Month: giugno 2014

Da oggi anche Varsavia ha il suo Giardino dei Giusti

Alle 12, se la Lot non mi avesse stoppato a Malpensa, avrei partecipato, in qualità di fondatore dell’associazione Annaviva, alla cerimonia per la nascita del Giardino dei Giusti a Varsavia, in Polonia. Tra gli alberi piantati uno sarà dedicato ad Anna Politkovskaja. E uno anche per l’italiana Antonia Locatelli, missionaria uccisa in Ruanda.

Questo che segue è, anzi, sarebbe stato, il mio intervento di saluto.
Ricordando sempre che tutti sono importanti. Ma nessuno è indispensabile. Men che meno io…!
Ad maiora

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È con entusiasmo e con fiducia nel futuro che come fondatore dell’associazione Annaviva di Milano partecipo all’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Varsavia.

La nostra associazione, nata nel 2008 per ricordare Anna Politkovskaja e portare avanti le sue battaglie, è stata – nel suo piccolo – protagonista di tante iniziative. Molte delle quali per preservare la Memoria, quella com la M maiuscola.

Per questo abbiamo collaborato con Gariwo per non dimenticare la Politkovskaja e gli altri Giusti che sono finalmente commemorati nel Giardino dei Giusti di Milano.

Abbiamo voluto fare di più e, con una raccolta firme, siamo riusciti a ottenere, nel 2013, un Giardino per Anna Politkovskaja. Chi il prossimo anno verrà a Milano per Expo potrà, in fondo a corso Como, sedersi in uno spazio verde dedicato alla grande giornalista russa, uccisa per il suo lavoro. Di denuncia. Di coraggio.

Lo stesso coraggio che si commemora il 5 giugno a Varsavia, in questo nuovo Giardino dei Giusti che sorge nel distretto di Wola, nell’area in cui si trovava il Ghetto. Rivoli di (drammatiche) storie che si uniscono. Per dare forza a chi è ancora qui a lottare.

Credo infatti che la Memoria di cui parlavo, quella contro i totalitarismi, contro le dittature, contro i fanatismi, sia il bene più prezioso da tutelare da noi e da chi verrà dopo di noi. L‘Europa, per la quale c’è chi combatte e muore in queste ore in Ucraina, non può e non deve essere solo quella legata a freddi criteri economici. Ma è soprattutto quella dei cittadini, del loro spirito, della loro dignità.

Da Milano a Varsavia. Senza dimenticare Kiev e chi coltiva un sogno europeo. Di pace e dignità.

 

Ad maiora

Domani si inaugura il Giardino dei Giusti di Varsavia, con un altro albero per Anna

Avatar di annavivaANNAVIVA.org

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato degli amici di Gariwo, grazie al quale domani verrà inaugurato un Giardino simile a quello di Milano. Anche in Polonia, come in Italia, ci sarà un albero per Anna Politkovskaja. Per la nostra associazione, sarà presente a Varsavia Andrea Riscassi.
Noi non dimentichiamo.
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Il 5 giugno 2014 sarà inaugurato a Varsavia il primo Giardino dei Giusti di un Paese, la Polonia, che nell’arco di settant’anni ha conosciuto le due ideologie totalitarie del Novecento.

Il Giardino, situato nel quartiere di Wola, vicino al luogo in cui sorgeva il Ghetto, nasce dalla collaborazione tra Gariwo e il Comitato per il Giardino dei Giusti di Varsavia, costituito su impulso del compianto Tadeusz Mazowiecki – già Primo Ministro polacco e tra i fondatori di Solidarnosc – durante le celebrazioni della prima Giornata europea dei Giusti, il 6 marzo 2013. Questa Giornata è stata…

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Questa non è una canzone d’amore, ma vi farà ridere ugualmente

“Questa non è una canzone d’amore” il nuovo libro di Alessandro Robecchi è diverso dai suoi precedenti. L’autore (uno dei guru che lavorano dietro le quinte di Crozza) si è infatti cimentato in un giallo, scritto però in un modo che se lo leggete a letto mentre qualcuno al vostro fianco sta dormendo, rischierete di svegliarlo.

Soffocare le risate, comunque non è sano…

La trama è complicata ma ha al centro Milano (e il suo agghiacciante e sconfinato hinterland) e il tema dell’amore (che fa fare di tutto), sentimento di cui si riempiono le trasmissioni televisive. Nella vita reale e in questo libro.

Come ogni giallo che si rispetti, il finale è a sorpresa e i cattivi perdono.

Ciò che mi piace sottolineare è però lo stile assolutamente godibile con cui Robecchi ha scritto queste pagine edite da Sellerio.

Vi faccio degli esempi (i titoli sono miei).

Servilismo statale (siamo in Questura, entra il Pm): “Fortunatamente per lui si apre la porta ed entra un tizio. Sovrintendente e vicesovrintendente si alzano come un sol uomo, deferenti. Gregori, invece, alza il culo di qualche millimetro, un gesto provato per anni, riprovato, raffinato, collaudato, portato alla perfezione. Un gesto che affonda le sue radici in secoli di pubblica amministrazione, di graduatorie statali, di sua eccellenza, di vossignoria, di servo vostro, di dica dottore. Un gesto che è insieme l’accettazione delle regole e una piccola ribellione.”

Il Pm: “È alto, magro, sui quaranta, con la barba appena accennata. Pantaloni di velluto, giacca di velluto, gilet di velluto, occhiali di velluto, mezzo toscano spento di velluto, una ventiquattrore di velluto e Clarks beige ai piedi? Se i magistrati vogliono smettere di farsi dare dei comunisti sarà meglio che comincino a vestirsi in un altro modo”.

Una foto con soggetto femminile: “È il primo piano di una donna, né giovane né vecchia, sulla quarantina portata male, sulla cinquantina portata bene, se ne ha trenta, invece, ha vissuto in povertà alla periferia di Bucarest. Se qualcuno le ha detto ‘come sei carina’, ha smesso dopo la prima comunione”.

Il viale che porta a San Siro: “A sinistra invecchiano malamente palazzi alti degli anni Settanta, piastrellati in klinker, con portoni in alluminio anodizzato fuori e ceto impiegatizio dentro, anodizzato anche lui. A destra, invece, piccoli blocchi in cemento color cemento con minuscoli cortili in comune, balconcini bassi, mono-bu-trilocali di edilizia popolare. Tipo periferia di Beirut sfuggita alle bombe, ed era meglio se non sfuggiva”.

Sguardo femminile critico: “Purtroppo, tra il fatto che è solo un uomo e il fatto che sfiora il patetico, Nadia lo guarda come Cortés guardava gli aztechi: due parti di disprezzo, una di schifo e una scorza di aperta derisione, che quello non vede in quanto accecato dal suo stupido piacersi”.

Mi fermo.

Ho riso anche solo a scrivere e riportarvi queste frasi. Che non sono esaustive del libro, ma che rendono un idea del tipo di lettura. Da fare questa estate.

Ad maiora

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Alessandro Robecchi

Questa non è una canzone d’amore

Sellerio editore

Palermo, 2014

Pagg. 420

Euro 15

La liberazione sarà rapida

Non c’è bisogno di un carro armato o di un aereo per uccidere un uomo. Basta un coltello da cucina. Quando tutti coloro che ne hanno abbastanza dei boia nazisti si leveranno insieme, mentre le forze armate infliggeranno il colpo decisivo, la liberazione sarà rapida. Bisogna solo stare attenti, fino ad allora, a non sprecare vite umane inutilmente e al tempo stesso a non cadere nell’inerzia, a non credere che la liberazione sarà compiuta da altri. Bisogna che ognuno sappia che un giorno avrà la responsabilità di prendervi parte e si tenga pronto.
Simone Weil, Sulla guerra
Ad maiora

La storia del varietà. Dalla commedia dell’arte all’intrattenimento in televisione

Come è cambiato il varietà nella tv italiana? E’ la domanda che si è posta Sabrina Chiara Noris per realizzare la sua tesi alla Statale di Milano.

Uno studio partito dal passato dalla commedia dell’arte per capire, passo passo, cosa sia diventato l’intrattenimento i Italia. Dal teatro di varietà alla rivista, dall’avanspettacolo al cabaret. In tv si è passati invece dall’intrattenimento di Antonello Falqui a quello di Enzo Trapani, fino ad arrivare a Drive In.

Negli ultimi anni il varietà è andato sempre più caratterizzandosi con i conduttori, veri one-man-show capaci di attrarre e di dividere, di farsi vedere e far discutere: da Celentano a Fiorello.

Per il futuro la Noris pensa a un ibrido che metta insieme reality, talent e talk show. E’ proprio il caso di dire: staremo a vedere.

Ad maiora