Month: febbraio 2012

Alle 12 Dissesto Tg in diretta

Alle 12 in diretta web tg flash degli studenti del Master di Giornalismo della Statale. Lo vedete qui: http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/
Poi un’edizione ogni mezz’ora fino alle 13. Ad maiora.

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Dissesto Tg. Dalle 11.30 tg flash in diretta

Alle 11.30, in diretta web’ tg flash degli studenti del Master di Giornalismo della Statale. Lo vedete qui: http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/
Poi un’edizione ogni mezz’ora fino alle 13. Ad maiora.

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La campagna elettorale del compagno Putin evoca la guerra fredda

La campagna elettorale del compagno presidente Vladimir Putin prevede ogni lunedì un suo articolo su una testata nazionale. La loro lunghezza è tale che twitter in russo ha ora come limite 140mila battute.
Quello odierno, sul quotidiano ufficiale Rossiskaija Gazeta ha al centro la difesa, anzi le spese della difesa.
Un articolo del quale, persino un Obama distratto dalla sua campagna elettorale, non potrà non accorgersi. La politica del reset e di mangiare hamburger va a farsi benedire nel clima da campagna elettorale nel quale Putin, come al solito, cerca consenso mostrando i muscoli e ricompattando il paese di fronte al nemico.
L’antiamericanismo ha sempre un suo perché. Ma – dopo che è stato messo in soffitta da tempo – leggere un Putin che attacca l’idea (davvero imbarazzante) dello scudo missilistico della Nato in Europa, fa un po’ sorridere.
Quanto alle affermazioni, tardo-sovietiche, nelle quali il compagno presidente annuncia che “la risposta tecnico-militare alla difesa missilistica Usa e alla sua sezione europea sarà efficace e asimmetrica. E corrisponderà ai passi Usa in tale direzione” lasciano il tempo che trovano.
L’ex spia sovietica, incurante della crisi (e del malcontento nel paese, con Russia Unita che ha perso la maggioranza assoluta) annuncia un incremento delle spese militari. Alle forze armate verranno fornito 400 nuovi missili intercontinentali, 28 sistemi anti-missilistici, 10 missili Iskander-M, 50 navi da guerra, 600 aerei, 1.000 elicotteri, 2.300 tank e un centinaio di satelliti militari.
Vladimir, prossimo presidente, si prepara di nuovo a giocare a Risiko. Per spaventare – quel che resta de – l’Onu e l’Occidente (che non vede l’ora – solo a livello di dirigenza politica – di spendere altri soldi in inutili armamenti).
Ma zar Putin ruggisce soprattutto per accontentare quella Russia profonda – non moscovita dunque – che lo voterà massicciamente il 4 marzo.
Ad maiora.

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Diretta Buongiorno Regione

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Vista dalla regia del Tv4

Stanno uccidendo la tv (anche col corpo delle donne)

“Il 12 settembre 2009 è stata una giornata particolarmente significativa nella storia della televisione italiana. In piazza del Duomo a Milano sono stati celebrati, con la diretta televisiva di Rai 1, i funerali di Stato di Mike Bongiorno, senza dubbio il più importante personaggio televisivo italiano. La sua morte è stata uno choc per il paese, che l’ha vissuta come una grande perdita, al punto da riservare il rito dei funerali di Stato a quello che in fondo era soltanto un presentatore televisivo”.
Inizia così il libro di Vanni Codeluppi dall’evocativo titolo: “Stanno uccidendo la tv” (Bollati Boringhieri). Un saggio diviso in tre parti nel quale si analizza passato, presente e (possibile) futuro dell’unico elettrodomestico davanti al quale noi Italiani passiamo in media quattro ore al giorno.
Codeluppi ha il merito di aver capito (a differenza di tanti soloni della carta stampata) che internet non ucciderà la tv, ma che i due mezzi di comunicazioni diventeranno “complementari”. Ed è sufficiente, in questi giorni, seguire le sconfitte dell’Inter e i successi di Sanremo con un occhio al piccolo schermo e l’altro alla TL di twitter per capire come la rivoluzione sia ormai arrivata anche alle nostre latitudini.
Il volume di Codeluppi (come quello di Gilberto Squizzato “La tv che non c’è”) cerca di indicare soluzioni per permettere alla Transtelevisione di avere un ruolo propositivo nella nostra società. Il meccanismo dei reality e dei talent ha ormai travalicato i confini e l’autore (docente a Modena e Reggio Emilia) giustamente si chiede “cosa potrà mai imparare un pubblico ignorante se dentro lo schermo guarda soprattutto se stesso. Se la tv instaura cioè un rapporto circolare tra il pubblico che si trova dentro lo schermo e quello collocato fuori”. Codeluppi capisce che questo non avviene per caso: “D’altronde, la volontà di mantenere la popolazione nell’ignoranza rappresenta proprio il cuore del progetto populista appartenente a quella politica contemporanea dalla quale la tv dipende”. È il famoso modello Raiset, nel quale l’unico criterio di valutazione si basa sull’Auditel, con un abbassamento della qualità. Il tutto funzionale a un progetto anch’esso politico: “Imporre al posto della democrazia una “videocrazia”. Cioè una democrazia dove la classe politica è molto attenta alla visibilità e al successo ottenuti sul piccolo schermo, spesso a scapito dell’impegno a risolvere i problemi esistenti nella società”.
L’interessante volume ha una parte centrale nella quale ho riscontrato delle incongruenze.
La prima (ripetuta più volte, con altre forme) è che “la televisione ha introdotto uno specifico linguaggio in cui l’immagine prevale sulle parole, le quali si limitano solitamente a svolgere una funzione di commento. Nella televisione il linguaggio concettuale (astratto) è sostituito da un linguaggio percettivo (concreto) che è infinitamente più povero”. Non è esattamente così. La tv si basa sulle immagini, sull’esperienza personale con cui ci si confronta con la realtà. Le immagini ne sono l’essenza, la forza. Va “usata” bene, non per spettacolarizzare ma per spiegare. Anche il rivolgersi direttamente allo spettatore – che Codaluppi segnala come una degenerazione della comunicazione tv – ne è invece una delle chiavi interpretative.
Il secondo appunto che muovo al libro è quello sull’uso del corpo delle donne nella Transtelevisione (si legga, sul tema, la lettera aperta del blog laventisettesimaora a Morandi, pubblicata oggi sul Corriere). Codaluppi si chiede come mai a un pubblico in larga parte femminile come quello televisivo si fornisca carne femminile nuda a volontà. Rispondendo così: “E’ probabile che la massiccia esposizione di corpi femminili che attualmente caratterizza la televisione italiana funzioni perché riesce a suscitare un processo di identificazione nelle donne. Perché le masse femminili si proiettano con facilità in quei corpi femminili esposti sognando di poter prendere il loro posto, cioè di essere anch’esse oggetto degli sguardi e dei desideri maschili”.
Io credo sia invece frutto della (vecchia) fallocrazia tutt’ora al potere.
Un libro comunque da leggere per chi faccia televisione e per chi non voglia farsi infinocchiare dal piccolo schermo.
Ad maiora

……………
Vanni Codeluppi
Stanno uccidendo la tv
Bollati Boringhieri
Torino, 2011
Pag.110
Euro 13

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