanti ambientalisti e giornalisti, il velo sembra essersi squarciato. La soluzione è comunque ancora lontana, complice una politica prona davanti ai poteri forti.
Porcedda e Brunetti raccontano di alcune voci dal coro. Come quella di Antonio Pili, oncologo ed ex sindaco di Villaputzu unico tra i primi cittadini a chiedere indagini su aborti, malformazioni e misteriose morti nelle greggi. Quando si è ripresentato al voto non è stato rieletto.
Le speranze ora sembrano essere rappresentate da Domenico Fiordalisi, procuratore a Lanusei, che continua le sue indagini, a dispetto di tutti:
http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/05/23/news/quirra-discarica-di-stato-e-fabbrica-di-tumori-1.5115800
Grazie alla Nato, “la Sardegna rappresenta forse la più consistente delle deroghe alla sovranità nazionale”.
E le alte sfere delle forze armate – come racconta “Lo sa il vento” – si peoccupano più di non fare uscire notizie che della riduzione del danno.
A sapere queste cose non sono ora solo i venti che sferzano la Sardegna.
Ma anche chi leggerà questo interessante volume.
Ad maiora
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Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti
Lo sa il vento
Verdenero
Milano 2011
Pagg. 218
Euro 14



