Tv

Infotainment e spettacolarizzazione del dolore: analisi dei casi Scazzi, Rea e Gambirasio

La tv del dolore in Italia ha origine con la diretta della tragedia di Vermicino. Da questo punto (analizzato qualche tempo fa da un bel libro di Veltroni) è partita Silvia Santambrogio per analizzare (nella sua tesi di Comunicazione dell’Università degli studi di Milano) quello che è stato definito il passaggio dalla paleo alla neotelevisione.

Vermicino ha messo sotto gli occhi i tutti la forza che la televisione ha nei confronti dell’opinione pubblica (e della politica). Se ne era intuita la forza ai tempi del monopolio statale, è deflagrato con l’arrivo della tv commerciale.

L’essere umano da sempre, dai tempi delle tragedie greche, è interessato al dolore altrui. La tv ha incentivato tale curiosità con la forza delle immagini. Immagini che lasciano sempre meno spazio all’immaginazione. Come avvenuto nelle tre tragedie (private) che sono state raccontate con dettagli morbosi in tanti programmi tv e che sono al centro di questo interessante lavoro.

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La televisione francese nel 2013: un’analisi dell’offerta proposta, della regolamentazione legislativa e dei telegiornali

Come funziona la tv francese? Lo spiega, con dovizia di particolari la tesi (in discussione in questi giorni in Statale) di Lucia Bellezze, studentessa che ha approfittato del periodo di Erasmus per analizzare la televisione d’oltralpe.
La tesi parte dalle differenze tra la tv italiana e quella francese, per poi spiegare come sia diversa l’offerta dei nostri cugini anche in considerazione dell’esistenza della France d’Outre-mer che richiede una televisione e una programmazione ad hoc.
Viene quindi spiegato il funzionamento dei canali nazionali (da Tf1 a La Cinquième, da Canal Plus a M6) ma anche, appunto, di quelli d’oltremare (da Guadeloupe 1ère a Nouvelle Calendonie 1ere).
Interessante la parte in cui la Bellezze pone a confronto e analizza un periodo di tv italiana e tv francese. Anche in quest’ultima la prevalenza di politica nazionale toglie spazio al resto delle notizie. Là ci si basa molto su lunghe interviste, capaci di affrontare con più profondità gli argomenti trattati.
Il sensazionalismo comunque ha contagiato anche i colleghi francesi.
Insomma, strutture diverse per questi due mondi dell’informazione televisiva. Vicini, non solo geograficamente.
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“L’ha detto la tv”. Tecniche e modelli di persuasione televisiva

Quali sono le tecniche e i modelli per la persuasione mediatica? È questo il tema al centro della tesi di Federica Pollastrelli, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano.
Un lavoro che parte da una forte analisi teorica, analizzando le teorie del passato fino a quelle più recenti, dall’agenda setting alla spirale del silenzio.
La tesi non ignora quanto successo in Italia in questi anni, dal caso di Berlusconi alla spettacolarizzazione che ha travolto gran parte dell’informazione televisiva italiana. Trasformando anche le tragedie in intrattenimento, con la tv del dolore.
La Pollastrelli conclude il suo lavoro sottolineando l’ossessione per il corpo, per quello femminile in particolare. Creando degli stereotipi femminili e velinizzando la presenza di molte donne in tv, anche in programmi cosiddetti seri.
Un modo per far capire come la tv, nei confronti del mondo femminile, ma non solo, modifichi il nostro modo di percepire la realtà.
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La Lettonia stoppa le tv russe

I canali putiniani accusati per quanto accaduto in Crimea di “propaganda di guerra”. Non saranno visibili per tre mesi nei paesi baltici.
L’influenza delle tv del Cremlino è molto forte, da queste parti.

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Come ti ignoro due bambine abbandonate (esperimento tv)


Esperimento inglese (ma temo potrebbe succedere anche in una grande stazione italiana): più di 600 persone non degnano le due piccole nemmeno di uno sguardo o di una banale domanda: dove sono i tuoi genitori?
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